La luna velata in giardino. 10 agosto 2014.

In queste notti di luna velata d’estate, così bella e così misteriosa, mi torna alla mente una dama che amava la luna velata, Oborozukiyo no kimi, uno dei personaggi femminili più riservati e seducenti del Genji monogatari.

Teri mo sezu

kumori mo hatenu

haru no yo

oborozukiyo no

shiku mo zo naki.

Nulla che valga

una notte di luna appena velata

in primavera,

che non splenda del tutto

e non del tutto coperta da nubi.*

Oborozukiyo no kimi (Notte di luna indecisa) è la sesta figlia del Ministro della Destra (Udaijin) e sorella minore della dama del Kokiden (Kokiden no ōgisaki), sposa imperiale dell’imperatore (Kiritsubo-in). Nel libro VIII del Genji monogatari ha un’avventura con il principe Genji benché sia promessa all’erede imperiale (Suzaku-in).  

I festeggiamenti terminarono a notte avanzata. Quando i dignitari si allontanarono e anche l’Imperatrice e l’erede al trono si furono ritirati nelle proprie stanze, tutto tornò tranquillo, ma la luna che saliva luminosa nel cielo ero uno spettacolo a cui Sua Signoria Genji, preso da una leggera ebbrezza, non poteva essere indifferente: ora che le dame al seguito del Sovrano stavano dormendo, forse gli si poteva offrire un’opportunità altrimenti inimmaginabile, pensò, e si diresse con cautela verso il Padiglione del Glicine, ma vide che anche la porta della dama di compagnia a cui avrebbe potuto rivolgersi era chiusa e allora, con un sospiro, ancora incapace di rassegnarsi, provò ad avvicinarsi alla stanza esterna del Kokiden e si accorse che qui la terza porta a partire da nord era aperta. […] Anche la porta a cardine all’interno era aperta e non si avvertiva alcun segno di vita.

“È così che si vengono a creare situazioni rischiose”, si disse, mentre si avvicinava alla soglia della stanza principale per spiare all’interno. Pareva che tutti fossero addormentati, quando a un tratto udì una voce giovane e garbata, che certo non poteva appartenere a persona di basso rango: “Nulla che valga una notte di luna appena velata…”. Una donna, incredibile a dirsi, stava avanzando verso di lui. Al colmo della gioia la trattenne per la manica ed ella sembrò spaventata: – Mi fate paura! Chi siete dunque?

– Non avete nulla da temere, – le disse e poi recitò:

Velata è la luna

che vi affascina in questa tarda notte

prossima al tramonto

ma non così vago 

il legame che ci unisce,

– e dopo averla sollevata tra le braccia la portò nella stanza esterna chiudendo la porta alle loro spalle.”**

 

In seguito Oborozukiyo no kimi diventa Reggente del Servizio Interno e si installa al Kokiden. A Corte, la dama ormai è al servizio dell’Imperatore e gode dei favori di Sua Maestà. Come prima, la donna continua a scambiare lettere con Genji, di cui è innamorata. Questi approfitta dell’assenza di suo fratello, l’Imperatore, per recarsi da lei in piena notte. All’alba un pioggia torrenziale conduce negli appartamenti delle dame il padre di Oborozukiyo che sorprende la coppia in flagrante. (libro X).

Lo scandalo che ne segue è una delle ragioni dell’esilio di Genji e della sua caduta in disgrazia. Nel libro XXIV il principe si intrattiene una notte con la dama, rimasta sola dopo la partenza dell’imperatore, entrato in religione. Parlando tutta la notte con il principe, la donna realizza di essere divisa fra i suoi sentimenti per Genji e la paura di essere vista insieme a lui e di dar adito a chiacchiere. All’alba Genji contempla i grappoli di glicine del giardino che gli ricordano il banchetto dei glicini (si veda il libro VIII). Non potendo trattenersi oltre, il principe la lascia e andandosene coglie un ramo che le fa recapitare.

In seguito  la dama decide a sua volta di farsi monaca, malgrado i sentimenti che prova per Genji (libro XXV).

 

* Waka di Ōe no Chisato dallo Shin Kokin wakashū, citato in  Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, Torino, Einaudi, 2012, p. 1309. Traduzione di Maria Teresa Orsi.

** Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, Torino, Einaudi, 2012, pp. 166-167. Traduzione di Maria Teresa Orsi.

 

Illustrazione per il libro VIII del Genji monogatari.

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Nigatsudō, Nara, una domenica di Pasqua tra i ciliegi. 31 marzo 2013.

Il nodo (o musubi) è qualcosa di molto importante nella cultura giapponese e comunica significati comprensibili immediatamente a chi sa interpretarne la grammatica. Nella foto, che ho scattato in una dolcissima domenica della scorsa primavera, un cordoncino arancione annodato secondo il tradizionale stile agemaki si staglia contro una grata di legno annerito dal tempo e dal fumo sulla veranda del Nigatsudō (padiglione del Todaiji), a Nara.

Il nodo a tre anelli (agemakimususubi) è fatto con un cordone intrecciato a formare 3 anelli riuniti da un nodo da cui pendono due lembi terminanti con due frange. Questo nodo, il cui nome significa  “rialzare e avvolgere”, ha una storia molto antica. In epoca arcaica il termine definiva un tipo di pettinatura riservata a ragazze e ragazzi. Mentre in epoca moderna Agemaki è il nome di una personaggio del dramma kabuki Sukeroku, una splendida oiran (o cortigiana di alto livello) la cui pettinatura reca sulla nuca quello stesso nodo. Ma nell’immaginario comune il riferimento immediato è al titolo del 47° capitolo del Genji monogatari, “Agemakimusubi”.

Nel capitolo si racconta che nel tempio di Uji la donna di cui il principe Kaoru è vanamente innamorato, Ōigimi, e sua sorella celebrano il primo anniversario della morte del loro padre e la fine del lutto.  Kaoru, facendo riferimento ai cordoni di cinque colori destinati ad annodare le scatole di legno pregiato contenenti l’incenso per i riti buddhisti, compone versi che alludono all’intrecciarsi di un legame…

 

“[Kaoru], dopo aver messo per iscritto i suoi voti, esprimendo l’intenzione di dedicare ai buddha scritture e immagini, aggiunse una poesia che presentò alle due sorelle:

 

In questo nodo

a tre anelli, si possa stringere

per sempre il nostro legame

come i fili che si intrecciano

in uno stesso luogo.

 

La Prima Signora [Ōigimi], per quanto di malavoglia, rispose:

 

Come è possibile

stringere un legame quando

il filo della vita

è così fragile da non sostenere neppure

le perle delle lacrime.”*

 

 

* Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, Torino, Einaudi, 2012, p. 984. Traduzione di Maria Teresa Orsi.

 

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Cap.  9

 

Aoi

 

La festa delle foglie di aoi

 

Nel quale molti e importanti avvenimenti accadono a turbare la vita di Genji e delle persone che lo circondano.

Due anni sono trascorsi dal banchetto sotto ai fiori. L’Imperatore Kiritsubo-in ha abdicato a favore di suo figlio (Suzaku-in), fratello di Genji e figlio della Signora del Kokiden (Kokiden no ōgisaki). Intanto il figlio illegittimo di Genji (Reizei-in) e dell’Imperatrice Fujitsubo no chūgū ottiene il titolo di Principe Ereditario e Genji è promosso Generale.

In occasione del cambio di regno, la Terza Principessa, figlia di Kokiden, è scelta per sostituire la Sacerdotessa di Kamo che si è appena ritirata. Giunge il giorno della Purificazione; è uno spettacolo senza pari quello che ha luogo lungo il Primo Viale. Dame e dignitari assistono alla sfilata del corteo, molto solenne. Spinta dalle dame del suo entourage, la consorte di Genji, Aoi no ue, accetta di recarvisi, nonostante sia spesso assente dalle cerimonie ufficiali. La folla e la moltitudine di carri ostruiscono il passaggio. Grazie alla sua scorta, il carro della consorte di Genji trova finalmente posto, ma l’amante di Genji, la Signora del Padiglione del Sesto Viale (Rokujō no miyasudokoro) ha in questo modo la visuale ostruita, e si sente umiliata da questo fatto.

Poco dopo, Genji si reca presso Murasaki, alla residenza del Secondo Viale, al fine di ritrovare un poco di calma. Prima di condurla alla festa di Kamo, le taglia lui stesso i capelli e scambia con lei dei componimenti poetici.

Il rancore della Signora del Padiglione del Sesto Viale è di una violenza estrema. La disputa sopravvenuta in occasione della cerimonia di Purificazione ha svegliato in lei una gelosia senza limiti verso la consorte di Genji che la dama considera come sua rivale. Il suo rancore è tanto più forte che se ne sente sfibrata. Dal canto suo la sposa di Genji, che è incinta, si ammala. Soffre terribilmente e sembra essere posseduta da uno spirito maligno. Genji, inquieto per lei e per il bimbo che porta, fa chiamare gli esorcisti ma neppure i più grandi specialisti sanno spiegare il male che l’ha colpita.

Fra gli spiriti, forse di morti, forse di esseri viventi, che si manifestarono trasferendosi sul medium e dichiarando alcuni il proprio nome, soltanto uno si rifiutò caparbiamente di allontanarsi dall’inferma e, pur senza provocarle sofferenze particolari, non volle lasciarla neppure per un attimo. Era un’ostinazione fuori dall’ordinario, capace di resistere anche al potere di asceti di grande fama. Si cominciò a sospettare che potesse essere lo spirito vivente di qualcuna delle dame che egli frequentava in segreto.” °°°

Certi accusano la Signora del Padiglione del Sesto Viale, la cui gelosia e il cui rancore vanno crescendo. La malata, la cui fine è vicina, chiede di parlare al proprio sposo che si reca subito al suo capezzale. I suoi discorsi e i suoi modi sono identici a quelli della sua rivale. Genji acquista allora la certezza che lo spirito malvagio della Signora del Padiglione del Sesto Viale si è impossessato di lei. La stessa Signora, del resto, è turbata da quello che sente accaderle:

Ne fu allarmata, dicendosi che per quanto si fosse lamentata per il proprio infelice destino non si era mai augurata che l’altra soffrisse, ma forse, chissà, era davvero possibile che uno spirito tormentato costretto ad allontanarsi dal corpo agisse in tal modo […] da quel giorno della purificazione sul Kamo, quando per un banale incidente era stata umiliata e ignorata, la sua mente non era riuscita a pensare ad altro e il suo cuore non aveva più trovato pace e, forse proprio per questo, quando si concedeva un attimo di sonno, spesso le capitava di vedere in sogno se stessa mentre si recava a casa di una donna molto bella, che forse era proprio la consorte di Sua Signoria, e in preda a un’ira violenta e spaventosa che non aveva riscontro nella realtà la colpiva e la trascinava qua e là, ed era una cosa terribile, agghiacciante, ma se davvero il suo spirito avesse abbandonato il corpo?, si chiedeva smarrita […]“* °°°

Nasce Yūgiri, il figlio di Genji e della sua consorte, Aoi no ue. Il bimbo è molto bello; la sua somiglianza con il Principe Ereditario, figlio illegittimo di Genji, è evidente. Molto colpito dalla malattia della sua sposa, Genji resta presso di lei, ma la dama muore improvvisamente. Il Principe, sconvolto dal dolore, medita di prendere i voti e ritirarsi ma presto cambia idea pensando a Murasaki, la sua giovane protetta.

Poco dopo, riceve una visita dal suo amico Tō no Chūjō che è stato promosso Comandante di Terzo Rango. Questi tenta di distrarlo affrontando svariati argomenti di conversazione. In particolare evoca la relazione del Principe con la Seconda Reggente del Servizio Interno (Gen no Nashi no suke), dama attempata e civetta, che prende in giro.

Nel corso degli anni Murasaki è diventata una bella giovane e la sua somiglianza con la zia, la Principessa del Padiglione del Glicine (Fujitsubo no chūgū) è sempre più evidente agli occhi del Principe. Dopo averle fatto comprendere che la sua età non è più di ostacolo fra di loro, Genji trascorre una prima notte con lei e ne fa la sua sposa. Il giorno dopo Murasaki resta tutto il giorno a letto e si rifiuta di ricevere il Principe: la giovane ha infatti il sentimento di essere stata tradita da colui che amava di un amore innocente: “Era davvero così giovane, pensò commosso, e trascorse l’intera giornata accanto a lei cercando inutilmente di consolarla, ma proprio quella sua ostinazione lo riempiva ancor più di tenerezza.”**

Che lo voglia o meno, Murasaki è ormai diventata la nuova consorte di Genji.

*  Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, traduzione di Maria Teresa Orsi, Einaudi, Torino, 2012, p. 184.

** Ivi, p. 202.

°°°  (Pur con tutto il rispetto, mi permetto di alterare la punteggiatura della traduzione allo scopo di rendere la lettura meno difficoltosa).

 

Anonimo, Aoi jō, Genji monogatari emaki, periodo Edo, Nagoyashi hakubutsukan.

 

 

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Due fra i maggiori specialisti italiani di letteratura di periodo Heian (794-1185), Maria Teresa Orsi, traduttrice straordinaria del Genji monogatari e Andrea Maurizi, sensibile studioso e traduttore di testi narrativi e poetici del periodo, dialogano in pubblico, coordinati da Virginia Sica, docente all’Università Statale di Milano e traduttrice anch’essa.

Un incontro davvero da non mancare.

L’ingresso è libero.

Per raggiungere il Polo di Mediazione Linguistica a Sesto San Giovanni da Milano basta scendere alla stazione Sesto Marelli della linea 1 della metropolitana. La sede dell’università è a qualche centinaio di metri, davvero poco lontana.

 

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 Capitolo 8

 

Hana no en

花宴 

Il banchetto sotto ai fiori

 

Nel quale si racconta di danze di primavera dalla bellezza incomparabile e dell’incontro di Sua Signoria Genji con la Dama della Luna velata.

In primavera, alla fine del secondo mese, l’Imperatore Kiritsubo-in (padre di Genji) che è all’apogeo del suo regno, organizza un banchetto sotto al ciliegio del Padiglione Meridionale. La Signora del Padiglione del Glicine (Fujitsubo no chūgū) e la Signora del Kokiden (Kokiden no ōgisaki), entrambe consorti imperiali, affiancano l’Imperatore. Musiche e danze si susseguono fino al tramonto. Il Principe Ereditario (Suzaku-in), figlio della Signora del Kokiden, incorona Genji di fiori e lo incoraggia a danzare, in ricordo della festa delle foglie d’autunno. Sua Signoria esegue allora qualche movimento della danza detta del Canto dell’usignolo di primavera; lo spettacolo è di una bellezza incomparabile.

A sua volta, il Secondo Comandante della Guardia Imperiale e Capo della Cancelleria (Tō no Chūjō) interpreta brillantemente la danza detta del Giardino di salici e fiori. Per congratularsi l’Imperatore gli fa dono di una veste.

Al momento della recitazione di componimenti poetici, il talento di Genji è ancora una volta molto apprezzato. E la stessa Fujitsubo, l’Imperatrice, “ogni volta che lo guardava, si chiedeva perché mai la Dama del Kokiden l’odiasse tanto e non poteva fare a meno di affliggersi per l’attrazione che provava per lui.

“Fosse stato possibile

contemplare quel fiore

al pari degli altri

non una sola stilla di affanno

si sarebbe posata sul mio cuore”,

mormorò fra sé, ma come avrebbe potuto lasciar trapelare i suoi sentimenti?*

Al termine del banchetto Genji, leggermente ubriaco, entra negli appartamenti delle dame per rendere visita alla consorte preferita dell’Imperatore, la Signora del Padiglione del Glicine,  ma trova la sua porta chiusa.

Mentre tenta di raggiungerla attraverso un’altra galleria, scorge sul suo cammino una donna che nasconde il suo viso dietro a un ventaglio. La giovane sconosciuta, che recita un componimento poetico dedicato alla luna, altri non è che la sesta figlia del Ministro della Destra, promessa al principe Ereditario Suzaku-in, poi chiamata la Dama della Luna velata (Oborozukiyo no kimi). Genji, ignorando la sua identità, la ferma e la attira a sé. Spaventata, la giovane tenta di chiamare aiuto, poi, riconoscendo la voce del Principe, “ne trasse un po’ di conforto. Era turbata dagli avvenimenti, ma non desiderava essere giudicata insensibile o scontrosa. Egli, forse ancora sotto l’effetto dell’ebbrezza, non si rassegnava a lasciarla andare e dal canto suo la donna era troppo giovane e arrendevole per opporsi a lui”. **I due trascorrono la notte insieme e, all’alba, si scambiano i ventagli.  Si lasciano mentre nelle stanze attigue le dame della residenza si stanno svegliando.

Il giorno successivo Genji trascorre l’intera giornata con Murasaki. La fanciulla non cessa di crescere in bellezza e i suoi progressi nello studio del sō no koto sono straordinari. In seguito si reca alla residenza del Ministro della Sinistra e visita la sua consorte (Aoi no ue), sempre estremamente fredda nei suoi confronti.

Il Ministro si congratula con Genji per l’esecuzione della danza del giorno prima.

Intanto, dopo la notte trascorsa con lei, Sua Signoria non smette di pensare alla Dama della Luna velata.

In occasione di un altro banchetto che ha luogo sotto i glicini presso la residenza del Ministro della Destra, egli la ritrova attraversando gli appartamenti delle dame e la osserva attraverso le tende. Gli amanti si scambiano allora dei componimenti poetici: “egli si avvicinò e attraverso un’apertura della sottile tenda del kichō la prese per mano.

Smarrito sul monte Irusa

dove vibrano gli archi di catalpa

mi apparirà ancora

la luna che ho appena

intravisto all’alba?

Perché dunque? – provò a dire a caso, ed ella, forse incapace di resistere, gli disse di rimando:

Se davvero vi sta a cuore

come potreste

smarrirvi, anche se la luna

tesa come la corda di un arco

non compare nel cielo?”  ***

 

* Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, traduzione di Maria Teresa Orsi, Einaudi, Torino, 2012, p. 166 .

** Ivi, p.167.

*** Ivi, p. 172.

Genji monogatari gajō, periodo Momoyama, Kyōto Kokuritsu Hakubutsukan.

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