Quasi sera. Un ciliegio a Gion. Una primavera. (Aprile 2013).

 清水へ祇園をよぎる桜月夜こよい逢ふ人みなうつくしき。

Kiyomizu e

Gion wo yogiru

sakurazukiyo

koyoi au hito

mina utsukushiki.

Da Kiyomizu 

verso Gion, ciliegi

illuminati dalla luna.

È bello ogni volto 

che incontro questa notte.

 

Yosano Akiko

(1878-1942)

“Una sera, mente camminavo per una via presso il tempio di Gion, in direzione del tempio Kyomizu, la luna brillava dietro ai rami dei ciliegi come dietro a una cortina di bruma e tutti i passanti, uomini e donne, mi sembravano belli…” scrive Akiko in Uta no tsukuriyō (Comporre poesie, 1915), a proposito di uno dei suoi tanka più conosciuti e amati. Questi versi sono stati pubblicati per la prima volta sulla rivista Myōjō (Stella del mattino, pubblicata fra il 1900 e il 1908) nel maggio del 1901 e inseriti nella celeberrima raccolta Midaregami (Capelli scompigliati, agosto 1901), come tanka n° 18.

L’espressione sakurazukiyo 桜月夜 (ciliegi illuminati dalla luna), composta dai kanji di ciliegio-luna-notte è stata coniata dalla stessa poetessa che l’ha derivata da hoshizukiyo 星月夜 o “notte illuminata di stelle”.

 

Ai miei allievi. Ai miei amici.

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