A Hiroshima si preparavano le carpe per Tango no sekku. 26 marzo 2013.

Anche quest’anno è arrivato il 5 maggio, kodomo no hi, la festa dei maschietti, denominata tradizionalmente tango no sekku.

L’abbiamo vista arrivare nei preparativi di un negozio, a Hiroshima, a pochi passi dallo Heiwa kōen, il Parco della Pace, e faceva ancora freddo, in quei giorni. Il vento sbatteva le carpe appese davanti al negozio con dolce violenza, facendole fluttuare davanti ai nostri occhi mentre il proprietario disinballava le scatole appena arrivate. 

L’abitudine di esporre carpe (di carta, di seta, di nylon, a seconda dei tempi e delle possibilità economiche), sui tetti delle case (tante quante sono gli uomini e i bambini che le abitano) e poi su ponti, su scuole, su negozi, su svariati edifici, insomma, è molto antica e le volte che ho viaggiato nell’ovest del Giappone e a Shikoku mi sono accorta che le carpe vengono esposte molto presto, già in aprile. Così il negoziante di Hiroshima si era rifornito per tempo.

La carpa risale la corrente e per la sua strenua volontà e per la sua capacità di resistere alle avversità è proposta ai bambini come esempio. Insieme agli iris (le cui foglie ricordano una spada) esposti su ripiani in cui fanno bella mostra di sé  miniature di guerrieri in armatura proposti anch’essi come esempi di coraggio e di valore, le carpe fluttuanti (koinobori) sono l’emblema gioioso della festa.

Fluttuando nel cielo di aprile e maggio le carpe colorate rallegrano e ravvivano il paesaggio primaverile.

Un corredo per Tango no sekku. Foto di Stefano Forte.

 

Hinadana alla Maison du Japon. Parigi, primavera 2011.

All’arrivo di marzo, insieme a un timido sole e all’aria più tiepida si presenta, come ogni anno, hina matsuri, la “festa delle bambine”, che si celebra il 3 marzo. Su altre pagine, qui, ho raccontato questa tradizione antica e così amata:

mukashi-mukashi-hina-matsuri.html

Il collegamento fra bambole e bambine è naturale: ogni anno si espongono, in questo giorno, splendide bambole che rappresentano la corte imperiale di epoca Heian. La coppia imperiale e tutta una corte di dame e cortigiani, musicisti, arcieri, sacerdoti sono sistemati su un tana (dana), uno scaffale a gradini rivestito di stoffa rossa, in cui ciascuno trova la sua esatta collocazione nella piramide dei ranghi di corte. Si tratta di corredi spesso preziosi e antichi, tramandati da generazioni di donne all’interno della famiglia e accresciuti a ogni nuova nascita di bimba con il dono di una bambola.

Ma all’origine di questa festa, che fa da contrappunto, poco prima dell’inizio della primavera, a quella dedicata ai maschietti il 5 maggio (tango no sekku), stanno tradizioni e credenze arcaiche ben diverse dalle forme attuali.

Anticamente, infatti, si trattava di HIINA, una grafia diversa per un significato diverso. L’antico hiina matsuri era una celebrazione degli antenati nelle forme di una bambola maschile e una bambola femminile e il termine hiina era scritto in hiragana: ひいな.

Oggi invece si usa il kanji    che si pronuncia hina e che evoca il significato di “modello”, forse con un riferimento alle bambole usate come modelli, cioè come sostituti magici delle persone viventi per i riti arcaici di purificazione.

Eleganti anesama-ningyo (da una vecchia rivista).

Del resto le bambole stesse sono diverse per materiali e forme, rispetto a quelle che venivano usate anticamente per questi riti. Forse un tempo venivano utilizzate bambole di carta, come le anesama-ningyō, ancora adesso fabbricate con carta chiyogami, dai motivi decorativi tradizionali, piegata a formare figure allungate e aggraziate, dall’elegante e colorata silhouette. Forse un tempo si trattava di semplici figurette di carta rozzamente tagliata in forme antropomorfe.

Oggi, certo, le bambole sono elaborati capolavori artistici di grande valore e di grande bellezza, ma qualcosa dell’antica festa resta in questa occasione di celebrazione della primavera che arriva. Una festa di grazia e bellezza che il grande regista Kurosawa Akira (1910-1998) ha evocato nel secondo episodio del film Sogni (Yume, 1990), dal titolo “Il pescheto” in cui le ningyō si animano improvvisamente su una collina ed eseguono una danza piena di magia davanti allo sguardo incantato di un bambino.

 

Un tanuki accoglie i clienti di un ristorante a Kyōto. Era forse l'estate del 2007.

Polpettine di patate dolci

Kanoko

Preparazione: 50 min.

Cottura: 30 min.

250 g di patate dolci . 10 castagne . 100 g di zucchero . sale

Pelare le patate dolci, tagliarle a fette sottili e immergerle in acqua fredda per 30 minuti. Nel frattempo lessare le castagne al dente e sbucciarle mentre sono ancora calde (per questa ricetta si potrebbero anche usare i marroni canditi, o marrons glacés, già pronti).

Scolare le fette di patata, metterle in una casseruola, ricoprirle d’acqua, porle sul fuoco e cuocerle finché sono tenere (10-15 minuti), poi scolarle. Mentre sono ancora calde, unire 50 g di zucchero e lavorare bene con un cucchiaio di legno finché il composto si sarà ammorbidito. A questo punto passare al setaccio (o attraverso uno schiacciapatate) facendo ricadere la purea ottenuta in una casseruola. Unire il resto dello zucchero e 1 pizzico di sale, porre sul fuoco e mescolare finché il composto diviene più asciutto e consistente.

Lasciar raffreddare e poi, con le mani, formare quattro grosse polpette sferiche. Premervi sopra e sui lati le castagne (o i marroni) e appoggiare ogni dolce sopra una foglia posta su un piattino quadrato o rettangolare.

 

Curiosità. Questa ricetta prende  nome (kanoko) dal mantello maculato del daino: la ricetta originale prevede della pasta di azuki sulla quale vanno applicati fagioli chiari cotti, che evocano così il pelo fulvo, macchiettato di bianco, dell’animale. La prima versione di questo dolce pare sia da attribuire a un giullare dell’epoca Tokugawa, vissuto nel quartiere Ningyōchō, a Edo.

 

Variante di sole castagne

Kuri kinton

 

Bollire una ventina di castagne, sbucciarle mentre sono ancora calde, passarle al setaccio, versarvi un po’ di zucchero (a gusto) e amalgamare bene. Porre un cucchiaio di questa pasta in un pezzetto di tela e arrotolarlo ben stretto finché il contenuto ha preso la forma di un fagottino.

Questo fagottino di purea di castagna può essere utilizzato come decorazione anche per altri piatti, come per esempio un pesce al sale, ed è una delle preparazioni classiche nel menu di Capodanno.

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Questa deliziosa ricetta è tratta dell’utilissimo libro di

Graziana CANOVA TURA,

Il Giappone in cucina,

Milano, Ponte alle Grazie, 2006.