Guardando il giardino che dorme innevato... Shisendō, Kyōto.

Dalla cara amica Sachiko, un inverno di 6 anni fa, 18° anno dell’era Heisei.

 

Penso che il contrasto rosso/bianco renda gioiosa questa immagine, nonostante l’immobilità del giardino imbiancato: del resto ricordo sempre che l’associazione di questi due colori, nella cultura giapponese, connota la festa. 

Così mi viene spontaneo pensare ai poeti del Kokinwakashū (X sec.): sotto la neve riposano i germogli.

La primavera non tarderà ad arrivare.

E così:

Kimi ga tame

haru no no ni idete

wakana tsumu

waga koromode ni

yuki wa furitsutsu.

Per te

mi reco nei campi primaverili

a raccogliere teneri germogli

mentre sulle mie maniche

incessante cade la neve.

 

Kōkō Tennō (830-8879

Kokinwakashū, I: 21

a M. 

 

Traduzione di Andrea Maurizi.

Tornando a casa, oggi... un mondo silenzioso e bianco.

 

No mo yama mo

yuki ni torarete

nani mo nashi.

I campi e i monti

sono scomparsi sotto il manto nevoso.

E’ il nulla.

 

Naito Jōsō

(1662-1704)

 

Trad. di Irene Iarocci.

Hiroshige, Shiba Atagosan (Il monte Atago a Shiba),1857.

 

Il panorama di Shiba è come interrotto dall’imponente figura di un personaggio che sta per entrare nell’Atago jinja, sulla collina che domina la baia. Forse un sacerdote shintō, forse un attore, indossa un costume cerimoniale e reca in una mano una grande pala per il riso, mentre si appresta a celebrare la  ”cerimonia dell’ammasso del riso” che si teneva il terzo giorno dell’anno ed era tenuta per ottenere la prosperità nell’anno appena iniziato.  In lontananza, emergono dalle nubi i tetti delle case del villaggio, il mare è punteggiato di vele mentre nel tenue azzurro svettano due aquiloni a sfidare il cielo.

 

Andō Hiroshige (1797-1858), Meisho Edo hyakkei (Cento vedute di luoghi famosi di Edo, 1856-1858).