Capitolo V                                                                                                                

   Wakamurasaki

    若紫

 

 

                                    La giovane pianta di “murasaki”                                                                                                                                                                                                         

Nel quale si racconta del Principe Genji, di una sua malattia e della scoperta di una fanciulla che avrà un ruolo importante nella sua vita.

Genji ha compiuto 18 anni ed è ammalato, febbricitante. Si reca quindi sulle colline a nord della capitale,  per ricevere le cure di un anziano eremita dalla fama di guaritore. Poco lontano dai padiglioni che ospitano i monaci, addentrandosi su per la collina nel corso di una passeggiata, Genji scopre un recinto isolato che rinchiude un padiglione dove giovani donne e bambine colgono fiori.  Deciso a fermarsi in loco a pernottare per completare gli esorcismi prescritti dal guaritore, Genji , in compagnia del solo Koremitsu, si avvicina alla casa e scruta attraverso il recinto. Mentre una monaca che ancora reca il ricordo di un’antica bellezza salmodia un sutra, entra correndo nel padiglione una fanciulla di una decina d’anni: “del tutto diversa dalle altre, il suo volto grazioso lasciava intuire quanto sarebbe stata bella da grande.”*

La bimba si inginocchia accanto alla monaca: “Il suo viso era molto aggraziato, la linea delle sopracciglia naturale e delicata, e i capelli, tirati sulla fronte in modo infantile, le scendevano leggiadri ai lati del viso. Sarebbe stato piacevole vederla quando fosse diventata grande, pensò egli osservandola. Rendendosi conto a un tratto che se non poteva staccare gli occhi da lei era perché la bimba assomigliava moltissimo a quella persona che più di ogni altra restava nel suo cuore, si commosse fino alle lacrime.”*

La fanciulla, infatti, lo colpisce non solo per la purezza della sua bellezza, m anche per la sua somiglianza con la sposa favorita dell’Imperatore suo padre, la Principessa del Padiglione del Glicine (Fujitsubo no Chūgō), che egli ama segretamente. L’interesse che il principe sente per la fanciulla è al suo culmine quando scopre che essa è in realtà proprio la nipote della Principessa, essendo figlia del fratello maggiore di lei, il Principe Capo dell’Ufficio degli Affari Militari. Avendo perduto la madre, la piccola Murasaki è allevata dalla nonna materna fattasi monaca. Il giovane sente allora crescere in sé il desiderio di occuparsi della sua educazione e di farne la donna ideale. Malgrado la reticenza della monaca, Genji moltiplica le sue richieste, invano.

Al suo ritorno nella capitale, ritrova la sua consorte Aoi no ue, la quale lo accoglie con la freddezza abituale: “Seduta composta come le principesse che appaiono nei rotoli illustrati di qualche romanzo, perfetta e controllata nei minimi gesti,  se solo fosse stato possibile, rivelandole i propri pensieri e parlandole del suo viaggio fra i monti, ottenere il suo interesse e una risposta appropriata, sarebbe stata molto attraente, ma in realtà restava distaccata, quasi considerandolo una presenza  imbarazzante, come se con il passare del tempo la distanza fra loro fosse aumentata sempre più, e tutto questo era impensabile e doloroso. – Una volta tanto gradirei che vi comportaste in modo più familiare, come tutte le persone di questo mondo. Sebbene sia stato molto ammalato non vi siete neppure informata sulla mia salute, e se la cosa non mi sorprende, la trovo comunque spiacevole.” **

Ben presto i suoi pensieri si volgono verso  la Principessa del Padiglione del Glicine e verso quella fanciulla che le assomiglia tanto.

Qualche giorno più tardi, il Principe approfitta del soggiorno della Principessa Fujitsubo presso la sua famiglia di origine, dove si è recata per curarsi da un malessere, per introdursi presso di lei, il tempo di una notte: “ma quel breve incontro, che era al di fuori di ogni ragionevolezza, gli parve lontano dalla realtà  e simile a un sogno. La Principessa del Padiglione del Glicine, per cui anche solo il ricordo dell’inammissibile episodio che era avvenuto in passato fra di loro era fonte di continua sofferenza, aveva deciso che non ci sarebbero stati altri incontri e ora era inquieta e infelice, ma sebbene tentasse di tenerlo a distanza nondimeno era più dolce e affascinante che mai, e il suo comportamento, così delicato da farlo sentire in imbarazzo, confermava che era diversa da ogni altra donna e lo portava a chiedersi, con una certa amarezza, come fosse possibile non trovare in lei alcun difetto. Sarebbe mai riuscito a dirle tutto quello che desiderava? Per farlo avrebbe dovuto trovarsi sul monte Kurabu, che non conosce l’alba, ma purtroppo la stessa brevità della notte estiva dava a quel convegno un’inaspettata sofferenza.”***

Fujitsubo no Chūgō, che è sia la sposa favorita dell’imperatore che la matrigna di Genji, si lamenta del destino che ha messo Genji sul suo cammino. La principessa è tanto più disgustata dal suo errore quando si accorge – ben presto – che il malessere che l’ha colpita è in realtà sintomo di una gravidanza. Scopre così di attendere un figlio da Genji. Le dame che le sono più vicine la circondano, proteggendola e facendo sì che l’Imperatore si creda il padre del bimbo che sta per nascere. In quell’autunno malinconico si interrompe inevitabilmente lo scambio di lettere fra Genji e Fujitsubo e il Principe ne è profondamente addolorato.

Poco prima dell’inizio dell’inverno, la giovane Murasaki si trasferisce nella capitale con la nonna, la cui fine si approssima. Il Principe si reca subito al capezzale dell’anziana monaca che gli esprime la sua riconoscenza e gli domanda, inoltre, di prendersi cura della nipote.

Dopo la morte della monaca, Genji va a prendere la fanciulla prima che suo padre, il Principe Capo dell’Ufficio degli Affari Militari (Hyōbukyō no miya) non cerchi di far valere i suoi diritti sulla bambina.  Genji installa così Murasaki nella sua residenza e inizia a provvedere alla sua educazione.

Quando egli arrivava gli andava subito incontro, chiacchierava serena e si lasciava abbracciare senza esitazioni o timore e il suo comportamento era assolutamente delizioso. In genere, quando la gelosia o la presunzione rendono un legame difficile, si è portati a prendere le distanze per evitare spiacevoli ripercussioni e se poi anche l’altra persona prova rancore è naturale che ne derivino conseguenze irreparabili, mentre invece quella fanciulla era per lui una compagnia del tutto gradevole e senza difetti. Certo, se fosse stata sua figlia, una volta raggiunta l’età che aveva, non avrebbe potuto comportarsi con tanta familiarità, dormendo e svegliandosi tranquillamente accanto a lui, ma era probabile che egli la considerasse una creatura diversa da ogni altra, da custodire con cura particolare.”****

 

 * Murasaki Shikibu, La Storia di Genji, traduzione di Maria Teresa Orsi, Einaudi, Torino, 2012, p. 95 .

** Ivi,  p. 104.

***Ivi, p. 107.

****Ivi, p. 121.

Anonimo, Genji monogatari gajō: Wakamurasaki, Idemitsu bijutsukan, Tōkyō.

 Immagine tratta da:  Genji monogatari. Sennen no kagayaki 源氏物語移千年のかがやき(Genji monogatari. Un millennio di splendore), Kyōto, Shibunkakushuppan, 2008, p. XX.

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