Ristoranti lungo il fiume Takase. Kyōto, 2009.

Dashimaki tamago
Frittata arrotolata
 
Preparazione: 30 min.
Cottura: 10 min.
4 uova . 6 cucchiai di brodo dashi . 1 cucchiaio di zucchero . 1 cucchiaino di salsa di soia usukuchi . 1 cucchiaio di mirin . 4 cucchiai di olio . 1 pizzico di semi di sesamo nero . 4 cucchiai di daikon grattugiato oppure 4 germogli di zenzero sott’aceto . ½ cucchiaino di sale
Mescolare il brodo dashi con lo zucchero, il sale, la salsa di soia e il mirin e far scaldare finché lo zucchero e il sale si sciolgono, poi lasciare raffreddare. Rompere le uova in una terrina, sbatterle appena, unirle al brodo dashi preparato (dovrebbe essere circa la metà del loro volume) e mescolare senza sbattere troppo.

Tamago sushi ossia sushi con una fettina di frittata arrotolata. Una delizia.

Porre sul fuoco una padella di ferro e, quando è riscaldata, ungerla con un pezzo di tela appena bagnato di olio (disegno 1). Versare circa un terzo delle uova nella padella (disegno 2) e fare in modo che il composto si spanda bene, coprendo tutto il fondo (rompere le eventuali bolle che si formano) (disegno 3); quando la frittatina è appena asciugata, spingerla con una spatola di legno (o arrotolarla con i bastoncini) verso il lato della padella vicino alla persona (disegno 4-5).
Nella parte lontana da sé ungere di nuovo con poco olio, spostarvi la frittata già cotta (disegno 6) e ungere l’altra parte della padella vicino alla persona. Versarvi un altro terzo di composto (disegno 7), farlo scorrere anche sotto la frittatina già pronta (disegno 8), sollevandola un poco con la spatola o con i bastoncini (attenzione a non usare una forchetta perché romperebbe la frittata rovinando tutto il lavoro) e, appena si rapprende, spingere il tutto, sempre arrotolando, di nuovo verso il lato della padella vicino a sé. Ripetere l’operazione ancora una volta con il rimanente del composto, finché è stato tutto usato. Ne risulta una frittata alta e morbida.
Stendere  sul tavolo un makisu, porvi sopra la frittata, avvolgere con cura (disegno 9) e stringere fino a darle una forma cilindrica. Lasciare raffreddare. Tagliare la frittata in 8-12 pezzetti, disporli a “balle di riso” su piatti quadrati o rettangolari e decorare con un mucchietto di daikon grattugiato, ben premuto e colorito con qualche goccia di salsa di soia.                                                                                                                                                     
Invece del daikon si può distribuire un po’ di sesamo nero su ogni fettina cilindrica di frittata e decorare ogni piatto con un germoglio di zenzero sott’aceto.         
Questa e altre deliziose ricette le trovate nell’indispensabile manuale di
Graziana Canova Tura
Il Giappone in cucina
edito da Ponte alle Grazie nel 2007.                                           

 

Banco del pesce al mercato coperto di Kyoto. Estate 2009.

Minestra con le vongole
Akadashi
 
 
Preparazione: 10 min.
Tempo di riposo: una notte (facolt.)
Cottura: 15 min.
2 tazze di vongole con il guscio (quelle più piccole in giapponese si chiamano shijimi, quelle simili alle nostre “veraci” asari) . 4 cucchiai di miso scuro . 1 porro sottile
Gli ingredienti sono per 4 persone.
 
Mettere le vongole in acqua fredda salata, per una notte, a spurgare dalla sabbia. Al momento dell’uso sfregarle l’una contro l’altra, lavarle in acqua corrente e versarle in una casseruola. Ripulire il porro, lavarlo, asciugarlo e tagliarlo ad anellini sottili.

Versare 4 tazze di acqua fredda nella casseruola in cui abbiamo messo le vongole e porre sul fuoco; quando le conchiglie si saranno aperte e il brodo bolle, schiumare ed estrarre le vongole con un mestolo forato.

Filtrare il brodo dalla sabbia che può essere rimasta sul fondo, porlo di nuovo sulla fiamma, molto bassa (non deve bollire) e sciogliervi il miso, usando un colino. Spegnere il fuoco, porre le vongole nelle ciotole laccate e versarvi sopra il brodo bollente. Cospargere con il porro e servire.
 
Variante (veloce)
 
Si può evitare di togliere le vongole dal brodo: basta schiumare, abbassare il fuoco e sciogliervi il miso. Quando si serve nelle ciotole, fare attenzione a non versare il fondo del brodo, dove può essere rimasta della sabbia.
 

Lungo il Takase, un piccolo ristorante. Kyoto, 2009.

Questa deliziosa ricetta è contenuta nel libro dell’amica
Graziana Canova Tura,
Il Giappone in cucina,
nuova edizione riveduta e aggiornata,
Milano, Ponte alle Grazie, 2006.
Una vera e propria miniera di ricette gustose e rigorosamente sperimentate!
 
 

 

Fra le isole dei pini a Matsushima. Nella calda estate del 2001.

 

Seppia alla “vento tra i pini”

 

Ika no matsukazeyaki

 

Preparazione: 10 min.

Marinata: 10 min.

Cottura: 10 min.

 

250 g di seppia pulita . 2 cucchiai di polpa di riccio (anche in scatola) . 1 tuorlo d’uovo . sake . mirin . alga aonori (o prezzemolo tritato) . semi di papavero . limone . sale

Le dosi sono per 4 persone.

 

Praticare con un coltello sul lato esterno della seppia dei tagli superficiali paralleli. Metterla in un piatto fondo con 1 pizzico di sale, spruzzarla di sake e lasciarla marinare per 10 minuti. Mescolare il riccio, passato al setaccio, con il tuorlo d’uovo e 1 cucchiaino di mirin.

Scolare la seppia, infilzarla con alcuni spiedini metallici a ventaglio, poi con altri di bambù dal lato, in modo che con la cottura non si arricci. Cuocerla direttamente sul fuoco (anche del gas) cominciando dalla parte con i tagli, ma facendo attenzione che non si abbrustolisca troppo. Spennellare leggermente la parte esterna con i tagli due o tre volte con la marinata, continuando a cuocere.

Togliere la seppia dalla fiamma, sfilarla dagli spiedini e tagliarla a pezzettini rettangolari, disponendoli poi su piatti scuri. Cospargere di alga aonori e semi di papavero. Servire con uno spicchio di limone posato su una foglia.

 

I ricci giapponesi, provenienti dall’oceano, sono molto grossi e saporiti. Questa ricetta, preparata con i ricci del Mediterraneo, può risultare di sapore leggero. A piacere, si può aggiungere alla salsa qualche elemento che dia un tocco di piccantezza, come peperoncino o senape.

 

Guardando il mare, in attesa del pranzo. Onomichi, Mare Interno, estate 2009.

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Curiosità. Il nome di questa ricetta dimostra il lato poetico che appare anche nella vita quotidiana dei giapponesi. Le coste delle isole del Sole Levante offrono splendidi panorami, spesso ornati da pini piegati dal vento. Il suono dell’aria che passa tra gli alberi viene evocato dal verde dell’alga e le sabbie vulcaniche dai semi di papavero sul candore dei pezzi di seppia.

 

Queste e altre gustosissime ricette le potete ritrovare nelle pagine del libro di

Graziana Canova Tura

Il Giappone in cucina

Milano, Ponte alle Grazie, 2006