Kitagawa Utamaro (1754-1806), Hanamurasaki di Tamaya (part.), dalla serie  Seirō Nana Komachi (Le sette Komachi del quartiere del piacere), 1790.

 

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MUSEC – Museo delle Culture

Villa Malpensata – Riva Antonio Caccia, 5

LUGANO

GIOIE FRA I CAPELLI. LA COLLEZIONE ANTONINI

8 settembre – 25 novembre 2018

«Gioie fra i capelli. La Collezione Antonini» è un affascinante e inconsueto viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta dei pettini ornamentali. Oggetti d’uso e insieme tesori d’arte. Manufatti realizzati inizialmente per rispondere a esigenze funzionali, ma che ben presto si sono imposti per la loro valenza decorativa. Sino a ispirare grandi artisti e soprattutto il mondo della moda.

La Collezione Antonini donata al Museo delle Culture di Lugano nel 2016, è costituita da 1184 pettini ornamentali. Nello specifico è composta da 679 pettini di produzione europea, 252 provenienti dal continente americano e 233 provenienti dall’Asia; l’ Africa è rappresentata da 16 esemplari molto raffinati, l’Oceania da quattro pettini ornamentali.

La mostra è aperta dall’8 settembre al 25 novembre 2018, al terzo piano del MUSEC, ed è accompagnata da una serie di eventi e conferenze.

La storia del pettine rivela come questo oggetto, tanto familiare da passare spesso inosservato, sia ben più di un semplice ornamento per i capelli. I pettini si rivelano di volta in volta quali segni di bellezza, nobiltà, valore, rango sociale, potere economico, nonché maestria artigianale, gusto e creatività artistica. E questo per tutte le culture del mondo.

A Villa Malpensata sono esposti circa 700 pettini fra i 1.184 donati al MUSEC dai coniugi Gabriella e Giorgio Antonini. La mostra è completata da un corredo iconografico che aiuta il visitatore a contestualizzare il pettine ornamentale.

Nel bookshop è in vendita il catalogo che – oltre a essere una «guida» completa degli ornamenti da testa presenti in collezione – è anche, di fatto, il primo volume a carattere scientifico in italiano sulla storia del pettine ornamentale.

Orari di apertura da sabato 8 settembre

Tutti i giorni 14.00 – 18.00. Martedì chiuso.

Tariffe d’ingresso:

Intero: 5.- CHF

Sostenitore: offerta libera a partire da 10.- CHF

Gratuito: 0-16 anni, ICOM, AMS, Passaporto Musei Svizzeri, Raiffeisen

Per informazioni:

Tel. +41 (0)58 866 6960
e-mail: press@musec.ch

 

A corredo dell’esposizione sono previste conferenze e dimostrazioni di acconciature.

Qui ne trovate l’elenco accompagnato da una serie di letture di approfondimento:

GIOIE FRA I CAPELLI. Approfondimenti e conferenze

 

Inoltre…

Kitagawa Utamaro (1753?-1806), Yamauba Combing Her Hair and Kintoki, ca. 1801, polychrome woodblock print; ink and color on paper (part.). The Metropolitan Museum of Art, New York. Gift of Estate of Samuel Isham, 1914. (Dal sito del museo).

 

Nell’ambito dell’esposizione Gioie fra i capelli. La collezione Antonini:

mercoledì 19 settembre, alle ore 18

Leggiadre visioni: pettini e acconciature giapponesi tra storia e mondanità.

conferenza di Rossella Marangoni

La conferenza prende spunto dal piccolo corpus di kushi (pettini), kanzashi (accessori ornamentali) e kōgai (barrette per capelli) esposto in mostra per rintracciare, in un percorso storico, l’importanza dell’acconciatura e del pettine nella cultura giapponese, partendo dal simbolismo dei capelli e dei pettini nella religione popolare per arrivare agli spilloni delle cortigiane di periodo Edo e oltre, sino alla rilevante presenza degli accessori per capelli nelle occasioni formali che punteggiano la vita della donna giapponese contemporanea.

 

☛ Sala conferenze di Villa Malpensata (terzo piano).

☛ L’ingresso è gratuito sino ad esaurimento dei posti.

 

Set giapponese di legno laccato oro dell’inizio del periodo Meiji (1868-1912).
© 2018 MUSEC Lugano, Collezione Antonini.

 

 

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ROMA

Museo delle Civiltà – museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”

Salone delle Scienze

 

Geisha – l’arte, la persona

26 luglio – 30 ottobre 2018

 

Eventi collegati:

  • 19 luglio 2018, alle 19:00 – Anteprima della mostra e incontro con Maria Teresa Magliozzi, esperta di fumetto e animazione giapponese: Lo shoujo manga e i suoi legami con l’arte classica giapponese
  • 25 luglio 2018, alle 18:30 – Inaugurazione della mostra con la curatrice Loretta Paderni e i fotografi Fabrizio e Federico Bonifazi

Il mondo femminile attraverso gli oggetti raccolti in Giappone dallo scultore palermitano Vincenzo Ragusa tra il 1876 e il 1882.

I materiali esposti, accompagnati dalle immagini delle cortigiane ritratte da Suzuki Harunobu nei volumi della serie “Ehon seirō bijin awase” (Libro illustrato a paragone delle bellezze delle Case Verdi), raccontano l’ukiyo, il mondo fluttuante della cultura e della società di Edo, il suo culto per la bellezza unito alla consapevolezza dell’effimera realtà della natura umana.

Le giovani donne mostrano con grazia eterea come si prendevano cura del proprio corpo, il trucco del viso, le elaborate acconciature dei capelli, l’abbigliamento e gli accessori del vestiario che le rendevano così affascinanti agli occhi dei clienti.

Rivelano la dedizione al perfezionamento delle arti indispensabili per la loro attività di intrattenitrici nei banchetti: la musica, la danza, la composizione floreale (ikebana), la conoscenza della poesia e della calligrafia, strumenti di una seduzione più sottile ma altrettanto necessaria per la conquista della notorietà.

I momenti di ozio e di svago, i passatempi preferiti, il fumo, la lettura, la compagnia degli animali domestici, i giochi, completano il quadro di un mondo celato agli sguardi indiscreti dal sottile ma invalicabile schermo dei silenziosi pannelli scorrevoli.

Il mondo femminile delle geisha rivive anche nelle foto di Fabrizio e Federico Bonifazi (Compagnia della foto), che accompagnano il percorso espositivo tra tradizione e modernità. Quasi tutto ciò che circonda la figura della geisha è cambiato nel corso degli anni, ma la tradizione rimane salda alle regole di un tempo: abbigliamento, acconciatura, trucco, musica, danza e canto. 

Con il contributo di EUROMA 2.

 

Orari:  Martedì-Domenica 8:00-19:00

Biglietti: intero 10,00 €, ridotto 5,00 €

Per informazioni:  museocivilta.beniculturali.it 

 

MUSEO DELLE CIVILTA’

Piazza Guglielmo Marconi 14 – 00144 Roma Eur

Tel. +39 06 549521 
mu-civ@beniculturali.it 

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DAL BATIK ALL’ART NOUVEAU.

IL FILO CHE UNISCE ORIENTE E OCCIDENTE

AL MUDEC DI MILANO 

UN’INSOLITA MOSTRA DI TESSUTI BATIK

 

08.06.2018 – 26.08.2018

Spazio delle culture- Khaled al-Asaad 

MUDEC – Museo delle Culture – Via Tortona, 56 – Milano 

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Dall’8 giugno al 26 agosto 2018, il Mudec, Museo delle Culture di Milano, ospiterà un particolare progetto espositivo che metterà in mostra una selezione di preziosi batik indonesiani, provenienti in gran parte da collezioni provate e che ha l’obiettivo di narrare la storia di questo tessuto che si porta dietro cultura, tradizione e che ancora oggi viene lavorato artigianalmente.

Il progetto è curato e promosso dall’Associazione Culturale Paths, associazione nata con l’obiettivo di far conoscere al pubblico italiano, con esposizioni e attività culturali, arti e artigianato ancora poco noti o 

purtroppo dimenticati, sia appartenenti alla tradizione italiana che ad altre tradizioni del mondo, per valorizzarli e ripresentarli, in forma nuova, nella realtà contemporanea.

La mostra è a cura di Giulia Ceschel e Laura Todeschini, già promotrici delle mostre “Dipinti cantati. Le Singing Women della tradizione indiana” e “Kasuri, intrecci di raffinata pazienza, il colore dell’Oceano” oltre che dedite alla ricerca e valorizzazione di tecniche, manufatti artigianali ed espressioni artistiche, altrimenti destinati all’oblio.

La mostra vuole mettere in evidenza i diversi stimoli culturali e artistici che legarono il mondo europeo ad alcuni paesi asiatici, in particolare all’Isola di Giava in Indonesia, verso la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso, periodo in cui, in Europa, si diffuse il movimento artistico  e filosofico dell’Art Nouveau. Un filone culturale intenso e ricco di novità che contaminò le arti visive dall’architettura alle arti applicate e decorative e, in parte, anche nella pittura e scultura, creando così un gran fermento culturale dal quale nacque una “moda” e un gusto nuovo.

L’esposizione, in perfetta coerenza con la mission del Mudec che prevede lo studio e la valorizzazione non solo delle opere e dei manufatti ma anche delle connessioni e delle relazioni tra le diverse culture del mondo, permette di sottolineare gli intensi rapporti di scambio e confronto che caratterizzarono la produzione artigianale europea e indonesiana di fine Ottocento  e inizi Novecento. Sarà possibile evidenziare anche le reciproche influenze in un’ottica globale, mettendo così in luce le connessioni che hanno coinvolto Oriente e Occidente e che hanno creato i presupposti per la realizzazione di prestigiosi manufatti.

Attraverso l’esposizione di raffinati tessuti, disegni e pattern, la mostra racconterà non solo la storia e la cultura che accompagnano già da secoli le lavorazioni artigianali indonesiane, ma focalizzerà l’attenzione, nello specifico, sui raffinatissimi tessuti batik prodotti nel periodo dell’Art Nouveau.

La parola batik deriva da tik, cioè goccia in malese. Le origini di questa tecnica sono di provenienza controversa, pare sia nata in Cina o in India, ma si è sviluppata sicuramente nell’Isola di Giava in Indonesia dove, da secoli, sono prodotti raffinatissimi esemplari, tutti rigorosamente lavorati a mano. Questi manufatti esprimono, con i disegni e i colori, gli elementi fondanti della cultura e della vita sociale del popolo indonesiano e coniugano, nella loro essenza, le capacità progettuali, l’espressione artistica e le abilità tecnico-manuali di chi li crea. E’ importante sottolineare come la lavorazione del batik fosse legata (e lo è ancora in parte anche oggi) a tradizioni e comportamenti che accompagnavano la vita quotidiana giavanese dalla nascita alla morte, passando per i momenti fondamentali della vita come l’ingresso nell’età adulta, il matrimonio o, ancora, come espressione dello status sociale.

Infine, è importante sottolineare come, ancora una volta parlando di arte, tradizione e costumi, le donne abbiano avuto un ruolo fondamentale per la creazione dell’arte  del batik. Infatti le donne, in origine, erano le sole che disegnavano i batik con la cera e solo loro possedevano le ricette per creare i colori delle tinture, ricette che mantenevano segrete e che si tramandavano di generazione in generazione, dalla donna anziana alla più giovane.

La mostra, che sarà inaugurata il 7 giugno, intende attribuire il giusto valore altamente artistico a questi tessuti che, a partire dal 2009, sono stati inseriti nell’elenco degli “Intangible Cultural Heritagedell’UNESCO*, con l’obiettivo di restituire importanza a manufatti troppo spesso non sufficientemente valorizzati, ma che hanno molto da raccontare e possono accendere nuovi ed interessanti stimoli culturali e creativi, aprendo così nuove frontiere di ricerca nella produzione artistica contemporanea.

■Cliccare sul link https://www.facebook.com/TamTamNoTv/videos/923975727755269/ per ascoltare l’intervista a Laura Todeschini, ideatrice del progetto.

 

*Intangible Cultural Heritage: Patrimonio Culturale Immateriale che comprende le pratiche, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, le abilità – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui, riconoscono come parte  del loro patrimonio culturale. 

 

Inaugurazione su invito: giovedì 7 giugno 2018 alle ore 19:00

Mostra gratuita aperta al pubblico: 8 giugno – 26 agosto 2018

Orari: dall’8 giugno al 26 agosto martedì, mercoledì e domenica dalle 14:30 alle 19:30; 

giovedì e sabato dalle ore 14:30 alle ore 22:30 (lunedì chiuso).

 

Per maggiori informazioni:

Laura Todeschini – laura.todeschini@gmail.com 

Giulia Ceschel – giulia.ceschel@gmail.com 

Ufficio Stampa: Fortuna Pellegrini – fortuna.pellegrini@fortcom.it  – tel. 335 8111360

Con il Patrocinio di: Comune di Milano  e Ambasciata di Indonesia

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IL FASCINO MILLENARIO DELL’ORIENTE
SARÀ IL FIL ROUGE  DELLA IX EDIZIONE

DI MILANO ASIAN ART 

 

Per un mese – dal 16 maggio al 16 giugno 2018 – coinvolgerà cinque delle maggiori gallerie antiquarie milanesi che da anni si dedicano alla conoscenza e alla promozione del collezionismo dell’Asia orientale.

 

Un filo rosso, che unisce la passione e la competenza di antiquari di chiara fama come Mirco Cattai, Renzo Freschi, Carla e Roberto Gaggianesi de “La Galliavola”, Giuseppe Piva e David Sorgato, che organizzeranno nell’arco di quattro settimane mostre tematiche o dedicate a particolari stili e periodi che metteranno in evidenza, con oggetti di grande bellezza e straordinario valore storico – artistico, le infinite espressioni della creatività asiatica. Partner di Milano Asian Art 2018 il Museo Poldi Pezzoli con una mostra a Palazzolo sull’Oglio sulla prestigiosa raccolta di netsuke di Giacinto Ubaldo Lanfranchi, e una conferenza di Giuseppe Piva sulle lacche giapponesi il 23 maggio alle 18 al Museo delle Culture (Mudec), a sottolineare l’autorevolezza di questo evento nel calendario culturale della città.

🌸 Scarica qui la brochure:http://www.asianart.milano.it/assets/asianart_web.pdf

 

Nell’ambito della manifestazione, presso la Galleria La Galliavola, in corso di Porta Vittoria 17,

venerdì 25 maggio, dalle ore 16,

per il XII Milano Netsuke Meeting:

Arcaici sorrisi. Personaggi del folclore giapponese.

conferenza di Rossella Marangoni

Posti limitati. Si consiglia la prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 02 76007706, oppure: info@lagalliavola.com

 

 

 

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