Kimono e letteratura: Tanizaki Jun'ichiro.

Kimono e letteratura: Tanizaki Jun’ichiro.

Taeko, già completamente abbigliata per lo spettacolo, se ne stava immobile, appoggiata a una colonna, mentre O-haru le infilava i tabi. Solo gli occhi si volsero verso la bimba: la pesante pettinatura giapponese non si mosse. Natural­mente, Etsuko sapeva che da dieci giorni la zia, per prepararsi allo spettacolo di danze, indossava kimono e si acconciava i capelli alla foggia antica; tuttavia, nel vederla così cambiata restò sor­presa. Il kimono di Taeko era il più interno dei tre kimono in­dossati da Tsuruko il giorno delle nozze. Poiché i tempi consiglia­vano l’economia la fanciulla aveva deciso subito di non farsi un kimono nuovo per l’occasione: poi s’era ricordata che nella casa principale, a Ōsaka, dovevano esserne rimasti alcuni molto belli. Negli anni della maggiore prosperità, il loro padre aveva incari­cato tre artisti famosi di dipingerli, scegliendo come soggetti i tre punti più pittoreschi del Giappone: il santuario di Itsukushima su sfondo nero, le isole coperte di pini della baia di Matsushima su sfondo rosso e il porto di Amanohashidate su sfondo bianco. Il kimono sembrava nuovo, in quanto era stato indossato solo una volta per poche ore, sedici anni prima. Così vestita di bianco, con un obi di damasco nero, Taeko appariva più imponente e matura del solito, un poco somigliante a Sachiko. Il suo bel visetto roton­do aveva assunto quell’aria di placida dignità che le mancava quando indossava abiti europei.

 

Tanizaki Jun’ichirō

 

(1943)

Da Neve sottile (Sasame yuki), trad. di  Olga Ceretti Borsini, Milano, Longanesi, 1973, p. 174.

 

* Illustrazione da Onnahito sekai, maggio 1927. Fonte: Matsumoto Shinako, Takabatake Kashō: Taishō, Shōwa retro byūtii, Tokyo: Kawade shōbo, 2004, p. 68.