Tsuwano

Piccolo ristorante di campagna sotto la pioggia. Tsuwano 2005.

 

Molluschi al miso

Sumiso ae / Karashi ae

 

Preparazione: 20 minuti.

Cottura: 5 minuti.

100 g di fasolari senza conchiglia (o vongole veraci) . 2 porri sottili o 200 g di cipollotti

Per il condimento:

1 cucchiaino di senape giapponese . 50 g di miso bianco . 1/2 cucchiaio di zucchero . 1,5 cucchiaio di aceto . 2 cucchiaini di sake o mirin

Le dosi sono per 4 persone.

 

Lavare i porri, affettarli a tocchetti di circa 3-4 cm, sbollentarli in poca acqua (prima i pezzi bianchi e dopo 1 minuto quelli verdi) e scolarli. Far scottare i fasolari, pulirli bene e, se troppo grossi, tagliarli a metà. Mescolare gli ingredienti del condimento, che deve essere cremoso.

Sistemare in ciotole fonde alcuni pezzetti di porro, ben allineati a “balle di riso”, di fianco a essi appoggiare qualche mollusco, versarvi sopra 1 cucchiaio di condimento e servire.

➻ Attenzione: è necessario condire molluschi e porri all’ultimo minuto prima di servire in tavola, altrimenti il composto diviene acquoso.

 

Varianti

Per questa ricetta si possono usare molluschi abba stanza consistenti come cuori di mare e vongole veraci, oppure calamari, seppie e polpi, ma non ostriche, che sono troppo tenere. Come vegetale si accordano bene gli spinaci appena scottati. In alternativa, servire porri e fasolari già mescolati al condimento e disposti a mucchietto nelle solite ciotole fonde.

Un’altra ricetta è composta da alga wakame (rivenuta in acqua, strizzata e tagliata a pezzetti) e da gianchetti crudi. Stesso condimento (senza la senape) guarnito da 1 pizzico di zenzero fresco tagliato a filini.

Ma la variante preferita in casa mia è quella con i piccolissimi calamaretti “spillo”, in giapponese hotaruika, “calamaretti lucciola” perché, nella stagione della riproduzione, affiorano nei mari giapponesi quasi a livello dell’acqua, emanando una leggera luminosità.

La specialità della città di Toyama, sul Mare del Giappone, sono questi calamaretti conservati in vasetto, interi, in un sugo molto saporito e quasi nero, visto che si utilizzano senza togliere il piccolo sacchetto dell’inchiostro. Uno dei piaceri della visita a questa città è assaggiare, quando è stagione, una piccola ciotola di hotaruika okizuke (zuke “conservati così come vengono pescati al largo”, oki). Se si preparano in casa si possono lavare bene e usarli crudi, con il condimento a parte, in cui si intingono, oppure si sbollentano un attimo, si toglie a ognuno il piccolo osso e gli occhi (abbiate pazienza!) e si condiscono subito prima di servire.

*****

 

Il giappone in cucina_Sovra.indd

 

 

Questa ricetta è stata scelta per noi da Graziana Canova Tura e potete ritrovarla, insieme a molte altre gustose proposte della cucina casalinga giapponese, nel suo prezioso manuale:

Il Giappone in cucina

Milano, Ponte alle Grazie, 2015.

 

Ricchezza del mare di Toyama. Da una vecchia rivista giapponese.

Ricchezza del mare di Toyama. Da una vecchia rivista giapponese.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterest

Gion. Novembre 2015.

Gion. Novembre 2015.

 

Associazione Culturale Yamato

via Garibaldi 18

Casale Monferrato

 

sabato 3 dicembre – ore 15.30

Viaggio in Giappone.  Stagioni, paesaggi, incontri.

conferenza di Rossella Marangoni

 

La tradizione del viaggio di piacere, in Giappone, ha una lunga storia. Spostarsi da un luogo all’altro per godere di qualcosa che non si trova nella propria terra d’origine (paesaggi, monumenti, cibi particolari, spettacoli) è un’attività che ha sempre appassionato i giapponesi. Si ripercorrono le orme di antichi viaggiatori – di poeti, di monaci, di artisti – si rievocano antiche epopee, si ammirano paesaggi e si gode di un momento di libertà insieme a un gruppo di amici. Perché il viaggio, in Giappone, è un’esperienza soprattutto culturale,  che si nutre però di piccoli piaceri, di rari momenti di raffinatezza, di coccole e delizie.

Per chi visita il Giappone, ormai meta turistica di moda, penetrare in una realtà così multisfaccettata e complessa può apparire disorientante o difficile da decodificare. Ma con qualche trucco e un po’ di sana curiosità, il viaggio in Giappone può rivelarsi una continua, appagante sorpresa.

 

Posti limitati. E’ richiesta la prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni:

yamatoAssociazione culturale giapponese Yamato, Casale Monferrato

➺ tel. 3498508918

➺ e-mail: yamato.casale@gmail.com

facebooktwittergoogle_plusredditpinterest

Ricevo e con molto piacere, a mia volta, vi invito …

Paravento giapponese a sei ante con i tre amici dell'inverno, periodo Edo, 178 x 376 cm.

Paravento giapponese a sei ante con i tre amici dell’inverno, periodo Edo, 178 x 376 cm.

logo-nobili

Eterne stagioni

円環する季節

Corrispondenze poetiche tra antichi byōbu giapponesi e artisti contemporanei

25 Novembre– 10 Gennaio 2017

Inaugurazione 24 Novembre ore 18.00

a cura di Matteo Galbiati

idea e progetto di Matteo Galbiati e Raffaella Nobili

La Galleria Paraventi Giapponesi – Galleria Nobili, dopo averla presentata con notevole successo al Museo d’Annunzio Segreto presso il Vittoriale degli Italiani di Gardone Riviera (BS) in collaborazione con la Fondazione Cominelli, ripropone la mostra Eterne Stagioni con un allestimento inedito, ripensato appositamente per gli spazi della sua sede nel cuore di Brera.
La mostra sviluppa un inusuale dialogo e confronto tra una collezione di antichi paraventi giapponesi e la sensibilità delle ricerche visive riscontrabile nelle opere di alcuni artisti contemporanei giapponesi.

 

Questa mostra, inserita nel 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia con il sostegno dell’Ambasciata del Giappone in Italia e del Consolato Generale del Giappone a Milano nelle istituzioni pubbliche, rientra nel programma espositivo previsto dalla Galleria per il 2016-17 e culminerà con la tappa conclusiva – con un ulteriore nuovo ed arricchito allestimento – presso Palazzo Monferrato ad Alessandria, prevista per la primavera del 2017.
La mostra si configura come un viaggio attraverso storie e tradizioni differenti ed è il frutto di una ricerca sperimentale che porta l’arte antica del Giappone mettersi a confronto e dialogo con quella di alcuni suoi artisti contemporanei, a testimonianza di come le distanze e i confini temporali della cultura nipponica, con le sue culture e i suoi linguaggi, non siano mai così profondi e separati.
Byōbu (così si chiamano in Giappone i paraventi tradizionali), grandi capolavori dell’arte degli artigiani del passato, fragili e allo stesso tempo robusti, essenziali e al contempo preziosamente poetici e lirici, sono parte integrante della cultura quotidiana tradizionale giapponese e popolano da secoli le abitazioni, suddividendo spazi, creando ambienti, generando ritmi, aprendo visioni e illustrando i significati di storie e miti. La loro effimera delicatezza si sposa con la rarefatta perfezione formale delle loro realizzazioni e testimonia quella carica di concentrato sapere proprio della sensibilità culturale del Paese del Sol Levante.
Se l’estetica artistica di questi oggetti – erano e sono di uso quotidiano – impone immagini sobrie e contenuti carichi di elementi e letture simboliche, questa stessa tensione sensibile viene altrimenti intercettata da artisti orientali contemporanei che, avendo avuto modo di formarsi in Giappone e trasferitisi poi in Italia, hanno innestato la loro arte con le nuove contaminazioni derivate dall’arte occidentale, sviluppando un linguaggio eterogeneo in cui echeggiano silenziosamente i valori di un’estetica classica e tradizionale, sebbene rivisitata e aggiornata con i principi artistici contemporanei.
Non è un caso, infatti, che molti artisti, avuto modo di ammirare i Byōbu, vi abbiano ravvisato un forte richiamo con la loro ricerca poetica e ne abbiano percepito intime affinità e convergenze.
Attengono all’estetica giapponese i caratteri specifici legati al mondo della comunicazione retorica, dell’inespresso e dell’allusività (Haragei), caratteristiche che hanno determinato nei secoli l’apparente semplificazione delle forme e dei mezzi espressivi, caricando ogni afflato artistico di densità simbolica. Queste posizioni sono ampiamente condivise dagli artisti chiamati in questa mostra, per i quali proprio la riduzione e la rarefazione del linguaggio sono un viatico per la ricerca di uno spessore espressivo sempre più pregnante e massimamente significativo.
La mostra ha come presupposto concettuale un’idea del Tempo diversa dalla visione lineare e teleologica autoctona. Il termine Enkan suru kisetsu, traslitterazione degli ideogrammi 円環する季節, sottende l’idea buddista della circolarità della Storia. Archetipo presente in varie culture, in Giappone essa assume una sfumatura policronica, spostando l’attenzione sulla costante presenza del qui e ora. Il dipanarsi del tempo sembra, in questo caso, essere una giustapposizione di infiniti momenti presenti. In questa ottica il passato e il presente coabitano lo stesso spazio nello stesso intervallo temporale. Su questa base è facile intuire la pertinenza del titolo Eterne Stagioni come ritorno instancabile e continuo di valori condivisituttora attuali e palpitanti.
 
Il progetto nasce da un correlato interesse di alcuni artisti contemporanei proprio verso questo tipo di contenuti artistici e anche da una proposta critica di verifica delle loro motivazioni interiori che generano e stimolano questi collegamenti e connessioni artistico-culturali.
L’allestimento, pensato da Matteo Galbiati e dalla Galleria, vede avvicinare, in dialogo intenso e lirico, i paraventi della collezione della stessa Galleria – di vari periodi e dimensioni – alle opere di Asako Hishiki, Kaori Miyayama, Ayako Nakamiya Tetsuro Shimizu.
Alle pareti si crea, così, un percorso dinamico e sorprendente dove antico e contemporaneo, Oriente e Occidente creano collisioni armoniche e poetiche. La mostra, quindi, non separa ambiti e contesti, ma li unisce e avvicina, mettendo in luce tanto la sfera culturale, quanto quella dell’esperienza umana.
 
Come accennato la mostra si concluderà nel 2017 con un nuovo allestimento a Palazzo Monferrato ad Alessandria, grazie al contributo e alla produzione dell’Associazione Libera-Mente – Laboratorio di Idee.
 
Catalogo vanillaedizioni edito in occasione della mostra al Museo d’Annunzio Segreto presso il Vittoriale degli Italiani disponibile su richiesta.
 
 
 
Eterne stagioni 円環する季節
Corrispondenze poetiche tra antichi byōbu giapponesi e artisti contemporanei
 
a cura di Matteo Galbiati
idea e progetto di Matteo Galbiati e Raffaella Nobili
 
25 Novembre 2016 – 10 Gennaio 2016
Inaugurazione giovedì 24 Novembre ore 18.00
 
PARAVENTI GIAPPONESI – GALLERIA NOBILI
Via Marsala 4, 20121 Milano
Telefono +39026551681
Orari: lunedì 15.30-19.00; da martedì a sabato 11.00-19.00
info@paraventigiapponesi.it
www.paraventigiapponesi.it

facebooktwittergoogle_plusredditpinterest

Lo scorso anno, nel giardino Genkyūen di Hikone. 23 novembre 2015.

Lo scorso anno, nel giardino Genkyūen di Hikone. 23 novembre 2015.

 

“Il tramonto in autunno: malinconico quando i raggi del sole calano obliqui dalla vetta dietro a cui tramonta, e i corvi a gruppi di due, di tre, di quattro si affrettano disordinatamente al nido; piacevole è anche ammirare gli stormi ordinati dei gabbiani rimpicciolirsi sempre più all’orizzonte. L’armonia del vento e il ronzare degli insetti, quando il sole è calato, infondono una dolce tristezza.”

Sei Shōnagon

(fine X sec.)

 

Da: Note del guanciale (Makura no sōshi), Milano, SE, 2002. Traduzione di Lydia Origlia.

 

Non avevo visto niente del Giappone. Meglio. Fino ad allora avevo visto un altro Giappone. Sì, altri paesaggi, altri luoghi, altre pietre e altre erbe. Ma l’anno scorso per la prima volta, sì, ci siamo andati nel pieno dell’autunno.

E d’improvviso l’autunno giapponese si è rivelato a noi generosamente. Abbracciati da una profusione di colori ne abbiamo visto l’incomparabile bellezza. Come un canto, un canto a piena gola prima che tutto si spenga, che tutto riposi sotto una coltre di neve e ghiaccio.

Negli occhi quella bellezza ritorna ancora e ancora. Insopprimibile nostalgia.

 

A Yuka Kawai.

facebooktwittergoogle_plusredditpinterest

Abraham Ortelius, Carta del Giappone, 1595.

Abraham Ortelius, Carta del Giappone, 1595.

CENTRO DI CULTURA GIAPPONESE

via Lovanio 8, Milano

venerdì 18 novembre ore 18.30

“L’istesso giorno memorabile:”

l’ambasceria dei giovani giapponesi a Milano e nell’Italia del 1585.

conferenza di Rossella Marangoni

 

La visita a Milano di quattro giovani giapponesi (25 luglio – 3 agosto 1585) rappresentò il primo incontro della città con la cultura giapponese. Nelle cronache dell’epoca, e in particolare in quella di Urbano Monte, conservata alla Biblioteca Ambrosiana, gli eventi di quei giorni sono osservati dall’esterno: festeggiamenti, visite, omaggi, cortesie. Nel De Missione, il resoconto redatto dal Padre Visitatore Alessandro Valignano, ideatore dell’ambasceria, sulla base dei diari dei quattro giovani, andati perduti, è il racconto di come sia apparsa la città, splendida nella sua opulenza, agli occhi degli inviati giapponesi. Ma si tratta di un racconto che ha subito riscritture e adattamenti per rispondere al disegno di Valignano di una presentazione delle grandezze dell’Europa cristiana destinata ad istruire ed edificare gli allievi dei seminari e dei collegi del Giappone. Scritto in latino, il De Missione in Giappone ebbe una  circolazione limitata e non lasciò quasi traccia sulla percezione che dell’Europa aveva il Giappone dell’epoca. Pure, questa visita indimenticabile e il passaggio di questi giovani ambasciatori attraverso le corti italiane del Cinquecento segnano l’inizio di una reciproca fascinazione destinata a durare nel tempo.

 

Ingresso gratuito. Prenotazione obbligatoria al n° 3381642282 oppure: antogiulia@gmail.com

facebooktwittergoogle_plusredditpinterest