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	<title>Mukashi mukashi - Rossella Marangoni</title>
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	<title>Mukashi mukashi - Rossella Marangoni</title>
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		<title>Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Il ladro di occhiali.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2020 20:48:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Il pomeriggio del 1° gennaio mi trovano alla stazione di Shinagawa perché dovevo prendere il treno ad alta velocità. Ho superato i tornelli e mi sono incamminato verso il bagno, quando ho sentito un colpetto alla schiena. Mi sono voltato e davanti a me c&#8217;era un uomo che non avevo mai visto. Sulla cinquantina,&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-il-ladro-di-occhiali/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Il ladro di occhiali.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14723" aria-describedby="caption-attachment-14723" style="width: 483px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/glasses.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-14723" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/glasses-600x703.jpg" alt="" width="483" height="566" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/glasses-600x703.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/glasses-171x200.jpg 171w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/glasses-400x468.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/glasses-768x899.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/glasses.jpg 1199w" sizes="(max-width: 483px) 100vw, 483px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14723" class="wp-caption-text">Scendendo dal treno, stampa di Shimazaki Ryuu (1865 &#8211; 1937), 1905 circa.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Il pomeriggio del 1° gennaio mi trovano alla stazione di Shinagawa perché dovevo prendere il treno ad alta velocità. Ho superato i tornelli e mi sono incamminato verso il bagno, quando ho sentito un colpetto alla schiena. Mi sono voltato e davanti a me c&#8217;era un uomo che non avevo mai visto. Sulla cinquantina, alto, portava una giacca scura e un giubbotto. &#8220;Mi presterebbe gli occhiali?&#8221;, mi ha chiesto. In quel momento portavo gli occhiali. In situazioni come queste di solito non riesco a dire di no, ma mi sono ricordato di una notizia risalente a tre anni prima, una serie di furti di occhiali da parte di un uomo che li chiedeva in prestito, allora ho risposto: &#8220;No, ecco&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non me li presta?&#8221;, ha ribattuto lui.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;No&#8221;, ho risposto, e così se n&#8217;è andato.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono riuscito a prendere il treno senza intoppi e mi sono messo a sedere vicino al finestrino. Il sedile accanto al mio era libero, quindi ci ho appoggiato la borsa, poi ho mangiato un <em>onigiri</em> e infine mi sono addormentato. Più o meno all&#8217;altezza di Shizuoka, ho sentito qualcuno che mi toccava alla spalla. Ho aspetto gli occhi e di fronte a me c&#8217;era la stessa persona di poco prima.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Mi presterebbe gli occhiali?&#8221;, mi ha chiesto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;No&#8221;, ho risposto. Lui non ha detto nulla e si è avviato verso la porta posteriore della carrozza come se stesse cercando altri occhiali. Anche se oltre a me c&#8217;erano almeno cinque o sei uomini con gli occhiali (compreso il macchinista), a loro non ha rivolto la parola (in seguito ho cercato la notizia e ho scoperto che nel giugno del 2005 un uomo di 29 anni, residente nel distretto di Nakahara, comune di Kawasaki, era stato arrestato per furto di occhiali. Nella casa del ladro, che prendeva di mira uomini giovani a cui rubava perfino le lenti a contatto, erano state sequestrate circa 130 paia di occhiali e 30 di lenti a contatto).</p>
<p style="text-align: justify;">Sono arrivato a casa intorno alle dieci di sera e, allungando le gambe sotto al <em>kotatsu</em>,* ho sentito qualcosa di duro contro il tallone e ho provato un dolore intenso. Ho tirato fuori il piede e ho visto che era tutto sporco di sangue, così come la mano con cui l&#8217;avevo toccato. Nei giorni successivi ho capito che il tubo della stufa a infrarossi del <em>kotatsu</em> si era rotta, e i frammenti di vetro mi avevano ferito il piede. Per tre giorni non sono riuscito a camminare e ho trascorso le vacanze di capodanno praticamente a letto. A distanza di un mese, il piede non era ancora guarito del tutto. Era il mio anno sfortunato, e a giudicare da come era cominciato ho pensato che sarebbe potuto proseguire davvero male, quindi sono andato a pregare in un tempio. Avviandomi verso l&#8217;uscita ho estratto l&#8217;<em>omikuji</em>,** e il responso è stato negativo: sembrava una persecuzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Chissà come sarebbe andata, però, se gli avessi prestato gli occhiali. Forse le cose sarebbero andate meglio se glieli avessi prestati, ho pensato.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: right;">Shibasaki Tomoka</p>
<p style="text-align: right;">(n. 1973)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Gala Maria Follaco.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>Megane no gōtō</em> in  <em>Internazionale</em> n. 1134.anno23, 23 dicembre 2015, pp. 70-71.</p>
<p style="text-align: right;">*Tavolo basso che nasconde una stufa ed è circondato da una  trapunta o da una coperta pesante per coprire le gambe.</p>
<p style="text-align: right;">**Oracolo scritto su un biglietto che si estrae nei santuari shintoisti e nei templi buddhisti.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f453.png" alt="👓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f576.png" alt="🕶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f453.png" alt="👓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Scrittrice nativa di Ōsaka, Shibasaki ha ottenuto i più prestigiosi premi letterari giapponesi, il Noma nel 2010 e, soprattutto, nel 2014, il premio Akutagawa, il più importante di tutti, con il romanzo <em>Haru no niwa</em> (<em>Giardino di primavera</em>), l&#8217;unica sua opera finora tradotta in lingua inglese.</p>
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		<title>Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Come una favola.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2020 17:39:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“La mia pietra tombale sia una stele alta più di lei. Fatele abbracciare la mia pietra tombale e seppellitela in mare”. Poiché il padre morendo in un lago di sangue aveva espresso questo desiderio, i due figli gli costruirono una tomba d’ineguagliabile splendore. Il padre aveva trovato morte crudele per mano della giovane vedova e&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-come-una-favola/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Come una favola.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14720" aria-describedby="caption-attachment-14720" style="width: 477px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kuniyoshi-La-principessa-prega-per-la-pioggia1840.jpg"><img decoding="async" class="wp-image-14720 " src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kuniyoshi-La-principessa-prega-per-la-pioggia1840-557x800.jpg" alt="" width="477" height="685" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kuniyoshi-La-principessa-prega-per-la-pioggia1840-557x800.jpg 557w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kuniyoshi-La-principessa-prega-per-la-pioggia1840-139x200.jpg 139w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kuniyoshi-La-principessa-prega-per-la-pioggia1840-400x575.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kuniyoshi-La-principessa-prega-per-la-pioggia1840.jpg 742w" sizes="(max-width: 477px) 100vw, 477px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14720" class="wp-caption-text">Utagawa Kuniyoshi (1797-1861), <em>La principessa prega per la pioggia</em> (Ame no Komachi), 1844 circa.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">“La mia pietra tombale sia una stele alta più di lei. Fatele abbracciare la mia pietra tombale e seppellitela in mare”.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché il padre morendo in un lago di sangue aveva espresso questo desiderio, i due figli gli costruirono una tomba d’ineguagliabile splendore. Il padre aveva trovato morte crudele per mano della giovane vedova e dell’amante di lei.</p>
<p style="text-align: justify;">I due figli della moglie precedente sollevarono come fosse un fuscello la lapide alta più della nemica, e la trasportarono su una scogliera della costa. Così spaventoso era l’abisso, che un sasso tirato di lì toccava il mare piccolo come un seme e l’occhio non poteva seguirlo fino alle onde, dalla vertigine. Lì i figli denudarono la donna e con una corda la legarono alla lapide. Poi spinsero giù la lapide. La donna d’istinto si strinse braccia e gambe alla lapide in caduta. La pietra rotolò giù gemendo da parer viva.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma che accade? A metà precipizio la lapide s’arrestò un istante, poi invece di riprendere a rotolare, non si mette a scivolare giù bel bello con la donna a bordo come fosse una slitta? E nell’immergersi nel mare, non si trasforma in una barchetta? E la barchetta non punta dritta come un razzo verso il mare aperto? I due fratelli che avevano assistito alla scena, più che abbracciarsi si gettarono uno sull’altro: “O padre, perdonaci!” Gridarono sentendosi mancare.</p>
<p style="text-align: justify;">Accorse l’amante della donna. La barca della donna è veloce come una rondine che trascorre [sic] nel cielo azzurro. Non c’è nave che possa tenerle dietro. Allora egli corse alla tomba del marito della donna e tornò reggendo come fosse un fuscello il basamento della lapide, poi si buttò in mare avvinghiato a quello. In effetti la pietra si trasformò in barca e partì come un razzo.</p>
<p style="text-align: justify;">La barca dell’uomo raggiunse la barca della donna. L’uomo disse:</p>
<p style="text-align: justify;">“Ora è nostro dovere render grazie all’uomo che abbiamo ucciso”.</p>
<p style="text-align: justify;">“No, non dobbiamo render grazie a mio marito. Quando ti nascerà in cuore gratitudine, la tua barca si trasformerà in lapide”.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna non aveva ancora finito di dirlo che la barca dell’uomo si trasformò in lapide, e portandolo con sé affondò tra le spume marine. Vedendo ciò la donna disse:</p>
<p style="text-align: justify;">“Barca mia, diventa una lapide e segui il mio amato fin in fondo al mare”.</p>
<p style="text-align: justify;">E così nuda, affondò stretta alla lapide come una sirena.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma l’uomo, furibondo per esser colato a picco da solo, supplicò colui che aveva ucciso di suo pugno:</p>
<p style="text-align: justify;">“O lapide, diventa barchetta e galleggia sul mare dove si culla la barca della mia amata”. Così, prima ancora d’arrivare sul fondo risalì a galla.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma cosa mai accadde allora? La donna che se ne andava a fondo e l’uomo che risaliva a galla s’incrociarono senz’accorgersene e solo la donna sprofondò fino in fondo al mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa donna è la principessa del mare.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando le sentii raccontare questa favola, pensai che avrebbe fatto un suicidio d’amore. Infatti andò a buttarsi in mare con l’amante. L’uomo morì ma lei, nell’attimo che riprese coscienza, con un grido si strinse al marito tradito. In seguito, quando mi vide disse:</p>
<p style="text-align: justify;">“È andato tutto come nella favola. Tale e quale, fino alla fine”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Kawabata Yasunari</p>
<p style="text-align: right;">(1899-1972)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Ornella Civardi.</p>
<p style="text-align: right;"> “La principessa del mare” (<em>Ryūgū no otohime</em>, 1926),</p>
<p style="text-align: right;">da <i>Racconti in un palmo di mano. Suggestioni e artifici</i>, Venezia, Marsilio, 1990, pp. 143-145.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f41a.png" alt="🐚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f41a.png" alt="🐚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f41a.png" alt="🐚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Quasi una favola, questo delizioso, breve racconto di Kawabata, una delle sue celebri storie &#8220;in un palmo di mano&#8221;, che ha l&#8217;atmosfera di una vicenda arcaica. Ma l&#8217;allusione a un doppio suicidio d&#8217;amore per annegamento rimanda, almeno nella mia mente, a una prassi ancora ben viva negli anni in cui scrive, e oltre, se penso alla tragica morte nel Tamagawa dello scrittore Dazai Osamu e della sua compagna, Yamazaki Tomie, nel 1948.</p>
<p style="text-align: justify;">Nota.  Ho sentito necessario modificare parzialmente la punteggiatura della traduzione su cui mantengo, comunque, qualche perplessità. </p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;"> </p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-come-una-favola/">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Come una favola.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Nel villaggio. ( Leggere Ōe).</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2020 16:05:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>[. . .] il fatto di essere tagliati fuori dalla “città” non aveva procurato alcun vivo dolore ai vecchi, incolti coloni del villaggio. In “città” noi venivamo respinti come sporchi animali; d’altra parte quanto serviva al sostentamento quotidiano era stipato all’interno del piccolo villaggio, raccolto sul versante sopra la stretta valle. Inoltre era l’inizio dell’estate&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-nel-villaggio-leggere-oe/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Nel villaggio. ( Leggere Ōe).</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14704" aria-describedby="caption-attachment-14704" style="width: 461px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCN4643.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-14704" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCN4643-600x800.jpg" alt="" width="461" height="615" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCN4643-600x800.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCN4643-150x200.jpg 150w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCN4643-400x533.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCN4643-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 461px) 100vw, 461px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14704" class="wp-caption-text">Nei dintorni di Takayama. Agosto 2013.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">[. . .] il fatto di essere tagliati fuori dalla “città” non aveva procurato alcun vivo dolore ai vecchi, incolti coloni del villaggio. In “città” noi venivamo respinti come sporchi animali; d’altra parte quanto serviva al sostentamento quotidiano era stipato all’interno del piccolo villaggio, raccolto sul versante sopra la stretta valle. Inoltre era l’inizio dell’estate e i bambini erano contenti che la scuola fosse già chiusa.</p>
<p style="text-align: justify;">[. . .]</p>
<p style="text-align: justify;">Abitavamo una piccola stanza, adibita in passato all’allevamento dei bachi da seta, al primo piano del magazzino della comunità situato nel centro del villaggio. Quando mio padre si stendeva sulle spesse assi del pavimento ormai consumate tra la stuoia e le coperte e io e mio fratello ci coricavamo su un letto costituito da una vecchia porta, quella che una volta era stata la casa dei bachi, ormai troppo piccola per contenerli ma ancora piena di foglie di gelso imputridite sulle nude travi del soffitto e di un odore pungente sulla carta delle pareti, si colmava di umane presenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Non avevamo nemmeno un mobile. A dare una certa impronta alla nostra povera dimora erano il fucile da caccia di mio padre &#8211; che riluceva opacamente, come se non solo la canna ma anche il calcio di una lucentezza oleosa fossero di un acciaio che paralizzava e respingeva al solo toccarlo -, le pelli di donnola essiccate, appese a mazzi alle nude travi, e vari tipi di trappole. Nostro padre provvedeva al sostentamento di tutti e tre, cacciando lepri e uccelli, cinghiali durante gli inverni nevosi, e facendo essiccare le pelli di donnola, catturate con le trappole, che poi portava all’ufficio municipale della “città”.</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre strofinavamo la canna del fucile con un panno intriso d’olio, io e mio fratello osservavamo il cielo scuro attraverso le fessure della porta di assi, come se da lì potesse filtrare ancora una volta il rombo dell’aeroplano. Ma era raro che un aereo solcasse il cielo sopra il villaggio. Posato il fucile sulla rastrelliera alla parete, ci stendemmo sul letto l’uno contro l’altro e aspettammo, totalmente in balia del nostro stomaco vuoto, che nostro padre salisse con la pentola di riso e verdure.</p>
<p style="text-align: justify;">Io e mio fratello eravamo come piccoli semi ben protetti da uno spesso strato di carne e da una dura epidermide; semi verdi, morbidi e freschi, cui aderiva una tenera membrana che la semplice luce esterna avrebbe potuto sfaldare e distruggere. Fuori di quella dura epidermide, vicino al mare che dal tetto si vedeva brillare lontano e sottile all’orizzonte, nella città oltre le creste sfalsate dei monti, la guerra solenne e ostinata, come una leggenda che ha sfidato il tempo, vomitava aria stagnante. Ma la guerra per noi non era altro che l’assenza dei giovani dal villaggio e il postino che di tanto in tanto portava la notizia di un altro caduto sul campo. La guerra non scalfì la nostra dura epidermide né lo spesso strato di carne. E quell’aereo nemico che aveva poco prima solcato il cielo del villaggio, mai violato fino ad allora, per noi era solo una strana specie di uccello.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Ōe Kenzaburō</p>
<p style="text-align: right;">(n. 1935)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Nicoletta Spadavecchia.</p>
<p style="text-align: right;">Da: “L’animale da allevamento” (<em>Shiiku</em>, 1958), in <em>Insegnaci a superare la nostra pazzia</em>, Milano, Garzanti, 1992, pp. 88-90.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f333.png" alt="🌳" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f333.png" alt="🌳" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f333.png" alt="🌳" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<figure id="attachment_14712" aria-describedby="caption-attachment-14712" style="width: 501px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Oe-dedica.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14712" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Oe-dedica-600x379.jpg" alt="" width="501" height="316" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Oe-dedica-600x379.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Oe-dedica-200x126.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Oe-dedica-400x253.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Oe-dedica-768x485.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 501px) 100vw, 501px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14712" class="wp-caption-text">La dedica di Ōe sulla mia copia di <em>Insegnaci a superare la nostra pazzia</em>. Milano, 4 giugno 1996.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Ōe Kenzaburō, premio Nobel per la letteratura 1994, è la coscienza critica della società giapponese contemporanea, un intellettuale che non ha mai smesso di interrogarsi e interrogarci sui grandi nodi irrisolti del passato recente del Giappone (il militarismo, il bombardamento atomico, Fukushima) e sui dilemmi morali cui si confronta l&#8217;essere umano. Ōe l&#8217;ho incontrato il 4 giugno 1996, all&#8217;Università Statale di Milano ma la sua scrittura, complessa, impegnativa, implacabile, mi era già ben conosciuta avendo acquistato il suo primo libro durante una vacanza cubana, a metà degli anni Ottanta. In Italia allora il suo nome era totalmente sconosciuto ai non addetti ai lavori. Ōe Kenzaburō è uno scrittore che sfida le coscienze e ci invita a confrontarci e a riflettere sui grandi temi: il male, il dolore, l&#8217;alterità, il libero arbitrio, per citarne solo alcuni. Punto di partenza è sempre l&#8217;esperienza autobiografica: la nascita in un villaggio isolato in una verde vallata dell&#8217;isola di Shikoku prima, e poi il dramma della sua paternità: la nascita di Hikari, un bimbo con un grave ritardo mentale, ora apprezzato musicista.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho scelto oggi una pagina da un racconto del 1958 con cui ottenne il premio Akutagawa, il più prestigioso del Giappone, e una fama internazionale. <em>Shīku</em> (<i>L&#8217;animale d&#8217;allevamento</i>), memoria forse d’un episodio vissuto nel momento del delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza, narra l’impatto dell&#8217;esperienza del tempo di guerra sullo scrittore bambino. In pagine toccanti Ōe ci descrive mirabilmente il rapporto fra un gruppo di bambini di uno sperduto villaggio fra i boschi e un soldato afroamericano caduto con il suo aereo e fatto prigioniero dal capovillaggio. I bambini sono affascinati da questo strano personaggio che sconvolge la loro quotidianità ed eccita la loro fantasia, finendo con l’impersonare la forza vitale della natura. È il loro primo impatto con l&#8217;alterità. Vi è la struggente nostalgia per un’età di innocenza e gioia, l’infanzia e, insieme, la consapevolezza della caducità<span class="Apple-converted-space">  </span>delle cose del mondo, dell’impossibilità di protrarre i momenti di felicità. Come è scritto nelle motivazioni al Nobel dell&#8217;Accademia svedese, Ōe è la voce critica del Giappone “che con forza poetica crea un mondo immaginario, dove la vita e il mito si condensano per formare un&#8217;immagine sconcertante della condizione umana del nostro tempo” .</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-nel-villaggio-leggere-oe/">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Nel villaggio. ( Leggere Ōe).</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Chiacchiere a Yoshiwara.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 18:53:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Demoni Bianchi, così le ha soprannominate qualcuno. Esseri in grado di creare uno scenario simile al più profondo e insondabile degli inferi. I loro sotterfugi non sono mai percepibili, ma dicono che senza difficoltà possano far perdere la testa ad un uomo per poi lasciarlo affogare in un lago di sangue, oppure condannarlo a&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-chiacchiere-a-yoshiwara/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Chiacchiere a Yoshiwara.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14698" aria-describedby="caption-attachment-14698" style="width: 522px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shimura_Tatsumi-Two_Subjects_of_Japanese_Women_Vol_2-Lipstick-010572-06-25-2010-10572-x2000.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14698" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shimura_Tatsumi-Two_Subjects_of_Japanese_Women_Vol_2-Lipstick-010572-06-25-2010-10572-x2000-600x495.jpg" alt="" width="522" height="431" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shimura_Tatsumi-Two_Subjects_of_Japanese_Women_Vol_2-Lipstick-010572-06-25-2010-10572-x2000-600x495.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shimura_Tatsumi-Two_Subjects_of_Japanese_Women_Vol_2-Lipstick-010572-06-25-2010-10572-x2000-200x165.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shimura_Tatsumi-Two_Subjects_of_Japanese_Women_Vol_2-Lipstick-010572-06-25-2010-10572-x2000-400x330.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shimura_Tatsumi-Two_Subjects_of_Japanese_Women_Vol_2-Lipstick-010572-06-25-2010-10572-x2000-768x633.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shimura_Tatsumi-Two_Subjects_of_Japanese_Women_Vol_2-Lipstick-010572-06-25-2010-10572-x2000.jpg 1828w" sizes="auto, (max-width: 522px) 100vw, 522px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14698" class="wp-caption-text">Shimura Tatsumi (1907-1980), Il rossetto.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Demoni Bianchi, così le ha soprannominate qualcuno. Esseri in grado di creare uno scenario simile al più profondo e insondabile degli inferi. I loro sotterfugi non sono mai percepibili, ma dicono che senza difficoltà possano far perdere la testa ad un uomo per poi lasciarlo affogare in un lago di sangue, oppure condannarlo a risalire una montagna di spine oberato dai suoi debiti. Le loro voci gentili, quelle con cui cercano di adescare i passanti salutandoli con un &#8220;buonasera, signore!&#8221;, sì, proprio quelle ora suonano come il verso di un fagiano che ingoia un serpente, che a sentirlo ci farebbe tremare. Eppure anche loro, come tutti gli altri, avevano passato dieci mesi* nel ventre materno. E quando erano piccole, anche loro si erano attaccate al seno della madre per poi essere cullate e trastullate con filastrocche scandite da leggeri battiti di mano. Sì, erano adorabili, allora. A quei tempi, quando gli veniva offerto di scegliere tra il denaro e dei dolci, loro rispondevano &#8220;voglio il biscotto <em>okoshi</em>&#8220;** e tendevano la mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Certo, ormai non sono più così sincere nel loro lavoro, ma accade talvolta che, per un cliente su cento, arrivino a versare vere lacrime. &#8220;Ehi, sentite questa&#8221; dice una &#8220;riguarda Tatsu-san, quello della tintoria. Anche ieri era là dai Kawadaya a spassarsela felicemente con Oroku, quella ragazzaccia. Era una cosa disgustosa. Lui l&#8217;aveva trascinata fuori e se la facevano l&#8217;un l&#8217;altra perfino in strada. Ma cosa pensa di fare quello, andare avanti sempre a folleggiare in quel modo? Quanti anni pensate che abbia? Due anni fa ne aveva già trenta. Ogni volta che lo vedo lo prego di mettere la testa a posto, di procurarsi almeno una casa &#8211; Sì, sì.. &#8211; mi risponde sempre lui in modo vago e ipocrita, ma il fatto è che non mi ascolta per niente. Sapete, suo padre sta invecchiando e sua madre è un po&#8217; cieca. Lui non dovrebbe farli preoccupare, dovrebbe darci subito un taglio e mettersi a risparmiare. Io sarei ben disposta lavargli il suo <em>hanten</em>*** e ricucirgli i calzoni da lavoro, ma lui, con quel suo spirito frivolo, quando si deciderà a prendermi in casa? Appena ci penso mi viene a schifo starmene qui a fare questo lavoro, non mi va nemmeno  più di darmi da fare per attirare i clienti. Ah, non ne posso più!&#8221; si lamentava. Con quella stessa voce con cui è solita ingannare i clienti, parla ora della spietatezza della gente. E afflitta dal mal di testa, riflette sul da farsi. &#8220;Ah&#8221; dice un&#8217;altra &#8220;è già il sedici della festa del <em>bon</em>. Ecco, oggi vanno in visita al tempio del dio Enma e portano anche i loro figli: sembrano così felici quei piccoli con addosso i loro bei kimono, e per quella paghetta che hanno appena ricevuto. Senza dubbio i loro genitori non possono che essere due persone piene di risorse. Chissà, mio figlio Yotarō avrà preso un giorno di ferie dal suo padrone e adesso sarà in giro da qualche parte a divertirsi. Ma sono sicura che, dovunque vada, starà provando invidia per gli altri ragazzi, cosa vuoi, con due genitori come noi, un padre che non la smette di bere e senza una fissa dimora, e una madre come me, ridotta a imbellettarsi in questo modo vergognoso per vivere. Se anche sapesse dove abito, di sicuro non verrebbe a trovarmi. L&#8217;anno scorso, quando sono andata a Mukōjima per ammirare i fiori, mentre camminavo sull&#8217;argine del fiume con le altre colleghe, vestita da signora con i capelli acconciati in uno chignon ovale, l&#8217;ho incontrato in un chiosco del tè. &#8211; Ehi! &#8211; l&#8217;ho chiamato. Sembrò stupefatto nel vedermi così, tutta truccata come una giovane. &#8211; Siete voi, madre? &#8211; mi chiese con aria disgustata. Figuriamoci se mi vedesse quando mi acconcio i capelli con un grande <em>shimada</em> facendo bella mostra di un fermaglio di fiori alla moda&#8230; e se mi sentisse mentre scherzo con i clienti. Quanto lo rattristerebbe, povero figlio mio, ancora così giovane. L&#8217;anno scorso, quando l&#8217;ho visto, mi comunicò che in quel periodo prestava servizio in un negozio di candele a Komagata. &#8220;Per quanto possa essere dura, io non mi darò per vinto e continuerò a lavorare, lo giuro&#8221; mi disse. &#8220;Mi darò da fare e farò in modo che tu e mio padre possiate condurre una vita agiata. Nel frattempo cerca di tirare avanti con qualche mestiere onesto, sii paziente, fa&#8217; in modo di cavartela da sola fino ad allora. E non prendere marito, per favore&#8221; mi raccomandò. Purtroppo per una donna è difficile guadagnarsi da vivere solo fabbricando scatole di fiammiferi, e non sono forte abbastanza da poter far la serva presso qualche cucina. Considerando dei lavori ugualmente faticosi, ho scelto questo che è più facile per tirare avanti. Certo, non ho fatto questa scelta a cuor leggero, neanche per sogno, ma quel caro ragazzo mi eviterà perché non gli sono stata di parola. E questa acconciatura <em>shimada</em>, di solito non mi sta affatto a cuore, ma oggi me ne vergogno così tanto&#8221; concluse nella penombra della sera, davanti allo specchio, con le lacrime agli occhi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Higuchi Ichiyō</p>
<p style="text-align: right;">(1872-1896)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Paola Cavaliere e Atsuko Azuma.</p>
<p style="text-align: right;">Da <em>Acque torbide</em> (<em>Nigorie</em>, 1895), Milano, Jouvence, 2015, pp. 39-42.</p>
<p style="text-align: right;">*Tradizionalmente si conta come un mese di gravidanza anche quello del concepimento.</p>
<p style="text-align: right;">E la gravidanza è indicata con l&#8217;espressione <em>totsuki tōka</em> (dieci mesi e dieci giorni).</p>
<p style="text-align: right;">**Sottili biscotti fatti con farina di riso o di miglio in vendita tradizionalmente davanti al Sensōji di Asakusa, a Tōkyō.</p>
<p style="text-align: right;">***Giacca da lavoro per operai e artigiani.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f458.png" alt="👘" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f484.png" alt="💄" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f458.png" alt="👘" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno, come Higuchi Ichiyō, è mai riuscito a dar voce al dolore delle donne dei quartieri del piacere. L&#8217;acuta sensibilità, le esperienze personali, l&#8217;aver gestito un negozietto ai margini del quartiere e l&#8217;aver potuto osservare la vita e le sofferenze di quelle donne hanno permesso a Ichiyō di poter raccontare l&#8217;altra faccia del mondo dei fiori e dei salici, quella sordida, quella dura, quella più lontana dal romanticismo o dalla versione idealizzata creata ad uso degli stranieri che ancora permane in molto dell&#8217;immaginario comune &#8211; e non solo di quello maschile. In questo romanzo breve molte sono le voci che si levano, molti i personaggi di cui sono raccontate le vicende, storie che passano di bocca in bocca, fra pettegolezzi e compassione. Senza compiacimento alcuno.</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-chiacchiere-a-yoshiwara/">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Chiacchiere a Yoshiwara.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Parole per noi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 21:27:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Non devi credere che questo mondo esista per te. Il mondo non è un recipiente per contenerti. Tu e il mondo siete come due alberi che si ergono fianco a fianco, distaccati ed eretti, senza mai inclinarsi l’uno verso l’altro. Da parte tua, sai che vicino a te c’è l’albero splendido del mondo, e&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-parole-per-noi/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Parole per noi.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14682" aria-describedby="caption-attachment-14682" style="width: 458px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Takahashi-Hiroaki-Tokumochi-nela-notte-stellata-1936..jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14682" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Takahashi-Hiroaki-Tokumochi-nela-notte-stellata-1936.-550x800.jpg" alt="" width="458" height="666" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Takahashi-Hiroaki-Tokumochi-nela-notte-stellata-1936.-550x800.jpg 550w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Takahashi-Hiroaki-Tokumochi-nela-notte-stellata-1936.-138x200.jpg 138w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Takahashi-Hiroaki-Tokumochi-nela-notte-stellata-1936.-400x581.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Takahashi-Hiroaki-Tokumochi-nela-notte-stellata-1936.-768x1116.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Takahashi-Hiroaki-Tokumochi-nela-notte-stellata-1936..jpg 880w" sizes="auto, (max-width: 458px) 100vw, 458px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14682" class="wp-caption-text">Takahashi Hiroaki, Tokumochi nella notte stellata, 1936.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Non devi credere che questo mondo esista per te. Il mondo non è un recipiente per contenerti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tu e il mondo siete come due alberi che si ergono fianco a fianco, distaccati ed eretti, senza mai inclinarsi l’uno verso l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte tua, sai che vicino a te c’è l’albero splendido del mondo, e ne sei felice. Quanto al mondo, è possibile che non si ricordi nemmeno della tua esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, oltre a quello che si erge all’esterno, c’è un mondo anche dentro di te. Puoi provare a immaginarlo, è un immenso crepuscolo interiore. Al confine tra queste due dimensioni sta la tua coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che importa è creare un contatto tra il vasto mondo dentro di te e quello esterno, le montagne, la gente, i colorifici tessili,* il ronzio assordante delle cicale; sentire una risonanza e un’armonia tra questi due mondi che si tengono a distanza di un passo.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardando le stelle, per esempio.</p>
<p>Quando tra i due mondi c’è veramente risonanza e armonia, le giornate scorrono più facilmente. Non è più necessario sprecare le tue energie spirituali in mille sciocchezze.</p>
<p>Assapori il gusto dell’acqua, eviti di provare la collera altrui.</p>
<p>È difficile guardare le stelle nel modo giusto, ma acquisendo una certa abilità dovresti ottenere almeno questi risultati.</p>
<p>E se non sono proprio le stelle fa lo stesso, va bene anche il mormorio dell’acqua, o il ronzio assordante delle cicale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Ikezawa Natsuki</p>
<p style="text-align: right;">(n. 1945)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Antonietta Pastore.</p>
<p style="text-align: right;">Da: “Still Life” ( <em>Sutīru Raifu</em>, 1988), in <em>L’uomo che fece ritorno</em>, Torino, Einaudi, 2003, pp. 3-4.</p>
<p style="text-align: right;">*Il protagonista del racconto lavora in un colorificio tessile.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2728.png" alt="✨" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2b50.png" alt="⭐" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2728.png" alt="✨" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le parole con cui inizia il bel racconto</em> Still Life<em> di Ikezawa mi sembrano quanto mai adatte a questi nostri tempi, a questi giorni in cui dovremmo ripensare al nostro rapporto con il pianeta, con la natura e, permettetemi, anche con i nostri simili. Parole per noi.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-parole-per-noi/">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Parole per noi.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Storie in 31 sillabe. 2a parte.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2020 20:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Haiku e waka delle quattro stagioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mukashi mukashi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Ishikawa Mina]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>
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		<category><![CDATA[poesia giapponese contemporanea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia di un paio di lenzuola appena cambiate e subito imbrattate da un corpo cosparso di cacao. &#160; Storia della persona che stringo tra le braccia e il cui contorno svanisce nel momento stesso in cui la guardo. &#160; Storia che alcuni bambini con i capelli a spazzola ascoltano a bocca aperta in una notte&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-storie-in-31-sillabe-2a-parte/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Storie in 31 sillabe. 2a parte.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14669" aria-describedby="caption-attachment-14669" style="width: 450px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCF0013.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14669" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCF0013-600x800.jpeg" alt="" width="450" height="600" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCF0013-600x800.jpeg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCF0013-150x200.jpeg 150w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCF0013-400x533.jpeg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCF0013-768x1024.jpeg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/DSCF0013.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14669" class="wp-caption-text">Le amiche alla stazione. Kyōto, aprile 2017.</figcaption></figure>
<p>Storia</p>
<p>di un paio di lenzuola</p>
<p>appena cambiate</p>
<p>e subito imbrattate</p>
<p>da un corpo cosparso di cacao.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>della persona</p>
<p>che stringo tra le braccia</p>
<p>e il cui contorno svanisce</p>
<p>nel momento stesso in cui la guardo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>che alcuni bambini</p>
<p>con i capelli a spazzola</p>
<p>ascoltano a bocca aperta</p>
<p>in una notte d&#8217;inverno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di un uomo che riesce</p>
<p>a superare l&#8217;inverno</p>
<p>tagliandosi i baffi</p>
<p>e il pizzetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di una vecchietta</p>
<p>che grida spaventata</p>
<p>&#8220;È velenoso! È velenoso!&#8221;</p>
<p>la prima volta che vede il caffè.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>triste di un uomo</p>
<p>che ascolta i racconti del proprio paese</p>
<p>dalle castagne</p>
<p>mescolate al riso della propria ciotola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>dei dieci piccoli</p>
<p>di un cinghiale</p>
<p>bolliti e mangiato</p>
<p>in un villaggio senza favole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>dello scroscio rinfrescante</p>
<p>che attraversa le mie orecchie</p>
<p>di una cascata lontana</p>
<p>di cui non ricordo più il nome.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Hōichi,</p>
<p>io di certo</p>
<p>avrei scritto</p>
<p>una storia adatta</p>
<p>alle tue orecchie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>dei biscotti secchi</p>
<p>sottratti in una notte buia</p>
<p>dall&#8217;ufficiale</p>
<p>che non voleva condividerli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di un <em>oni</em> rosso</p>
<p>che ritrovò il buonumore</p>
<p>mangiando</p>
<p>otto <em>manjū</em> a forma di pesca.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>delle ali che avvolgono il mondo</p>
<p>attraversando i sogni beati</p>
<p>di un cane</p>
<p>addormentato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>della soda</p>
<p>che scorre giù nello stomaco</p>
<p>nel corso di un banchetto</p>
<p>più incline all&#8217;odio che all&#8217;amore.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>del disappunto provato</p>
<p>comprando caramelle al gusto di tormenta</p>
<p>pensando che fossero</p>
<p>al gusto di nevischio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di una persona</p>
<p>che osserva dalla finestra</p>
<p>la persona amata</p>
<p>che finge di vendere mele.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di un uomo in viaggio</p>
<p>che attraverso i raggi della luna</p>
<p>lesse la parola</p>
<p>&#8220;Londra&#8221;!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia </p>
<p>divenuta illeggibile da quando,</p>
<p>dopo essere stata abbandonata,</p>
<p>i caratteri</p>
<p>hanno cominciato a sbiadirsi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>del convoglio ferroviario</p>
<p>che procedeva verso ovest</p>
<p>sempre più verso ovest</p>
<p>pieno di merci che stavano marcendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di una mela nera</p>
<p>che nessun conosce</p>
<p>che davvero</p>
<p>nessuno conosce.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia </p>
<p>di una minuziosa indagine</p>
<p>in seguito alla quale</p>
<p>si è scoperto che a un criminale</p>
<p>piacevano le coppe di gelato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>della vecchia</p>
<p>che nell&#8217;ultima sera di vita</p>
<p>dei primati</p>
<p>scruta il cielo in ebollizione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di tutti i libri</p>
<p>a cui in un batter d&#8217;occhio</p>
<p>crescono gli arti</p>
<p>e fuggono dalla Terra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di chi non può tornare al proprio paese</p>
<p>a causa dei disegni mimetici</p>
<p>che aderiscono perfettamente</p>
<p>al proprio petto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>dei biscotti preziosi</p>
<p>ammollati e diventati cattivi</p>
<p>per essere entrati in uno stagno</p>
<p>fino alla vita.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di un uomo caduto</p>
<p>in fondo a una valle</p>
<p>gridando</p>
<p>&#8220;non avevo intenzione di imbrogliarti!&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>della piccola chiave</p>
<p>da me tenuta al caldo nel mio cappotto</p>
<p>che consegno</p>
<p>il giorno in cui mi metto in viaggio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di due continenti</p>
<p>che dopo essersi distanziati in silenzio</p>
<p>non condividono più</p>
<p>la stessa civiltà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di una bella scena</p>
<p>da me letta e riletta</p>
<p>di un paio di guanti</p>
<p>riposti in un cassetto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di un ragazzo che fugge</p>
<p>da una <em>yamanba</em></p>
<p>e perde una gamba</p>
<p>per una mina.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia,</p>
<p>forse vera o forse falsa,</p>
<p>tracciata </p>
<p>in cielo</p>
<p>da una nuvola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Ishikawa Mina</p>
<p style="text-align: right;">(n. 1980)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Andrea Maurizi.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>Monogatarishū</em> (<em>Raccolta di storie</em>, 2006),</p>
<p style="text-align: right;">in: <em>Internazionale. Storie</em>, n. 1134, anno 23 (2016), pp. 42-43.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f339.png" alt="🌹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le </em>Monogatarishū<em> di Ishikawa Mina, una delle poetesse più interessanti del tanka contemporaneo, sono state tradotte in inglese con il titolo di </em>Tales in tanka<em>, ed in effetti questi racconti in sole 31 sillabe, che qui trovate nell&#8217;efficace traduzione di Andrea Maurizi, costituiscono un nuovo, intrigante sottogenere poetico, di godibilissima lettura.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-storie-in-31-sillabe-2a-parte/">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Storie in 31 sillabe. 2a parte.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<item>
		<title>Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Tante storie in 31 sillabe.</title>
		<link>https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-tante-storie-in-31-sillabe/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2020 20:35:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Haiku e waka delle quattro stagioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mukashi mukashi]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Storia di una yamamba che al pensiero delle braccia e delle gambe che non era richiesta a mangiare versò tante lacrime da formare uno stagno. &#160; Storia  della piccola chiave lasciata dal direttore T del museo di belle arti. &#160; Storia di un vero tanuki che vive nella casa degli spettri di un luna park.&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-tante-storie-in-31-sillabe/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Tante storie in 31 sillabe.</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-tante-storie-in-31-sillabe/">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Tante storie in 31 sillabe.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14662" aria-describedby="caption-attachment-14662" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shibuya-aprile-2017.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-14662" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shibuya-aprile-2017-600x450.jpg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shibuya-aprile-2017-600x450.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shibuya-aprile-2017-200x150.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shibuya-aprile-2017-400x300.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shibuya-aprile-2017-768x576.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Shibuya-aprile-2017.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14662" class="wp-caption-text">Nell&#8217;incrocio di Shibuya. Tōkyō, aprile 2017.</figcaption></figure>
<p>Storia</p>
<p>di una <i>yamamba</i> che</p>
<p>al pensiero delle braccia e delle gambe</p>
<p>che non era richiesta a mangiare</p>
<p>versò tante lacrime da formare uno stagno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>della piccola chiave</p>
<p>lasciata dal direttore T</p>
<p>del museo</p>
<p>di belle arti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di un vero <em>tanuki</em></p>
<p>che vive</p>
<p>nella casa degli spettri</p>
<p>di un luna park.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di un braccio sinistro abbandonato</p>
<p>che in una notte di pioggia</p>
<p>striscia su terreno</p>
<p>e bussa a una porta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>dell’acino di uva selvatica</p>
<p>da me così distrattamente portato alla bocca</p>
<p>da pensare fosse<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>un tuo dito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>la cui conclusione</p>
<p>è affidata alle scimmie:</p>
<p>il globo terrestre nella mano destra</p>
<p>una mela in quella sinistra…</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>fastosa della strada malfamata</p>
<p>percorsa da due uomini</p>
<p>con gli occhiali</p>
<p>dalla montatura d’argento.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>da raccontare</p>
<p>solo quando si è lontani</p>
<p>dall’indirizzo</p>
<p>riportato sulla patente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>delle settecento pagine</p>
<p>divorate nelle due ore</p>
<p>precedenti</p>
<p>all’inizio di una rissa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di una vita persa sette volte</p>
<p>lungo il sentiero</p>
<p>percorso alla ricerca</p>
<p>delle parole perdute.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>di un soldato</p>
<p>che disegnò un cuore in miniatura</p>
<p>sul petto</p>
<p>di un soldato in miniatura.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>del deserto</p>
<p>in cui un bambino con un foro in gola</p>
<p>cammina<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>rantolando.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>in cui sventola</p>
<p>un grande <i>furoshiki</i></p>
<p>con motivi di pioggia,</p>
<p>arabeschi e strisce.</p>
<p>
 Storia</p>
<p>dei denti spaventosi</p>
<p>di un allenatore</p>
<p>disumano e affamato</p>
<p>che divora gli atleti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di tanto tempo fa</p>
<p>in cui con un paio di bacchette da cucina</p>
<p>qualcuno afferrò di scatto</p>
<p>un <i>oni</i> rosso.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>di sei persone,</p>
<p>cinque delle quali senza ombra,</p>
<p>radunate nella reception di un albergo</p>
<p>alle due del mattino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>di una ragazza</p>
<p>che quando di notte</p>
<p>si guarda allo specchio</p>
<p>si trasforma in una <i>yamamba</i>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>dell’infelice amore</p>
<p>narrato dal capotreno dopo aver annunciato:</p>
<p>“Per quanto il treno</p>
<p>Abbia un ritardo di cinque minuti…”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>in cui un uomo<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>tornando a casa verso il tramonto</p>
<p>deviò dalla strada principale</p>
<p>e attraversò un ponte.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>dell’incontro</p>
<p>con una persona con cui una volta</p>
<p>avevo condiviso</p>
<p>un paio di scarpe a Ueno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>che comincia il giorno in cui</p>
<p>lanciai nell’armadietto delle scarpe</p>
<p>un’infantile lettera d’amore</p>
<p>e tornai a casa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Storia</p>
<p>farcita di parola</p>
<p>di promesse</p>
<p>titillanti, pruriginose</p>
<p>e imbarazzanti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Ishikawa Mina</p>
<p style="text-align: right;">(n. 1980)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Andrea Maurizi.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>Monogatarishū</em> (<em>Raccolta di storie</em>, 2006),</p>
<p style="text-align: right;">in: <em>Internazionale. Storie</em>, n. 1134, anno 23 (2016), pp. 40-42.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f34f.png" alt="🍏" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f34e.png" alt="🍎" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f34f.png" alt="🍏" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Una delle poetesse più interessanti del genere <em>tanka</em>, la Ishikawa ha pubblicato la sua raccolta di inediti e intriganti &#8220;<em>monogatari</em> in 31 sillabe&#8221; nel 2006, sotto la forma di un mazzo di carte, secondo l&#8217;antica tradizione collegata ai <em>waka</em> della raccolta <em>Hyakunin isshu</em>. In italiano la silloge, in 52 <em>tanka</em>, è stata tradotta da Andrea Maurizi e pubblicata su un numero speciale di Internazionale dedicato alla letteratura giapponese.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;"> </p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-tante-storie-in-31-sillabe/">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Tante storie in 31 sillabe.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Amori e stagioni.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jun 2020 21:11:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  La stagione più propizia agli incontri furtivi degli amanti è l&#8217;estate; le notti, allora, sono così corte che all&#8217;alba siamo ancora desti e, seduti nella nostra stanza, le cui finestre sono spalancate dalla sera precedente, contempliamo nella fresca brezza del mattino il magnifico spettacolo. E quando, giunta ormai l&#8217;ora di lasciarci, indugiamo commossi in&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-amori-e-stagioni/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Amori e stagioni.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14658" aria-describedby="caption-attachment-14658" style="width: 489px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/genji_0005.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14658" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/genji_0005-600x589.jpg" alt="" width="489" height="480" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/genji_0005-600x589.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/genji_0005-200x196.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/genji_0005-400x392.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/genji_0005-768x753.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/genji_0005-64x64.jpg 64w" sizes="auto, (max-width: 489px) 100vw, 489px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14658" class="wp-caption-text">Frammento dal <em>Genji monogatari emakimono</em> (XIII sec.), Nagoya, Tokugawa Hakubutsukan.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">La stagione più propizia agli incontri furtivi degli amanti è l&#8217;estate; le notti, allora, sono così corte che all&#8217;alba siamo ancora desti e, seduti nella nostra stanza, le cui finestre sono spalancate dalla sera precedente, contempliamo nella fresca brezza del mattino il magnifico spettacolo. E quando, giunta ormai l&#8217;ora di lasciarci, indugiamo commossi in un colloquio fatto di trepide domande e tenere risposte, proprio vicino a noi un uccello si leva cantando a gola spiegata e noi sussultiamo, divertiti, come se ci avessero scoperti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle notti più fredde dell&#8217;inverno è meraviglioso starsene rannicchiati sotto le coltri e udire, a un tratto, i lenti rintocchi di una campana, così vibranti che sembrano giungere dalla profondità della stanza. Più tardi si ode anche il gallo che, cantando con il becco affondato nelle penne, ha una voce molto più potente degli altri uccelli. Il suo canto sembra, nell&#8217;oscurità, provenire da molto lontano, ma curiosamente, a mano a mano che il cielo si rischiara, diventa sempre più nitido, quasi si avvicinasse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Sei Shōnagon</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;"><i>Note del guanciale</i> (<i>Makura no sōshi</i>, fine X sec.),</p>
<p style="text-align: right;">traduzione di Lydia Origlia, SE, Milano, 1988, pp. 67.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f338.png" alt="🌸" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f338.png" alt="🌸" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f338.png" alt="🌸" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </p>
<p style="text-align: justify;"><em>Leggere le note &#8220;senza importanza&#8221;, fatte &#8220;seguendo il pennello&#8221; (</em>zuihitsu<em>) di dama Sei è ritrovare lo spirito brillante di una donna che certo sapeva trarre il meglio dalla vita di corte. Che sia languido, malinconico, o francamente divertito, lo sguardo di Sei Shōnagon ci regala impagabili frammenti di vita della società aristocratica di epoca Heian, dipingendo per noi scene che ci vediamo comparire davanti, come un emakimono che si srotola d&#8217;improvviso davanti ai nostri occhi incuriositi.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-amori-e-stagioni/">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. Amori e stagioni.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. La dama e Luna all&#8217;Alba.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2020 12:47:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Verso l’ottavo mese, Sua Altezza [l’imperatore in ritiro Go Fukakusa] era infastidito da un malessere non definito, ma che continuava a disturbarlo; non assaggiava cibo e sudava. Passarono così alcuni giorni e incominciammo a chiederci agitati che cosa fosse. Venne il medico e iniziò il trattamento della moxa, gliela applicò in  dieci punti, ma le&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-la-dama-e-luna-allalba/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. La dama e Luna all&#8217;Alba.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14631" aria-describedby="caption-attachment-14631" style="width: 454px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/50061g1.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14631 " src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/50061g1-530x800.jpeg" alt="" width="454" height="685" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/50061g1-530x800.jpeg 530w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/50061g1-133x200.jpeg 133w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/50061g1-398x600.jpeg 398w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/50061g1.jpeg 728w" sizes="auto, (max-width: 454px) 100vw, 454px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14631" class="wp-caption-text">Toyohara (Yōshū) Chikanobu (1838-1912), <em>Setsugetsuka</em>, 1885. Ritratto immaginario di una dama di corte di epoca antica.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Verso l’ottavo mese, Sua Altezza [l’imperatore in ritiro Go Fukakusa] era infastidito da un malessere non definito, ma che continuava a disturbarlo; non assaggiava cibo e sudava. Passarono così alcuni giorni e incominciammo a chiederci agitati che cosa fosse. Venne il medico e iniziò il trattamento della <i>moxa</i>, gliela applicò in<span class="Apple-converted-space">  </span>dieci punti, ma le sue condizioni non mutarono. Dall’ottavo giorno del nono mese incominciarono i riti per la longevità, ma dopo sette giorni Sua Altezza non migliorava e tutti si domandavano afflitti che cosa si potesse fare. Era venuto l’Ajari [Alto Sacerdote Imperiale presso il tempio Ninnaji]* che in primavera mi aveva mostrato le lacrime delle sue maniche e che sempre, quando ero mandata a portagli un messaggio, cercava di parlarmi, benché io riuscissi a eluderlo. Quella volta mi mandò una lettera appassionata e chiese insistentemente che gli rispondessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto infastidita, strappai l’estremità del nastro di carta sottile [che mi tratteneva i capelli] e vi scrissi il solo ideogramma “Sogno” e, senza neppure porgergliela, la abbandonai e uscii. Quando ricomparvi alla sua presenza mi buttò un rametto di <i>shikimi</i>. Lo raccolsi e andai in un angolo a osservarlo. Sulle foglie era scritto:</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Nel cogliere lo shikimi</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>al risveglio all’aurora</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>le maniche erano asperse;</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>del sogno interrotto</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>la fine mi affascina</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi parve elegante e originale, e il mio animo mutò un poco, tanto che provai più gusto a portargli i messaggi e, quando mi parlava, gli rispondevo con serenità. Giunto a palazzo, aveva incontrato Sua Altezza che si era lamentato di trovarsi in quella condizione. [L’Ajari] disse: “Mandatemi qualcuno con l’oggetto accarezzato nell’uditorio, al momento in cui inizierà l’esorcismo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima parte della notte, all’ora in cui avrebbero dovuto incominciare [gli esorcismi], Sua Altezza mi disse: “prendi la mia veste e portala all’uditorio”. Tutti i monaci si trovavano ognuno nella propria stanza, intenti a vestirsi per partecipare alla funzione. Non c’era nessuno. Entrai nel luogo in cui egli era solo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Dove posso lasciare l’oggetto accarezzato?” domandai. “Nella camera accanto al luogo degli esorcismi” mi rispose.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi andai. La sala era nitidamente illuminata dal chiarore delle lucerne; d’improvviso egli mi raggiunse, sorprendentemente abbigliato con una morbida veste. Mi domandavo che cosa significasse, allorché mi sussurrò: “Ci si smarrisca pure su una strada oscura, Buddha ci guiderà” e piangendo mi abbracciò. Era terribilmente imbarazzante; ma per lui, perché era una persona a cui non si potesse gridare “che fate?”, pazientai. Continuavo a supplicare: “Anche nel cuore, di Buddha…” ma non fui esaudita. Mentre ancora il rimpianto di quel sogno mi pareva irreale, i monaci che l’avrebbero accompagnato [negli esorcismi] annunciarono: “È giunta l’ora” ed entrarono. Fuggì dalla porta opposta, dopo avermi sussurrato: “Nella seconda parte della notte, ancora una volta, assolutamente”.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo iniziò l’esorcismo. Egli si comportava come se non fosse accaduto niente, ma io pensavo che non si sarebbe dovuto presentare [di fronte al Buddha] ed ero atterrita. Contemplavo la sua ombra proiettata vividamente dal lume delle lucerne: mi assalì un’ansia dolorosa per le tenebre de mondo futuro. Non bruciavo d’amore, eppure, nella seconda parte della notte, tornai segretamente da lui. La funzione era terminata e potemmo incontrarci con più agio. Il suo viso sconvolto dl pianto mi turbò. Già la notte si schiariva e si udivano rumori. Volle darmi la veste che indossava sulla nuda pelle, e chiese in pegno la mia. Ce la scambiammo e ci separammo. Ne avevo nostalgia, non riuscivo a dimenticare il suo aspetto commuovente. Tornata nella mia camera, mi coricai e mi accorsi che a una falda di quella veste era appuntato un foglio di carta di <i>mayumi</i> con un angolo strappato e i versi:</p>
<p style="text-align: justify;"><i>Se realtà</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>o sogno sia, ancora</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>distinguere non so,</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>tristezza è rimasta,</i></p>
<p style="text-align: justify;"><i>con la luna di una notte d’autunno</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">[Non immaginavo] come avesse trovato il tempo per scriverla, ma mi pareva di capire che i suoi sentimenti non erano comuni; e allora cercai ogni occasione propizia per andare da lui. Trascorremmo le notti a incontrarci. Mi vergognavo per quello che il cuore di Buddha avrebbe provato a causa di quell’esorcismo, le cui formule erano state proferite con animo impuro. Nonostante ciò, dopo il ventisette, il male [di Sua Altezza] migliorò, il trentasettesimo giorno i voti si compirono e l’Ajari lasciò il Palazzo.</p>
<p style="text-align: justify;">La notte precedente alla partenza mi disse: “In quale altra occasione sperare? La polvere si accumulerà sul pavimento del luogo delle preghiere, nel luogo degli esorcismi non salirà più il fumo del <i>goma</i>. Se hai i miei stessi sentimenti, indossiamo le [tonache dalle] maniche tinte di nero intenso, rifugiamoci in una remota casa di montagna dove trascorrere questa breve vita senza timori”. Questo discorso mi impaurì.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Le parole con cui piangendo mi lasciò, ai rintocchi della campana che annunciava l’alba, mi commossero.</p>
<p style="text-align: right;">Nijō</p>
<p style="text-align: right;">(n.1258-m.dopo il 1306)</p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Lydia Origlia.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <i>Towazugatari. Diario di una concubina imperiale</i>, Milano, Editoriale Nuova, 1981, pp. 78-80. </p>
<p style="text-align: right;">Questa stessa traduzione è attualmente in commercio in Italia con il titolo </p>
<p style="text-align: right;"><em>Diario di una concubina imperiale (Towazugatari)</em> ed è pubblicata  da SE (2008).<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: right;">*A questo amante, il principe imperiale Shōjo (fratellastro degli imperatori GoFukakusa e Kameyama e</p>
<p style="text-align: right;">sacerdote capo del Ninnaji), Nijō nel diario attribuirà l&#8217;appellativo di Ariake no Tsuki, “Luna all’Alba”.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f318.png" alt="🌘" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f315.png" alt="🌕" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f312.png" alt="🌒" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>La confessione non sollecitata (tale è la traduzione del termine &#8220;towazugatari&#8221;) di Dama Nijō &#8211; vissuta in epoca Kamakura alla corte dell&#8217;imperatore in ritiro Go Fukakusa (1243-1304, regno 1247-1259) e di suo fratello Kameyama (1249-1305, regno 1260-1274) &#8211; è uno dei classici della letteratura giapponese meno conosciuti, certo anche a causa della perdita del testo che, smarrito per secoli, venne fortunosamente ritrovato solo nel 1938 dal professor Yamagishi Tokuhei (1894-1987) durante una ricerca nella sezione geografica della Biblioteca Imperiale di Tōkyō. Nondimeno il testo si rivelò da subito di grande interesse sia perché documenta la vita della corte di Kyōto durante lo shogunato di Kamakura, quando il centro del potere reale era ormai lontano dalla capitale imperiale, sia perché presenta aspetti dell&#8217;esistenza delle donne utili a ricostruire la storia della condizione femminile in Giappone, sgomberando il campo da ogni facile idealizzazione. In questo senso </em>Towazugatari<em> è un testo importante per i gender studies e proprio per questo è sottoposto da qualche anno a una serrata analisi critica, soprattutto da parte degli studiosi anglosassoni. Il brano che ho scelto qui mi sembra esemplare del ruolo peculiare che occupa nella letteratura giapponese. La confessione di Dama Nijō ha ancora molto da dirci: ne consiglio vivamente la lettura.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/mukashi-mukashi-letture-per-farci-compagnia-la-dama-e-luna-allalba/">Mukashi mukashi. Letture per farci compagnia. La dama e Luna all’Alba.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Sguardi, visioni. Letture per farci compagnia. Miyako vista dal dottore degli Olandesi.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 16:44:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Kio, o Miaco&#8230; in giapponese significa città. La definizione le spetta di preminenza, poiché vi risiede sua santità il Dairi, l&#8217;imperatore ecclesiastico ereditario, e per questo è considerata la capitale di tutto l&#8217;impero. È situata nella provincia di Jamatto [Yamato], in una vasta pianura, e si stende da nord a sud per tre quarti&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/sguardi-visioni-letture-per-farci-compagnia-miyako-vista-dal-dottore-degli-olandesi/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Sguardi, visioni. Letture per farci compagnia. Miyako vista dal dottore degli Olandesi.</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/sguardi-visioni-letture-per-farci-compagnia-miyako-vista-dal-dottore-degli-olandesi/">Sguardi, visioni. Letture per farci compagnia. Miyako vista dal dottore degli Olandesi.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14619" aria-describedby="caption-attachment-14619" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-14619" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-600x336.png" alt="" width="600" height="336" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-600x336.png 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-200x112.png 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-400x224.png 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58-768x430.png 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-08-alle-18.30.58.png 1242w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14619" class="wp-caption-text">Iwasa Matabei, Paravento a 6 ante del genere <em>rakuchūrakugai-zu </em>(con scene dentro e nei dintorni della Capitale), periodo Edo (XVII sec.), Tokyo National Museum, Tesoro Nazionale, part.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Kio, o Miaco&#8230; in giapponese significa città. La definizione le spetta di preminenza, poiché vi risiede sua santità il Dairi, l&#8217;imperatore ecclesiastico ereditario, e per questo è considerata la capitale di tutto l&#8217;impero. È situata nella provincia di Jamatto [Yamato], in una vasta pianura, e si stende da nord a sud per tre quarti di un miglio tedesco e da est a ovest per mezzo miglio tedesco. È circondata da verdi, amene colline e da montagne, da cui sgorgano diversi fiumicelli e deliziose sorgenti. La città è più vicina alla montagna sul lato orientale, ove abbondano i templi, i monasteri, le cappelle e altri edifici religiosi, disseminati sui pendii, che avremo modo di visitare e di descrivere più accuratamente al nostro ritorno. Tre fiumi poco profondi attraversano o costeggiano la città da quella parte; il più grande e importante esce dal lago di Oitz; gli altri due scendono dalle montagne vicine e tutti si uniscono a formare un solo corso d&#8217;acqua, all&#8217;incirca nel centro della città, attraversato da un largo ponte, lungo duecento passi, chiamato Sensjonosas. Da questo punto in poi, il fiume dirige il proprio corso verso ovest. Il Dairi, con la famiglia ecclesiastica e la corte, risiede nella parte settentrionale della città, in una zona o quartiere speciale, formato da dodici o tredici strade e separato dal resto della città per mezzo di mura o fossati. Nella zona occidentale della città sorge un robusto castello di nuda pietra. Fu fatto costruire durante le guerre civili, a scopo di difesa personale, da uno degli imperatori ecclesiastici ereditari; ora vi alloggia il sovrano secolare, quando si reca in visita al Dairi. Nel punto di maggior lunghezza, misura centocinquanta <em>kin</em>, o braccia. Un profondo fossato in muratura, colmo d&#8217;acqua, corre tutt&#8217;intorno, e questo è a sua volta circondato da un largo spazio vuoto, o fossato asciutto. Al centro del castello si trova, com&#8217;è uso, una torre quadrata di diversi piani. Nel fossato vengono tenute delle carpe di tipo particolare, deliziose, alcune delle quali sono state offerte questa sera al nostro interprete. A guardia del castello v&#8217;è una piccola guarnigione, comandata da un capitano. Le vie sono strette, ma regolari, e corrono alcune verso sud, altre verso est. Trovandosi in fondo a una delle grandi strade, a causa della loro straordinaria lunghezza, della polvere e della gente che vi si affolla ogni giorno, è impossibile riuscire a vedere a occhio nudo l&#8217;estremità opposta. Le case, in genere, sono anguste, al massimo di due piani, costruite in legno, calce e argilla, secondo l&#8217;uso del paese, e con il tetto coperto con tavolette di legno. Vicino al tetto si trova sempre un secchio di legno pieno d&#8217;acqua, con tutti gli attrezzi necessari a spegnere un incendio.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<figure id="attachment_14614" aria-describedby="caption-attachment-14614" style="width: 318px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14614" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-393x600.jpeg" alt="" width="318" height="485" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-393x600.jpeg 393w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-131x200.jpeg 131w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-768x1173.jpeg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate-524x800.jpeg 524w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/StreamGate.jpeg 1272w" sizes="auto, (max-width: 318px) 100vw, 318px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14614" class="wp-caption-text">Frontespizio della History of Japan, vol. 1, London, 1728.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">La città chiamata Miaco è il più grande magazzino dei manufatti e delle merci giapponesi e il maggiore centro mercantile dell&#8217;impero. Non v&#8217;è quasi casa in questa grande capitale ove non si venda o fabbrichi qualche cosa. Qui si raffina il rame, si coniano monete, si stampano libri, si tessono le stoffe più pregiate con fiorami d&#8217;oro e d&#8217;argento. Le più rare e belle tinture, i più raffinati intagli, ogni sorta di strumenti musicali, dipinti, scrigni laccati, ogni tipo d&#8217;oggetto lavorato in oro e altri metalli, specialmente in acciaio, come lame ben temperate e altre armi, tutto viene fabbricato qui nel modo più perfetto, così come le vesti più lussuose, confezionate secondo i dettami più raffinati della moda, ogni tipo di giocattolo, marionette che muovono la testa da sole e innumerevoli altre cose, più di quante se ne possano qui elencare. In breve, qualsiasi cosa venga in mente, a Miaco la si può trovare e non v&#8217;è nulla di quanto viene importato dall&#8217;estero, mai comunque di così raffinata lavorazione, che qualche artigiano di questa capitale non tenti di imitare. Tutto considerato, non c&#8217;è da meravigliarsi se i manufatti di Miaco son divenuti celebri in tutto l&#8217;impero e vengono spesso preferiti a qualsiasi altro, anche se inferiori per qualche particolare, solo per il fatto d&#8217;essere stati prodotti a Kio. In tutte le vie principali non vi sono che poche case in cui non si venda qualcosa e, da parte mia, non potei fare a meno di chiedermi, ammirato, dove potessero procurarsi abbastanza clienti per una così ingente quantità di merci. È vero, però, che pochi passano per Miaco senza comperare qualcuno dei manufatti locali, vuoi per uso personale, vuoi per fare un regalo agli amici o ai parenti. Il supremo magistrato risiede a Miaco, ed è un uomo potente e di grande autorità, poiché esercita il comando supremo, al servizio dell&#8217;imperatore, su tutti i Bugjo, i governatori, gli amministratori e gli altri funzionari che hanno qualche incarico nel governo delle città imperiali, delle terre e dei possedimenti della corona in tutte le province occidentali dell&#8217;impero. Anche gli stessi prìncipi dell&#8217;Occidente devono in una certa misura dipendere da lui.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Engelbertus Kaempfer </p>
<p style="text-align: right;">(1651-1716)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>Storia del Giappone</em>, 1693<span class="Apple-converted-space">.</span></p>
<p style="text-align: right;"> Citato in:  Edwin Bayrd, <em>Kyoto</em>, Milano, Mondadori, 1973, pp. 139-140.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fb.png" alt="🗻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fb.png" alt="🗻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fb.png" alt="🗻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lo scienziato, naturalista e medico tedesco Engelbertus Kaempfer arrivò a Dejima, l&#8217;isola artificiale allestita nel porto di Nagasaki per ospitare la Casa commerciale olandese (Oranda shōkan), nel 1690 ed ebbe più volte occasione di accompagnare, in qualità di medico ufficiale, l&#8217;annuale ambasceria degli stranieri alla sede shogunale, Edo, percorrendo la Tōkaidō. La sua cronaca, stilata, in latino e tedesco, con lo sguardo e il rigore dello scienziato, è un&#8217;importante testimonianza del Giappone a cavallo fra XVII e XVIII secolo.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;"> </p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/sguardi-visioni-letture-per-farci-compagnia-miyako-vista-dal-dottore-degli-olandesi/">Sguardi, visioni. Letture per farci compagnia. Miyako vista dal dottore degli Olandesi.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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