Dolce frescura di acque nascoste. Kyōto, estate del 2007.

 

Ricordo di Narahashi, Mishima

 

In una minuscola striscia di giardino avevano scavato la bocca di una fonte.

Qua e là crescevano fusti di zenzero.

Lungo il muretto bianchi fiori di lespedeza           cespugli così rigogliosi!

Veramente un buco in affitto, quasi da vergognarsene.

 

Eppure c’era sempre       quella trasparente

fredda acqua sorgiva. Confetti di rugiada

      celeste      perle di rugiada terrena.

Nessuna tubatura a portare acqua intiepidita, ma in cambio

l’anguria penzolante dalla corda, gocciolava di frescura vermiglia.

 

Sia papà che cantava i suoi versi , sia mamma

che dal buio della cucina sciacquava nella pignatta il riso da bollire,

di quest’acqua     andavano fieri.

 

Anche nel sogno     le alghe si allungavano fluttuanti,

il piccolo alla fine tornerà      a questa nascosta      città d’acqua

il sorriso fluttuante       un invito delle mani.

 

Ōoka Makoto

(1931-2017)

Traduzione di Alessandro Clementi Degli Albizzi. In Poeti giapponesi, a cura di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi Degli Albizzi, Torino, Einaudi, 2020, p. 49.

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