Shichigosan all'Ikuta jinja di Kobe. 15 Novembre 2015.

Shichigosan all’Ikuta jinja di Kobe. 15 Novembre 2015.

Verso Kōbe.

Da Nara a Ōsaka in treno, scopro che i colori dell’autunno sono milioni. Non lo sapevo. Ma attraversando campi di covoni raggruppati, paesaggi in cui spiccano gli alberi di kaki, dai rami nudi di foglie e carichi di frutti colorati, e gli aranci, chini sotto il peso di globi giganteschi e gialli, le siepi di camelie dall’intenso rosso, ecco, sì, solo ora me ne rendo conto. L’autunno si dispiega davanti ai nostri occhi, in una giornata soleggiata che sembra di fine estate.

Arriveremo a Kōbe, perché è “shichigosan”, la festa delle bambine di 3 e 7 anni, dei maschietti di 5. All’Ikuta jinja i bambini sfoggiano i kimono più belli. Una bimba indossa quello che aveva indossato sua mamma alla sua età per la stessa occasione. E’ la nonna a raccontarcelo con orgoglio e ce la spinge davanti per la foto.

Altri si sottomettono di buon grado alle foto di rito e a quelle un po’ meno rituali della straniera dai capelli bizzarri che forse li inquieta un po’. Ma alla fine sorridono impettiti davanti all’obiettivo. Mentre tutto attorno è un movimento di miko in hakama rossi indaffarate a vendere giocattoli, omamori portafortuna, a dare indicazioni, mentre un pupazzo enorme saluta i bambini e li invita a percuotere un enorme tamburo: è di buon augurio, e inoltre è divertente e chi ci prende gusto poi fa fatica a staccarsi, tocca alla mamma o alla nonna intervenire.

Un pasto veloce al Muji café (“ma davvero non c’è in Italia?” mi chiede la mamma dell’amica) – legno chiaro e gusto scandinavo di linee e cromatismo – e poi via, verso il parco Meriken, verso il mare, attraversando i viali eleganti e nel rutilare delle foglie abbondanti che li ricoprono. Visiteremo la Biennale d’arte in riva al mare, tutti insieme.

Nubi leggere in volo alla Biennale d'arte nel parco Meriken lungo il mare. Kobe, 15 novembre 2015.

Nubi leggere in volo alla Biennale d’arte nel parco Meriken, lungo il mare. Kobe, 15 novembre 2015.

Accanto, proprio accanto, è la torre del porto e quando cade la sera e le luci sfavillano non c’è niente di meglio che salire e ammirare la bellezza di questo paesaggio. Navi da crociera dal profilo illuminato solcano le acque scure cariche di riflessi e tutto attorno brilla la città.

Kōbe, ferita e subito guarita, orgogliosa e ricostruita, non dimentica. Parte del porto resta inabissata, i lampioni caduti, a perenne ricordo del terremoto. Ma Kōbe è rinata. Certo, potrebbe essere Genova – il profilo del monte Rokko alle spalle, con le sue stazioni termali a portata di mano e, davanti, la sopraelevata, che corre parallela al mare. Potrebbe essere Genova, ma non lo è. La sua eleganza è assoluta, non si discute. Il suo stile è inconfondibile. Ogni volta Kobe ci sorprende e ci incanta.

La ritroveremo fra qualche giorno, quando le luminarie di dicembre ce la riveleranno ancora nuova, ancora bella.

Si fa sera a Kobe. 15 novembre 2015.

Si fa sera a Kobe. 15 novembre 2015.

Alla cara Chie Oshima.

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