“Il rito del tè”, acquerello di Satō Giei.

 

Il rito del tè

 

Terminata la colazione, nella sala di meditazione si tiene il rito del tè. Lo si beve tutti insieme, versato da un unico bollitore, perché il tempio zen ha codificato questo momento al quale si dà un’importanza particolare. Accanto al zarei, il tè collettivo, esiste lo shuyō-zarei, rito riservato all’accolito, al responsabile degli ospiti e al cerimoniere. Il tè comunitario, che si tiene due volte al giorno, il mattino e la sera, corrisponde in qualche modo a una specie di appello, nella misura in cui non è prevista la possibilità che vi sia un posto vuoto. Le cose si svolgono secondo delle regole molto precise: per prima cosa, è al “santo monaco” che l’accolito versa il tè, poi  è il turno di tutti i presenti. Costoro facilitano il compito di chi versa avvicinando la tazza a quella del vicino – la regola vuole che la si abbia a destra del ginocchio – e, dopo che tutte le tazze sono state riempite, dopo un saluto a mani giunte, si porta il liquido alle labbra. Bisogna stare ben attenti a non versare davanti a sé i resti del tè!

L’accolito, terminato il proprio giro, lancia con voce severa: “Oggi, raccolta del riso!”. È lui che comunica il programma del giorno e come si suddividono i compiti. L’ordine e la buona intesa che regnano in questo rito portano benefici: dissolvono la fatica e restaurano l’energia.

Per ogni mese, il programma dei compiti quotidiani si organizza come segue: i giorni che terminano per 1 e 6, poi 3 e 8 sono riservati ai giri di questua e alla raccolta del riso; quelli che terminano per 2 e 7, poi 5 e 10, sono consacrati all’insegnamento del maestro; infine i giorni 4 e 9 sono quelli della rasatura, compresa quella del cranio, e della pulizia del monastero e del giardino. Anche il bagno cade in quei giorni. Il 14 del mese così come l’ultimo giorno del mese sono detti di “riposo”: sono gli unici il cui pomeriggio non sia consacrato al lavoro per la casa e il giardino.

 

Satō Giei

(1920-1967)

 

Fonte: 

Satō Giei, Journal d’un apprenti moine zen (Unsui nikki, 1966),

traduit du japonais par Roger Mennesson, Arles, Philippe Picquier, 2010, pp. 54-55.

Edizione giapponese pubblicata da The institute for Zen studies nel 1972.

❖Mia traduzione “di servizio” dall’edizione in lingua francese.

 

➽ Maggiori informazioni sul libro e il suo autore le trovate in questa pagina:

https://www.rossellamarangoni.it/una-lettura-per-lestate-unsui-nikki-il-diario-di-un-novizio-zen.html

 

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