Maiko per un giorno? Kyoto, agosto 2007. (Foto di R.M.).

ROMA

varie sedi

6-16 settembre 2018

 

#AGEISHADAY

Comunicato stampa che ricevo e volentieri diffondo.

 

A Settembre 2018, 3 geisha e 1 hangyoku (apprendista geisha) arriveranno dal Giappone a Roma per farti vivere la tipica giornata in una okiya (la geisha house).

Le lezioni nelle arti tradizionali, il bianco make up oshiroi, la vestizione del kimono e infine l’ozashiki (il geisha party).

Esiste un legame speciale che unisce una geisha giapponese a un’altra, un vincolo difficile da sciogliere che viene definito “unione di destini” (en musubi).

Ed è proprio un’unione di destini, o forse di percorsi, o di emozioni, che dovrebbe portarvi a Roma dal 6 al 16 settembre per un evento unico al mondo.

Stiamo parlando di #AGEISHADAY il Festival itinerante dedicato interamente alla figura e alla tradizione della geisha giapponese.

#AGEISHADAY sarà un’installazione a cielo aperto, una performance artistica in grado di immergerci in un mondo di tradizioni secolari, per certi versi opposte a quelle occidentali, e dunque per questo dotate di una forza attrattiva fuori dal comune.

Immaginate una giornata di settembre a Roma, il cielo che si tinge di nuove sfumature ad ogni ora, la luce che si staglia sui palazzi del centro, sulla tavolozza di aranci e di ocra delle loro facciate.

Immaginate il Colosseo, la Fontana di Trevi, il Pantheon.

La città eterna nel mese più struggente di tutti e poi, come in un sogno in cui realtà e fantasia diventano un coacervo indistinguibile, 4 geisha immerse in questo palcoscenico spettacolare.

4 figure femminili tra sogno e realtà che creano un morphing tra Roma e Kyōto/Tokyo, tra Italia e Giappone, tra Occidente e Oriente, tra bellezza e bellezza, perché tutti gli opposti trovano un punto di congiunzione laddove gli occhi incontrano il cuore.

#AGEISHADAY, dunque, è un avvenimento davvero imperdibile che ci darà l’opportunità mai avuta prima d’ora di scoprire il fascino di 4 geisha, di scattarci un selfie con una maiko e il Colosseo sullo sfondo, di ammirarle danzare, cantare e suonare per noi.

Sarà magnifico provare a carpire i segreti del loro trucco sofisticato e seducente (oshiroi), del colorato kimono, della complicata acconciatura tradizionale. E poi degustare una cena tipica giapponese con accanto una geisha. Tante altre le iniziative (imperdibili) che potrete scoprire leggendo il densissimo programma di #AGeishaDay.

Le geisha: artiste, di un mondo fluttuante ormai quasi scomparso, ma che tuttavia continua a sopravvivere, nascosto nella penombra di antiche case da tè.

Quanti di voi, appena giunti in Giappone, si sono “appostati” a Gion? Uno dei cinque hanamachi (i quartieri delle geisha), il più famoso, forse, di Kyōto (soprattutto dopo “Memorie di una geisha”, lì ambientato). 

Quanti sono rimasti a passeggiare lì, ore e ore, nell’attesa febbrile di immortalare in uno scatto l’immagine fugace e un po’ sfocata di una geisha di passaggio, di corsa e in kimono, pronta per la sua serata?

Quanti hanno sognato di incontrarne una in carne e ossa, di poter assistere a una sua performance? Un vero sogno, che ci conduce in un angolo remoto di Giappone, che pian piano sta scomparendo sotto il peso della modernità.

Ecco, a settembre, a Roma avrete l’incredibile opportunità di vivere, almeno per un giorno, questo sogno: #AGeishaDay.

Tre geisha e una maiko arriveranno infatti dal Giappone per condurre degli incredibili workshop e per far vivere, a chi vorrà partecipare, la tipica giornata in una okiya 「置屋」la casa delle geisha, nonché l’atmosfera di un vero ozashiki 「お座敷」il tradizionale banchetto o geisha party.

Nelle ochaya di Kyōto vige la ferrea regola del “Ichigensan Okotowari” (一見さんお断り),  “No First Time Visitors/Customers”.

Per essere ammesso al cospetto delle geisha, un cliente abituale della casa del tè deve presentarti e introdurti e, per tutta la serata, lui sarà responsabile per te, per il tuo comportamento nell’ochaya.

Quindi neanche andando in Giappone si può essere sicuri di poter parlare con una geisha e di essere tra i suoi fortunati ospiti.

Miriam Bendìa ha avuto questo onore e questo piacere tante volte, dal 2005 a oggi. Le ha intervistate per i suoi articoli e romanzi fotografici, dedicando loro 2 libri: “Diario di una maiko” e “Iroke Cuore di Geisha”.

Dal 2009 organizza le Lezioni sull’Arte della Geisha®.

Ora ha deciso di condividere questa esperienza unica con i geisha fan italiani.

Anche perché il mondo delle geisha rischia di scomparire, a causa della generale crisi economica e della difficoltà innegabile di questa “vocazione”.

Una GEI (arte) SHA (persona) è una Sacerdotessa dell’Arte, si consacra ad essa. Deve diventare “un’opera d’arte vivente”. Non può neanche sposarsi, sacrifica la sua vita privata per la sua vocazione.

La Geisha è un Tesoro dell’Umanità, non deve scomparire!

 

  Qui il comunicato stampa in versione scaricabile: A-Geisha-day_comunicato-stampa-web

 

#AGeishaDay

 Per informazioni, prenotazioni e accrediti stampa:

+39 347 5406062    ageishaday@gmail.com

 ➻ Aggiornamenti continui e programma completo alla paginahttps://www.facebook.com/events/241371620015515/

 

Direttore artistico e produttore Miriam Bendìa

Supporto linguistico Istituto Il Mulino

Consulenza organizzativa Ochacaffe’ Giappone

Agenzia di Comunicazione Bake Agency

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Un vecchio libro ingiallito sullo scaffale dei testi dedicati alla poesia giapponese. Capita, a volte, di ritrovare piccoli tesori in casa.

Forse ritrovare non è il termine corretto perchè il libro, questo piccolo libro che ora tengo fra le mani, non l’ho mai smarrito, in realtà. 

Nella stanza dei libri giapponesi (del Giappone, sul Giappone, dal Giappone) nulla si perde ma a volte – sì, qualcosa si nasconde. I libri si accalcano, scivolano l’uno dietro l’altro, l’uno sotto l’altro, in file indisciplinate. Devono sgomitare per tornare alla ribalta. Per imporsi di nuovo all’attenzione. Ora li sto schedando e quindi lo so: questa estate è un’estate di ritrovamenti, un’estate di tesori.

Il libretto edito da Guanda nel lontano 1969 probabilmente l’avevo scovato fra gli scaffali sommersi da pile di libri della mai dimenticata libreria Accademia, in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano, là dove andavo a caccia il sabato pomeriggio, nelle mie peregrinazioni bibliofile di ragazza e, più tardi, quando già avevo iniziato a lavorare in libreria. Da quella caverna di tesori uscivo sempre con la soddisfazione di una conquista… e un sacchetto pieno di volumi.

Uno di questi è la silloge Rane e altre storie, di Kusano Shinpei (1903-1988), un libro che perdo e ritrovo sempre con piacere, come racconto anche qui: https://www.rossellamarangoni.it/un-poeta-dimenticato-ho-ritrovato-kusano-shinpei.html

Ne estraggo dei versi perfetti per agosto perchè, nel mio ricordo, si sovrappongono alle passeggiate estive fra gli asagao di Takayama. 

Rispetto la disposizione del testo e la punteggiatura scelta dai traduttori/curatori Corman, Kamaike e Datini insieme al poeta.

 

AGOSTO CAMPANULE AZZURRE

 

cielo d’agosto campanula azzurra.

perfettamente ritagliato in forme

              di cinque petali.

come se veramente.

seduce campanule azzurre.

che ad ogni brezza oscillano.

 

peri betulle bianche larici e noci.

oh alto in un bosco. un

cantando echeggiando un cucù.

svanisce nel cielo campanula e.

 

campanule a coppa ornano agosto.

 

agosto nelle coppe oscillando oscillando.

dondola ad ogni brezza.

 

Kusano Shinpei

 

Trad. di Cid Corman, Susumu Kamaike e M. Datini jr. 

In Rane e altre cose, a cura di Cid Corman, Guanda, Parma, 1969, p. 59.

Estiva visione. Takayama, agosto 2013.

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Utagawa Kuniyoshi, “Sangi Takamura”, dalla serie Hyakunin isshu no uchi, 1842.

 

わたの原
八十島かけて
こぎ出ぬと

人には告げよ
あまのつり舟

 

Wata no hara 
Yasoshima kakete 
Kogi idenu to 
Hito ni wa tsugeyo 
Ama no tsuri bune

 

Sangi Ono no Takamura

(802-852)

 

 Sulla distesa del mare  Sull’ampio mare  Barche di pescatori!
 fra le ottanta isole  remo per le ottanta isole:  Riferite ai miei cari
 io avanzo remando:  vi saluto addio   che tra le innumerevoli isole
 annunciatelo a tutti,  amici, vorrei dirvi  della sconfinata piana marina
 voi, barche di pescatori. barche di pescatori.   avanzo con la mia imbarcazione.
  Trad. di Marcello Muccioli.    Trad. di Nicoletta Spadavecchia.   Trad. di Andrea Maurizi.

Fonte per il testo giapponese:

Japanese Text Initiative della University of Virginia Library.

Le traduzioni sono tratte da:

Marcello Muccioli (a cura di), La centuria poetica, Milano, SE, 2010 (prima edizione: Firenze, Sansoni, 1950).

Nicoletta Spadavecchia, Michelangelo Coviello (a cura di), Fujiwara Teika. Tanka. Antologia della poesia classica giapponese, Milano, Corpo 10, 1990.

Andrea Maurizi, Poesie di cento poeti in Virginia Sica, Francesca Tabarelli de Fatis (a cura di), Lo spirito giovane della calligrafia classica. Personale di Kataoka Shikō, Trento, Go Book, 2006.

☛ Ho scelto queste traduzioni e non altre, che pure esistono, perché già nella mia disponibilità.

 

🎐🎐🎐

 

Questo testo poetico è presente anche nel IX libro dell’antologia imperiale Kokinwakashū, dedicato al tema del viaggio (kiryo no uta). Questa la traduzione di Sagiyama Ikuko:

n° 407 – Ono no Takamura

Kotobagaki (prefazione originale):

Un componimento inviato a una persona nella capitale, quando la nave che portava l’autore in esilio all’isola di Oki stava per salpare.

 

O barca di pescatori, dì alla gente della capitale

che, nella sconfinata pianura marina,

verso innumerevoli isole

la mia barca fu spinta a remi!

 

Fonte: Kokin Waka Shū, a cura di Sagiyama Ikuko, Milano, Ariele, 2000, p. 278.

 

🌸🌸🌸

 

L’immagine che ho scelto per illustrare il waka n°11 è di Utagawa Kuniyoshi (1797-1861), artista del tardo periodo Edo la cui sensibilità è, inevitabilmente, molto diversa da quella che ha dato origine al componimento poetico del poeta Takamura, considerato uno dei più valenti calligrafi e poeti in lingua cinese del suo tempo.

E in questa immagine, ecco cosa vedo.

La stampa è occupata quasi nella sua interezza dalla mole di una grande imbarcazione commerciale (bezaisen) che dispiega un’enorme vela al vento impetuoso che gonfia e fa volare due massicci fukinuki, stendardi simili a quelli dei daimyō, che ondeggiano eleganti recando i colori della nave, il nero e il mattone (così almeno paiono tali nell’esemplare, che qui utilizzo, conservato al British Museum). Dietro è il nobori, lo stendardo rettangolare che reca le insegne della casa mercantile, fondo blu con due righe trasversali bianche e un carattere, poco leggibile, inserito in un cerchio: il logo della casa. Di altrettanto difficile decifrazione è il kanji tracciato in nero sotto il bordo dell’imbarcazione il cui carattere mercantile è denunciato da alcuni barili stoccati nel vano aperto che si intravede a poppa. Sull’imbarcazione si muovono vari personaggi, alcuni dei quali guardano verso il mare tempestoso e, implicitamente, verso di noi.

In primo piano, proprio sotto ai loro occhi, ondeggia pericolosamente una piccola barca governata, a forza di braccia e con fatica, da due uomini che indossano solo il bianco fundoshi e, sul capo, uno hachimaki annodato a raccogliere il sudore dello sforzo. Ci volge le spalle, guardando verso la grande mole incombente del bezaisen, un terzo personaggio che forse, nell’intenzione di Kuniyoshi, allude al poeta Takamura, i cui versi ci raccontano di un addio, allorchè fu costretto all’esilio nell’isola di Oki quando, nell’834, nonostante la nomina a vice-ambasciatore, si rifiutò di partire come membro di una missione verso la  Cina dei Tang. Nell’840, il poeta venne comunque graziato e ottenne il permesso di rientrare a Heian-kyō.

Le terre che si scorgono in lontananza, ai lati del grande vascello, rappresentano forse le isole verso cui la piccola imbarcazione del poeta faticosamente, nel mare in burrasca, si dirige. 

In primissimo piano è la spuma del mare e le onde che si agitano furiose, facendo emergere a stento le figure seminude dei rematori, i cui remi, mossi di concerto, tracciano due eleganti tracce parallele rossastre che spiccano nel blu dell’ampia, tormentata, distesa del mare che va incontro alla notte.

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Silenzio fra le fronde. Bosco di bambù nel recinto dello Zuiganji, Matsushima. Agosto 2013.

稲妻にこぼるる音や竹の露

inazuma ni koboruru oto ya take no tsuyu

 

Ondate di colore –

ah! il rumore della rugiada

che cade dai bambù.

 

Yosa Buson

(1716-1784)

 

Da: Yosa Buson, Sessantasei haiku, a cura di Peter Otiv Norton e Elena Pozzi, Milano, La Vita Felice, 2011.

 

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A chi parte, regalo spiagge e vette, alberi e conchiglie.

A chi resta, e sogna nella notte troppo calda un vento che percorra la pianura, regalo parole.

E pensieri lievi. E sogni di acque e di brezze.

Fresche acque! Kyōto, giardino del Kinkakuji. Agosto 2013.

 

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