Paris, avenue Velazquez. Domenica di pioggia. Ottobre 2014.

Una domenica di pioggia battente – autunno parigino. Ma una domenica “pas comme les  autres”. La cancellata dorata di avenue Velazquez rivela il quartiere altoborghese. Il parc Monceau è proprio in fondo a questo breve viale di palazzi eleganti dalle facciate mosse da balconi e fregi, di alberi dal fogliame coloratissimo e deciso a non cedere al vento e alla pioggia.

Ci porta qui la pioggia, dopo una mattinata spesa fra le stradine di Montmartre nell’ultima giornata di vendemmia (ma la vigna era ormai spoglia di grappoli e le strade erano traboccanti di folla); ci ritroviamo qui, dal quartiere-villaggio ormai arreso alle dure leggi di un turismo onnivoro, al quartiere austero il cui lusso ignora tutto ciò che non gli appartiene, incurante di tutto fuorché di se stesso. Ci mettiamo diligentemente in fila al riparo dei nostri ombrelli: l’occasione di questa mostra è ghiotta, ma non lo è solo per noi. “Le Japon au fil des sainsons”* è un’esposizione di poco clamore, forse, ma di certo è di grande sostanza e in questa città tutto ciò che è “Giappone” attira come il richiamo delle sirene. Nessuno sembra potervi resistere. 

Questa mostra, poi, mantiene tutto ciò che promette: una raffinatissima collezione di una quarantina di kakemono e alcuni paraventi, tutti provenienti dagli Harvard Art Museums (Robert and Betsy Feinberg Collection) e tutti opera di grandi artisti giapponesi attivi fra Settecento e Ottocento. Sono così rappresentate le maggiori correnti pittoriche della seconda metà del periodo Edo: Nanga, Maruyama-Shijō, Rinpa e la tarda Nihonga.

Sotto il simbolo della gru rubato a un paravento di Suzuki Kiitsu – fondo oro steso a larghe campiture, blu intenso di un corso d’acqua con volute di onde stilizzate – il Cernuschi ci regala un’introduzione chiara e non scontata al rapporto complesso che la cultura giapponese intrattiene da sempre con la natura: la pratica dello hanami, la predilezione per la luna, l’attenzione all’alternarsi delle stagioni, la simbologia di erbe e animali. Tutto, in questi dipinti, sembra esaltare la singola, peculiare bellezza di ogni stagione, di ogni mese. La bellezza mutevole e ogni volta rinnovata del mondo. 

Il paravento di Tawaraya Sōri in mostra al Cernuschi.

E questi dipinti, poco visti prima d’ora da sembrarci assolute novità, ci regalano un insospettato piacere. La sensazione di una scoperta.

Il verde smeraldo e il rosso ruggine delle chiome degli aceri del paravento di Tawaraya Sōri ci accompagnano mentre usciamo e attraversiamo il parco, con il suo pastiche bizzarro di rovine egizie e romane, di incongrui ponti veneziani.

Ha smesso di piovere e alzando lo sguardo ci sembra ancora di cogliere un poco di colore sui rami. La bellezza dell’autunno ci accompagna mentre attraversiamo boulevard de Courcelles e saliamo sul bus verso il Trocadero.

 

* Al Musée Cernuschi di Parigi fino all’11 gennaio 2015.

Sopra l'ingresso del museo... una gru attende. Parigi, ottobre 2014.

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