Meigetsu ya

tatami no ue ni

matsu no kage.

 

Ah, chiaro di luna!

Sul tatami

l’ombra dei pini.

 

Takarai Kikaku

(1661–1707)

Tsukimi. Ammirare la luna. Una prassi consolidata in Giappone sin dall’antichità. Una leggenda vuole che Murasaki Shikibu, in pellegrinaggio al tempio di Ishiyama sul lago Biwa, avesse l’intuizione del Genji monogatari proprio ammirando la luna piena che si rispecchiava nelle acque del lago. La luna più bella, per i Giapponesi è inevitabilmente la luna piena della quindicesima notte, la luna di metà autunno (ossia, secondo il calendario odierno, quel periodo compreso fra il 9 settembre e l’8 ottobre). Era considerata, quella notte, la più chiara dell’anno, e la luna era quella del raccolto, delle messi, cantata dai poeti, ammirata brindando con gli amici, alla sua bellezza, con del buon sakè, su una veranda, davanti a un giardino, nel buio rischiarato dal suo morbido e terso chiarore.

Luna. Un'impressione di fine estate.

Luna. Un’impressione di fine estate.

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Koikoite

au yo wa koyoi

amanogawa

kiri tachiwatari

akezu mo aranamu.

Dopo la lunga, ardente attesa,

ecco l’unica sera d’incontro!

Che il Fiume Celeste

si avvolga nella nebbia,

sì che l’alba non penetri.

Anonimo (dal Kokinwakashū)*

Tanabata a Sendai. Quando una città festeggia le stelle innamorate. Sendai, agosto 2013.

Tanabata a Sendai. Quando una città festeggia le stelle innamorate. Sendai, agosto 2013.

Festeggiato in tutto il Giappone, il Tanabata matsuri ricorda due amanti sfortunati, la principessa tessitrice Ori e il mandriano Hikoboshi, costretti a vivere lontani l’uno dall’altra perché appartenenti a mondi diversi, ma a cui è permesso di ritrovarsi in un un’unica notte dell’anno, quella del 7 luglio, se le nuvole non ostacolano il loro incontro (ed è per questo che ci si augura che la notte della festa sia serena e senza nubi). Si narra che i due amanti furono trasformati in due stelle, Vega e Altair, le cui traiettorie in questa notte speciale incrociano la Via Lattea che, il resto dell’anno, li divide.

Si crede che questa storia debba ispirare gli animi e spingerli ad esprimersi con versi e calligrafie. Tutti perciò sono invitati a comporre qualche verso per esprimere i propri desideri o i propri sentimenti o a copiare antichi waka adatti all’occasione: questi testi vengono scritti su striscioline di carta colorata, chiamate tanzaku, che poi sono appese a rami di bambù ed esposte fuori dalle case, nei giardini o nelle strade. Ai rami vengono appese anche altre decorazioni di carta ed ognuna di queste ha una connotazione apotropaica e beneaugurate: le strisce di carta recanti componimenti poetici richiamano il profitto a scuola e nell’arte della calligrafia, i piccoli kimono alludono alla liberazione dalle malattie e da altre calamità, le gru vogliono augurare longevità, i nastri fanno riferimento ai fili usati dalla principessa tessitrice.

Di antiche origini cinesi, la leggenda della sfortunata storia d’amore fra la principessa tessitrice e il mandriano giunse in Giappone nel periodo Heian, durante il quale venne celebrata dall’aristocrazia di corte. Ma durante il periodo Edo, la ricorrenza divenne occasione di festa anche per i chōnin, la gente comune, ed è da allora che viene celebrata in modo speciale soprattutto a Sendai, nel Tōhoku, dove la celebrazione della festa delle stelle e degli amanti era stata fortemente incoraggiata dal signore feudale della città, Date Masamune.

A Sendai il Tanabata matsuri viene festeggiato un mese dopo il resto del Giappone, dal 6 all’8 agosto: circa 3000 gigantesche decorazioni realizzate con enormi palloni di carta e nastri coloratissimi, vengono appese per i viali principali della città e sotto le gallerie commerciali, creando splendidi tunnel che ondeggiano alla minima brezza.

Ricordo il mio viaggio a Sendai nel 2013, ricordo quel tunnel chilometrico di decorazioni gigantesche, ricordo la meraviglia, l’emozione.

Camminavamo tutti con lo sguardo verso l’alto. Era l’incanto di tutti.

 

* Traduzione di Ikuko Sagiyama.

Nella sera di Tanabata. Sendai, agosto 2013.

Nella sera di Tanabata. Sendai, agosto 2013.

 

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La coppia imperiale e le dame. Daishōin, Miyajima, marzo 2013.

 

Pioveva a dirotto. Una pioggia battente di primavera. Ostinata e ancora fredda. Ma attorno a noi i ciliegi in fiore punteggiavano le colline e noi andavamo loro incontro, addentrandoci nel sentiero che saliva, fino al tempio isolato di cui eravamo gli unici visitatori. Dentro un padiglione, la sorpresa di una mostra dedicata ai corredi di bambole per la festa delle bambine, hina matsuri, la festa che si celebra il 3 marzo.

Quei personaggi della corte imperiale, abbigliati alla moda delle varie epoche, ci affascinavano e ci intimorivano, quasi. Sostavamo in silenzio davanti a loro ammirando i broccati, i colori, i filati dorati.

Intanto, sul tetto del padiglione si abbattevano le gocce, mentre fuori, le chiacchiere e le risate degli amici ci invitavano ad affrettarci. 

Una solitaria bellezza. Daishōin, Miyajima, marzo 2013.

***

 

Il titolo di questa rubrica rievoca il celebre haiku di Matsuo Bashō: 夏草や 兵どもが 夢の跡. Natsukusa ya/ tsuwamonodomo ga/ yume no ato. “Erbe d’estate! Resti del sogno di antichi guerrieri.”

Un breve sogno, una bolla, una nuvola, una goccia di rugiada, un brandello di nebbia. Un breve sogno. Diciassette anni di viaggi in Giappone, come un mazzo di carte da cui estraggo, ogni giorno, un’immagine, un frammento.

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Tanabata a Sendai, strisce colorate sotto le volte. Estate, 2013.

 

A luglio, in Giappone, i festeggiamenti di Tanabata riempiono un po’ ovunque le strade: rami di bambù carichi di decorazioni compaiono fuori dalle vetrine, davanti alle stazioni, agli angoli delle vie, le gallerie commerciali sono pavesate di festoni di carte colorate sotto i quali è piacevole passeggiare in compagnia, scoprendo a ogni passo nuovi disegni, nuove fantasie. Ognuno scrive su foglietti o calligrafa su tanzaku un pensiero, dei versi, un’idea e poil i appende ai rami, sperando che il proprio sogno si avveri.

Perché è in questa notte, quella del 7 luglio, che è permesso alle stelle innamorate Vega e Altair (ossia, secondo la leggenda antica che ha dato origine a questo matsuri e che ho raccontato altrove,* il Mandriano e la Tessitrice) di incontrarsi sul ponte del cielo. Durante tutto l’anno sono separate dal fiume della Via Lattea ma in questa unica notte possono coronare il loro sogno d’amore. E se il loro sogno si realizza, forse anche i nostri sogni si possono avverare.

Basta un piccolo ramo di bambù da appendere a una finestra, da sistemare in un angolo del giardino, e i nostri foglietti prenderanno vita mossi dalla brezza estiva. Basta poco per festeggiare Tanabata. Una tradizione poetica che viene ripresa sempre più spesso anche in Italia, in occasione dei festival giapponesi di inizio estate.

Ma ovunque sia, niente potrà eguagliare le volte di Sendai, il cielo di Sendai, quella passeggiata notturna con lo sguardo puntato verso l’altro, scostando con le mani i festoni colorati che ci venivano incontro, sorridendo a chi ci urtava e a chi urtavamo, perennemente distratti da una colorata bellezza. Nell’umida e calda notte estiva la festa ci aveva inghiottiti, come in un abbraccio.

http://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-tanabata.html

Fra i festoni nella notte di Tanabata. Sendai, estate 2013.

 

 

 

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Un tenugui acquistato a Takayama. Estate 2013.

Forse proprio in momenti storici come questi dovremmo seguire l’esempio della carpa, che in Giappone è proposta ai maschietti nel giorno della loro festa (kodomo no hi o, anche, tango no sekku), il 5 maggio, come icona della perseveranza e della capacità di affrontare con coraggio le avversità della vita. Per questo sventolano carpe di stoffa di grandi dimensioni sui tetti delle case, in città e villaggi. Una tradizione antica che ritorna ogni anno per spronare i ragazzi ad affrontare la vita con tutto ciò che essa comporta, con il suo bagaglio di gioie e di difficoltà, ma a farlo con coraggio e con energia, tutta l’energia che utilizza la carpa per risalire la corrente.

Altrove (Koinobori), ho parlato della tradizione e di tutto quello che comporta, ma qui, oggi, mi piace ricordare la carpa, che non rinuncia, che non si tira indietro, che affronta il proprio destino senza paura. Se potesse insegnarci qualcosa, in questi giorni di smarrimento…

 

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