“Il servizio a tavola”, acquerello di Satō Giei.

 

Il servizio a tavola

 

Una serie di recipienti si allineano davanti a colui che deve assicurare il servizio di servire a tavola: uno di essi riceverà il riso, un altro le verdure cucinate o trattate in salamoia, un terzo l’acqua calda o il tè, e gli ultimi due rispettivamente l’acqua di risciacquo usata con il resto del tè e gli avanzi raccolti al momento di sgomberare la tavola.

Il servizio a tavola spetta, a turno, all’uno o all’altro dei monaci e tutti, compreso colui che serve, sono guidati nei loro atti dal segnale sonoro battuto dal sorvegliante.

Se il cibo è essenziale alla vita umana, il tempio zen gli accorda un’importanza particolare: ne è prova il modo così tipicamente raffinato di consumare i pasti. Le regole stabilite in origine nel tempo non hanno perso nulla del loro rigore. Solo la recitazione dei sūtra per i pasti rompe il silenzio che regna. Le richieste si fanno per mezzo del gesto di saluto – palme delle mani giunte – o con altri segni delle mani. Lo svolgimento dei pasti è, dall’inizio alla fine, prescritto sin dalla notte dei tempi, i movimenti, posati o rapidi, sono armoniosi e non lasciano spazio ad alcun gesto sconsiderato.

Da sempre, si riconosce un tempio zen dall’austerità che vi si esprime tanto nella frugalità dei pasti che nell’esercizio di zazen. Come regola, nei monasteri, non ci sono che due pasti al giorno: quello del mattino, shukuza, consiste in un brodo di riso molto chiaro, quello di mezzogiorno, saiza, è una minestra cotta a partire da una miscela di tre misure di riso e sette di orzo. Il pasto della sera si presenta invece come un rimedio, detto “pietra medicinale”,* elaborato a partire dai resti del pasto di mezzogiorno, a volte con una zuppa di verdure che serve di fondo a questi resti.

 

Satō Giei

(1920-1967)

 

Fonte: 

Satō Giei, Journal d’un apprenti moine zen (Unsui nikki, 1966),

traduit du japonais par Roger Mennesson, Arles, Philippe Picquier, 2010, pp. 50-51.

Edizione giapponese pubblicata da The institute for Zen studies nel 1972.

❖Mia traduzione “di servizio” dall’edizione in lingua francese.

 

*Yakuseki (in giapponese “pietra medicina”), termine che ora designa il pasto serale, era la pietra riscaldata che i monaci si tenevano sul petto nei pomeriggi di inverno per alleviare la fame. In passato, infatti, vigeva una regola che imponeva il digiuno dopo mezzogiorno.

 

 

 

 

☛ Per scoprire tutti i segreti della cucina zen, consultate il prezioso  testo di Graziana Canova Tura: 

La cucina zen. La perfetta imperfezione, Roma, Aracne, 2018

http://www.aracneeditrice.it/index.php/pubblicazione.html?item=9788825515725

 

 

➽ Maggiori informazioni sull’Unsui nikki di Satō Giei le trovate in questa pagina:

https://www.rossellamarangoni.it/una-lettura-per-lestate-unsui-nikki-il-diario-di-un-novizio-zen.html

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