Tsukioka Kōgyo (1869-1927), Amanti cinesi, 1910 circa.

In passato viveva un uomo chiamato Zhang Wencheng. Era bello e affascinante, amava gli incontri galanti e poiché era dotato di una straordinaria sensibilità tutte le donne lo trovavano irresistibile.

In quei tempi il sovrano aveva una consorte splendida, che superava in bellezza tutte le altre. Zhang lo venne a sapere e suo malgrado se ne innamorò a tal punto da pensare che senza di lei la vita non fosse degna di essere vissuta; il pensiero di lei lo tormentava ogni momento, da sveglio e nel sonno; non poteva confidare ad alcuno i suoi sentimenti, né c’era modo di farle sapere del suo amore, così violento. Dopo lunghi anni passati in vana attesa, forse per un legame stretto in una vita precedente, la consorte del sovrano apprese del profondo sentimento che Zhang Wencheng nutriva per lei. Ricambiò il suo amore, ma la sua posizione non le permetteva di abbandonarsi ai propri sentimenti; il tempo continuava a passare senza che lei potesse consolare il suo amato in alcun modo. Eppure, chissà come, riuscirono a trascorrere insieme una notte. Fu come sognare in un sogno.

In seguito, Zhang Wencheng continuò a bagnare le sue maniche con lacrime di sangue;* per le usanze cinesi, tuttavia, se si fosse risaputo del loro legame, lui sarebbe stato immediatamente messo a morte, anche se fosse stato un importante ministro, e quindi non si incontrarono mai più. Anche la consorte dell’imperatore se ne dispiacque oltre ogni dire, ma la sua posizione era talmente alta che non c’era modo di scambiarsi nemmeno una lettera. L’uomo si trovò a invidiare i protagonisti della leggenda della settima notte,** che almeno si incontravano una volta all’anno e continuò a versare lacrime segrete.

Con prudenza, entrambi mantennero celati i propri sentimenti, cosicché nessuno di accorse di niente. Passò il tempo, e Zhang Wencheng scrisse un racconto che aveva come tema un amore impossibile e ne fece dono alla consorte.

 

Sono annegato

nella disperazione,

a causa delle mie pene d’amore.

Eppure, mai rimpiangerò

il nostro incontro.

 

L’opera di Zhang Wencheng si intitola Visita alla dimora delle immortali, ed è giunta anche qui da noi. Si dice che ogni volta che la consorte la leggeva era presa da grande commozione. Lei era l’imperatrice Zetian, consorte dell’imperatore Gaozhong dei Tang.

 

Dal Kara monogatari (Racconti cinesi),

antologia di aneddoti della tradizione cinese attribuita a Fujiwara no Shigenori (1135-1187).

Traduzione e curatela di Maria Chiara Migliore.

Edizioni Ariele, Milano, 2015, pp. 55-57.

*Si intendono lacrime copiose: espressione ricorrente nella letteratura cinese classica.

**Riferimento all’antica tradizione cinese (in Giappone festeggiata come Tanabata) dell’amore contrastato fra  la Tessitrice Celeste e il Madriano, trasformati in stelle e a cui venne permesso di ritrovarsi solo una notte all’anno.

 

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Ho scelto come lettura per oggi la delicata e forse del tutto leggendaria storia d’amore fra il poeta Zhang Whencheng (o Zhang Zhuo, 660-740) e l’imperatrice Zetian (623-705), consorte dell’imperatore Gaozhong (628-683) e prima e unica donna in Cina ad assumere il ruolo di imperatore. Come afferma la studiosa e traduttrice Maria Chiara Migliore nel commento all’aneddoto n° 9 del Kara monogatari, si ha notizia della storia d’amore fra il poeta e l’imperatrice solo da una fonte giapponese coeva al Kara monogatari, ma non da fonti cinesi: potrebbe trattarsi quindi di un’invenzione.

Avevo già introdotto brevemente il Kara monogatari qui:

https://www.rossellamarangoni.it/una-pagina-dal-kara-monogatari-autunno-il-flauto-e-la-luna.html

A questa pagina, invece, trovate l’aneddoto n° 10:

Mukashi mukashi. Contro l’epidemia, leggiamo! Un antico racconto, ad esempio.

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