La bimba e le carpe. Tsuwano, agosto 2005.

Aveva appena smesso di piovere, a Tsuwano. Usciti da una caffetteria nascosta in cui ci eravamo rifugiati, dopo aver gustato un dolce al tè verde fatto in casa che ci aveva riconciliato con il mondo e con il tifone incombente, avevamo percorso la strada principale. Da un lato, lungo il muro di un’antica residenza nobiliare, ecco il piccolo canale, le erbe alte, le carpe guizzanti. Tutti si fermavano ad ammirare quei colori, a gettare briciole per attirare i pesci verso la riva. Tutti, e anche i bambini.

Anche noi ci eravamo fermati: nel pomeriggio grigio, quella manciata di colori vivi ci colpiva come un raggio di sole che squarciasse le nubi.

Ma c’era una bimba con uno zainetto rosso. Per lei eravamo noi gli esseri curiosi. Non smetteva di guardarci, ma di sottecchi. Timida.

Le carpe potevano aspettare.

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