Gion. Novembre 2015.

Gion. Novembre 2015.

 

Associazione Culturale Yamato

via Garibaldi 18

Casale Monferrato

 

sabato 3 dicembre – ore 15.30

Viaggio in Giappone.  Stagioni, paesaggi, incontri.

conferenza di Rossella Marangoni

 

La tradizione del viaggio di piacere, in Giappone, ha una lunga storia. Spostarsi da un luogo all’altro per godere di qualcosa che non si trova nella propria terra d’origine (paesaggi, monumenti, cibi particolari, spettacoli) è un’attività che ha sempre appassionato i giapponesi. Si ripercorrono le orme di antichi viaggiatori – di poeti, di monaci, di artisti – si rievocano antiche epopee, si ammirano paesaggi e si gode di un momento di libertà insieme a un gruppo di amici. Perché il viaggio, in Giappone, è un’esperienza soprattutto culturale,  che si nutre però di piccoli piaceri, di rari momenti di raffinatezza, di coccole e delizie.

Per chi visita il Giappone, ormai meta turistica di moda, penetrare in una realtà così multisfaccettata e complessa può apparire disorientante o difficile da decodificare. Ma con qualche trucco e un po’ di sana curiosità, il viaggio in Giappone può rivelarsi una continua, appagante sorpresa.

 

Posti limitati. E’ richiesta la prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni:

yamatoAssociazione culturale giapponese Yamato, Casale Monferrato

➺ tel. 3498508918

➺ e-mail: yamato.casale@gmail.com

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Lo scorso anno, nel giardino Genkyūen di Hikone. 23 novembre 2015.

Lo scorso anno, nel giardino Genkyūen di Hikone. 23 novembre 2015.

 

“Il tramonto in autunno: malinconico quando i raggi del sole calano obliqui dalla vetta dietro a cui tramonta, e i corvi a gruppi di due, di tre, di quattro si affrettano disordinatamente al nido; piacevole è anche ammirare gli stormi ordinati dei gabbiani rimpicciolirsi sempre più all’orizzonte. L’armonia del vento e il ronzare degli insetti, quando il sole è calato, infondono una dolce tristezza.”

Sei Shōnagon

(fine X sec.)

 

Da: Note del guanciale (Makura no sōshi), Milano, SE, 2002. Traduzione di Lydia Origlia.

 

Non avevo visto niente del Giappone. Meglio. Fino ad allora avevo visto un altro Giappone. Sì, altri paesaggi, altri luoghi, altre pietre e altre erbe. Ma l’anno scorso per la prima volta, sì, ci siamo andati nel pieno dell’autunno.

E d’improvviso l’autunno giapponese si è rivelato a noi generosamente. Abbracciati da una profusione di colori ne abbiamo visto l’incomparabile bellezza. Come un canto, un canto a piena gola prima che tutto si spenga, che tutto riposi sotto una coltre di neve e ghiaccio.

Negli occhi quella bellezza ritorna ancora e ancora. Insopprimibile nostalgia.

 

A Yuka Kawai.

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Shichigosan all'Ikuta jinja di Kobe. 15 Novembre 2015.

Shichigosan all’Ikuta jinja di Kobe. 15 Novembre 2015.

Verso Kōbe.

Da Nara a Ōsaka in treno, scopro che i colori dell’autunno sono milioni. Non lo sapevo. Ma attraversando campi di covoni raggruppati, paesaggi in cui spiccano gli alberi di kaki, dai rami nudi di foglie e carichi di frutti colorati, e gli aranci, chini sotto il peso di globi giganteschi e gialli, le siepi di camelie dall’intenso rosso, ecco, sì, solo ora me ne rendo conto. L’autunno si dispiega davanti ai nostri occhi, in una giornata soleggiata che sembra di fine estate.

Arriveremo a Kōbe, perché è “shichigosan”, la festa delle bambine di 3 e 7 anni, dei maschietti di 5. All’Ikuta jinja i bambini sfoggiano i kimono più belli. Una bimba indossa quello che aveva indossato sua mamma alla sua età per la stessa occasione. E’ la nonna a raccontarcelo con orgoglio e ce la spinge davanti per la foto.

Altri si sottomettono di buon grado alle foto di rito e a quelle un po’ meno rituali della straniera dai capelli bizzarri che forse li inquieta un po’. Ma alla fine sorridono impettiti davanti all’obiettivo. Mentre tutto attorno è un movimento di miko in hakama rossi indaffarate a vendere giocattoli, omamori portafortuna, a dare indicazioni, mentre un pupazzo enorme saluta i bambini e li invita a percuotere un enorme tamburo: è di buon augurio, e inoltre è divertente e chi ci prende gusto poi fa fatica a staccarsi, tocca alla mamma o alla nonna intervenire.

Un pasto veloce al Muji café (“ma davvero non c’è in Italia?” mi chiede la mamma dell’amica) – legno chiaro e gusto scandinavo di linee e cromatismo – e poi via, verso il parco Meriken, verso il mare, attraversando i viali eleganti e nel rutilare delle foglie abbondanti che li ricoprono. Visiteremo la Biennale d’arte in riva al mare, tutti insieme.

Nubi leggere in volo alla Biennale d'arte nel parco Meriken lungo il mare. Kobe, 15 novembre 2015.

Nubi leggere in volo alla Biennale d’arte nel parco Meriken, lungo il mare. Kobe, 15 novembre 2015.

Accanto, proprio accanto, è la torre del porto e quando cade la sera e le luci sfavillano non c’è niente di meglio che salire e ammirare la bellezza di questo paesaggio. Navi da crociera dal profilo illuminato solcano le acque scure cariche di riflessi e tutto attorno brilla la città.

Kōbe, ferita e subito guarita, orgogliosa e ricostruita, non dimentica. Parte del porto resta inabissata, i lampioni caduti, a perenne ricordo del terremoto. Ma Kōbe è rinata. Certo, potrebbe essere Genova – il profilo del monte Rokko alle spalle, con le sue stazioni termali a portata di mano e, davanti, la sopraelevata, che corre parallela al mare. Potrebbe essere Genova, ma non lo è. La sua eleganza è assoluta, non si discute. Il suo stile è inconfondibile. Ogni volta Kobe ci sorprende e ci incanta.

La ritroveremo fra qualche giorno, quando le luminarie di dicembre ce la riveleranno ancora nuova, ancora bella.

Si fa sera a Kobe. 15 novembre 2015.

Si fa sera a Kobe. 15 novembre 2015.

Alla cara Chie Oshima.

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A Nara.

 

 

Le nostre due valigie sono già messe l’una accanto all’altra, fuori dal nastro trasportatore, ormai vuoto, del volo proveniente da Parigi. All’aeroporto è così: ogni volta la consegna bagagli è più veloce del controllo documenti. E quest’anno sembra che i visitatori dall’estero si siano moltiplicati, la coda davanti ai poliziotti sembra interminabile, eppure tutto procede speditamente. Raggiungerò il bagno prima di uscire dal controllo doganale e, vedendo le istruzioni per l’uso e la piantina fuori della porta (ma ci si potrà mai perdere dentro a un lindissimo e ordinatissimo bagno pubblico?) oramai mi rendo conto di quello a cui ancora non credevo:  sono tornata.

Un arcobaleno di crisantemi. Pigra domenica mattina a Naramachi. 15 novembre 2015.

Un arcobaleno di crisantemi. Pigra domenica mattina a Naramachi. 15 novembre 2015.

Fuori dall’aeroporto già ci attendono le chiome rosseggianti degli alberi compresi fra aeroporto e stazione ferroviaria ma il caldo sembra quasi quello dell’estate, l’umidità è la stessa.  Sarà il caso di riconoscerlo: il bagaglio prevedeva una  fresca fine d’autunno. Tutto sbagliato. Sarò condannata a una sauna perenne?

L’autobus attraversa il cuore di Yamato per portarci a Nara, ed è una profusione di alberi di kaki, di filari di covoni nei campi, di strade provinciali su cui si susseguono piccole ramenya, ristorantini, officine, parcheggi, orti, case tradizionali con l’immancabile matsu contorto ad arte per adattarsi al fazzoletto di giardino su cui è destinato a governare. Poi, d’improvviso, le colline, i torii, le strade che percorrevamo a piedi nelle nostre estati, quando era imprescindibile trovarsi a Nara per Obon, mettersi in fila per rendere omaggio al Daibutsu e rifugiarsi nella sua mano tesa, palma aperta, fra la salmodia dei monaci e l’incenso che si diffonde fra le lanterne accese, nel cortile del tempio. Muto ricordo.

Già un caffè lungo la strada che porta al Kofukuji ci attende, poi arrivano gli amici, le bimbe, un pomeriggio in cui la mancanza di sonno, la stanchezza del volo, i frammenti di notizie provenienti dall’Europa (cui non possiamo/non vogliamo credere) sembrano spazzate via dal piacere di stare insieme, di scherzare sotto la pioggia battente, di  attraversare tutti insieme il bosco che sembra poggiare su un tappeto di foglie cangianti, mentre i cervi si muovono con pigrizia a brucare un’erbetta che sembra primaverile, come la temperatura, del resto.

Nara, appena arrivati. 14 novembre 2015.

Nara, appena arrivati. 14 novembre 2015.

Ma la pioggia d’autunno crea una nebbiolina che avvolge i pendii davanti ai nostri occhi. La pioggia lava gli antichi legni dei padiglioni, fa brillare le pietre del cortile che conducono al Daibutsu den. Il Todaiji ci accoglie e gli occhi del Buddha sembrano scrutarci.

Attorno regnano le foglie e l’ombra. Si chiude. E mentre usciamo un inserviente prepara le ciabatte dei monaci che forse arriveranno appena chiuse le antiche pareti, o forse no.  Noi certo non li vedremo ma ci incamminiamo per il sentiero fra le foglie, verso un piccolo ristorante di specialità locali. Mentre mi attardo a scattare una foto, sento che mi potrei accontentare di questo. Potrei restare qui, ferma, immobile, a guardar passare le stagioni. E non mi servirebbe altro.

Dietro al Daibutsuden, le foglie cadute. Nara, 14 novembre 2015.

Dietro al Daibutsuden, le foglie cadute. Nara, 14 novembre 2015.

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Je suis au Japon mais mon coeur est à Paris.

Je suis au Japon mais mon coeur est à Paris.

JE

SUIS

AU

JAPON

MAIS

MON 

COEUR

EST

À

PARIS.

A Okayama, oggi, un barbiere ha esposto una piccola tour Eiffel in vetrina. In omaggio a Parigi. Okayama, 18 novembre 2015.

A Okayama, oggi, un barbiere ha esposto una piccola tour Eiffel in vetrina. Un piccolo gesto di omaggio e ricordo. Okayama, 18 novembre 2015.

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