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	<title>Kyōto - Rossella Marangoni</title>
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	<title>Kyōto - Rossella Marangoni</title>
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		<title>Novità: corso a gennaio sulla cultura di periodo Muromachi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[editrice]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2021 14:20:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un corso per scoprire un&#8217;epoca straordinaria della storia del Giappone Dal 15 gennaio 2022 &#8211; online</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3 class="has-text-align-center wp-block-heading">Un corso per scoprire un&#8217;epoca straordinaria della storia del Giappone</h3>



<div style="height:22px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<p class="has-text-align-center"><strong>Dal 15 gennaio 2022 &#8211; online</strong></p>



<div style="height:22px" aria-hidden="true" class="wp-block-spacer"></div>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="565" height="800" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2021/12/Corso-Muromachi-loc.-falcone-565x800.jpg" alt="" class="wp-image-16366" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2021/12/Corso-Muromachi-loc.-falcone-565x800.jpg 565w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2021/12/Corso-Muromachi-loc.-falcone-400x566.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2021/12/Corso-Muromachi-loc.-falcone-141x200.jpg 141w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2021/12/Corso-Muromachi-loc.-falcone-768x1087.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2021/12/Corso-Muromachi-loc.-falcone-1085x1536.jpg 1085w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2021/12/Corso-Muromachi-loc.-falcone-1447x2048.jpg 1447w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2021/12/Corso-Muromachi-loc.-falcone-1568x2219.jpg 1568w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2021/12/Corso-Muromachi-loc.-falcone-scaled.jpg 1809w" sizes="(max-width: 565px) 100vw, 565px" /></figure><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/novita-corso-a-gennaio-sulla-cultura-di-periodo-muromachi/">Novità: corso a gennaio sulla cultura di periodo Muromachi</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Sguardi, visioni. Letture per farci compagnia. Miyako vista dal dottore degli Olandesi.</title>
		<link>https://www.rossellamarangoni.it/sguardi-visioni-letture-per-farci-compagnia-miyako-vista-dal-dottore-degli-olandesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 16:44:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14619" aria-describedby="caption-attachment-14619" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58.png"><img decoding="async" class="size-large wp-image-14619" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-600x336.png" alt="" width="600" height="336" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-600x336.png 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-200x112.png 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-400x224.png 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-768x430.png 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58.png 1242w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14619" class="wp-caption-text">Iwasa Matabei, Paravento a 6 ante del genere <em>rakuchūrakugai-zu </em>(con scene dentro e nei dintorni della Capitale), periodo Edo (XVII sec.), Tokyo National Museum, Tesoro Nazionale, part.</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Kio, o Miaco&#8230; in giapponese significa città. La definizione le spetta di preminenza, poiché vi risiede sua santità il Dairi, l&#8217;imperatore ecclesiastico ereditario, e per questo è considerata la capitale di tutto l&#8217;impero. È situata nella provincia di Jamatto [Yamato], in una vasta pianura, e si stende da nord a sud per tre quarti di un miglio tedesco e da est a ovest per mezzo miglio tedesco. È circondata da verdi, amene colline e da montagne, da cui sgorgano diversi fiumicelli e deliziose sorgenti. La città è più vicina alla montagna sul lato orientale, ove abbondano i templi, i monasteri, le cappelle e altri edifici religiosi, disseminati sui pendii, che avremo modo di visitare e di descrivere più accuratamente al nostro ritorno. Tre fiumi poco profondi attraversano o costeggiano la città da quella parte; il più grande e importante esce dal lago di Oitz; gli altri due scendono dalle montagne vicine e tutti si uniscono a formare un solo corso d&#8217;acqua, all&#8217;incirca nel centro della città, attraversato da un largo ponte, lungo duecento passi, chiamato Sensjonosas. Da questo punto in poi, il fiume dirige il proprio corso verso ovest. Il Dairi, con la famiglia ecclesiastica e la corte, risiede nella parte settentrionale della città, in una zona o quartiere speciale, formato da dodici o tredici strade e separato dal resto della città per mezzo di mura o fossati. Nella zona occidentale della città sorge un robusto castello di nuda pietra. Fu fatto costruire durante le guerre civili, a scopo di difesa personale, da uno degli imperatori ecclesiastici ereditari; ora vi alloggia il sovrano secolare, quando si reca in visita al Dairi. Nel punto di maggior lunghezza, misura centocinquanta <em>kin</em>, o braccia. Un profondo fossato in muratura, colmo d&#8217;acqua, corre tutt&#8217;intorno, e questo è a sua volta circondato da un largo spazio vuoto, o fossato asciutto. Al centro del castello si trova, com&#8217;è uso, una torre quadrata di diversi piani. Nel fossato vengono tenute delle carpe di tipo particolare, deliziose, alcune delle quali sono state offerte questa sera al nostro interprete. A guardia del castello v&#8217;è una piccola guarnigione, comandata da un capitano. Le vie sono strette, ma regolari, e corrono alcune verso sud, altre verso est. Trovandosi in fondo a una delle grandi strade, a causa della loro straordinaria lunghezza, della polvere e della gente che vi si affolla ogni giorno, è impossibile riuscire a vedere a occhio nudo l&#8217;estremità opposta. Le case, in genere, sono anguste, al massimo di due piani, costruite in legno, calce e argilla, secondo l&#8217;uso del paese, e con il tetto coperto con tavolette di legno. Vicino al tetto si trova sempre un secchio di legno pieno d&#8217;acqua, con tutti gli attrezzi necessari a spegnere un incendio.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><figure id="attachment_14614" aria-describedby="caption-attachment-14614" style="width: 318px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate.jpeg"><img decoding="async" class=" wp-image-14614" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-393x600.jpeg" alt="" width="318" height="485" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-393x600.jpeg 393w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-131x200.jpeg 131w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-768x1173.jpeg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-524x800.jpeg 524w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate.jpeg 1272w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14614" class="wp-caption-text">Frontespizio della History of Japan, vol. 1, London, 1728.</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La città chiamata Miaco è il più grande magazzino dei manufatti e delle merci giapponesi e il maggiore centro mercantile dell&#8217;impero. Non v&#8217;è quasi casa in questa grande capitale ove non si venda o fabbrichi qualche cosa. Qui si raffina il rame, si coniano monete, si stampano libri, si tessono le stoffe più pregiate con fiorami d&#8217;oro e d&#8217;argento. Le più rare e belle tinture, i più raffinati intagli, ogni sorta di strumenti musicali, dipinti, scrigni laccati, ogni tipo d&#8217;oggetto lavorato in oro e altri metalli, specialmente in acciaio, come lame ben temperate e altre armi, tutto viene fabbricato qui nel modo più perfetto, così come le vesti più lussuose, confezionate secondo i dettami più raffinati della moda, ogni tipo di giocattolo, marionette che muovono la testa da sole e innumerevoli altre cose, più di quante se ne possano qui elencare. In breve, qualsiasi cosa venga in mente, a Miaco la si può trovare e non v&#8217;è nulla di quanto viene importato dall&#8217;estero, mai comunque di così raffinata lavorazione, che qualche artigiano di questa capitale non tenti di imitare. Tutto considerato, non c&#8217;è da meravigliarsi se i manufatti di Miaco son divenuti celebri in tutto l&#8217;impero e vengono spesso preferiti a qualsiasi altro, anche se inferiori per qualche particolare, solo per il fatto d&#8217;essere stati prodotti a Kio. In tutte le vie principali non vi sono che poche case in cui non si venda qualcosa e, da parte mia, non potei fare a meno di chiedermi, ammirato, dove potessero procurarsi abbastanza clienti per una così ingente quantità di merci. È vero, però, che pochi passano per Miaco senza comperare qualcuno dei manufatti locali, vuoi per uso personale, vuoi per fare un regalo agli amici o ai parenti. Il supremo magistrato risiede a Miaco, ed è un uomo potente e di grande autorità, poiché esercita il comando supremo, al servizio dell&#8217;imperatore, su tutti i Bugjo, i governatori, gli amministratori e gli altri funzionari che hanno qualche incarico nel governo delle città imperiali, delle terre e dei possedimenti della corona in tutte le province occidentali dell&#8217;impero. Anche gli stessi prìncipi dell&#8217;Occidente devono in una certa misura dipendere da lui.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Engelbertus Kaempfer </p>
<p style="text-align: right;">(1651-1716)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>Storia del Giappone</em>, 1693<span class="Apple-converted-space">.</span></p>
<p style="text-align: right;"> Citato in:  Edwin Bayrd, <em>Kyoto</em>, Milano, Mondadori, 1973, pp. 139-140.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fb.png" alt="🗻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fb.png" alt="🗻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fb.png" alt="🗻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lo scienziato, naturalista e medico tedesco Engelbertus Kaempfer arrivò a Dejima, l&#8217;isola artificiale allestita nel porto di Nagasaki per ospitare la Casa commerciale olandese (Oranda shōkan), nel 1690 ed ebbe più volte occasione di accompagnare, in qualità di medico ufficiale, l&#8217;annuale ambasceria degli stranieri alla sede shogunale, Edo, percorrendo la Tōkaidō. La sua cronaca, stilata, in latino e tedesco, con lo sguardo e il rigore dello scienziato, è un&#8217;importante testimonianza del Giappone a cavallo fra XVII e XVIII secolo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"> </p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/sguardi-visioni-letture-per-farci-compagnia-miyako-vista-dal-dottore-degli-olandesi/">Sguardi, visioni. Letture per farci compagnia. Miyako vista dal dottore degli Olandesi.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. L&#8217;impero degli oggetti.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 08:35:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14574" aria-describedby="caption-attachment-14574" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-14574" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-600x450.jpeg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-600x450.jpeg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-200x150.jpeg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-400x300.jpeg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-768x576.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14574" class="wp-caption-text">Negozi a Ninenzaka. Kyōto, agosto 2007.</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">A cinque minuti di strada dalla mia nuova casa, verso oriente, c’era un tempio, dove presi l’abitudine di andare nelle mattinate di nebbia, quando il grigiore m’invadeva e la mente stentava a concentrarsi. Me ne stavo seduto, davanti alle alture, fitte di alberi, che si levavano verso il cielo, ad assaporare i vasti silenzi, un gong risonante alle mie spalle, e a cogliere i dettagli: un vecchio monaco sfregava e sfregava per ripulire un sentiero, una ragazza, tanto chiara quanto il laghetto davanti a lei, sedeva sulla piattaforma del tempio, un altro Jizō di pietra, circondato dalle offerte di madri addolorate, un Buddha seduto che emanava una sensazione di pace così forte da trasformarla in saggezza. Tra i templi di Kyoto situati sulle colline orientali ce n’è uno che sembra proprio fuori del mondo; lo si raggiunge dopo una fuga di scale che si inerpicano tra i pini, lontano dalla frenesia e dal rumore quotidiano della città. Eppure non si riusciva a dimenticare il mondo circostante: dal basso proveniva, attutito, il rumore, rimbombante e sconsolato, di un camion della nettezza urbana che eseguiva il suo melanconico rituale.</p>
<p style="text-align: justify;">A cinque minuti di strada da casa mia, verso occidente, c’erano delle sale di <i>pachinko</i>, i negozi di generi di conforto, e centri commerciali più moderni di quelli americani. Quando camminavo per le vie dei negozi, mi pareva di vagare in un mondo fantastico, fatto su misura per appagare i desideri dei bambini, acquietati da canzoni in versione <i>Muzak</i> e rassicuranti ninnananne. Sulla soglia del negozio locale di video da cui mi servivo, si udiva una voce metallica che diceva “Salve!” quando si entrava e “Grazie e arrivederci!” quando si usciva; il supermercato della zona, dopo avere trasmesso per tutto il giorno i messaggi delle offerte speciali, la sera all’ora di chiusura ammansiva i clienti con una lamentosa e insopportabile riedizione di <i>Auld Lang Syne</i>. Gli sbalorditivi <i>depatōs</i> [sic] &#8211; scatole compatte inserite in quel vero e proprio pacco dono che è questo paese moderno &#8211; non soltanto esagerano in modo vistoso in accessori, schermi, centri alimentari che si susseguono nei seminterrati, ma mettono anche a disposizione venti o più ristoranti nelle terrazze dell’ultimo piano e, sempre sulle terrazze, sale di divertimenti, non semplici sale giochi, ma interi luna-park, disordinatamente agglomerati nei cieli, che offrono la vista sulle colline e i templi da un lato, e dall’altro sconcertanti file di robot, montagne russe, pesci rossi in vaschette, procioni meccanici, e tunnel dell’orrore.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta pare che il Giappone sia una sorta di tintinnante casa della bambole, con elementi presi da tutto il mondo e ricostituiti per commercializzare sogni stranieri. Nel mio quartiere per esempio c’era il ristorante Ergo Bibamus, il panificio Notre Quotidien Pain a soli due isolati dal Our Daily Bread, e La Casa Felice, quasi tutti pieni di giapponesine della Kyoto Valley Girls in giacchetta da ginnastica con la scritta <i>Style vivant: nous nous aimons et nous vivons</i> che tendevano, presumo, a fare <i>arubaito</i> (lavoro part-time) per pagarsi le <em>vacances</em>. Poco lontano c’erano il Café-Bar Selfish, il Café Post Coitus, e la cafeteria Ringo, con le pareti ricoperte di manifesti dei Beatles, video non-stop delle ultimissime novità musicali menù disegnati come il L.P. <i>The White Album</i>, e persino una pubblicità che sollecitava la sottoscrizione alla squadra di calcio Ringo Star American. Tuttavia ogni volta che entravo in uno di questi luoghi, ispirati a soggetti di importazione, fosse esso il ristorante Shalom (con tutte le insegne in ebraico e in inglese), o il Moghul (propagandato da una ossequiosa figurina subcontinentale col turbante), oppure la cafeteria Mozart (specializzata nella Sacher), ebbene ovunque ero ricevuto da una squadra di giapponesine impeccabilmente educate, situate su entrambi i lati del bancone che svolgevano il loro ruolo in modo irreprensibile in una cornice di arredamento <i>esotico</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle strade cosmopolite, inoltre, pareva che ogni desiderio o bisogno fosse già stato preso in considerazione e ogni cliente veniva trattato come un Vip (nell’accezione del sistema per cui ai clienti viene concesso un suffisso onorifico in genere riservato agli dei o ai potenti). In uno dei miei giri intensivi in città trovai squisite paste francesi, <i>givrés</i> all’arancia, cassette di Lata Mangeshkar, che è raro trovare fuori dai confini dell’India, l’intero catalogo di New &amp; Lingwood, il merciaio della mia fanciullezza. Un’intera schiera di inservienti in livrea, bottoni d’oro tutti luccicanti, mi correva, letteralmente, incontro per servirmi ogni volta che mi capitava di precipitarmi, con i miei jeans sgualciti, in un lussuoso albergo per usare la toilette. Mi è sorto qualche volta il dubbio che i ricchi a New York possano, per via delle blatte nel lavandino e dell’immondizia fuori della porta, sentirsi defraudati, invece qui anche i poveri si sentono miliardari: infatti qualsiasi acquisto viene confezionato come se fosse un tesoro inestimabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel Giappone che stava colonizzando il futuro con ingegnose comodità, era già, naturalmente, un dato acquisito; eppure mi meravigliavo sempre quando vedevo le cameriere organizzare le ordinazioni con il computer; le catenelle alle uscite del Kentucky Fried Chicken, le macchine specializzate nel lavaggio delle scarpe da ginnastica o nell’asciugatura dei maglioni nella lavanderia a gettoni di cui ero cliente. Il tutto non si risolveva nel fatto che i giapponesi avevano inventato le schede telefoniche per evitare il disagio dei gettoni telefonici, ma nell’essere riusciti a traslare l’invenzione in arte: le carte magnetiche erano decorate con vedute di giardini zen, oppure delle montagne Hokusai,<span class="Apple-converted-space">  </span>[sic] oppure del Golden Gate Bridge, oppure con i protagonisti dei cartoni animati, oppure con le foto dei campioni di <i>sumō</i>, o degli idoli degli adolescenti o anche, lo appresi in seguito, con l’immagine della persona amata o dei propri cari. Chiunque può accedere a queste comodità comprandole per la strada dalle macchinette o nei negozi, rivestite da un involucro speciale perché non si smagnetizzino. Il mondo perfetto, infiocchettato nella confezione regalo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Pico Iyer</p>
<p style="text-align: right;">(n. 1957)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Melania Gagliazzo e Amedeo Poggi.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <i>Il monaco e la signora. Una stagione a Kyoto </i>(<i>The Lady and the Monk, </i>1991),</p>
<p style="text-align: right;">Milano, Feltrinelli, 1994, pp. 41-44.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f381.png" alt="🎁" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f381.png" alt="🎁" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f381.png" alt="🎁" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;intellettuale e scrittore angloindiano Pico Iyer vive dal 1992 a Nara con la moglie giapponese. La sua attuale visione del Giappone, dopo tanti anni di residenza, sarà senz&#8217;altro più complessa e sfumata, ma quando vi arrivò nel 1991, come emerge da ciò che racconta in questo libro che è tante cose diverse (un libro di viaggio, un romanzo, un saggio) fu molto probabilmente anche lui esposto al virus del giapponismo, alla meraviglia e all&#8217;innamoramento. Non si spiega altrimenti l&#8217;uso di certe espressioni (tipico il ricorrente &#8220;giapponesine&#8221;) e certe considerazioni che, lette ora, possono lasciare il lettore avvertito davvero perplesso. E divertito.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-limpero-degli-oggetti/">Japonismes. Letture per farci compagnia. L’impero degli oggetti.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Claudel al Ryōanji.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 13:02:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al pittore Seiho Takeuchi Uno dei principi della setta Zen è che le grandi Verità sono ineffabili. Non possono essere insegnate, si comunicano all’anima per una specie di contagio. Un ragionamento sarà sempre neutralizzato da un altro ragionamento, ma il tumulto in fondo al nostro cuore non potrà resistere a lungo contro il silenzio, né&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-claudel-al-ryoanji/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Claudel al Ryōanji.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14516" aria-describedby="caption-attachment-14516" style="width: 464px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14516" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-600x800.jpg" alt="" width="464" height="619" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-600x800.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-150x200.jpg 150w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-400x533.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-768x1024.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987.jpg 1932w" sizes="auto, (max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14516" class="wp-caption-text">Pietre e muschio al Ryōanji. Kyōto, aprile 2009.</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: right;">Al pittore Seiho Takeuchi</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei principi della setta Zen è che le grandi Verità sono ineffabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possono essere insegnate, si comunicano all’anima per una specie di contagio. Un ragionamento sarà sempre neutralizzato da un altro ragionamento, ma il tumulto in fondo al nostro cuore non potrà resistere a lungo contro il silenzio, né l’acqua contro il riflesso. Ci consigliano di ascoltare e se viene prospettato ai nostri occhi un punto di vista che ci insegni a non cambiare posizione per un minuto, sarà stata seminata in noi l’idea di immobilità. Il male è uno stato di isolamento e di violenza; non riusciremo a restarci più di quanto il <i>la</i> non si prolunghi sui violini quando l’elemento piacevole a poco a poco gli venga sottratto dal flauto.</p>
<p style="text-align: justify;">E quel mattino di gennaio a Kyoto, mentre andavo a visitare, nel recinto del vecchio giardino solitario di Ryuanji [sic], quel “paesaggio” semplice fatto di 15 pietre e di sabbia, che si ritiene rappresentare non so quale favola infantile di pantere e di tigri (la tigre sarebbe suggerita piuttosto dal disegno regolare che fanno i denti del rastrello, quelle increspature del mare quando il vento lo fa sembrare un giardino coltivato intorno a tre isolotti che sono come la firma e il sigillo e lo stemma scolpito dell’artista sulla superficie della pagina) io so bene che qui c’è stata soltanto un’astuzia dell’eremita defunto ad attirarmi per quella strada cosparsa di rami morti; l’insidia alla mia sinistra era quella dello stagno così puro che non saprebbe sfuggirgli neanche il più piccolo ramoscello degli alberi spogliati dall’inverno né il colloquio col niente di quei trofei lacerati di porpora bruna che è diventata la chioma suprema della foresta inclinata verso quel contemplatore mortificato fra i suoi argini penitenti. Anch’io per quel poco che il mio piede ha sostato sul ponte di pietra, il cui livello fa chiudere idealmente il cerchio sotto di me, sento che mi è stata trafugata un’<i>impressione </i>dal ghiaccio di questo inverno incorruttibile e che mi sono fatto prendere un pegno. Mi circondano alberi sepolti nel muschio come se il mondo intorno a me fosse condannato alla caducità ed entro nell’eternità attraverso il portico della vecchiaia. Davanti a me c’è soltanto la foresta e i primi gradini di una scala che sale, e quel tempio tarlato sotto i rami più che al riposo è il richiamo alla fine improvvisa, opacità del supremo testimonio seduto qui per l’addio e vinto dalla decrepitezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta l’arte degli antichi pittori giapponesi (che quasi sempre erano dei religiosi) si spiega se si comprende che il mondo visibile era per loro un’allusione perpetua alla Saggezza, come quel grande albero laggiù che dice no per noi al male con una lentezza inesprimibile. Allusione e non illusione. E se noi leggiamo nei Libri Sacri che la Sapienza è appostata ad attenderci anche nei posti inverosimili come gli angoli delle strade e i quadrivi delle scuole e dei tribunali, quanto di più naturale incontrarla al sorgere del sole, vicino a quell’aratro mezzo affondato nel solco, sotto quell’albero tremante di freddo nella corazza di neve e di vetro? Anche nelle parti più materiali della nostra natura c’è qualcosa che si amalgama interiormente con la verità come sulle lastre coreane la polvere d’oro col nero animale. Come quella vista presenta al nostro sguardo diretto soltanto una superficie opaca e confusa e aspetta che si siamo voltati per dissolvere dietro di noi il suo segreto e colpirci al fianco col suo dardo più acuto, così l’artista offrendoci un fiore, una barca, un uccello, si riferisce a un mondo più sospeso che assente congiunto a quello che passa e che non potrebbe essere abitato da nessun altro. Come chi va a caccia con le trappole indica un nascondiglio con un certo segno fatto sopra un albero col suo coltello. Niente ci attrae come quella zampa di martin pescatore disegnata con la punta più fine del pennello e quel tratto affilato e sottile!</p>
<p style="text-align: justify;">E ora guardate quel rotolo abbagliante che si svolge davanti a noi! È il mare fra le isole. O moralisti, a che pro tante spiegazioni e teorie e minacce, quando sappiamo che la lordura in noi è inconciliabile con lo zaffiro? Che il colore e il profumo liberano i nostri sensi invece di renderli schiavi? È soltanto un’anima purificata che saprà comprendere l’odore della rosa.</p>
<p style="text-align: justify;">(gennaio 1925)</p>
<p style="text-align: right;">Paul Claudel</p>
<p style="text-align: right;">(1868 -1955)</p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Maria Antonietta Di Paco Triglia.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>L&#8217;uccello nero del Sol Levante</em> (<em>L&#8217;Oiseau noir dans le soleil levant</em>, 1965), Rimini, Il Cerchio,  1996, pp. 57-58.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f38c.png" alt="🎌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f1eb-1f1f7.png" alt="🇫🇷" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f38c.png" alt="🎌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Figura complessa di poeta e diplomatico dalla spiccata connotazione cattolica (dopo la celebre &#8220;conversione&#8221; religiosa avvenuta nella cattedrale di Nȏtre-Dame, a Parigi, il giorno di Natale del 1886), Claudel era un profondo conoscitore dell&#8217;Asia, essendo stato console francese in Cina per 15 anni e poi, finalmente, ambasciatore di Francia nell&#8217;agognato Giappone, dal 1921 al 1927. Quest&#8217;ultima esperienza influenzò non poco l&#8217;opera del Claudel drammaturgo (con l&#8217;introduzione nei suoi testi teatrali di alcuni elementi del teatro </em>nō<em> e del </em>kabuki<em>) e l&#8217;opera del Claudel poeta, ponendosi all&#8217;origine, in particolare, della raccolta </em>Cent phrases pour éventails<em>, costituita da 172 componimenti poetici calligrafati dallo stesso Claudel, ciascuno dei quali è accompagnato da due </em>kanji<em> tracciati dal pittore giapponese Arishima Ikuma, una raccolta che fa suo il dialogo costante tra segno e parola scritta proprio della  tradizione nipponica. Consiglierei, a chi volesse approfondire il rapporto privilegiato fra il poeta e il Giappone la lettura del libro di Michel Wasserman,  </em>D’or et de neige. Paul Claudel et le Japon<em>, Paris, Gallimard, 2008.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-claudel-al-ryoanji/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Claudel al Ryōanji.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Yourcenar in Giappone.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 16:35:23 +0000</pubDate>
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<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-yourcenar-in-giappone/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Yourcenar in Giappone.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14442" aria-describedby="caption-attachment-14442" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-14442" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-600x411.jpg" alt="" width="600" height="411" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-600x411.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-200x137.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-400x274.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-768x526.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14442" class="wp-caption-text">Asano Takeiji (1900-1998), <em>Pioggia al Sanjusangendo</em>, 1953.</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">A Kyoto, dove, in angoli quasi sempre trascurati del centro, si celano alcuni dei più bei giardini giapponesi, il visitatore percorre dapprima lunghi viali grigi meno aggressivamente contemporanei di quelli di Tokyo; benché siano allineati esattamente sugli antichi viali imperiali, producono l’effetto di un occidentalismo avvizzito e tetro. Le viuzze tipicamente nipponiche si infilano tra le strade che furono moderne verso il 1910; famose case da tè, in realtà case chiuse, si trincerano dietro i loro steccati e i loro tramezzi di carta di riso;* e nessuno penserebbe di attardarsi, se un amico giapponese non ci avesse appena detto che era proprio là che i capi dei quarantasette<i> ronin</i> si recavano a ordire i loro piani, protetti dall’alibi della depravazione. Negozi discreti, zeppi di vecchie sete o di ventagli squisiti, fanno fare una ben magra figura alle costose cianfrusaglie dei negozi destinati ai turisti; in laboratori dal soffitto basso, dalla scala ripida, sette o otto lavoranti si affaccendano intorno a un “tesoro nazionale vivente”, maestro incontestato della sua arte, che impiegherà sei mesi per completare un kimono caro quanto una parure di diamanti da un’altra parte. I ristoranti sopraffini vengono individuati a fatica, solo grazie all’odore asprigno e dolciastro che sfugge da spesse tende che sbarrano l’entrata di quello che sembrava a prima vista un cortiletto di sgombero. I rinomati <i>ryokan</i>, dove lo straniero, se è veramente informato per farlo, va ad assaporare ad altissimo prezzo il lusso delle locande giapponesi, nascondono dietro le cancellate i loro perfetti giardinetti. Sulla soglia, si allineano le scarpe degli ospiti di passaggio, un po’ deformate come appaiono le calzature che sono state portate, non fosse che per una volta sola, affiancate dall’enorme calzascarpe che permetterà di rimetterle senza averle toccate, poiché sembra che in Giappone si sia creato una sorta di tabù nei riguardi della pelle o anche della similpelle; ci si servirà di pianelle di plastica per salire in camera, dove anch’esse saranno fuori luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">La grande stanza dalle squisite proporzioni non ha altri mobili se non una tavola molto bassa, e talvolta due poggiaschiena per i visitatori venuti dall’Occidente. I copiosi effetti letterecci, con il piccolo guanciale che sembra imbottito di piselli secchi, sono stati appena posati direttamente sul pavimento; verranno portati via di buon mattino da una cameriera che si inginocchia davanti alla porta scorrevole, senza alcun tipo di serratura, ma entra poi perentoriamente per eliminare ogni traccia della notte. Si esce dal bagno quasi bollente con le gambe molli e la pelle arrossata. Ma chi non ha fatto almeno per qualche notte l’esperienza di queste tormentose delizie, non capirà mai appieno che il disordine delle stampe erotiche, in cui corpi morbidamente vestiti di sete strisciano l’uno sull’altro, rivelando talvolta un sesso che tocca per terra, non illustra una particolarità dell’amore giapponese, ma testimonia soltanto le posizioni a contatto del pavimento, che sono anche quelle che si assumono per leggere o per cenare. Chi non ha trascorso almeno una sera al <i>ryokan</i>, non gusterà nemmeno mai totalmente la prospettiva dei disegni di interni del periodo Muromachi come quella dove, nell’ora che si accendono le luci, scorgo per un attimo due signori inginocchiati l’uno di fronte all’altro, intenti a giocare a scacchi, con indosso i pesanti kimoni [sic] imbottiti forniti dall’albergo per conservare il calore del bagno. Simili fortune non sono per le occhiate frettolose dell’escursione organizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo turista non vedrà i piccoli santuari dai tetti bassi, in cui aleggia, poiché sono buddhisti, un odore d’incenso, allineati lungo una via qualunque. C’è quel piccolo tempio, fiancheggiato da una meravigliosa campana, che sembra situato in un’infinita solitudine; e quell’altro in cui draghi e leoni mitici, al tempo stesso inquieti e pacifici, ricoprono i muri con la loro esuberanza cinese; e quello il cui soffitto reca tracce di sangue: prima era un parquet, ma l’hanno messo in alto perché i segni di un delitto commesso tre o quattro secoli prima non si cancellino; e il più bello, il più illustre, il Sanjusangendo sovrumano, in cui si allineano in una grande sala a destra e a sinistra e dietro un qualunque Budda, centinaia di angeli dorati,** pressoché simili, gracili, di altezza quasi umana, che sono le Kannon. Che effetto ci fanno quelle statue rifinite allo stesso modo, monotone come quelle di un tirassegno da fiera, e dotate di sei braccia, prodotto di un artigianato senza sorprese e di un donatore che voleva assicurarsi un posto nella Terra Pura? Mentre si percorre il lungo corridoio su un lato del quale esse sono disposte, si fa un calcolo: quante Kannon, quante braccia? I difficili che amano soltanto l’opera d’arte unica, si danno alla fuga. Ma noi abbiamo capito: non sono mai state rappresentate meglio al tempo stesso l’unità e la molteplicità divine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Marguerite Yourcenar</p>
<p style="text-align: right;">(1903-1987)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Fabrizio Ascari.</p>
<p style="text-align: right;">Da: Il giro della prigione (Le tour de la prison, 1991), Milano, Bompiani, 1991, pp. 151-153.</p>
<p style="text-align: right;">*In realtà la carta tradizionale giapponese (<em>washi</em>) non è mai fatta con il riso bensì da fibre ricavate da arbusti come il <em>kōzo</em>, il <em>ganpi</em> e il <em>mitsubata</em>.</p>
<p style="text-align: right;">**Non di angeli si tratta, in realtà, ma di 1000 statue del bodhisattva Avalokiteshvara (in giapp. Kannon bosatsu).</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fc.png" alt="🗼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fc.png" alt="🗼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fc.png" alt="🗼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Scrive Marguerite Yourcenar in <em>Les yeux ouverts</em>: &#8221; Quando mi chiedono qual è la scrittrice che ammiro di più, è il nome di Murasaki Shikibu che mi viene subito in mente, con un rispetto e una devozione straordinari&#8221;. E, in effetti, la passione della grande scrittrice belga per la letteratura giapponese era sbocciata attraverso la lettura delle traduzioni dei classici nipponici già apparse in lingua inglese quando la Yourcenar era poco più che ventenne. Questa passione aveva già dato vita, nel 1938, al bel racconto <em>Le Dernier amour du Prince Genghi</em> (contenuto nelle <em>Novelle Orientali, </em>per la traduzione italiana, Rizzoli, 1998) ma emerse a varie riprese nell&#8217;opera della scrittrice, fino alla raccolta di saggi <em>Le tour de la prison</em>, uscita postuma nel 1991, in cui dodici dei sedici testi ivi compresi sono dedicati al suo soggiorno in Giappone, dal 4 ottobre a fine dicembre 1982. Ma un testo altrettanto rivelatore della relazione peculiare della Yourcenar con la cultura giapponese resta l&#8217;imprescindibile <em>Mishima ou la vision du vide</em> (Gallimard, 1981 e, per la traduzione italiana, Bompiani, 1982).</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-yourcenar-in-giappone/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Yourcenar in Giappone.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Kyōto è donna.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2020 10:32:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Non dimenticherò mai le strade lunghe e strette della Kyoto notturna, con le innumerevoli lanterne multicolori; l’aria profumata fischiava, rideva, e ogni tanto il gong di un tempio buddista risuonava dolcemente, discreto, mentre da dietro le verdi pareti di giunco s&#8217;udivano gli accordi aspri, e nervosi di un samisen accompagnare il triste canto d’una donna: &#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-kyoto-e-donna/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Kyōto è donna.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14433" aria-describedby="caption-attachment-14433" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Yamamoto_Tomokatsu-No_Series-Hanamikoji_Street-00043551-120123-F12.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-14433" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Yamamoto_Tomokatsu-No_Series-Hanamikoji_Street-00043551-120123-F12-600x423.jpg" alt="" width="600" height="423" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Yamamoto_Tomokatsu-No_Series-Hanamikoji_Street-00043551-120123-F12-600x423.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Yamamoto_Tomokatsu-No_Series-Hanamikoji_Street-00043551-120123-F12-200x141.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Yamamoto_Tomokatsu-No_Series-Hanamikoji_Street-00043551-120123-F12-400x282.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Yamamoto_Tomokatsu-No_Series-Hanamikoji_Street-00043551-120123-F12-768x541.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Yamamoto_Tomokatsu-No_Series-Hanamikoji_Street-00043551-120123-F12.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14433" class="wp-caption-text">Yamamoto Tomokatsu, <em>Hanamikoji street</em>, 1953.</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Non dimenticherò mai le strade lunghe e strette della Kyoto notturna, con le innumerevoli lanterne multicolori; l’aria profumata fischiava, rideva, e ogni tanto il gong di un tempio buddista risuonava dolcemente, discreto, mentre da dietro le verdi pareti di giunco s&#8217;udivano gli accordi aspri, e nervosi di un samisen accompagnare il triste canto d’una donna:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><i>E di notte, quando nevica,<br />
 e di notte, quando tutti bevono iI tè,<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>se mi ami, vieni, ti prego&#8230;<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p style="text-align: justify;">O un&#8217;altra eterna, ardente implorazione saffica d’una donna:<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><i>E per tutta questa lunga, lunga notte,<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>lunga come la coda d’un fagiano dorato,<span class="Apple-converted-space"> </span></i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>beh, è scritto ch’io dorma sola.<br />
 </i>Mi ero perso, senza accorgermene, nelle viuzze dove vivono le geishe e vedevo vecchie donne sorridenti &#8211; vecchie veterane che ora lavoravano come portinaie e davano il benvenuto agli uomini e li aiutavano a togliersi i sandali e aprivano loro la porticina interna&#8230; mi fermai per un po’ vicino a una porta aperta. Mi chinai a dare un’occhiata al piccolo cortile. C&#8217;erano piante in piena fioritura nei vasi, profumo di legno aromatico, due grandi lanterne di carta sotto tre larghi scalini di legno&#8230; E su questi, disposte in bell’ordine, scarpe di ogni tipo. E un’altra fila di sandali e pantofole ammucchiati affrettatamente alla rinfusa. Certo in questa lunga notte, lunga come la coda di un fagiano dorato, le geishe, grazie a Dio, non dormiranno sole.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Continuo a bighellonare a lungo anche dopo mezzanotte, mi sento troppo triste per chiudere occhio. Questo miraggio primaverile mi sembra la rappresentazione notturna di una città in cui Mara, il dio dell&#8217;umana delusione, si sia librato per un attimo nell&#8217;aria. Ora soffierà e ogni cosa &#8211; le lanterne, i tempi, gli uomini, i sandali di legno &#8211; svanirà. Continuo a girare avanti e indietro per vedere I&#8217;architettura del miraggio finché c&#8217;è ancora. Questa, dunque, è Heian-kyo, la “Capitale della Pace”, dove gli imperatori di Nara si rifugiarono nel 794 per salvarsi dai potenti e avidi monaci! Invano! Gli stessi monaci lascivi e raffinati erano cortigiani nel nuovo palazzo di Kyoto. Gli stessi fiori del male: la moda cinese, gli sprechi vergognosi, la religiosità e la dissolutezza. Esiste ancora il memorandum sottoposto all&#8217;imperatore Daigo da un onesto cortigiano: “I monaci sono inumani, non si curano della religione, hanno delle amanti, spacciano monete false, rubano e rapinano, mangiano carne e violano ogni norma”. I nobili passavano il loro tempo a comporre versi, indovinelli ed enigmi, a sistemare fiori, a organizzare festività per celebrare il ciliegio in fiore, la luna piena, l&#8217;acqua&#8230; coprivano gli alberi di fiori durante l&#8217;inverno e di neve durante I&#8217;estate. Andavano pazzi per i cani e i gatti, a cui assegnavano titoli onorifici e diversi servitori&#8230;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Attraversando di notte le strade di questa città, le guardo come guarderei al buio una persona cara. Ogni città ha un sesso, maschile o femminile. Questa è femminile al cento per cento. Rievoco nella memoria le sue avventure amorose, gli scandali, la prodigalità e i lussi e tutto mi pare sacro e necessario. Questa città ha assolto il suo compito di donna. Ha aiutato la gente ad andare avanti sulla via del progresso col suo infallibile metodo femminile: amando, sprecando, elevando il lusso a quella che è, forse, la sua forma più vera e più alta &#8211; la sacra condizione della necessità.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Sono contento d’aver scoperto, vagando per le strade, 1&#8217;essenza e la missione di questa antica città del peccato. Essa ha donato la cellula della propria femminilità per la creazione definitiva dell&#8217;anima giapponese. Sono contento perché domattina, quando tutti e due ci sveglieremo ed essa si scoprirà a me nella luce del sole, io saprò perché devo amarla e perdonarle ogni peccato, così come bisogna perdonare a una donna che pecca per troppo amore.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Benedetta sia questa prodigalità, che noi chiamiamo lusso, eccesso, stravaganza! Civiltà significa considerare il lusso una necessità, superare I&#8217;animale non contentandosi solo di cibo, bevande, sonno e donne. Nel momento in cui il “bipede senza ali” desidera il lusso, non necessario, come desidererebbe il pane, comincia a divenire uomo. L&#8217;unico bene al mondo, ciò che si è salvato dalla massa dell&#8217;umanità, è il lusso: un dipinto, un fiore intagliato, una canzone, un’&#8217;idea superiore alla media dell’intelligenza. Il lusso è il maggior bisogno dell&#8217;uomo superiore. L&#8217;eccesso del suo cuore. Che è il vero cuore.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Vado a zonzo tra gli infiniti sontuosi palazzi di questa città, che per mille anni è stata capitale. Mi fermo alla “Stanza Fresca e Blu”, i cui scalini sono stati disposti con tale precisione, che quando soffia di lontano la brezza dal lago Biwa la stanza si rinfresca. Ammiro i dipinti: uccelli, fiori, acque, giunchi; le statue; le iscrizioni; i drappi regali con i tre colori sacri, rosso, bianco e nero. Sulle pareti spiccano le sagge massime di Confucio: <i>Il re è come il vento; il popolo è come l’erba. L’erba deve piegarsi quando passa il vento</i>. I1 vento è passato, l’erba è appassita, solo la massima è rimasta.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Ho attraversato i palazzi reali deserti, che neppure i ragni abitano più. I re sono morti e rimane solo il sacro emblema regale, il crisantemo con sedici petali, intagliato nell&#8217;avorio, nell&#8217;oro e nel legno o dipinto sui pannelli pieghevoli e sui ventagli. Ho attraversato i giardini; credo non vi sia al mondo uno spettacolo più bello d’un giardino giapponese o cinese, culmine della sapienza e della sensibilità raggiunte dall&#8217;uomo&#8230;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Giro per i musei, osservo i dipinti giapponesi, sono preso da una sconfinata ammirazione di fronte alla semplicità e alla forza, all&#8217;ineffabile sobrietà di ogni segno. Quella è vera arte; nuda, senza inutili ornamenti e colori brillanti. Osservo quasi avidamente e ammonisco me stesso: non scordarti mai di questi giunchi dipinti da Kano Tanyu; rammentane la raffinatezza, le poche tinte grigio-argento, il contorno in nero dal tratto esile ma deciso e il giunco immortale che si piega sull&#8217;acqua invisibile&#8230;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">[…]</p>
<p style="text-align: justify;">Giardini, scritti segreti, incontri per il tè, composizioni floreali, delicate fonti di gioia che non possono sgorgare dal petto dell’uomo bianco. La razza gialla è tanto più delicata di noi e contemporaneamente, in una misteriosa combinazione, più barbara. Le loro tradizioni e la loro storia sono piene, a volte, di fantastica sensibilità e di brutale crudeltà.</p>
<p style="text-align: right;"><span class="Apple-converted-space"> </span>Nikos Kazantzakis</p>
<p style="text-align: right;">(1883-1957)</p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>Giappone, Cina</em> (1963).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: right;">Citato in:  Edwin Bayrd, <em>Kyoto</em>, Milano, Mondadori, 1973, pp. 148-149.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f458.png" alt="👘" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f458.png" alt="👘" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f458.png" alt="👘" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Poeta, scrittore, drammaturgo, filosofo, Katzantakis fu uno dei maggiori intellettuali greci del XX secolo, celebre per il romanzo <em>Zorba il greco,</em> la cui trasposizione cinematografica per la regia di Cacoyannis (1964) fu un clamoroso successo internazionale. Nel 1957 Katzantakis, già molto malato, partì per un viaggio in Asia, e in particolare in Cina e Giappone. A questo viaggio risale questa descrizione personalissima di Kyōto, frutto di un vagabondaggio notturno alla scoperta di Gion.</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-kyoto-e-donna/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Kyōto è donna.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Un viaggiatore cinese.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2020 13:49:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; L&#8217;area di Gion è un particolare quartiere di Kyoto caratterizzato da un tipo di case a due piani con le facciate di graticci di legno che si susseguono su entrambi i lati delle strade piuttosto strette. Si dice che la pianta di Kyoto sia basata su quella di Ch&#8217;ang-an, la famosa capitale cinese del periodo&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-un-viaggiatore-cinese/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Un viaggiatore cinese.</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-un-viaggiatore-cinese/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Un viaggiatore cinese.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14414" aria-describedby="caption-attachment-14414" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/974350966.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-14414" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/974350966-600x442.jpg" alt="" width="600" height="442" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/974350966-600x442.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/974350966-200x147.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/974350966-400x294.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/974350966.jpg 671w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14414" class="wp-caption-text">Kamei Tōbei (1901-1977), <em>La terrazza di Kiyomizu</em>. Anni 50?</figcaption></figure></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;area di Gion è un particolare quartiere di Kyoto caratterizzato da un tipo di case a due piani con le facciate di graticci di legno che si susseguono su entrambi i lati delle strade piuttosto strette. Si dice che la pianta di Kyoto sia basata su quella di Ch&#8217;ang-an, la famosa capitale cinese del periodo T&#8217;ang. Io non sono mai stato a Ch&#8217;ang-an, nella provincia dello Shensi, e non posso dire se i vecchi quartieri residenziali intorno all&#8217;antico palazzo ricordino veramente il centro di Gion, però rammento che certe case basse a due piani di Soochow, Hangchow e dei quartieri meridionali della vecchia Nanchino erano piuttosto simili, anche se le case cinesi di solito sono costruite con mattoni, non con legno. Molte case a due piani, su una delle rive del fiume Kamo, con le geishe o le ragazze maiko appoggiate alle ringhiere di legno del secondo piano, mi ricordavano molto le case sul fiume Ch&#8217;in-huai, nei quartieri meridionali della vecchia Nanchino. Nanchino è stata una capitale famosa per tutto il periodo delle Sei Dinastie (220-589) e su quella riva del fiume Ch&#8217;in-huai si allineavano le case delle cortigiane. Le cortigiane, molte bellissime e assai dotate, attiravano la gente ricca e i letterati a divertirsi allegramente con musica, canti e vino tanto quanto le geishe di Gion durante il periodo Heian, o forse anche di più, benché quelle geishe e le ragazze maiko non fossero esattamente cortigiane.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Molte storie e poesie meravigliose sono state scritte ispirandosi al fiume Ch&#8217;in-huai, sul quale scivolavano lentamente barche adorne di fiori, che trasportavano poeti, ragazze che cantavano e tavole da banchetto. La spensieratezza di quei giorni lontani a Nanchino è sopravvissuta fino ai tempi nostri, anche se le condizioni sono molto diverse da allora. Quando ero studente all&#8217;università di Nanchino, affittai con alcuni amici una barca con musicisti, vino e cibarie per fare una gita lungo il fiume, ma la sporcizia di entrambe le rive, l’acqua puzzolente, le ringhiere e le pareti pericolanti delle case, da cui le bellissime ragazze potevano precipitare da un momento all&#8217;altro, mi disgustarono. Ero andato per vedere come poteva essere stata in quei giorni la vita gaia descritta dalle storie cinesi, ma non riuscii proprio a immaginarla. Qui, nel quartiere Gion di Kyoto, posso immaginare la vita che si conduceva fin nei tempi del periodo Heian, pur con qualche mutamento. Qui, come ho già detto, sembra che tutti si sforzino di tener vivo il passato di Kyoto.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Di tutti i luoghi che ho visitato a Kyoto, l&#8217;esperienza sul Kiyomizu-dera-ji [sic] m&#8217;è rimasta impressa in modo particolare&#8230; Il tempio di Kiyomizu-dera sorge su un promontorio situato presso le pendici occidentali delle colline Higashiyama, su un rialzo del terreno, a differenza degli altri templi costruiti in pianura. La struttura primitiva fu eretta all&#8217;inizio del nono secolo, mentre quella odierna, che risale al 1633, è una replica del padiglione principale originario. Anche se il tempio si ergeva su un terreno sopraelevato, il padiglione principale era stato costruito ancora più in alto, su solide palafitte di tronchi unite insieme a sorreggere l&#8217;ampia piattaforma di legno, circondata tutt&#8217;intorno da una balaustra, anch&#8217;essa in legno. Da lassù godevo d&#8217;una vista panoramica della città ben più vasta di quella offerta dalla torre di ferro accanto to alla stazione di Kyoto. La bellezza di questo panorama è data dalla vista del tempio, che sovrasta una distesa di alberi di diversa specie, con varie sfumature di verde, macchiata qua e là da fiori di ciliegio che vi fanno capolino. Ci sono scalinate in pietra dalla pavimentazione perfetta, punteggiate un po&#8217; ovunque dai colori sgargianti dei kimono delle donne giapponesi&#8230; Mentre giravo qua e là, ogni tanto facevo qualche schizzo per illustrare ciò che non sarei stato capace di descrivere a parole.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"><span lang="zh-Latn-pinyin">Jiǎng Yí </span></p>
<p style="text-align: right;">[Chiang Yee]</p>
<p style="text-align: right;">(1903-1977)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Da: <i>Il viaggiatore silenzioso</i>, 1972.</p>
<p style="text-align: right;">Citato in:  Edwin Bayrd, <em>Kyoto</em>, Milano, Mondadori, 1973, pp. 151-152. </p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f409.png" alt="🐉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f409.png" alt="🐉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f409.png" alt="🐉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Pittore, calligrafo, poeta e scrittore, Jiǎng Yí (traslitterazione tradizionale del suo nome è Chiang Lee) si definiva &#8220;il viaggiatore silenzioso&#8221; e sotto questa denominazione pubblicò, in lingua inglese, una serie di resoconti dei suoi viaggi in cui la naturale curiosità si sposava a una freschezza e a una vivacità nelle descrizioni che lo resero famoso nel mondo anglosassone dove la serie ebbe un grande successo e fu ampiamente diffusa e ristampata. Docente di lingua cinese prima a Londra e a Oxford e poi negli Stati Uniti, a Harvard, ritornò in Cina dopo quarant&#8217;anni di assenza e lì morì, fra i paesaggi montuosi che avevano sempre ispirato la sua pittura.</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-un-viaggiatore-cinese/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Un viaggiatore cinese.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Lafcadio a Kyōto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2020 18:09:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Japonismes]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Era stato stabilito di celebrare in primavera l’undicesimo centenario della fondazione di Kyoto;* ma lo scoppio della peste fece rinviare i festeggiamenti all&#8217;autunno, e la celebrazione cominciò il 15 del decimo mese.  Piccole medaglie commemorative di nichel, fatte per attaccarsi sul petto come decorazioni militari, furono messe in vendita a mezzo yen. queste medaglie&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-lafcadio-a-kyoto/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Lafcadio a Kyōto.</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-lafcadio-a-kyoto/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Lafcadio a Kyōto.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><figure id="attachment_14396" aria-describedby="caption-attachment-14396" style="width: 523px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Tokuriki-Tomikichiro-Night-Cherry-Blossoms-30-Views-of-Kyoto-Date-Ca.-1930s..jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14396" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Tokuriki-Tomikichiro-Night-Cherry-Blossoms-30-Views-of-Kyoto-Date-Ca.-1930s.-600x669.jpg" alt="" width="523" height="583" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Tokuriki-Tomikichiro-Night-Cherry-Blossoms-30-Views-of-Kyoto-Date-Ca.-1930s.-600x669.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Tokuriki-Tomikichiro-Night-Cherry-Blossoms-30-Views-of-Kyoto-Date-Ca.-1930s.-179x200.jpg 179w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Tokuriki-Tomikichiro-Night-Cherry-Blossoms-30-Views-of-Kyoto-Date-Ca.-1930s.-400x446.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Tokuriki-Tomikichiro-Night-Cherry-Blossoms-30-Views-of-Kyoto-Date-Ca.-1930s.-768x856.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Tokuriki-Tomikichiro-Night-Cherry-Blossoms-30-Views-of-Kyoto-Date-Ca.-1930s..jpg 1226w" sizes="auto, (max-width: 523px) 100vw, 523px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14396" class="wp-caption-text">Tokuriki Tomikichiro, <em>Hanami notturno</em>, dalla serie <em>Trenta vedute di Kyoto</em>, 1930 circa.</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Era stato stabilito di celebrare in primavera l’undicesimo centenario della fondazione di Kyoto;* ma lo scoppio della peste fece rinviare i festeggiamenti all&#8217;autunno, e la celebrazione cominciò il 15 del decimo mese.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Piccole medaglie commemorative di nichel, fatte per attaccarsi sul petto come decorazioni militari, furono messe in vendita a mezzo yen. queste medaglie davano a chi le portava speciali ribassi su tutte le ferrovie e linee di navigazione giapponesi, ed altri desiderabili privilegi, come la libera entrata in meravigliosi palazzi,| giardini e tempî [sic]. Il 23 ottobre mi trovai io stesso in viaggio per Kyoto col primo treno della mattina, affollatissimo di gente desiderosa di vedere la grande processione storica annunziata per il 24 e 25.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Molti dovevano viaggiare stando in piedi, ma la folla era di buon umore e gaia. Molti dei miei compagni di viaggio eran geishe [sic] di Osaka che andavano alla festa. Esse si divertivano cantando canzoni e sonando il <i>ken</i> con una certa maschia familiarità, e le loro moine da gattine ed i loro lieti gridi tenevano tutti in allegria. una di loro aveva una voce straordinaria con la quale poteva cinguettare come un passero&#8230;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">La prima sorpresa con la quale Kyoto accolse i suoi visitatori fu la bellezza delle sue decorazioni festive. Ogni via era stata apparecchiata per l’illuminazione. Avanti ad ogni casa era stato piantato un nuovo sostegno di legno non dipinto, al quale era sospesa una lanterna con speciali disegni. V’eran pure bandiere nazionali e rami di pino su ogni entrata. Ma le lanterne facevano l’incanto della mostra. In ciascuna sezione della strada esse erano della medesima forma, e fissate esattamente alla stessa altezza, e protette dal possibile cattivo tempo dalla stessa foggia di covertura. Ma nelle vie differenti le lanterne erano differenti. In alcune strade essere eran grandissime; e mentre in alcune vie ciascuna era protetta da un piccolo padiglione di legno, in altre ogni lanterna aveva un ombrello giapponese di carta aperto e fissato sopra.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Non v’era spettacolo nel giorno del mio arrivo, ed io occupai un paio d’ore deliziosamente all’esposizione dei <i>kakemono</i> nel palazzo imperiale d’estate, chiamato Omuro Gosho. Non come la mostra d&#8217;arte professionale che io avevo visto in primavera, questa rappresentava principalmente l’opera degli studenti; ed io la trovai incomparabilmente più originale ed attrattiva. […]</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo aver guardato tutte le pitture visitai il grande giardino solo da poco aperto al publico. Si chiama il Giardino della caverna dei Geni. (Almeno “geni” è presso a poco l’unica parola che si può usare per tradurre il termine “Sennin”, per il quale non v’è un nostro vero equivalente; i Sennin, creduti di vita immortale, ed abitatori di foreste e caverne, sono trasformazioni mitologiche giapponesi o piuttosto cinesi dei Rishi indiani). Il giardino giustifica il nome. Sentii come se veramente fossi entrato in un luogo incantato. È un giardino a paesaggio, &#8211; una creazione buddhista, appartenente a ciò che ora è semplicemente un palazzo, ma che fu una volta un monastero, costruito come un ritiro religioso per imperatori e principi stanchi delle vanità terrene. La prima impressione che si riceve dopo aver oltrepassato la porta è quella d&#8217;un grande antico parco inglese: gli alberi colossali, l’erba rasa, i grandi viali, il fresco e dolce senso di verdura, tutto risveglia memorie d’Inghilterra&#8230;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Considerato come opera umana solamente, il giardino è una meraviglia. Solo l’esperto lavoro di migliaia avrebbe potuto riunire insieme la semplice sua ossatura, il prodigioso scheletro roccioso del suo piano. Una volta formato, interrato e piantato, la natura fu lasciata sola a compiere il miracolo. Essa lavorando per dieci secoli ha sorpassato &#8211; no, indicibilmente magnificato &#8211; il sogno dell&#8217;artista. Senza esatta informazione, nessuno straniero, non abituato alle leggi ed allo scopo dei costruttori di giardini giapponesi, può imaginare che tutto ciò ebbe un disegnatore umano un migliaio d&#8217;anni fa: l’effetto è quello d&#8217;una parte di foresta primeva, preservata intatta dall’inizio, e murata dal resto del mondo nel cuore dell&#8217;antica capitale. Le facce delle rocce, le grandi radici fantastiche, gli ombrosi viali, i pochi antichi monoliti incisi, sono tutti tappezzati dal musco dell&#8217;età; e le rampicanti hanno sviluppato steli larghi un piede, che traversano gli spazi come serpenti mostruosi. Alcune parti del giardino rammentano vivamente alcuni aspetti della natura tropicale delle Antille, benché manchino le palme, l’intrico tramato e tessuto delle liane, i rettili, ed il sinistro silenzio diurno delle foreste dell’India occidentale. Il gioioso strepito della vita degli uccelli in alto è stupefacente, e proclama grato al visitatore che quelle selvatiche creature di questo paradiso monastico non hanno mai avuto male o paura dagli uomini. Arrivato infine, con rammarico, alla porta d’uscita, io non potetti non sentirmi invidioso dei suoi custodi: solamente esser servo in tal giardino è un privilegio degno di preghiere per ottenerlo&#8230;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Passai la serata girovagando per le vie illuminate, visitando alcune delle innumerevoli mostre. […] <br />
 Quando mi decisi a tornare, le lanterne erano spente, le botteghe eran chiuse; e le vie s’oscurarono intorno a me prima che giungessi all’hotel. Dopo la grande luce dell’illuminazione, la malia delle mostre, il gioioso tumulto, il rumore simile a quello del mare prodotto dai sandali di legno, questa subitanea venuta d&#8217;annullamento e di silenzio mi fece sentire come se la prima impressione fosse stata irreale, &#8211; un’illusione di luce, di colore e di rumore fatta per ingannare, come nelle storie delle volpi fatate. Ma il rapido svanire di tutto ciò che compone un festival notturno giapponese presta un sottile filo al piacere del ricordo: non v’è lento languire di fantasmagoria, e la sua memoria è così tenuta libera dalla più lieve tinta di malinconia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Lafcadio Hearn</p>
<p style="text-align: right;">(1850-1904)</p>
<p style="text-align: right;">
 Traduzione d&#8217;epoca di Giulio De Georgio (1922)<span class="Apple-converted-space">.</span></p>
<p style="text-align: right;">Da:<em> Spigolature nei campi di Buddho</em>, 1897.</p>
<p style="text-align: right;">Pubblicato per la prima volta in Italia da Laterza nel 1922.</p>
<p style="text-align: right;">*Si tratta del 1894.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3ee.png" alt="🏮" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f38e.png" alt="🎎" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3ee.png" alt="🏮" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Lafcadio Hearn non ha certo bisogno di presentazioni. In questa vivida descrizione di un giorno di festa a Kyōto sembra rivelare tutto quel talento di reporter che lo aveva condotto fino in Giappone. Non ho voluto modificare l&#8217;italiano datato della traduzione per mantenere l&#8217;atmosfera &#8220;giapponista&#8221; d&#8217;inizio secolo.</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-lafcadio-a-kyoto/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Lafcadio a Kyōto.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Una baronessa belga a Kyōto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2020 17:36:34 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Baronessa Eleanora Mary D'Anethan]]></category>
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		<category><![CDATA[Quattordici anni di vita diplomatica in Giappone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Perché una scelta di testimonianze di un&#8217;altra epoca, su un altro Giappone? Perché, mi sembra evidente, il giapponismo non è morto e questa è una realtà. Siamo nel XXI secolo ma, ancora, c&#8217;è qualcuno che anela un Giappone da cartolina, che lo evoca in saggi, in memorie più o meno sentimentali, sempre, comunque, ammantate di&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-una-baronessa-belga-a-kyoto/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Una baronessa belga a Kyōto.</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-una-baronessa-belga-a-kyoto/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Una baronessa belga a Kyōto.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Perché una scelta di testimonianze di un&#8217;altra epoca, su un altro Giappone? Perché, mi sembra evidente, il giapponismo non è morto e questa è una realtà. Siamo nel XXI secolo ma, ancora, c&#8217;è qualcuno che anela un Giappone da cartolina, che lo evoca in saggi, in memorie più o meno sentimentali, sempre, comunque, ammantate di romanticismo, il romanticismo del ricordo, quando non quello del desiderio o, peggio, dell&#8217;ammiccamento a un facile pubblico. Vogliamo costruirci un Giappone di geisha e samurai. Siamo ancora a quello. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Siamo ancora all&#8217;orientalismo e scusaci tanto Said.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>E allora? Allora vorrei proporre qualche pagina di vecchie testimonianze, impressioni di viaggiatori, memorie, resoconti, osservazioni. Da un&#8217;epoca in cui il giapponismo, l&#8217;innamoramento, la meraviglia avevano ragione d&#8217;essere e chi ne era affetto non sapeva di negare al Giappone la sua identità mentre ne forgiava una più aderente alla propria visione. Fra sogno e desiderio.</em></p>
<p><figure id="attachment_14381" aria-describedby="caption-attachment-14381" style="width: 420px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Bito.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14381" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Bito-542x800.jpg" alt="" width="420" height="620" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Bito-542x800.jpg 542w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Bito-135x200.jpg 135w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Bito-400x590.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Bito.jpg 689w" sizes="auto, (max-width: 420px) 100vw, 420px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14381" class="wp-caption-text">Bito (?), <em>Kiyomizu</em>, 1924 circa.</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Sono assolutamente entusiasta di Kyoto. Finora non ho visto nessuna località in Giappone che si possa paragonare a questa meravigliosa città, sia per I&#8217;antichità e il fascino dei suoi templi con i loro dintorni romantici, sia per la bellezza, più naturale, delle colline boscose e della vegetazione lussureggiante. Kyoto fu per molti anni la residenza degli imperatori, ormai quasi dimenticati. Quando uno si rende conto del fascino di questa inimitabile città, pensa che è stato veramente un gran peccato se, in seguito agli avvenimenti della restaurazione, la capitale è stata trasferita a Tokyo, una città &#8211; pur con tutti i suoi pregi &#8211; di scarso interesse architettonico, quando si escludono i bastioni in pietra cinti da fossati e le porte insolite ed eleganti, circondata com’è da una distesa di campi piatti e paludosi, per nulla belli né salubri. Kyoto, invece, è veramente il “Vecchio Giappone” e, grazie al cielo, non ci sono cattivi odori! Lo Yaami Hotel, dove siamo alloggiati, è in una posizione splendida. Bisogna fare una bella salita per arrivarci, ma giunti si gode una vista perfetta su tutta la città e le colline lontane. […]</p>
<p style="text-align: justify;">23 aprile 1895 &#8211; È venuto Mr. Tuke e ci ha accompagnati a fare un giro turistico. Tra le altre cose, siamo andati al tempio di Kyo-Midzu (Kiyomizu-dera), costruito su enormi palafìtte di legno, dal quale si gode una splendida visuale di Kyoto e delle colline in lontananza, mentre in basso, dal profondo burrone, saliva una vegetazione rigogliosa, varia e profumata.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Alla sera, accompagnati da uno degli ufficiali della casa imperiale, siamo andati a vedere la celeberrima danza delle ciliege. [sic] Era uno spettacolo veramente incantevole. Circa quaranta ragazze, con sontuosi ornamenti, eseguivano strani, ma aggraziati movimenti, sullo sfondo di uno scenario cangiante e meraviglioso. Le geishe [sic] entrano in palcoscenico da entrambi i lati del teatro, producendosi in scene pittoresche, che dovrebbero rappresentare le varie stagioni. In quell&#8217;occasione, terminarono con l’estate e il palcoscenico era situato in un giardino giapponese romantico e fiabesco, illuminato da lanterne e lampade di mille colori differenti.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">26 aprile 1895 &#8211; Siamo andati a vedere il palazzo di Nijo, fatto costruire da Ieyasu nel 1601. Per visitarlo occorre un permesso speciale. È, come l&#8217;ha definito Murray, un “sogno di dorata bellezza”. Una splendida porta, usata molto raramente, e passare per la quale costituisce uno speciale privilegio, venne aperta apposta per noi; era decorata con splendidi intagli dorati, di foggia curiosa. Dopo aver apposto la nostra firma sull&#8217;apposito libro, ci furono mostrate le spaziose stanze e i saloni di ricevimento. Particolarmente belle sono le decorazioni sulle pareti, che spiccano superbamente sullo sfondo dorato, in cedro giapponese e hinoki. I soffitti sono elegantissimi e di legno prezioso. Il locale più impressionante è la sala dei ricevimenti. È letteralmente fiammeggiante d&#8217;oro, con chiavistelli dorati di squisita fattura, e i dipinti delle piante di pino sulle pareti colpiscono in modo particolare. In ogni stanza le pitture sulle pareti sono diverse &#8211; ciliegi in fiore, uccelli, tigri, crisantemi, gigli eccetera &#8211; ma tutte sono meravigliosamente e artisticamente eseguite su uno splendente sfondo dorato.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Nel pomeriggio abbiamo assistito a una cosiddetta processione religiosa, uno degli spettacoli più curiosi che si possano immaginare. La nostra guida ci ha lasciati in una sala da tè, da dove potevamo assistere al passaggio della processione. Decine di uomini urlanti e vociferanti, seminudi e in frenetica agitazione, trasportavano per mezzo di lunghi pali una mezza dozzina di carri o altari dipinti a colori vivaci. Questi uomini, che avanzavano con passo lento e trotterellante, hanno I&#8217;incarico di scuotere l’altare su e giù con movimenti spasmodici. Tra l’arrivo di ciascuno degli enormi altari c&#8217;era un intervallo di circa cinque minuti, e ogni volta che uno appariva da dietro l’angolo, si ripeteva la stessa scena folle. C’era anche qualche sacerdote a cavallo a scortare gli altari, ma l’oggetto principale d’interesse erano proprio questi ultimi, decorati con colori brillanti e nel cui interno si pensava trovasse riparo qualche sfortunata divinità, che certamente avrà sofferto un terribile mal di mare, come conseguenza di tutto quello sfoggio di energia.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">27 aprile 1895 &#8211; E. e io siamo andati a visitare i giardini di Kinkakuji, dove c’è un monastero e un padiglione che, si dice, è ricoperto d’oro. Per quanto ho potuto vedere, di oro n’è rimasto ben poco. Il giardino, però, è un sogno. È magnificamente disposto, con ponti, ruscelli e tortuosi sentieri, con al centro un lago costellato di isolette, nelle cui acque nuotano carpe dorate e venerabili tartarughe, perfettamente addomesticate&#8230;<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">3 maggio 1895 &#8211; Siamo partiti da Kyoto in una carrozza riservata, accompagnati da tre poliziotti. Questa protezione ci era stata fornita dal governo, che temeva si potessero verificare spiacevoli incidenti con gli stranieri in seguito all&#8217;intervento della Russia, della Francia e della Germania nella questione relativa alla rivendicazione da parte del Giappone di territori cinesi, rivendicazione che, nonostante l’esito vittorioso della guerra, venne lasciata cadere, con riluttanza, per le pressioni delle potenze.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Baronessa Eleanora Mary D&#8217;Anethan</p>
<p style="text-align: right;">(1860-1935)<br />
 <em>Quattordici anni di vita diplomatica in Giappone</em>, 1912.</p>
<p style="text-align: right;">Citato in:  Edwin Bayrd, <em>Kyoto</em>, Milano, Mondadori, 1973, pp. 146-147.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2712.png" alt="✒" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎✑<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2712.png" alt="✒" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎✑<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2712.png" alt="✒" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />︎<img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-14382" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/646px-Baroness_albert_danethan-200x185.jpg" alt="" width="174" height="161" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/646px-Baroness_albert_danethan-200x185.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/646px-Baroness_albert_danethan-400x371.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/646px-Baroness_albert_danethan-600x556.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/646px-Baroness_albert_danethan.jpg 646w" sizes="auto, (max-width: 174px) 100vw, 174px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nata in una famiglia dell&#8217;aristocrazia rurale inglese e moglie dell&#8217;ambasciatore belga in Giappone negli anni tempestosi attorno allo scoppio della guerra sino-giapponese, la baronessa D&#8217;Anethan ha lasciato del suo soggiorno nipponico un diario ricco e vivace, carico di annotazioni interessanti sul mondo diplomatico, la politica dell&#8217;epoca e, naturalmente, sui costumi giapponesi.</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-una-baronessa-belga-a-kyoto/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Una baronessa belga a Kyōto.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La bellezza, ogni giorno. 23 aprile.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 19:59:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cartoline dal Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[La bellezza ogni giorno]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Yomu - Leggere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Libri ammonticchiati, e davanti a noi una libreria a Teramachi: Buddhismo, arte, moda, storia. Tutti a portata di mano, tutti da scoprire, cercando con pazienza sotto le pile, scavando, alla ricerca di tesori. In occasione della Giornata del Libro, proprio quello che ci voleva.</p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/la-bellezza-ogni-giorno-23-aprile/">La bellezza, ogni giorno. 23 aprile.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Libri ammonticchiati, e davanti a noi una libreria a Teramachi: Buddhismo, arte, moda, storia. Tutti a portata di mano, tutti da scoprire, cercando con pazienza sotto le pile, scavando, alla ricerca di tesori.</em></p>
<p><em>In occasione della Giornata del Libro, proprio quello che ci voleva.</em></p>
<p><figure id="attachment_14216" aria-describedby="caption-attachment-14216" style="width: 506px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/04/DSCF7211-copia.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14216" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/04/DSCF7211-copia-600x747.jpg" alt="" width="506" height="630" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/04/DSCF7211-copia-600x747.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/04/DSCF7211-copia-161x200.jpg 161w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/04/DSCF7211-copia-400x498.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/04/DSCF7211-copia-768x956.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/04/DSCF7211-copia.jpg 1221w" sizes="auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14216" class="wp-caption-text">Una libreria a Teramachi. Kyōto, novembre 2015.</figcaption></figure></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/la-bellezza-ogni-giorno-23-aprile/">La bellezza, ogni giorno. 23 aprile.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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