Itō Shinsui (1898-1972), Donna che si trucca, 1928. Stampa a colori su matrice di legno. Collection Elise Wessels – Nihon no hanga, Amsterdam.

 

Quest’anno mi voglio accingere a scrivere liberamente d’un tema che in passato esitavo persino a menzionare, qua sopra. Ho sempre evitato di discutere dei miei rapporti sessuali con Ikuko, per timore che lei di nascosto potesse leggere il mio diario e offendersene. Direi che sa esattamente in quale cassetto dello studio trovarlo. Ma ho deciso di non darmene più pensiero. Certo, nata da un’antica  famiglia tradizionalista di Kyoto e cresciuta in un ambiente feudale, conserva, ancora al giorno d’oggi, molto moralismo antiquato: anzi, quasi se ne fa vanto. Pare improbabile che sia capace di posare gli occhi sugli scritti personali del marito. Ma questo non è del tutto sicuro. Se ora, per la prima volta, il mio diario riguardasse soprattutto la nostra vita sessuale, sarà capace di resistere alla tentazione? Per sua natura è una donna chiusa, che ama i segreti, sta sempre sulle sue, finge di non sapere e non facilmente esprime ciò che ha nel cuore; quel che è peggio, tutto questo a lei pare modestia femminile. Anche se io ho diversi nascondigli per la chiave nel cassetto dove tengo questo diario e di tanto in tanto li cambio, una donna come lei può averli già scoperti tutti. E poi, senza affaticarsi a trovare i nascondigli, è facile procurarsi una copia della chiave… Ho detto che “non voglio darmi pensiero”, ma forse di darmi pensiero ho già smesso da parecchio tempo; forse dentro di me speravo che lo leggesse. E allora, perché chiudere il cassetto e nascondere la chiave?

 

Tanizaki Jun’ichirō, La chiave (Kagi), Milano, Oscar Mondadori, 1971.

Traduzione dal giapponese di Toguchi Satoko.

 

 

Anche riletto a distanza di tempo, questo romanzo di Tanizaki- pubblicato nel 1956 – mantiene inalterato, secondo me, tutta la sua carica trasgressiva e perturbante. Credo sia sempre stato, almeno qui in Italia, un romanzo più discusso  (soprattutto all’epoca della sua trasposizione cinematografica) che non letto davvero. Ed è un peccato. Perché non riprenderlo in mano in una delle tante ristampe disponibili?

 

La mia copia, come si vede dalla data riportata qui sopra, è davvero carica di anni ed è legata alla mia storia personale come un caro ricordo, la dolce memoria dell’estate dell’esame di maturità (1978). L’attesa della sessione d’esame trascorsa in compagnia delle amiche più care, le mie compagne di banco, in un paesino del Friuli. Praticamente una vacanza, per noi che avevamo studiato tutto l’anno e che pure pensavamo di aver bisogno di un ripasso generale da fare insieme al fresco, in montagna. Una notte, una fiera serale in una cittadina vicina, città d’acque e di verde, piccola, ennesima Venezia, ci porta davanti a una libreria aperta. Vedo il libro in vetrina, entro e lo acquisto senza sapere nulla né dell’autore né del romanzo…

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