In attesa che inizi la danza. Yamagata, hanagasa matsuri, 6 agosto 2013.

In attesa che inizi la danza. Yamagata, hanagasa matsuri, 6 agosto 2013.

In risposta al mio recente post 

http://www.rossellamarangoni.it/odio-lestate-sembra-dire-il-poeta.html

la cara amica Graziana Canova Tura ha scritto questo evocatore

 

Controcommento:

finalmente è estate… mi dispiace tanto per te, e condivido il tuo disgusto per i lati sgradevoli (umani) dell’estate, ma visto che io sto bene solo due mesi all’anno, lasciatemeli godere, con tutte le cose che mi confortano per così breve tempo: il verde glorioso delle montagne ripide di fronte a me, che sembrano quelle polinesiane; il venticello lacustre che si alza all’ora esatta ogni giorno, il sole sulla pelle che dà energia al corpo come se avessi messo due dita in una spina elettrica per ricaricarmi, il frinire delle cicale, il profumo di spiedini di sarde che ricorda il molo di Riccione in estati lontane…. I vestiti leggeri, senza quei chili di cappotti e altro che ci pesano addosso d’inverno, il profumo del bosco rigoglioso dopo un temporale, il gelato al tè verde, dolce-amaro, i fuochi d’artificio sulla montagna, e poi i ricordi delle feste in Giappone: tra tutte obon con le danze, le bancarelle, le lanterne, altri fuochi d’artificio, i ventagli che si muovono lenti, i bambini, gli yukata, le lucciole! 

Graziana

E che la danza abbia inizio! Yamagata, hanagasa matsuri, 7 agosto 2013.

E che la danza abbia inizio! Yamagata, hanagasa matsuri, 7 agosto 2013.

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Kyōto, nel giardino del Palazzo Imperiale. Un attimo di respiro dalla calura. Agosto 2013.

Kyōto, nel giardino del Palazzo Imperiale. Un attimo di respiro dalla calura. Agosto 2013.

 

Ara tōtō

aoba wakaba no

 hi no hikari.

 

Ah! quale meraviglia

queste giovani e verdi foglie

brillano al sole!

 

Matsuo Bashō

(1644-1694)

Traduzione di P.O. Norton e Elena Pozzi.

 

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Dal padiglione del tè. Residenza del clan Matsuura, isola di Hirado. Estate 2009.

 

Suzushisa wo

waga yado ni shite

nemuru nari.

Della frescura

faccio la mia casa

e qui riposo.

 

Matsuo Bashō

(1644-1694)

 

Traduzione di Elena Dal Pra.

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Sul banco della verdura, al mercato di Kyoto, non solo peperoncini. Aprile 2013.

 

Peperoncini verdi saporiti

Aotōgarashi no yaki ni

Preparazione: 5 min.

Cottura: 5 min.

Tempo di riposo: 20 min.

 

12 peperoncini verdi non piccanti . olio . 1/4 tazza di brodo dashi . 1/2 cucchiaio di zucchero . 1 cucchiaio di mirin . 2,5 cucchiai di salsa di soia

Le dosi sono per 4 persone.

 

Tagliare ai peperoncini il picciuolo, lasciandone solo 1 cm, lavarli, asciugarli e farli rosolare a fuoco basso in una padella con pochissimo olio.

Preparare in una casseruola il brodo dashi, versarvi lo zucchero, il mirin e la salsa di soia e far bollire un attimo; unire i peperoni, riportare il bollore, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare, mescolando ogni tanto perché i peperoni prendano sapore. Servirne 5 a persona, senza il fondo di cottura, su cestelli di bambù.

=> Questi peperoncini verdi, lunghi e stretti e non piccanti, vengono chiamati nella regione del Kansai (Kyōto e Ōsaka) aotōgarashi, mentre altrove in Giappone hanno il nome di shishitōgarashi.

=> Il nome più comune con cui nell’Italia centro meridionale si chiama questo tipo di peperoncini è Friggitelli o Friarelli (lat. Capsicum annuum).

***

Anche questa ricetta è un regalo dell’amica Graziana Canova Tura che l’ha inserita, insieme ad altre delizie della cucina giapponese tradizionale, nel suo prezioso manuale:

Il giappone in cucina_Sovra.indd    Il Giappone in cucina

    nuova edizione

    Ponte alle Grazie, 2015. 

 

☛  Il libro sarà presentato il prossimo 23 ottobre alle ore 18.30 presso

Libreria Hellisbook

Via Losanna,6

20154 Milano

Tel 02-84574738

Piccola cenetta fra amici. Tokyo, aprile 2013.

Piccola cenetta fra amici. Tokyo, aprile 2013.

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Feria d’agosto, ferragosto… o forse era Obon? La festa di mezza estate mi porta ricordi diversi, contrapposti.Buone ferie

La lunga teorie di saracinesche abbassate, in strade deserte abbagliate dal sole in quei lunghi, interminabili pomeriggi: Milano era così, a Ferragosto. E lo è ancora, perché a volte non basta un’expo a cambiare il destino di certe vie, là dove i turisti possono spuntare solo per caso, perché hanno perso la strada, inseguendo il miraggio di un bar che troveranno chiuso.

Già, è ancora così il ferragosto, in certi angoli di città dove pigramente passano le ore, e l’asfalto sembra sciogliersi come il gelato alla frutta che gocciola dal cono e ti impiastriccia le dita.

Nel pomeriggio di Obon, verso il Todaiji. Nara, agosto 2013.

Nel pomeriggio di Obon, verso il Todaiji. Nara, agosto 2013.

Poi sopraggiungono i ricordi di Obon. La lunga fila di persone – e noi con loro – che procede lentamente, nella notte di Nara, verso la grande porta, e, oltrepassata finalmente, fra il chiacchiericcio e lo sventolio dei nostri grandi ventagli, entra nel grande tempio. In fila, in attesa, leviamo lo sguardo verso la finestra lassù e scorgiamo gli occhi del Daibutsu. Ci attende, nella calda notte di Nara. 

Il Daibutsu la notte di Obon. Nara, agosto  di un anno che non ricordo.

Il Daibutsu la notte di Obon. Nara, agosto di un anno che non ricordo.

Altrove lanterne punteggiano il parco, verso Kasuga Taisha. Ma prima di acquistarne una e camminare poi con cautela per evitare che si spenga, ci si fermerà forse a guardare il virtuoso del takoyaki che raduna attorno a sé una piccola folla. O non sarà invece la tentazione di un fresco kakigori, e la scelta di uno sciroppo dal gusto nuovo e insolito per noi da far versare sul ghiaccio tritato, a bloccarci d’improvviso nel bel mezzo del parco?

La difficile scelta del gusto del kakigori. Nara, agosto 2013.

La difficile scelta del gusto del kakigori. Nara, agosto 2013.

Ricordo poi le tante volte che ci eravamo fermati al laghetto Sarusawa o ci eravamo spinti più in là, verso la collina, per mescolarci ai gruppi in attesa che si accendesse lo spettacolo del Daimonji, il falò di fascine sulla costa della montagna per salutare le anime degli antenati che ritornano nell’aldilà.

Il Daimonji a Nara. Agosto 2013.

Il Daimonji a Nara. Agosto 2013.

 

 

Ricordi si sovrappongono ai ricordi. E’ sempre agosto, ma ovunque è diverso. Ci sono state le danze a Aizu Wakamatsu, nel pieno pomeriggio, nell’entusiasmo di gruppi familiari, di intere scolaresche, dei tanti turisti localo. C’eravamo ritrovati senza saperlo nel cuore della festa. 

Portando il micosi nel meriggio di Aizu. Aizu Wakamatsu, agosto 2001.

Portando il mikoshi nel meriggio di Aizu. Aizu Wakamatsu, agosto 2001.

Le parate danzanti di Kumamoto, in una notte quasi tropicale, in mezzo a gruppi quasi in maschera: gonnellini hawaiani, improbabili baiadere, bibite fredde e caramelle distribuite da personaggi travestiti da giganteschi peluche, ma con il ventaglio… Il matsuri del “paese del fuoco” (Hi no kuni matsuri) vicino al cuore vivo del grande vulcano, Asodake.

Nella notte di Kumamoto si danza per Obon. Agosto 1999.

Nella notte di Kumamoto si danza per Obon. Agosto 1999.

L’inarrivabile eleganza delle danzatrici dell’Awa odori a Tokushima, chi potrebbe dimenticarla? La leggerezza dei passi in un raro equilibrio su geta che sembrano non toccare il suolo, il mistero dei volti sotto gli appuntiti cappelli di paglia, le mani levate e mosse verso il cielo, verso le lanterne e le palme che ritmano il percorso sull’ampio viale di Tokushima. La danza sembra non avere fine, l’energia dei danzatori e dei musicisti, a cui si unisce quella della folla che li accompagna, sembra che attraversi la notte, instancabile.

Gesti di inarrivabile bellezza, l'Awa odori. Tokushima, agosto 2002.

Gesti di inarrivabile bellezza: l’Awa odori. Tokushima, agosto 2002.

Obon, la festa dei morti in Giappone, uno strano ferragosto in cui le comunità rinsaldano legami, si ritorna al paese natale, si celebra la gioia di ritrovarsi, di stare insieme. Il ricordo delle mie estati in Giappone è il ricordo dei matsuri, ognuno diverso, ognuno, per me, indimenticabile.

Nelle estati milanesi, nelle strade deserte, quel ricordo riempie il silenzio. Con la voce di innumerevoli cicale. 

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