Le donne, un poeta, le vesti, gli amori…

Un capolavoro della letteratura di periodo Heian, l’Ise monogatari, rivive nella nuova splendida traduzione di Andrea Maurizi.

Che inizia così:

Katsukawa Shunshō (1726-1792), La sillaba い: il villaggio di Kasuga, dalla serie I racconti di Ise nelle stampe nishiki alla moda (Fūryū nishikie Ise monogatari), stampa nishiki, Museum of Fine Arts, Boston.

Uno volta un uomo, subito dopo il compimento della maggiore età, si recò a cacciare con il falco nei terreni che possedeva nei pressi del villaggio di Kasuga, non lontano dalla capitale Nara. Nel villaggio abitavano due sorelle giovani e dal fascino aristocratico, e all’uomo bastò osservarle di nascosto attraverso le fessure della recinzione della loro abitazione per infatuarsene. La giovane età e i modi raffinati delle fanciulle mal si adattavano all’atmosfera dell’antica capitale. Il nobile pensò di dedicare loro una poesia che tracciò su un lembo reciso della propria veste, un kariginu decorato con complessi motivi ornamentali.

 

Kasugano no / wakamurasaki no / surigoromo / shinobu no midare / kagiri shirarezu.

Simile ai disegni screziati

impressi sul mio abito

è la confusione che agita il mio cuore

a causa delle giovani piante di murasaki

dei campi di Kasuga.

 

In passato gli uomini si dilettavano con raffinati passatempi, e forse il giovane nobile ritenne appropriato e di buon gusto comporre la suddetta poesia perché ispirato dai versi:

 

Michinoku no / shinobu mojizuri / tare tue ni / midaresomenishi / ware naranaku ni.

Per chi

se non per voi

il mio cuore si confonderebbe

fino a ricordare i disegni screziati

dei tessuti del Michinoku.

 

I racconti di Ise (Ise monogatari), a cura di Andrea Maurizi, Venezia, Marsilio, 2018, pp. 47 e 48.

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