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Kajita Hanko (1870-1917), Pensando (1903), stampa a colori.

Per tutte noi. A tutte noi.

 

Genshi, josei wa taiyō de atta.

 

“In origine, la donna era un sole, un essere autentico.

Oggi la donna è una luna, una luna dal volto livido come quello di un malato, che vive attraverso un altro e non brilla che per mezzo di un altro.

Ora Seitō alza la voce.

Seitō è nata, una neonata dell’intelligenza e del lavoro delle donne giapponesi di oggi…

Ciò che fanno le donne provoca il riso ma io so, io, ciò che si nasconde dietro quelle risate eccessive… E non ho paura. […]

In origine, la donna era un sole, un essere autentico.

Oggi la donna è una luna, una luna dal volto livido come quello di un malato, che vive attraverso un altro e non brilla che per mezzo di un altro.

Noi ora dobbiamo ritrovare il sole che ci hanno nascosto.

“La parola al nostro sole, ai nostri talenti nascosti!” Questo è il grido che noi lanciamo a noi stesse, questa è la nostra sete, insopprimibile e insaziabile, questo è l’istinto che scuote tutto il nostro essere. Questo grido, questa sete e questo istinto che, tutti insieme, daranno vita al nostro spirito appassionato…

Allora potrà brillare, molto in alto, il trono del nostro genio…  […]

Voglio, con tutte le donne, credere al nostro genio nascosto. Fiduciosa in questa possibilità, voglio dal fondo del cuore rallegrarmi della felicità per noi di essere nate donne in questo mondo. La nostra salvezza risiede nel nostro genio, non nelle nostre preghiere agli dei o a Buddha, e neppure nei templi e nelle chiese.

Noi non attendiamo più una rivelazione divina. Riveliamoci a noi stesse, attraverso i nostri sforzi, svelando il segreto della nostra natura; riveliamoci a noi stesse da noi stesse.

Noi non crediamo né ai miracoli né ai misteri lontani. Noi sveleremo i segreti della nostra natura, diventeremo miracoli e misteri.

Proseguiamo incessantemente le nostre preghiere appassionate e la concentrazione spirituale! Andiamo sino in fondo, persistiamo!

Fino al giorno in cui nascerà il nostro genio nascosto, fino al giorno in cui brillerà il nostro sole nascosto…

Quel giorno sarà nostra ogni cosa, il mondo intero!

Quel giorno saremo degli esseri superiori, unici al mondo; non avremo più bisogno di riflettere sulla nostra esistenza e sulla nostra indipendenza nel cuore della terra: saremo degli esseri autentici.

Impareremo quanto la solitudine possa essere ricchezza e gioia.

Allora le donne non saranno più delle lune.

Quel giorno le donne saranno il sole che erano in origine: saranno degli esseri autentici.”

 

“In origine, la donna era un sole, un essere autentico”, questo è il celebre messaggio che la giovane Hiratsuka Raichō (1886-1971) rivolse alle sue compagne nel settembre 1911, sul n° 1 di Seitō (Calze blu, 1911-1916), prima rivista letteraria esclusivamente redatta ed editata da donne.

 

A tutte loro, al loro coraggio, alla loro energia, alla loro resistenza, il mio ricordo, il mio omaggio.

A tutte loro e a tutte noi.

 

 

 

Il gruppo di Tōkyō della Seitōsha, scattata l’11 dicembre 1911, dopo  una riunione nel giardino del tempio Shōrin-ji 勝林寺 a Mannenyama 万年山 (Tōkyō, Hongō) pubblicata nel numero del gennaio 1912, p. 170. Hiratsuka Raichō è la seconda persona in piedi a partire da sinistra.

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Moga o modern girls di epoca Taishō (1912-1926). Una sfida.

Genshi, josei wa taiyō de atta.

In origine, la donna era un sole, un essere autentico.

Oggi la donna è una luna, una luna dal volto livido come quello di un malato, che vive attraverso un altro e non brilla che per mezzo di un altro.

Ora Seitō alza la voce.

Seitō è nata, una neonata dell’intelligenza e del lavoro delle donne giapponesi di oggi…

Ciò che fanno le donna provoca il riso ma io so, io, ciò che si nasconde dietro quelle risate eccessive… E non ho paura. […]

In origine, la donna era un sole, un essere autentico.

Oggi la donna è una luna, una luna dal volto livido come quello di un malato, che vive attraverso un altro e non brilla che per mezzo di un altro.

Noi ora dobbiamo ritrovare il sole che ci hanno nascosto.

“La parola al nostro sole, ai nostri talenti nascosti!” Questo è il grido che noi lanciamo a noi stesse, questa è la nostra sete, insopprimibile e insaziabile, questo è l’istinto che scuote tutto il nostro essere. Questo grido, questa sete e questo istinto che, tutti insieme, daranno vita al nostro spirito appassionato…

Allora potrà brillare, molto in alto, il trono del nostro genio…  […]

Voglio, con tutte le donne, credere al nostro genio nascosto. Fiduciosa in questa possibilità, voglio dal fondo del cuore rallegrarmi della felicità per noi di essere nate donne in questo mondo. La nostra salvezza risiede nel nostro genio, non nelle nostre preghiere agli dei o a Buddha, e neppure nei templi e nelle chiese.

Noi non attendiamo più una rivelazione divina. Riveliamoci a noi stesse, attraverso i nostri sforzi, svelando il segreto della nostra natura; riveliamoci a noi stesse da noi stesse.

Noi non crediamo né ai miracoli né ai misteri lontani. Noi sveleremo i segreti della nostra natura, diventeremo miracoli e misteri.

Proseguiamo incessantemente le nostre preghiere appassionate e la concentrazione spirituale! Andiamo sino in fondo, persistiamo!

Fino al giorno in cui nascerà il nostro genio nascosto, fino al giorno in cui brillerà il nostro sole nascosto…

Quel giorno sarà nostra ogni cosa, il mondo intero!

Quel giorno saremo degli esseri superiori, unici al mondo; non avremo più bisogno di riflettere sulla nostra esistenza e sulla nostra indipendenza nel cuore della terra: saremo degli esseri autentici.

Impareremo quanto la solitudine possa essere ricchezza e gioia.

Allora le donne non saranno più delle lune.

Quel giorno le donne saranno il sole che erano in origine: saranno degli esseri autentici.

 

Questo è il celebre messaggio che la giovane Hiratsuka Raichō (1886-1971) rivolse alle sue compagne nel settembre 1911, sul n° 1 di Seitō (Calze blu), prima rivista letteraria giapponese esclusivamente redatta e pubblicata da donne.

La copertina del n° 1 di Seitō (settembre 1911). Disegno di Naganuma Chieko.

Seitō fu pubblicata dal 1911 al 1916 e poté contare, nel corso della sua breve esistenza, sul contributo di ben 260 fra scrittrici e intellettuali, tutte capaci di resistere con coraggio agli attacchi continui della censura che non esitò a far ritirare dal commercio alcuni numeri della rivista considerandone il contenuto “osceno”.

 

Ricordo lei e le sue compagne. Ricordo il coraggio, la sfrontatezza, la ribellione, la consapevolezza. Le amarezze e le illusioni. Le lotte, le speranze.

Ricordo la loro vita e le loro parole. Oggi, come ieri e come domani.

Non è questione di date. Per me, non lo è mai stata.

 

Su Seitō si può leggere:

  • Pauline Reich, Atsuko Fukuda, “Japan’s Literary Feminists: The Seitō Group, in Signs, vol. 2, n° 1, Autumn 1976 (The Chicago University Press).
  • Sharon L. Sievers, Flowers in Salt: The Beginnings of Feminist Consciousness in Meiji Japan, Stanford, Stanford university Press, 1983.
  • Ebisu, n°48 (automne-hiver 2012), numero speciale della rivista dedicato a Seitō e intitolato: “Naissance d’une revue féministe au Japon: Seitō (1911-1916)”.
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Fotografia di Flavio Gallozzi.

I posti sono limitati.
Consiglio la prenotazione!
Ass. Yamato : yamato.casale @gmail.com
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Torii Kotondo, "Pioggia", dalla serie Dodici aspetti delle donne, 1929 circa.

Torii Kotondo, “Pioggia”, dalla serie Dodici aspetti delle donne, 1929 circa.

Da qualche parte, qualcuno stava cantando. La pioggia batteva sulla strada. Una pioggia fitta. Una pioggia disgustosa. Una pioggia che mi innervosiva. Una pioggia senza forma. Pioggia fantastica. Povera pioggia. Pioggia che non c’è nemmeno un ambulante in giro. Pioggia che ti ci vorresti impiccare. Pioggia che ci vorresti bere sakè. Pioggia che ci vorresti bere sakè perché sei una donna. Pioggia che ti senti eccitata. Pioggia che vorresti fare l’amore. Pioggia come mia madre. Pioggia come una figlia illegittima. Nella pioggia io semplicemente cammino, senza sosta.

 

Hayashi Fumiko

(1903-1951)

Da Hōrōki (Diario di una vagabonda, 1928-1929). Traduzione di Paola Scrolavezza. Citato in Paola Scrolavezza, “Hayashi Fumiko: l’identità nomade” in Hayashi Fuiko, Lampi, Venezia, Marsilio, 2011, p. 24.

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