Un ristorantino al mercato di Kyoto, 2009.

Un ristorantino al mercato di Kyoto, 2009.

 

 

 

 

Melanzane al sugo di carne

Nasu no soboro

 

Preparazione: 15 min.

Cottura: 15 min.

 

Per 4 persone:

2 melanzane di forma allungata . 50 g. di carne di manzo tritata . 1 cucchiaio di miso . 1 cucchiaino di zucchero . olio

 

Lavare le melanzane, tagliarle a fette spesse 2-3 cm e disporle sul tagliere in modo che perdano un po’ d’acqua e non anneriscano, poi asciugarle. Far scaldare in padella 1 cucchiaio di olio e cuocervi le fette di melanzana, voltandole, finché sono colorite e cotte al dente.

Nel frattempo far sciogliere in una piccola casseruola il miso con 1 cucchiaio di acqua, lo zucchero e 1 cucchiaio di olio e portare a leggero bollore; dopo un paio di minuti, unire la carne trita e lasciar cuocere per altri 10 minuti. Disporre le fette di melanzana in piatti bassi e chiari (3 fette per persona), tagliarle in 4 pezzi, ricomporle e versarvi sopra il sugo di carne.

 

Melanzane con salsa dengaku

Nasu no dengaku

 

Preparazione: 15 min.

Cottura: 10 min.

 

1 melanzana grossa (oppure 2 melanzane medie) . semi di sesamo tostati . zenzero sott’aceto (facoltativo)

 

Per la salsa dengaku:

2 cucchiai di miso scuro . 1 cucchiaio di mirin . 1 cucchiaio di zucchero . 1 cucchiaio di brodo dashi

 

Lavare la melanzana, tagliarle in 4 fette spesse 2 cm e pungerne la buccia con uno stuzzicadenti. Fare 4 tagli poco profondi sulla buccia di ogni fetta ai 4 “punti cardinali” così da rendere più facile il momento in cui si dovrà romperla con i bastoncini per mangiarla.

Far colorire le 4 fette di melanzana in un tegame antiaderente. Coprire e lasciar cuocere finché sono tenere ma ancora compatte. Intanto mescolare in un pentolino gli ingredienti della salsa dengaku e far cuocere per 1 minuto finché la salsa è lucida e ben amalgamata.

Disporre ogni fetta di melanzana su una foglia, in un piattino quadrato o di forma comunque non rotonda, spalmarvi sopra la salsa e cospargere di semi di sesamo. Se lo si desidera si può decorare con un pizzico di zenzero sott’aceto.

 

***

Curiosità. Si dice che il vocabolo dengaku (“musica dei campi”) abbia avuto origine circa seicento anni fa. Si riferisce al nome di un monaco buddhista che, appollaiato su un unico alto trampolo, danzava per rallegrare i contadini al lavoro nelle risaie. I pezzetti di verdura o di tōfu infilzati sugli spiedini ricordavano, pare, la forma dell’uomo aggrappato al lungo palo.

 

Anche queste golose ricette

sono tratte dal libro dell’amica Graziana Canova Tura:

Il Giappone in cucina

Nuova edizione riveduta e corretta,

Milano, Ponte alle Grazie, 2006

Cenetta casalinga. Ashiya, 2007.

Cenetta casalinga. Ashiya, 2007.

KYOTO MOMIJI

Momiji a Kyoto, 2009.

No, non so se puoi capire l’assoluta bellezza dell’autunno. Siamo in pochi, credo, a respirarne l’odore, a cercarlo in indizi che sanno di bosco, d’erba bagnata. Il treno taglia la pianura e si svela davanti a noi una nebbia sottile che fatica ad alzarsi dai campi.

La nebbiolina leggera, le foglie rosse, castagne calde e il vento, ogni giorno più freddo.

A molti, o forse ai più, piace l’estate, il sole che brucia e le promesse di vacanza. Per me, invece, è l’autunno la stagione più bella. Bella a dispetto di ogni cosa che la circonda – lavoro frenetico, metro affollato, impegni, incontri, l’affannoso ritmo della quotidianità, l’insensatezza di piccoli uomini che si credono giganti .

Inutilmente bello, l’autunno. Perchè raro gioiello non a tutti palese. E prezioso, proprio perchè “inutile”. Che fare di tanta bellezza dei campi, delle risaie? Che fare degli aironi e delle garzette che sfiorano l’acqua, della terra smossa e scura dei campi arati, dei tralci di vite rossi e carichi? Che fare del pero del giardino, degli inutili ricci degli ippocastani e dei loro marroni perfetti e lucidi, già bagnati dalla prima pioggia?

Non ho visto che uno scampolo del primo autunno in Giappone, era qualche anno fa. Potrei forse dimenticare i momiji a Miyajima, un cervo chino ad annusare la terra sotto le foglie rosse come stelle perfette? Dimmi, potrei?

Ma è altrettanto bello qui, l’autunno, questa stagione dal profumo di pioggia. Qui, nella pianura padana che si dispiega davanti ai nostri occhi, ogni mattina. Qui, per me, bello e atteso. A dispetto di tutti.

Dedicato a Anna.

Una suggestiva mostra, un museo nascosto come uno scrigno nel cuore di Milano.

Un invito all’incontro con l’arte buddhista da non mancare.

L’ARTE BUDDHISTA DELL’ASIA ORIENTALE

al Museo d’Arte e Scienza
1990 – 2010
buddha 

 Apertura al pubblico

dal 01-10 al 30-11 2010
dalle 10 alle 18
Audio guide e visite guidate per gruppi a richiesta

 

L’Associazione Amici del Museo d’Arte e Scienza ha il piacere di presentare una nuova mostra dedicata all’arte buddhista: una selezione di circa 150 oggetti provenienti dall’Asia orientale (Tailandia, Birmania, Cambogia, Cina, Giappone e Sri Lanka) di proprietà del Museo, per celebrarne i vent’anni di attività milanese.

Il suo fondatore, Gottfried Matthaes, da sempre appassionato d’arte ed accorto collezionista, durante i numerosi viaggi in oriente fu attratto dalla bellezza espressiva delle rappresentazioni del Buddha e dalla diversità dei materiali utilizzati (bronzo, legno, pietra, avorio). Studiando ed osservando ogni oggetto con l’occhio attento di uno scienziato, ne valorizzò i dettagli scoprendone l’unicità al di là della rigida iconografia buddhista.

L’atmosfera ieratica delle due sale dedicate alla mostra è dovuta anche al particolare allestimento impreziosito da pannelli originali provenienti da due frontoni di un tempio buddhista.AP1985_15L.jpg nyorin

La storia della collezione e la descrizione degli oggetti esposti sono contenuti nel catalogo della mostra disponibile nel bookshop del Museo.

La mostra è organizzata dall’Associazione in occasione dei vent’anni dalla fondazione del Museo d’Arte e Scienza.
Avrà luogo nella sede del Museo, Palazzo Bonacossa, via Q. Sella 4 (Piazza Castello) – Milano


Per informazioni
02-72022488
 

www.amicimuseoartescienza.org

 Invito ox sitore12