Nella "valle dell'inferno" (Jigokudani) presso Noboribetsu, isola di Hokkaidō. Estate 2001.

 

  Mia madre, Topazia Alliata, e mio padre, Fosco Maraini, si erano sposati, in Italia, nel 1935. Lei aveva 22 anni, lui 23.  Si erano conosciuti nel 1932 a Firenze. Per il loro matrimonio, assai informale, inviarono agli amici un invito con stampato un disegno fatto da mia madre che li ritraeva tutti e due visti da dietro, abbracciati, seduti e nudi, sulla riva del mare. Per chiedere la mano di mia madre, mio padre aveva percorso in motocicletta le strade ancora erte, polverose e non asfaltate che portavano giù, giù sino a Bagheria, in Sicilia. Aveva viaggiato per tre giorni. Quell’arrivo avventuroso di Fosco in motocicletta piacque molto a Enrico, il padre di Topazia. E a Fosco piacque quel signore amabile vestito con semplicità che calzava dei sandali alla francescana. Seduto in giardino, Enrico stava leggendo I Discorsi del Buddha. Fosco gli disse che anche lui li aveva letti. S’intesero subito sul piano umano e intellettuale.

  Dopo il loro matrimonio, andarono a vivere a Firenze, poi a Fiesole. Nel 1937 mio padre, che si era laureato a Firenze in antropologia, accompagnò l’orientalista Giuseppe Tucci in Tibet. A proposito di quel viaggio ha poi scritto nel suo libro Segreto Tibet (1951) “scoprii un mondo che m’incantò e mi carpì per intero”. Così, quando l’anno dopo ottenne una borsa di studio del Kokusai Gakuyu Kai (International Society for the Furtherance of Learning) giapponese, non esitò ad accettarla. Insofferente e inquieto, vedeva aprirsi con quell’occasione di viaggio in Giappone nuovi orizzonti di studio e di libertà, e un’altra occasione per viaggiare in Asia. Anche per mia madre quel viaggio offriva nuovi stimoli ed esperienze. In realtà, come lei precisa oggi, si trattava per entrambi di cogliere l’occasione per allontanarsi dall’Italia fascista.

  Fu così che il primo dicembre 1938, e dopo un lungo viaggio in nave, mia madre approdò in Giappone con mio padre e con  mia sorella Dacia Paola, che era nata a Firenze. Il 15 dicembre raggiungevano, in treno, Sapporo, in Hokkaidō, nel Nord del Giappone. Mio padre, nominato assistente ricercatore alla Università Imperiale di Hokkaidō, si dedicò a studiare la popolazione, del tutto particolare per ceppo e cultura, degli Ainu. Lì, tra le nevi solenni nasceva, nel luglio 1939, mia sorella Yuki (“Yuki-chan”) Luisa. Una foto la ritrae  a qualche mese dalla sua nascita tra le braccia di un Ainu sorridente. Nel suo libro La nave per Kobe (2001), Dacia ha narrato i ricordi, relativi a quel viaggio, a quel soggiorno e al diario tenuto da mia madre tra il 1938 e il 1941. […]

  A questo primo ritratto di una famiglia dai nomi belli e strani, fa da sfondo un Giappone sempre più militarizzato, in pieno ottenebrante periodo poi chiamato dai giapponesi, come scrive lo storico Richard Storry, kurai tanima, “della valle oscura” (1931-1941). Ben presto – settembre 1940 – prenderà corpo il patto tripartito, l’Asse Italia-Germania-Giappone. L’ideologia ultra-nazionalista giapponese esaltava il Giappone come “nazione e popolo eletti” (R. Storry) designati per una gloriosa espansione imperiale del mondo. Lasciato un fascismo alle spalle, mia madre e mio padre si trovarono in un regime in preda ai parossismi di un altro nazionalismo, e per di più emulo del nazi-fascismo. Ma era impossibile tornare indietro.

 

Toni Maraini, Ricordi d’arte e prigionia di Topazia Alliata, Palermo, Sellerio, 2003, pp. 21-24.

 

Universo Maraini. Un arbitrario, personale zibaldone per ricordarlo.

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