Utagawa Kuniyoshi, Yamato Takeru: Yatsuhashi, dalla serie Koto nishiki imayo kuni zukushi (Le province nello stile moderno del broccato di Edo), 1852 circa.

 

A oriente vi è il distretto di Kashima, a meridione l’insenatura di Saga, a occidente il monte Tsukuba, a settentrione il distretto di Naka.

 

Gli anziani narrano che in passato queste terre erano abitate da due tribù, gli Yama no Saheki, ovvero tribù dei monti, e i No no Saheki, cioè tribù della piana che i locali chiamano rispettivamente Tsuchikumo e Yatsukahagi.* Dappertutto scavavano grotte dove fissavano la propria dimora. Se giungevano altre genti, si nascondevano negli anfratti e uscivano fuori solo quando costoro si fossero allontanati. Avevano I’indole dei lupi ed erano impassibili come i gufi; erano spie attente come i topi e abili nelle ruberie come i cani. Niente li persuadeva a farsi avvicinare e si tenevano sempre più lontano dalla civilizzazione. Allora, l’augusto Kurosaka della famiglia Oho no Omi attese che le tribù fossero fuori dalle grotte per far riempire con rovi i luoghi dove dimoravano. Poi, ordinò a combattenti a cavallo di scagliarsi contro di loro e di inseguirli. Le tribù di Saheki, come di solito, fuggirono nelle grotte, ma finirono fra i rovi, pungendosi e ferendosi mortalmente. È per questo motivo che il nome di questa landa, Ubaraki, include la parola ubara, che significa “rovo”. 

Il cosiddetto distretto di Ubaraki si trova attualmente a occidente del distretto di Naka. In passato, la sede del distretto era proprio a Ubaraki. Un detto popolare dice: “terra di Ubaraki, rovi dalle acque -”. 

Secondo un altro racconto, Yama no Saheki e No no Saheki erano tribù di banditi, saccheggiavano e vagavano per il paese nella depravazione, minacciando e ammazzando. Allora, l’augusto Kurosaka per annientare quei mascalzoni fece costruire una barriera di rovi. Per questo il nome di questa terra è Ubaraki, che signifìca “fortezza di rovi”. 

L’augusto Takekoro, avo dei signori di Ubaraki, fu al servizio della corte di sua altezza la sovrana Okinaga Tarashi, detta poi Jingū,** fino alla nascita dell’augusto sovrano Homuda, dopo la morte conosciuto come Ōjin. L’augusto Takekoro ebbe otto figli. Uno dei figli mezzani, Tsukuha no Oni, è l’avo degli Yuwe no Muraji del distretto di Ubaraki. 

A sud-ovest del distretto vi è il cosiddetto fiume di Shizuku. La sua sorgente sgorga sul monte Tsukuha e il suo corso scorre da occidente a oriente attraversando il distretto nel mezzo, fino a sfociare nel mare di Takahama. 

Omissis 

In questo luogo, nella bella stagione quando i fiori sono profumati e nella stagione fresca delle foglie che cadono, giungono genti su palanchini o con barche. In primavera le coste sono dipinte da mille colori, in autunno le rocce sono tinte da centinaia di fogliami. Si ode il cinguettio degli usignoli nelle piane, si ammira la danza delle gru sulla riva. Sui lidi si affollano giovani dei villaggi e fanciulle delle marine, mercanti e contadini vanno e vengono a bordo di piccole barche. Anche in estate, nelle calde mattine e nei pomeriggi rossi di sole, amici con gli inservienti si radunano sulla costa ad ammirare l’orizzonte lontano. Quando spira il vento che increspa le onde, chi schiva la calura si rinfranca anche dai propri turbamenti. Quando si allunga l’ombra delle alture, chi cerca frescura trova serenità. 

Una canzone recita: 

Onde lontane,
onde che si avvicinano
ai lidi di Takahama,
si avvicinano sì, come si avvicinano i cuori

ma non mi avvicinerò io, mia diletta. 

 

E un’altra:

 

Sui lidi di Takahama
il vento agita le onde
e agita anche me, che l’amo.

Ah, se potessi chiamarla “sposa”, 

ma “rude” mi chiamò ella. 

A dieci miglia a occidente rispetto alla sede del distretto si trova il colle Kuhahara. In passato, l’augusto sovrano Yamato Takeru si fermò su quel colle a consumare un pasto. Allora, ordino agli addetti all’acqua di scavare un nuovo pozzo di limpida sorgente. Sgorgò acqua pura e cristallina, e poiché ci si poteva abbeverare disse: ..Ah, che acqua pura!” Che nell’idioma del posto suona “Yoku tamareru mizu kana”. È per questa ragione che ancora oggi il nome del villaggio è Tamari, che significa “purezza”.

 

Hitachi no kuni fudoki, inizi dell’VIII sec.

Traduzione di Antonio Manieri.

 

Da: Hitachi no kuni fudoki. Cronaca della provincia di Hitachi e dei suoi costumi,

sezione “Distretto di Ubaraki”, Carocci, Roma, 2013, pp. 97-103.

*Tsuchikumo, lett. “ragni di terra”, e Yatsukahagi, lett. “stinchi lunghi’, sono denominazioni dispregiative delle tribù autoctone del luogo anteriori all’assimilazione alla cultura Yamato. 

**Jingū è una sovrana giapponese che sarebbe vissuta fra il 169 e il 269 circa.

Consorte del sovrano Chūai (?-?, r. 192?-200?), il quattordicesimo monarca, alla morte del marito

resse il regno fino alla nascita del figlio Homuda, che sarebbe diventato il sovrano Ōjin. 

 

🗻⛩🗻

La cronaca della remota provincia di Hitachi, nel nord-est del Giappone, è stata compilata in cinese da anonimi funzionari per adempiere ai loro compiti amministrativi. Risale all’VIII secolo. È uno dei cinque fudoki pervenutici. Le descrizioni dei territori, le leggende sull’origine dei nomi, la citazione di episodi e personaggi storici collegati alla regione sono state raccolte dagli anonimi compilatori insieme a canti popolari, a componimenti poetici, ossia all’espressione lirica dell’animo degli abitanti di quella provincia, lasciando così per noi, a distanza di tanti secoli, la testimonianza suggestiva di un’epoca, di una comunità.

Ma cos’è un fudoki?

Si tratta di rapporti ufficiali sulle province, comprendenti notizie sulla geografia dei luoghi, la toponomastica, la storia, i costumi dell’area osservata. Vennero redatti da funzionari all’inizio dell’VIII secolo, per conto dell’imperatrice Genmei (regnavit 708-714 d.C.). Della sessantina che dovevano essere stati redatti, se ne sono conservati solo cinque, più o meno completi. Di questi, solo il fudoki della provincia di Izumo è rimasto nella forma originale e risale al 733. Gli altri fudoki rimasti sono quello della provincia di Harima (ora Hyōgoken, del 715 circa), quello di Hitachi (ora Ibarakiken, del 715 circa), quello di Bungo (ora Ōitaken, del 740 circa) e quello di Hizen (ora Sagaken, del 740 circa). Rimangono inoltre numerosi frammenti di altri fudoki. Il testo curato da Antonio Manieri per Carocci è il primo fudoki tradotto in lingua italiana.

 

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