Fosco Maraini (in terza di copertina di Paropàmiso, Milano, Mondadori, 2003).

 

“Viaggiare a piedi, soprattutto se  non ci sono mezzi di comunicazione, è veramente bellissimo, perché c’è un connubio, uno sposalizio col paesaggio che non si ha certo quando si viaggia in macchina o in treno, e tanto meno in aereo. Oggi, quando si va dall’Italia al Giappone ci si mettono undici ore, ma non si vede niente.

E poi bivaccare, dormire fuori, è un contatto con la natura che approfondisce di moltissimo la percezione. Non a caso la montagna è stata il mio primo amore. Quello che è importante quando si arrampica non è tanto la conquista della vetta, è il tu per tu con la roccia, con la neve, col ghiaccio che è insostituibile: toccare, vedere, gli odori, i colori: è un’esperienza indimenticabile, è come una danza.

Da questo punto di vista sono stato fortunato: in casa mia non c’era l’abitudine di andare in montagna; è stata una scoperta fatta insieme a Bernardo che era mio compagno di scuola fin dal primo ginnasio. Per la montagna è molto importante avere un compagno, soprattutto se è uno con cui si va d’accordo, della medesima forza, della medesima età, perché da soli si procede fino  a un certo punto… “Insieme e a piedi” è un bel motto. L‘ho capito andando in montagna nell’adolescenza, e questa scoperta della montagna ha segnato tutta la mia vita.”

 

Tratto da:

Fosco Maraini, Viaggiator curioso. Conversazione con Maria Pia Simonetti, Firenze, Passigli, 2001, pagg. 63-64.

 

Universo Maraini. Un arbitrario, personale zibaldone per ricordarlo.

Piccolo omaggio a Maraini. Da un battello. Agosto 2012.

 

 

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