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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Yourcenar in Giappone.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2020 16:35:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14442" aria-describedby="caption-attachment-14442" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-large wp-image-14442" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-600x411.jpg" alt="" width="600" height="411" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-600x411.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-200x137.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-400x274.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000-768x526.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Asano-Rain_At_Sanjusangendo_Temple-04-09-13-2006-7667-x2000.jpg 2000w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14442" class="wp-caption-text">Asano Takeiji (1900-1998), <em>Pioggia al Sanjusangendo</em>, 1953.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">A Kyoto, dove, in angoli quasi sempre trascurati del centro, si celano alcuni dei più bei giardini giapponesi, il visitatore percorre dapprima lunghi viali grigi meno aggressivamente contemporanei di quelli di Tokyo; benché siano allineati esattamente sugli antichi viali imperiali, producono l’effetto di un occidentalismo avvizzito e tetro. Le viuzze tipicamente nipponiche si infilano tra le strade che furono moderne verso il 1910; famose case da tè, in realtà case chiuse, si trincerano dietro i loro steccati e i loro tramezzi di carta di riso;* e nessuno penserebbe di attardarsi, se un amico giapponese non ci avesse appena detto che era proprio là che i capi dei quarantasette<i> ronin</i> si recavano a ordire i loro piani, protetti dall’alibi della depravazione. Negozi discreti, zeppi di vecchie sete o di ventagli squisiti, fanno fare una ben magra figura alle costose cianfrusaglie dei negozi destinati ai turisti; in laboratori dal soffitto basso, dalla scala ripida, sette o otto lavoranti si affaccendano intorno a un “tesoro nazionale vivente”, maestro incontestato della sua arte, che impiegherà sei mesi per completare un kimono caro quanto una parure di diamanti da un’altra parte. I ristoranti sopraffini vengono individuati a fatica, solo grazie all’odore asprigno e dolciastro che sfugge da spesse tende che sbarrano l’entrata di quello che sembrava a prima vista un cortiletto di sgombero. I rinomati <i>ryokan</i>, dove lo straniero, se è veramente informato per farlo, va ad assaporare ad altissimo prezzo il lusso delle locande giapponesi, nascondono dietro le cancellate i loro perfetti giardinetti. Sulla soglia, si allineano le scarpe degli ospiti di passaggio, un po’ deformate come appaiono le calzature che sono state portate, non fosse che per una volta sola, affiancate dall’enorme calzascarpe che permetterà di rimetterle senza averle toccate, poiché sembra che in Giappone si sia creato una sorta di tabù nei riguardi della pelle o anche della similpelle; ci si servirà di pianelle di plastica per salire in camera, dove anch’esse saranno fuori luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">La grande stanza dalle squisite proporzioni non ha altri mobili se non una tavola molto bassa, e talvolta due poggiaschiena per i visitatori venuti dall’Occidente. I copiosi effetti letterecci, con il piccolo guanciale che sembra imbottito di piselli secchi, sono stati appena posati direttamente sul pavimento; verranno portati via di buon mattino da una cameriera che si inginocchia davanti alla porta scorrevole, senza alcun tipo di serratura, ma entra poi perentoriamente per eliminare ogni traccia della notte. Si esce dal bagno quasi bollente con le gambe molli e la pelle arrossata. Ma chi non ha fatto almeno per qualche notte l’esperienza di queste tormentose delizie, non capirà mai appieno che il disordine delle stampe erotiche, in cui corpi morbidamente vestiti di sete strisciano l’uno sull’altro, rivelando talvolta un sesso che tocca per terra, non illustra una particolarità dell’amore giapponese, ma testimonia soltanto le posizioni a contatto del pavimento, che sono anche quelle che si assumono per leggere o per cenare. Chi non ha trascorso almeno una sera al <i>ryokan</i>, non gusterà nemmeno mai totalmente la prospettiva dei disegni di interni del periodo Muromachi come quella dove, nell’ora che si accendono le luci, scorgo per un attimo due signori inginocchiati l’uno di fronte all’altro, intenti a giocare a scacchi, con indosso i pesanti kimoni [sic] imbottiti forniti dall’albergo per conservare il calore del bagno. Simili fortune non sono per le occhiate frettolose dell’escursione organizzata.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo turista non vedrà i piccoli santuari dai tetti bassi, in cui aleggia, poiché sono buddhisti, un odore d’incenso, allineati lungo una via qualunque. C’è quel piccolo tempio, fiancheggiato da una meravigliosa campana, che sembra situato in un’infinita solitudine; e quell’altro in cui draghi e leoni mitici, al tempo stesso inquieti e pacifici, ricoprono i muri con la loro esuberanza cinese; e quello il cui soffitto reca tracce di sangue: prima era un parquet, ma l’hanno messo in alto perché i segni di un delitto commesso tre o quattro secoli prima non si cancellino; e il più bello, il più illustre, il Sanjusangendo sovrumano, in cui si allineano in una grande sala a destra e a sinistra e dietro un qualunque Budda, centinaia di angeli dorati,** pressoché simili, gracili, di altezza quasi umana, che sono le Kannon. Che effetto ci fanno quelle statue rifinite allo stesso modo, monotone come quelle di un tirassegno da fiera, e dotate di sei braccia, prodotto di un artigianato senza sorprese e di un donatore che voleva assicurarsi un posto nella Terra Pura? Mentre si percorre il lungo corridoio su un lato del quale esse sono disposte, si fa un calcolo: quante Kannon, quante braccia? I difficili che amano soltanto l’opera d’arte unica, si danno alla fuga. Ma noi abbiamo capito: non sono mai state rappresentate meglio al tempo stesso l’unità e la molteplicità divine.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Marguerite Yourcenar</p>
<p style="text-align: right;">(1903-1987)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Fabrizio Ascari.</p>
<p style="text-align: right;">Da: Il giro della prigione (Le tour de la prison, 1991), Milano, Bompiani, 1991, pp. 151-153.</p>
<p style="text-align: right;">*In realtà la carta tradizionale giapponese (<em>washi</em>) non è mai fatta con il riso bensì da fibre ricavate da arbusti come il <em>kōzo</em>, il <em>ganpi</em> e il <em>mitsubata</em>.</p>
<p style="text-align: right;">**Non di angeli si tratta, in realtà, ma di 1000 statue del bodhisattva Avalokiteshvara (in giapp. Kannon bosatsu).</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fc.png" alt="🗼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fc.png" alt="🗼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fc.png" alt="🗼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Scrive Marguerite Yourcenar in <em>Les yeux ouverts</em>: &#8221; Quando mi chiedono qual è la scrittrice che ammiro di più, è il nome di Murasaki Shikibu che mi viene subito in mente, con un rispetto e una devozione straordinari&#8221;. E, in effetti, la passione della grande scrittrice belga per la letteratura giapponese era sbocciata attraverso la lettura delle traduzioni dei classici nipponici già apparse in lingua inglese quando la Yourcenar era poco più che ventenne. Questa passione aveva già dato vita, nel 1938, al bel racconto <em>Le Dernier amour du Prince Genghi</em> (contenuto nelle <em>Novelle Orientali, </em>per la traduzione italiana, Rizzoli, 1998) ma emerse a varie riprese nell&#8217;opera della scrittrice, fino alla raccolta di saggi <em>Le tour de la prison</em>, uscita postuma nel 1991, in cui dodici dei sedici testi ivi compresi sono dedicati al suo soggiorno in Giappone, dal 4 ottobre a fine dicembre 1982. Ma un testo altrettanto rivelatore della relazione peculiare della Yourcenar con la cultura giapponese resta l&#8217;imprescindibile <em>Mishima ou la vision du vide</em> (Gallimard, 1981 e, per la traduzione italiana, Bompiani, 1982).</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-yourcenar-in-giappone/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Yourcenar in Giappone.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Carte d&#8217;artista a Villa Litta: è Paper Blood!</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Oct 2015 20:53:25 +0000</pubDate>
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<p><a href="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-10052" src="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta-600x775.jpg" alt="Litta" width="600" height="775" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta-600x775.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta-155x200.jpg 155w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta-400x517.jpg 400w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p>
<p><a href="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta_0001.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-10053" src="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta_0001-600x753.jpg" alt="Litta_0001" width="600" height="753" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta_0001-600x753.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta_0001-159x200.jpg 159w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/10/Litta_0001-400x502.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/carte-dartista-a-villa-litta-e-paper-blood/">Carte d’artista a Villa Litta: è Paper Blood!</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Civiltà di carta. Carte straordinarie a Villa Ceccato. Fra i paraventi giapponesi.</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2015 19:39:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Villa Silicani Ceccato è a Montecchio Maggiore, a 15 km da Vicenza. &#160;</p>
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<p><a href="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/C.S._ParaventiGiapponesi-a-VillaCeccato_Collaterale_Civiltà-di-Carta-page-002.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-9934" src="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/C.S._ParaventiGiapponesi-a-VillaCeccato_Collaterale_Civiltà-di-Carta-page-002-566x800.jpg" alt="C.S._ParaventiGiapponesi a VillaCeccato_Collaterale_Civiltà di Carta-page-002" width="566" height="800" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/C.S._ParaventiGiapponesi-a-VillaCeccato_Collaterale_Civiltà-di-Carta-page-002-566x800.jpg 566w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/C.S._ParaventiGiapponesi-a-VillaCeccato_Collaterale_Civiltà-di-Carta-page-002-141x200.jpg 141w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/C.S._ParaventiGiapponesi-a-VillaCeccato_Collaterale_Civiltà-di-Carta-page-002-400x566.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/C.S._ParaventiGiapponesi-a-VillaCeccato_Collaterale_Civiltà-di-Carta-page-002.jpg 1240w" sizes="auto, (max-width: 566px) 100vw, 566px" /></a></p>
<p style="text-align: center;">Villa Silicani Ceccato è a Montecchio Maggiore, a 15 km da Vicenza.</p>
<figure id="attachment_9935" aria-describedby="caption-attachment-9935" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/byo888_due_ante_ventagli_056.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-9935" src="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/byo888_due_ante_ventagli_056-600x309.jpg" alt="Il paravento dei ventagli della Galleria Piva esposto alla mostra di Villa Ceccato (periodo Edo, part.)." width="600" height="309" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/byo888_due_ante_ventagli_056-600x309.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/byo888_due_ante_ventagli_056-200x103.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/byo888_due_ante_ventagli_056-400x206.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/09/byo888_due_ante_ventagli_056.jpg 1100w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9935" class="wp-caption-text">Paravento dei Ventagli (periodo Edo, part.). In esposizione alla mostra di paraventi giapponesi a Villa Ceccato.</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/civilta-di-carta-carte-straordinarie-a-villa-ceccato-fra-i-paraventi-giapponesi/">Civiltà di carta. Carte straordinarie a Villa Ceccato. Fra i paraventi giapponesi.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Washi e Design: ritorna TuTuMu a Milano.</title>
		<link>https://www.rossellamarangoni.it/washi-e-design-ritorna-tutumu-a-milano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2015 14:19:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; &#160; &#160; TuTuMu　Exhibition &#160; since 2013 &#160; &#160; &#160; Con Carta Giapponese &#160; The beginning of story. &#160; And &#160; Story in the future. &#160; &#160; &#160; 和紙でつつむ &#160;     TuTuMu exhibition &#160; Things, you can wrap &#160; Thinks, you can guard &#160; but more, you can find under &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; April&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/washi-e-design-ritorna-tutumu-a-milano/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Washi e Design: ritorna TuTuMu a Milano.</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/washi-e-design-ritorna-tutumu-a-milano/">Washi e Design: ritorna TuTuMu a Milano.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/04/tutumu.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter" title="tutumu" src="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/04/tutumu.jpg" alt="" width="452" height="640" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>TuTuMu　Exhibition</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>since 2013</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Con Carta Giapponese</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>The beginning of story.</p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>And</p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Story in the future.</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>和紙でつつむ</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>  </p>
<div>
<p> TuTuMu exhibition</p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Things, you can wrap</p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>Thinks, you can guard</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>but more, you can find under</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong>April 14[Tues]～30[Thu]､2015</strong></p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><strong>11:00～18:00→Milan</strong></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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<p><strong>SPAZIO 74\b </strong></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><strong>di Ivan Pengo</strong></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p><strong>Via Bisceglie, 74/b-20152 &#8211; Tel.02 48302441</strong></p>
</div>
<p>  </p>
<div>
<p>Party Time &#8211; Milan</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>April 17[Fri]:17:00~20:00</p>
</div>
<p>  </p>
<div>
<p>Produced by<br />TuTuMu<br />Things. Thinks. More Under.<br />Things, you can wrap<br />Thinks, you can guard<br />but More, you can find Under<br /><a href="http://tutumu.org/" target="_blank">http://tutumu.org/</a><br /><a href="mailto:info@tutumu.org" target="_blank">info@tutumu.org</a></p>
</div>
<p>  </p>
<div>
<p>以下、日本語</p>
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<p>  </p>
<div>
<p>ご案内</p>
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<p>ミラノ・フォーリサローネにてTuTuMu Exhibition 2015の開催のお知らせ！</p>
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<p>つつむ実行委員会では、TuTuMu Exhibition in Milano 3rdをこの4月に、</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>ビッシェリエに、オープンした「SPAZIO 74/b 」にて、開催いたします。</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>「TuTuMu Exhibition」は、人々を魅了する街「ミラノ」<wbr>で開催しているART and DESIGNのイベント（公募展）です。</wbr></p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>日本の伝統産業の可能性を見出すため、<wbr>その素晴らしさを海外で発信し、</wbr></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>日本には、素敵なデザイン、<wbr>製品があることを提案することを主な目的として、</wbr></p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>関西在住のクリエーター有志と企業が集まりこのプロジェクトを立<wbr>ち上げました。</wbr></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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<p>第1回～第２回目は、「和紙でつつむ」というテーマで、<wbr>開催しました。</wbr></p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>第3回目となる今回は、「和紙を世界へ」<wbr>という目標の総括として、</wbr></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>我々が、取り組んでまいりましたモノ・コトを、TuTuMu Exhibition Book(図録)とともに、</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>ご紹介する企画展を開催いたします。</p>
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<p>  </p>
<div>
<p>テーマ「物語の始まり、そして、これからの物語」</p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　　　-The beginning of story.And.Story in the future-</p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>           （出展者による作品展示も同時開催予定）</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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<p>「Washi Museum Shop」オープンのお知らせ</p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>我々の活動が、契機となり、<wbr>祈願でもありました和紙素材を紹介するSHOWROOM and SHOPが、</wbr></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>「Washi Museum Shop」として、　このギャラリーに、併設されます。</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>我々の活動の成果とともに、「これからの和紙」の提案、</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>そして、これからのTuTuMU Exhibitionのモノ・コト等を、</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>是非、ご覧いただきたいとおもいます。</p>
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<p>&nbsp;</p>
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<p>ミラノお越しいただく皆様、ぜひお立ち寄りください。</p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>ご来場を心よりお待ちしております。</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>会期：April 14[Tues]～30[Thu]､2015</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　　　11:00～18:00→Milan</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>■会場：SPAZIO 74\b   di Ivan Pengo</p>
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<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　　　Via Bisceglie, 74/b-20152</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　　　Tel.02 48302441</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>■主催：TuTuMu実行委員会2015 </p>
</div>
<p>  </p>
<div>
<p>■お問い合わせ先</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　ツツム展実行委員会 事務局</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　株式会社 和紙来歩（わしらいふ）内 加藤富美代</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　〒601-8104　京都市南区上鳥羽角田町52</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　TEL：075-681-9123</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　<a href="http://tutumu.org/" target="_blank">http://tutumu.org/</a></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>
<p>　<a href="mailto:info@tutumu.org" target="_blank">info@tutumu.org</a></p>
</div>
<p><a href="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2015/04/tutumu.jpg"><br /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/washi-e-design-ritorna-tutumu-a-milano/">Washi e Design: ritorna TuTuMu a Milano.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Washi, la carta giapponese. Non chiamatela carta di riso!</title>
		<link>https://www.rossellamarangoni.it/washi-la-carta-giapponese-non-chiamatela-carta-di-riso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Dec 2014 17:21:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nihon no natsu]]></category>
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		<category><![CDATA[Note del guanciale]]></category>
		<category><![CDATA[Sei Shonagon]]></category>
		<category><![CDATA[TuTuMu exhibition]]></category>
		<category><![CDATA[Unesco]]></category>
		<category><![CDATA[washi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una bella notizia: la carta giapponese prodotta artigianalmente, il washi 和紙, è entrata a far parte del Patrimonio culturale dell&#8217;Umanità dell&#8217;Unesco. Può essere finalmente un&#8217;occasione per conoscere meglio questo prodotto straordinario e, anche, come consiglia l&#8217;amica Graziana Canova Tura in una lettera indirizzata ai soci dell&#8217;Aistugia, Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi, per smetterla di utilizzare&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/washi-la-carta-giapponese-non-chiamatela-carta-di-riso/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Washi, la carta giapponese. Non chiamatela carta di riso!</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/washi-la-carta-giapponese-non-chiamatela-carta-di-riso/">Washi, la carta giapponese. Non chiamatela carta di riso!</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Una bella notizia: la carta giapponese prodotta artigianalmente, il </em>washi 和紙<em>, è entrata a far parte del Patrimonio culturale dell&#8217;Umanità dell&#8217;Unesco.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Può essere finalmente un&#8217;occasione per conoscere meglio questo prodotto straordinario e, anche, come consiglia l&#8217;amica Graziana Canova Tura in una lettera indirizzata ai soci dell&#8217;Aistugia, Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi, per smetterla di utilizzare l&#8217;errata definizione  &#8220;carta di riso&#8221; (entrata comunemente e facilmente in uso a partire dal dopoguerra e c&#8217;è sempre da chiedersi perché mai gli errori tendano a perpetuarsi così agevolmente&#8230;). Perché, lo ribadiamo, il </em>washi<em> si fabbrica con la fibra di svariate piante e arbusti, ma non con il riso!  </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Scrive Graziana Canova Tura: &#8220;Tutti sappiamo che la carta giapponese si produce con le fibre di arbusti vari, tra i più noti il gelso da carta, </em>kōzo (Broussonetia kazinoki)<em>, </em>ganpi<em> e </em>mitsumata<em> (entrambi del genere Edgeworthia). Almeno noi dovremmo usare la definizione esatta &#8216;carta giapponese </em>(washi)<em>&#8216; e cercare di non contribuire alla diffusione di una delle tante imprecisioni che circolano sul Giappone e sulla sua cultura.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sottoscrivo e vi  propongo qui un testo scritto per il catalogo di una mostra tenutasi a Milano nella scorsa primavera proprio sul </em>washi.<em>..</em></p>
<figure id="attachment_9025" aria-describedby="caption-attachment-9025" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-onde.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-9025" title="washi onde" src="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-onde-600x800.jpg" alt="" width="600" height="800" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-onde-600x800.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-onde-150x200.jpg 150w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-onde-400x533.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-onde.jpeg 1704w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9025" class="wp-caption-text">Come un velo sottile di sposa, onde si rincorrono... è il washi.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Washi, una tradizione che sfida il tempo.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">La carta giapponese, <em>washi</em>, ha una tradizione di splendore alle spalle che sfida il tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La sua lunga storia è la storia di un’arte antica, se diamo credito alla leggenda che vuole che sia stato il monaco buddhista coreano Donchō a introdurla in Giappone, attorno al 610. Ma è ipotizzabile che nell’arcipelago esistesse già una fabbricazione di carta prodotta dalla corteccia di alberi. Certo è che la produzione e l’utilizzo della carta si diffuse ben presto, così come il suo apprezzamento, ben documentato dalla presenza di oltre duecento varietà di carte preziose nel tesoro dello Shōsōin di Nara. Del resto già da subito il principe reggente Shōtoku (574-622) aveva promosso la produzione di svariati tipi di carta allo scopo di diffondere i testi buddhisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel periodo Heian (794-1185) gli artigiani raggiunsero un grado di maestria nella fabbricazione della carta ineguagliato e furono in grado di produrre varietà di <em>washi</em> di altissima qualità, chiamate con nomi diversi a seconda della texture e del modo di fabbricazione: <em>hanshi</em>, <em>suminagashi</em>, <em>michinokugami</em>, <em>shukushi</em>, <em>tobigumo</em>, <em>danshi</em>, ecc.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel periodo le tecniche di fabbricazione si raffinarono sempre di più, variando la gamma cromatica e arricchendo la pasta con petali, erbe, foglie, polveri d’oro e d’argento e aggiungendo al midollo vegetale dell’incenso che preservava la carta dall’attacco degli insetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Presso la corte imperiale le carte pregiate erano altamente apprezzate ed entravano nel gioco dello scambio elegante di poesie <em>waka</em> che era alla base della vita a corte. Solo così possiamo comprendere cosa scrive Sei Shōnagon nel capitolo n° 277 del <em>Makura no sōshi</em>: “Quando mi sento delusa da provare rancore verso il mondo intero, così depressa da non aver più desiderio di vivere, neppure per un istante, ma di voler fuggire lontano, dove non importa, se mi capitano tra le mani semplici fogli di carta bianca e un buon pennello, cartoncini bianchi o carta di <em>michinoku</em>, immediatamente mi rassereno e penso che la vita valga ancora la pena di essere vissuta”.<sup> *<br /> </sup></p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Nelle successive epoche Kamakura (1185-1333) e Muromachi (1333-1568) la produzione di <em>washi</em> si intensificò, restando comunque caratteristica delle comunità contadine che vi si dedicavano nei lunghi mesi invernali. Servono infatti acqua fredda e pura e basse temperature per ammorbidire la corteccia di <em>kōzo </em>(<em>Broussonetia Kazunoki</em>, una varietà di gelso), di <em>mitsumata</em> (<em>Edgeworthia papyrifera</em>) e di più rari vegetali grezzi (come il <em>ganpi</em>, <em>Lychnis coronata</em>) utilizzati come materie prime per la produzione della carta ancor oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il procedimento è semplice ma lungo e impegnativo e ogni regione, ogni villaggio, ogni artigiano sviluppò i propri segreti di fabbricazione, le proprie tecniche, i propri tipi di <em>washi</em>. In questo modo l’arte del <em>washi</em> ha potuto attraversare le epoche e restare vivace e creare prodotti di altissima qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">La vitalità della tradizione del <em>washi</em> è data dalla molteplicità di ambiti in cui è sempre stato utilizzato. Perché in Giappone la carta non è un materiale: è una cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">La carta giapponese sfida infatti la nostra idea della carta come semplice supporto alla scrittura e, in seconda istanza, come materiale da disegno e poi da stampa. Nella cultura giapponese il ruolo della carta è il più vario: lanterne, <em>shōji</em>, ombrelli, ventagli, fogli per calligrafie, lettere, tovaglioli per la cerimonia del tè, vassoi, sono solo alcuni degli impieghi della carta in Giappone.</p>
<p style="text-align: justify;">Non solo. La carta giapponese sfida anche la nostra idea della carta come di un materiale fragile. Il <em>washi</em> è straordinariamente resistente ed alcune varietà sono impossibili da strappare con le mani. Per questo si presta agli utilizzi più svariati, nella costruzione, nella decorazione, nella stampa, nell’arte e nel design. A volte dall’aspetto delicato di un pizzo, a volte leggermente assorbente, a volte liscia e sottile e capace di rifrangere la luce, la carta giapponese, il prezioso <em>washi</em>, rivela qualità che trasformano la nostra concezione di carta. L’aveva già capito Rembrandt, che se ne serviva spesso per le sue incisioni a puntasecca, quando riusciva a procurarlo dalla navi olandesi che provenivano dalla lontana Nagasaki. L’hanno capito gli artisti che sperimentano la resistenza del <em>washi</em>, arrivando a contare 22 passaggi sotto il torchio dello stampatore, senza che il foglio ne esca minimamente danneggiato. L’hanno capito architetti e designer che oggi, con il <em>washi</em>, creano oggetti, creano un nuovo modo di vivere lo spazio.</p>
<p style="text-align: justify;">Così il <em>washi</em>, materiale duttile, resistente &#8211; prezioso frutto di un sapere artigianale vecchio di secoli ma ben vivo e capace di rinnovarsi per riproporsi costantemente come indispensabile &#8211; ancora una volta ci sfida a guardare alla tradizione giapponese per cogliere i semi della modernità, il desiderio del nuovo. Verso un nuovo splendore.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Testo pubblicato sul catalogo <em>TuTuMu exhibition</em>, a cura di Matsumori Shin e Ogawa Kazushige, Ōsaka, Daishinsha Inc., 2014.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p><span style="font-size: x-small;">* Sei Shōnagon, <em>Note del guanciale</em>, a cura di Lydia Origlia, Milano, SE, 1988, p. 221.</span></p>
<p><span style="font-size: x-small;">** Progetto Shin-on Hanga del maestro Matsuyama Shuhei.</span></p>
<figure id="attachment_9026" aria-describedby="caption-attachment-9026" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-al-JSD-2.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-9026" title="washi al JSD 2" src="http://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-al-JSD-2-600x629.jpg" alt="" width="600" height="629" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-al-JSD-2-600x629.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-al-JSD-2-190x200.jpg 190w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-al-JSD-2-400x419.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2014/12/washi-al-JSD-2.jpeg 1230w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-9026" class="wp-caption-text">Varietà di washi in mostra al festival Japan SunDays 2014. Milano, maggio 2014.</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
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