Cap.  9

 

Aoi

 

La festa delle foglie di aoi

 

Nel quale molti e importanti avvenimenti accadono a turbare la vita di Genji e delle persone che lo circondano.

Due anni sono trascorsi dal banchetto sotto ai fiori. L’Imperatore Kiritsubo-in ha abdicato a favore di suo figlio (Suzaku-in), fratello di Genji e figlio della Signora del Kokiden (Kokiden no ōgisaki). Intanto il figlio illegittimo di Genji (Reizei-in) e dell’Imperatrice Fujitsubo no chūgū ottiene il titolo di Principe Ereditario e Genji è promosso Generale.

In occasione del cambio di regno, la Terza Principessa, figlia di Kokiden, è scelta per sostituire la Sacerdotessa di Kamo che si è appena ritirata. Giunge il giorno della Purificazione; è uno spettacolo senza pari quello che ha luogo lungo il Primo Viale. Dame e dignitari assistono alla sfilata del corteo, molto solenne. Spinta dalle dame del suo entourage, la consorte di Genji, Aoi no ue, accetta di recarvisi, nonostante sia spesso assente dalle cerimonie ufficiali. La folla e la moltitudine di carri ostruiscono il passaggio. Grazie alla sua scorta, il carro della consorte di Genji trova finalmente posto, ma l’amante di Genji, la Signora del Padiglione del Sesto Viale (Rokujō no miyasudokoro) ha in questo modo la visuale ostruita, e si sente umiliata da questo fatto.

Poco dopo, Genji si reca presso Murasaki, alla residenza del Secondo Viale, al fine di ritrovare un poco di calma. Prima di condurla alla festa di Kamo, le taglia lui stesso i capelli e scambia con lei dei componimenti poetici.

Il rancore della Signora del Padiglione del Sesto Viale è di una violenza estrema. La disputa sopravvenuta in occasione della cerimonia di Purificazione ha svegliato in lei una gelosia senza limiti verso la consorte di Genji che la dama considera come sua rivale. Il suo rancore è tanto più forte che se ne sente sfibrata. Dal canto suo la sposa di Genji, che è incinta, si ammala. Soffre terribilmente e sembra essere posseduta da uno spirito maligno. Genji, inquieto per lei e per il bimbo che porta, fa chiamare gli esorcisti ma neppure i più grandi specialisti sanno spiegare il male che l’ha colpita.

Fra gli spiriti, forse di morti, forse di esseri viventi, che si manifestarono trasferendosi sul medium e dichiarando alcuni il proprio nome, soltanto uno si rifiutò caparbiamente di allontanarsi dall’inferma e, pur senza provocarle sofferenze particolari, non volle lasciarla neppure per un attimo. Era un’ostinazione fuori dall’ordinario, capace di resistere anche al potere di asceti di grande fama. Si cominciò a sospettare che potesse essere lo spirito vivente di qualcuna delle dame che egli frequentava in segreto.” °°°

Certi accusano la Signora del Padiglione del Sesto Viale, la cui gelosia e il cui rancore vanno crescendo. La malata, la cui fine è vicina, chiede di parlare al proprio sposo che si reca subito al suo capezzale. I suoi discorsi e i suoi modi sono identici a quelli della sua rivale. Genji acquista allora la certezza che lo spirito malvagio della Signora del Padiglione del Sesto Viale si è impossessato di lei. La stessa Signora, del resto, è turbata da quello che sente accaderle:

Ne fu allarmata, dicendosi che per quanto si fosse lamentata per il proprio infelice destino non si era mai augurata che l’altra soffrisse, ma forse, chissà, era davvero possibile che uno spirito tormentato costretto ad allontanarsi dal corpo agisse in tal modo […] da quel giorno della purificazione sul Kamo, quando per un banale incidente era stata umiliata e ignorata, la sua mente non era riuscita a pensare ad altro e il suo cuore non aveva più trovato pace e, forse proprio per questo, quando si concedeva un attimo di sonno, spesso le capitava di vedere in sogno se stessa mentre si recava a casa di una donna molto bella, che forse era proprio la consorte di Sua Signoria, e in preda a un’ira violenta e spaventosa che non aveva riscontro nella realtà la colpiva e la trascinava qua e là, ed era una cosa terribile, agghiacciante, ma se davvero il suo spirito avesse abbandonato il corpo?, si chiedeva smarrita […]“* °°°

Nasce Yūgiri, il figlio di Genji e della sua consorte, Aoi no ue. Il bimbo è molto bello; la sua somiglianza con il Principe Ereditario, figlio illegittimo di Genji, è evidente. Molto colpito dalla malattia della sua sposa, Genji resta presso di lei, ma la dama muore improvvisamente. Il Principe, sconvolto dal dolore, medita di prendere i voti e ritirarsi ma presto cambia idea pensando a Murasaki, la sua giovane protetta.

Poco dopo, riceve una visita dal suo amico Tō no Chūjō che è stato promosso Comandante di Terzo Rango. Questi tenta di distrarlo affrontando svariati argomenti di conversazione. In particolare evoca la relazione del Principe con la Seconda Reggente del Servizio Interno (Gen no Nashi no suke), dama attempata e civetta, che prende in giro.

Nel corso degli anni Murasaki è diventata una bella giovane e la sua somiglianza con la zia, la Principessa del Padiglione del Glicine (Fujitsubo no chūgū) è sempre più evidente agli occhi del Principe. Dopo averle fatto comprendere che la sua età non è più di ostacolo fra di loro, Genji trascorre una prima notte con lei e ne fa la sua sposa. Il giorno dopo Murasaki resta tutto il giorno a letto e si rifiuta di ricevere il Principe: la giovane ha infatti il sentimento di essere stata tradita da colui che amava di un amore innocente: “Era davvero così giovane, pensò commosso, e trascorse l’intera giornata accanto a lei cercando inutilmente di consolarla, ma proprio quella sua ostinazione lo riempiva ancor più di tenerezza.”**

Che lo voglia o meno, Murasaki è ormai diventata la nuova consorte di Genji.

*  Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, traduzione di Maria Teresa Orsi, Einaudi, Torino, 2012, p. 184.

** Ivi, p. 202.

°°°  (Pur con tutto il rispetto, mi permetto di alterare la punteggiatura della traduzione allo scopo di rendere la lettura meno difficoltosa).

 

Anonimo, Aoi jō, Genji monogatari emaki, periodo Edo, Nagoyashi hakubutsukan.

 

 

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 Capitolo 8

 

Hana no en

花宴 

Il banchetto sotto ai fiori

 

Nel quale si racconta di danze di primavera dalla bellezza incomparabile e dell’incontro di Sua Signoria Genji con la Dama della Luna velata.

In primavera, alla fine del secondo mese, l’Imperatore Kiritsubo-in (padre di Genji) che è all’apogeo del suo regno, organizza un banchetto sotto al ciliegio del Padiglione Meridionale. La Signora del Padiglione del Glicine (Fujitsubo no chūgū) e la Signora del Kokiden (Kokiden no ōgisaki), entrambe consorti imperiali, affiancano l’Imperatore. Musiche e danze si susseguono fino al tramonto. Il Principe Ereditario (Suzaku-in), figlio della Signora del Kokiden, incorona Genji di fiori e lo incoraggia a danzare, in ricordo della festa delle foglie d’autunno. Sua Signoria esegue allora qualche movimento della danza detta del Canto dell’usignolo di primavera; lo spettacolo è di una bellezza incomparabile.

A sua volta, il Secondo Comandante della Guardia Imperiale e Capo della Cancelleria (Tō no Chūjō) interpreta brillantemente la danza detta del Giardino di salici e fiori. Per congratularsi l’Imperatore gli fa dono di una veste.

Al momento della recitazione di componimenti poetici, il talento di Genji è ancora una volta molto apprezzato. E la stessa Fujitsubo, l’Imperatrice, “ogni volta che lo guardava, si chiedeva perché mai la Dama del Kokiden l’odiasse tanto e non poteva fare a meno di affliggersi per l’attrazione che provava per lui.

“Fosse stato possibile

contemplare quel fiore

al pari degli altri

non una sola stilla di affanno

si sarebbe posata sul mio cuore”,

mormorò fra sé, ma come avrebbe potuto lasciar trapelare i suoi sentimenti?*

Al termine del banchetto Genji, leggermente ubriaco, entra negli appartamenti delle dame per rendere visita alla consorte preferita dell’Imperatore, la Signora del Padiglione del Glicine,  ma trova la sua porta chiusa.

Mentre tenta di raggiungerla attraverso un’altra galleria, scorge sul suo cammino una donna che nasconde il suo viso dietro a un ventaglio. La giovane sconosciuta, che recita un componimento poetico dedicato alla luna, altri non è che la sesta figlia del Ministro della Destra, promessa al principe Ereditario Suzaku-in, poi chiamata la Dama della Luna velata (Oborozukiyo no kimi). Genji, ignorando la sua identità, la ferma e la attira a sé. Spaventata, la giovane tenta di chiamare aiuto, poi, riconoscendo la voce del Principe, “ne trasse un po’ di conforto. Era turbata dagli avvenimenti, ma non desiderava essere giudicata insensibile o scontrosa. Egli, forse ancora sotto l’effetto dell’ebbrezza, non si rassegnava a lasciarla andare e dal canto suo la donna era troppo giovane e arrendevole per opporsi a lui”. **I due trascorrono la notte insieme e, all’alba, si scambiano i ventagli.  Si lasciano mentre nelle stanze attigue le dame della residenza si stanno svegliando.

Il giorno successivo Genji trascorre l’intera giornata con Murasaki. La fanciulla non cessa di crescere in bellezza e i suoi progressi nello studio del sō no koto sono straordinari. In seguito si reca alla residenza del Ministro della Sinistra e visita la sua consorte (Aoi no ue), sempre estremamente fredda nei suoi confronti.

Il Ministro si congratula con Genji per l’esecuzione della danza del giorno prima.

Intanto, dopo la notte trascorsa con lei, Sua Signoria non smette di pensare alla Dama della Luna velata.

In occasione di un altro banchetto che ha luogo sotto i glicini presso la residenza del Ministro della Destra, egli la ritrova attraversando gli appartamenti delle dame e la osserva attraverso le tende. Gli amanti si scambiano allora dei componimenti poetici: “egli si avvicinò e attraverso un’apertura della sottile tenda del kichō la prese per mano.

Smarrito sul monte Irusa

dove vibrano gli archi di catalpa

mi apparirà ancora

la luna che ho appena

intravisto all’alba?

Perché dunque? – provò a dire a caso, ed ella, forse incapace di resistere, gli disse di rimando:

Se davvero vi sta a cuore

come potreste

smarrirvi, anche se la luna

tesa come la corda di un arco

non compare nel cielo?”  ***

 

* Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, traduzione di Maria Teresa Orsi, Einaudi, Torino, 2012, p. 166 .

** Ivi, p.167.

*** Ivi, p. 172.

Genji monogatari gajō, periodo Momoyama, Kyōto Kokuritsu Hakubutsukan.

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 Capitolo 7                                                                                                                                                                

 

Momiji no ga

紅葉賀

La festa delle foglie d’autunno

 

In cui si narra di una festa molto attesa da tutta la Corte, di un bimbo bello come il padre, e di una dama inguaribilmente civetta.  

L’Imperatore regnante (Kiritsubo-in) sta per rendere omaggio all’Imperatore abdicatario allo Suzaku-in, il decimo giorno del mese senza dei, il decimo mese. La festa, che sarà molto solenne, è attesa da tutti. L’Imperatore organizza una prova alla presenza delle donne di corte e, in particolare, della Principessa del Padiglione del Glicine (Fujitsubo no chugō), la sua sposa favorita, che attende un figlio che in realtà è di Genji.

In questa occasione Genji, accompagnato dal suo amico, il Secondo Comandante e Capo della Cancelleria Tō no Chūjō, interpreta la danza delle Onde del mare azzurro e fa mostra di una grazia e di un talento senza pari. Il consesso è grandemente impressionato dalla sua esibizione. Dignitari e principi seguono l’esempio dell’Imperatore e lasciano scorrere lacrime di emozione. Imbarazzata e confusa al ricordo della colpa commessa, la Principessa del Padiglione del Glicine non osa lodare il talento di Genji, eppure egli la incalza: “Come vi è sembrata la danza di ieri? Ero turbato oltre ogni dire.

Preso dai miei pensieri

a malapena potevo danzare

ma il movimento

delle maniche ondeggianti

vi ha fatto conoscere i miei sentimenti?

Vogliate perdonarmi”. Forse perchè la sua seducente immagine era rimasta impressa nel suo ricordo, ella non riuscì a impedirsi di rispondergli:

Troppo lontano

è l’ondeggiare delle maniche

della gente di Kara,

ma ogni vostro gesto

mi ha dato un’emozione profonda

che non ha eguali”. Era una risposta preziosa oltre ogni dire.*

Il giorno della visita al Suzaku-in, Genji mette di nuovo d’accordo tutti  per la bellezza della sua danza.  Quella stessa notte è elevato al Terzo Rango Maggiore, mentre il Comandante Capo della Cancelleria è elevato al Quarto Rango Maggiore.

La vita riprende il suo corso. I sentimenti del Principe verso Fujitsubo non si attenuano malgrado l’estrema freddezza della donna, sempre più preda dei rimorsi. 

Intanto la fanciulla del Murasaki si mostra sempre più riconoscente verso il Principe, che gli dà un’educazione molto accurata. Le rende visita al mattino e alla sera nell’ala occidentale della sua residenza, sistemata appositamente per lei. Quanto alla sua sposa, Aoi no ue, essa inalbera un atteggiamento severo e freddo nei suoi confronti, rimproverandogli le continue assenze.

Poco dopo il Capodanno, Fujitsubo mette al mondo un maschio, il futuro imperatore Reizei-in. La Corte accoglie con grande gioia la nascita del principe. Il neonato ricorda la bellezza e la grazia del suo vero padre, Genji. Eppure nessuno, e men che meno l’Imperatore che ignora tutto della relazione adulterina tra suo figlio e la sua sposa, sospetta qualcosa. La Principessa Fujitsubo evita costantemente la presenza di Genji. In preda a una grande tristezza, il Principe si rifugia sempre più spesso nel padiglione di Murasaki: si delizia di insegnarle a suonare il kin e insieme ammirano dei dipinti. Le serate trascorse con lei sono piene di una grande dolcezza e confortano il Principe.

Poco dopo Genji incontra un nuovo personaggio femminile: la Seconda Dama delle Stanze  Interne (Gen no naishi no suke), una donna matura, civetta e molto frivola. Sedotta dal fascino e dalla bellezza di Genji, la donna lo assedia. Divertito dal suo comportamento libertino, insolito in una donna della sua età, il Principe finisce col cedere alle sue avances e trascorre una notte con lei: “Era più elegante del solito, abbigliata e pettinata con cura, l’abito forse troppo appariscente e il suo atteggiamento invitante: certo non si decideva a invecchiare, pensò egli guardandola con un certo disagio, ma allo stesso tempo, incapace di resistere alla curiosità di sapere cosa ella avesse in mente, provò ad attirare la sua attenzione tirando un lembo del suo strascico pieghettato: l’occhiata che ella gli rivolse, il volto nascosto dietro un ventaglio dipinto a colori vivaci, fu un lungo sguardo in tralice… **

Il Comandante del Quarto Rango Maggiore (Tō no Chūjō), che subito scopre questa relazione, progetta anch’egli di conquistare la dama in questione.  Trascurata da Genji, la dama accetta volentieri di essere consolata da Tō no Chūjō. Ma capita anche che una notte i due giovani si ritrovino insieme nella stanza della dama e ne nasca una situazione di grande imbarazzo…

Alla settima luna, la Signora del Glicine è promossa Imperatrice e fa il suo ingresso a Palazzo: “... agli occhi del giovane Signore che non riusciva a rassegnarsi, la sua immagine, chiusa nel palanchino imperiale, appariva lontana e irraggiungibile. Mormorò fra sé e sé:

Smarrito

fra le tenebre del mio cuore

che non hanno fine

la vedo scomparire

al di sopra delle nubi”.***

L’Imperatore mira così a bilanciare il potere della famiglia della sua sposa principale, la Signora di Kokiden (Kokiden no ōgisaki) e a mettere in futuro sul suo stesso trono il bimbo di Fujitsubo che egli crede suo figlio, un bimbo che a mano a mano che il tempo passa assomiglia sempre più al suo vero padre, Genji: “ma per quanto la Principessa si tormentasse, sembrava che nessuno ci facesse caso. In effetti, come sarebbe potuto mai venire al mondo qualcuno la cui bellezza fosse pari alla sua, ma che non gli somigliasse?”****

Genji compie ora vent’anni e viene promosso Consigliere.

 

  * Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, traduzione di Maria Teresa Orsi, Einaudi, Torino, 2012, p. 146 .

**  Ivi, pag. 157.

*** Ivi, pag. 163.

**** Ibidem.

Anonimo (periodo Edo), Illustrazione del Genji monogatari, Nagoyashi hakubutsukan (Museo municipale della città di Nagoya).

 

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 Capitolo VI

 

Suetsumuhana

末摘花

Il fiore di cartamo

 

 

Nel quale si racconta di un’avventura bizzarra di Genji con una principessa riservata e non bella, e del piacere di far musica.

Genji ancora affranto dalla morte improvvisa, fra le sue braccia, di Yūgao, bella e discreta, “svanita come la rugiada sui fiori di yūgao”, rimpiange la sua tenerezza, circondato com’è da dame altezzose e ricercate.

Incorreggibile nonostante le esperienze passate, seguitava a desiderare una donna che pur senza godere di una grande fama agli occhi del mondo lo mettesse a suo agio con la dolcezza e perciò, se solo sentiva parlare del fascino di qualcuna, non mancava di prestare ascolto e, quando gli sembrava che potesse essere la persona giusta, le mandava un sia pur breve messaggio, e può sembrare una cosa ovvia dire che ben difficilmente gli capitava di essere respinto.”*

Un giorno Genji ascolta con grande interesse Taifu no myōbu (figlia di una delle sue nutrici e anch’essa giovane dama in servizio presso la Corte) che gli parla della figlia del Principe di Hitachi, Suetsumuhana. Dalla morte del padre la principessa vive nella più profonda solitudine, in preda a un grande scoramento, in una residenza semidiroccata. Unica compagnia  il kin, che ama suonare e in cui eccelle.

In una notte di luna velata, con l’aiuto di dama Taifu,  Genji si reca al padiglione della Principessa e, di nascosto, si avvicina alle sue stanze e la sente suonare il kin, la cetra cinese.  Nella pressi della dimora si aggira anche il suo amico Secondo Comandante della Guardia (Tō no Chūjō), il quale ha anch’egli desiderio di corteggiare la giovane donna.  I due se ne vanno insieme, senza essere stati visti dalla Principessa e “salirono sullo stesso carro e si diressero verso la residenza del Gran Ministro della Sinistra, accompagnandosi lungo il cammino con il suono dei loro flauti, mentre la luna si nascondeva leggiadra dietro alle nuvole. Entrarono di nascosto senza farsi annunciare e in un passaggio appartato si cambiarono d’abito, indossando le vesti di Corte, e quindi presero a suonare il flauto con aria innocente, come se fossero appena rientrati dalla residenza del Sovrano, e il Gran Ministro, che come sempre non perdeva occasione di unirsi a loro, li accompagnò con il flauto di Koma. La sua abilità era fuori discussione e la sua musica bellissima, al punto che, al di là delle cortine di bambù, anche le dame di compagnia più abili presero i koto e si unirono al concerto.”**

Rientrati nelle loro stanze, Genji e il Secondo Comandante inviano lettere alle quali la Principessa  non risponde, ritrosa e timida com’è e in più educata all’antica. Di fronte all’indifferenza della giovane, Genji sembra perdere qualsiasi  interesse, mentre passano i mesi e le stagioni. Ma all’arrivo dell’autunno, quando il ricordo della dolcezza di Yūgao ricompare, Genji richiama la myōbu e le chiede ragione del comportamento della Principessa: “Se avesse l’età in cui si ignorano le cose del mondo, oppure se non fosse in grado di agire liberamente, il suo riserbo sarebbe comprensibile, ma se mi sono comportato così è stato perché la ritenevo persona dotata di giudizio e discernimento. Le mie aspettative sarebbero state esaudite se, ora che mi sento solo e infelice, avesse mostrato di comprendere i miei sentimenti. Non desidero una delle solite, banali  avventure, ma solo fermarmi per un poco sulla veranda della sua casa.”***

Fermamente deciso a conquistarla prima del suo amico, Genji torna alla residenza della Principessa per parlarle e cercare di sedurla ma la donna, priva com’è di esperienza circa le cose del mondo e le relazioni fra donne e uomini, sembra spaventata.

Dopo essere stata preparata e abbigliata in modo appropriato dalle sue dame, la Principessa riceve Genji, tenendosi nascosta dietro a un paravento. Mentre egli le rivela i propri sentimenti, la giovane non sa cosa rispondere, essendo del tutto priva di spirito. Jijū, figlia della sua nutrice e sua dama di compagnia, esasperata dall’atteggiamento inconcludente della sua padrona, risponde al suo posto. Genji allora penetra nella stanza della Principessa e la trova irrigidita dalla paura e dalla timidezza. Indispettito dall’atteggiamento selvatico della donna, Genji se ne va di soppiatto, abbandonandola nel mezzo della notte.

Nei giorni seguenti il Principe è occupato dalla preparazione dell’uscita dell’imperatore (Kiritsubo-in) al Suzaku-in, in occasione della festa dedicata all’Imperatore abdicatario. Genji dimentica a poco a poco la giovane figlia del Principe di Hitachi. L’autunno passa e l’assenza prolungata e il disinteresse di Genji turbano la Principessa.

Una sera, però, dopo essersi detto che forse vedendola in viso “gli avrebbe riservato una piacevole sorpresa e che era stato solo per via dell’oscurità di quella notte che gli era parsa un po’ strana” Genji torna a visitarla e trascorre la notte con lei. Al mattino seguente, curioso di vedere finalmente il suo viso alla luce riflessa dalla neve in giardino, la convince ad accompagnarlo nella galleria esterna e la osserva con discrezione. Scopre così un volto irregolare in cui campeggia un naso dalla punta arrossata. Si allontana in fretta dalla donna.

Commosso tuttavia dalla situazione penosa di abbandono in cui versa, decide di prenderla sotto la sua protezione. E torna a trascorrere un’altra notte con lei. Ascoltando finalmente il suono della sua voce, ride, divertito e sorpreso dal fatto che lei infine abbia osato rivolgergli la parola.

Rientrato nella sua residenza di Nijō, il Principe ritrova la Fanciulla del Murasaki “graziosa nella sua giovinezza ancora immatura” . Insieme dispongono le bambole e disegnano, giocando, scherzando “come una coppia ben assortita”. Irridendo dentro di sé quel volto sgraziato, Genji prende un po’ del carminio utilizzato per disegnare e con quello si tinge di rosso la punta del naso, osservando il proprio volto allo specchio. La piccola Murasaki ne ride e, preoccupata che egli non riesca a rimuoverlo, si avvicina per aiutarlo a strofinare via quel buffo colore.

 

 * Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, traduzione di Maria Teresa Orsi, Einaudi, Torino, 2012, p. 123 .

**    Ivi, p. 126.

*** Ivi, p. 128.

Immagine tratta dal catalogo Genji monogatari emaki, Nagoya, Tokugawa Bijutsukan, 1995.

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Capitolo V                                                                                                                

   Wakamurasaki

    若紫

 

 

                                    La giovane pianta di “murasaki”                                                                                                                                                                                                         

Nel quale si racconta del Principe Genji, di una sua malattia e della scoperta di una fanciulla che avrà un ruolo importante nella sua vita.

Genji ha compiuto 18 anni ed è ammalato, febbricitante. Si reca quindi sulle colline a nord della capitale,  per ricevere le cure di un anziano eremita dalla fama di guaritore. Poco lontano dai padiglioni che ospitano i monaci, addentrandosi su per la collina nel corso di una passeggiata, Genji scopre un recinto isolato che rinchiude un padiglione dove giovani donne e bambine colgono fiori.  Deciso a fermarsi in loco a pernottare per completare gli esorcismi prescritti dal guaritore, Genji , in compagnia del solo Koremitsu, si avvicina alla casa e scruta attraverso il recinto. Mentre una monaca che ancora reca il ricordo di un’antica bellezza salmodia un sutra, entra correndo nel padiglione una fanciulla di una decina d’anni: “del tutto diversa dalle altre, il suo volto grazioso lasciava intuire quanto sarebbe stata bella da grande.”*

La bimba si inginocchia accanto alla monaca: “Il suo viso era molto aggraziato, la linea delle sopracciglia naturale e delicata, e i capelli, tirati sulla fronte in modo infantile, le scendevano leggiadri ai lati del viso. Sarebbe stato piacevole vederla quando fosse diventata grande, pensò egli osservandola. Rendendosi conto a un tratto che se non poteva staccare gli occhi da lei era perché la bimba assomigliava moltissimo a quella persona che più di ogni altra restava nel suo cuore, si commosse fino alle lacrime.”*

La fanciulla, infatti, lo colpisce non solo per la purezza della sua bellezza, m anche per la sua somiglianza con la sposa favorita dell’Imperatore suo padre, la Principessa del Padiglione del Glicine (Fujitsubo no Chūgō), che egli ama segretamente. L’interesse che il principe sente per la fanciulla è al suo culmine quando scopre che essa è in realtà proprio la nipote della Principessa, essendo figlia del fratello maggiore di lei, il Principe Capo dell’Ufficio degli Affari Militari. Avendo perduto la madre, la piccola Murasaki è allevata dalla nonna materna fattasi monaca. Il giovane sente allora crescere in sé il desiderio di occuparsi della sua educazione e di farne la donna ideale. Malgrado la reticenza della monaca, Genji moltiplica le sue richieste, invano.

Al suo ritorno nella capitale, ritrova la sua consorte Aoi no ue, la quale lo accoglie con la freddezza abituale: “Seduta composta come le principesse che appaiono nei rotoli illustrati di qualche romanzo, perfetta e controllata nei minimi gesti,  se solo fosse stato possibile, rivelandole i propri pensieri e parlandole del suo viaggio fra i monti, ottenere il suo interesse e una risposta appropriata, sarebbe stata molto attraente, ma in realtà restava distaccata, quasi considerandolo una presenza  imbarazzante, come se con il passare del tempo la distanza fra loro fosse aumentata sempre più, e tutto questo era impensabile e doloroso. – Una volta tanto gradirei che vi comportaste in modo più familiare, come tutte le persone di questo mondo. Sebbene sia stato molto ammalato non vi siete neppure informata sulla mia salute, e se la cosa non mi sorprende, la trovo comunque spiacevole.” **

Ben presto i suoi pensieri si volgono verso  la Principessa del Padiglione del Glicine e verso quella fanciulla che le assomiglia tanto.

Qualche giorno più tardi, il Principe approfitta del soggiorno della Principessa Fujitsubo presso la sua famiglia di origine, dove si è recata per curarsi da un malessere, per introdursi presso di lei, il tempo di una notte: “ma quel breve incontro, che era al di fuori di ogni ragionevolezza, gli parve lontano dalla realtà  e simile a un sogno. La Principessa del Padiglione del Glicine, per cui anche solo il ricordo dell’inammissibile episodio che era avvenuto in passato fra di loro era fonte di continua sofferenza, aveva deciso che non ci sarebbero stati altri incontri e ora era inquieta e infelice, ma sebbene tentasse di tenerlo a distanza nondimeno era più dolce e affascinante che mai, e il suo comportamento, così delicato da farlo sentire in imbarazzo, confermava che era diversa da ogni altra donna e lo portava a chiedersi, con una certa amarezza, come fosse possibile non trovare in lei alcun difetto. Sarebbe mai riuscito a dirle tutto quello che desiderava? Per farlo avrebbe dovuto trovarsi sul monte Kurabu, che non conosce l’alba, ma purtroppo la stessa brevità della notte estiva dava a quel convegno un’inaspettata sofferenza.”***

Fujitsubo no Chūgō, che è sia la sposa favorita dell’imperatore che la matrigna di Genji, si lamenta del destino che ha messo Genji sul suo cammino. La principessa è tanto più disgustata dal suo errore quando si accorge – ben presto – che il malessere che l’ha colpita è in realtà sintomo di una gravidanza. Scopre così di attendere un figlio da Genji. Le dame che le sono più vicine la circondano, proteggendola e facendo sì che l’Imperatore si creda il padre del bimbo che sta per nascere. In quell’autunno malinconico si interrompe inevitabilmente lo scambio di lettere fra Genji e Fujitsubo e il Principe ne è profondamente addolorato.

Poco prima dell’inizio dell’inverno, la giovane Murasaki si trasferisce nella capitale con la nonna, la cui fine si approssima. Il Principe si reca subito al capezzale dell’anziana monaca che gli esprime la sua riconoscenza e gli domanda, inoltre, di prendersi cura della nipote.

Dopo la morte della monaca, Genji va a prendere la fanciulla prima che suo padre, il Principe Capo dell’Ufficio degli Affari Militari (Hyōbukyō no miya) non cerchi di far valere i suoi diritti sulla bambina.  Genji installa così Murasaki nella sua residenza e inizia a provvedere alla sua educazione.

Quando egli arrivava gli andava subito incontro, chiacchierava serena e si lasciava abbracciare senza esitazioni o timore e il suo comportamento era assolutamente delizioso. In genere, quando la gelosia o la presunzione rendono un legame difficile, si è portati a prendere le distanze per evitare spiacevoli ripercussioni e se poi anche l’altra persona prova rancore è naturale che ne derivino conseguenze irreparabili, mentre invece quella fanciulla era per lui una compagnia del tutto gradevole e senza difetti. Certo, se fosse stata sua figlia, una volta raggiunta l’età che aveva, non avrebbe potuto comportarsi con tanta familiarità, dormendo e svegliandosi tranquillamente accanto a lui, ma era probabile che egli la considerasse una creatura diversa da ogni altra, da custodire con cura particolare.”****

 

 * Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, traduzione di Maria Teresa Orsi, Einaudi, Torino, 2012, p. 95 .

** Ivi,  p. 104.

***Ivi, p. 107.

****Ivi, p. 121.

Anonimo, Genji monogatari gajō: Wakamurasaki, Idemitsu bijutsukan, Tōkyō.

 Immagine tratta da:  Genji monogatari. Sennen no kagayaki 源氏物語移千年のかがやき(Genji monogatari. Un millennio di splendore), Kyōto, Shibunkakushuppan, 2008, p. XX.

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