I buoni propositi vengono ben presto accantonati, a Tōkyō. Le mie note di viaggio si arenano quasi subito. Tōkyō si vive, non si racconta. Tōkyō la vivo, o cerco di farlo, ogni volta al meglio delle mie possibilità, lasciandomi trascinare da collegamenti di passi e sottopassi, di uscite di stazioni, di piccole strade in cui incontri ragazzini che giocano a baseball e ti sembra di essere in un villaggio o, come scriveva Angela Carter, “strade in cui ti sembra che sia sempre domenica”.Il tempo si macina troppo in fretta, a Tōkyō. E non ne abbiamo abbastanza.

Troppe cose da fare, da vedere, e poi basta che un gruppo di ciliegi lungo un canale periferico attiri la tua curiosità per farti saltare i programmi, per farti cambiare idea. Il ritmo della folla ti trasporta, quel salto alla libreria di Aoyama che doveva, appunto, essere un salto, si trasforma in un momento infinito di scoperte. Perdi la cognizione del tempo. Sia che tu vada a visitare  una spettacolare mostra di paraventi della scuola Rimpa al Nezu Museum (e che emozione gli iris di Ogata Korin!, che splendore quell’indaco, quel verde), sia che che ti attardi lungo Aoyama dōri per il mercato “biologico” del sabato pomeriggio, tutto profumi e sensazioni di gusto, o che incontri un amico appena giunto dall’Italia al Muji café di Yurakuchō e chiacchieri per ore, guardando intanto le persone che si alternano ai tavolini.

Il tempo si consuma e non si misura, se si è, come noi, in vacanza. Ma a Tōkyō il tempo, e la vacanza, hanno per me una qualità diversa. Sento che vorrei tornare a scrivere di questa città, riprendere in mano di nuovo il mio piccolo libro su Tōkyō, ormai vecchio di dieci anni, per metterlo al passo con questo cuore pulsante e vitale, con le sue nuove grandezze, con le sue debolezze. Con la sua umana, tanto umana, bellezza.

 

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2 Risposta to “Haru nikki. Note di primavera. 3.”

  1. Rossella ha detto:

    Davvero! Impossibile resistere a tutte le proposte e le tentazioni di Tokyo! Ha proprio ragione, Barbara san. Circa il libro, è possibile che lo pubblichi in proprio. Ci metto mano ora e se trovo un piccolo finanziamento, lo farò uscire quanto prima, ci conti! Buon proseguimento di viaggio!

  2. Barbara ha detto:

    Gentile Rossella, sarebbe bellissimo se riproponesse un aggiornamento del suo libro su Tokyo – che lessi, naturalmente – e spero in un aggiornamento “corposo”!
    Il Nezu Museum è una tappa fissa dei miei programmi, oltre all’Idemitsu Museum e all’Hatakeyama, dato il mio interesse per il chado. Ormai ho imparato che questi luoghi offrono ogni volta che riesco a venire in Giappone delle mostre incredibili e imperdibili. Quest’anno voglio provare anche lo Yamatane Museum of Art, ad Ebisu, che oltre ad un buon programma di mostre – quella che verrà inaugurata il 22 aprile p.v. “A World of Flowers ― from the Rimpa School to Contemporary Art” ha anche uno shop e caffè dove propongono wagashi ispirati alle opere…come resistere?

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