SHOZO KOIKE

Ruten

Mutevolezza

流転

 

prorogata fino al 21 dicembre 2018

 

Le stagioni, la natura, lo spirito, la vita: tutto ha un continuo mutare. Il cambiamento come passaggio da un aspetto all’altro, come rinascita e arricchimento. Come il fiore di loto che affonda le radici nel fango, ma risale per distendersi sulla superficie delle acque stagnanti ed affiora per aprirsi in tutta la sua bellezza. Il rapporto con la natura è da sempre un elemento fondamentale nella cultura giapponese. Fiori e animali, rocce e fiumi, così come il paesaggio, posseggono un’anima e una natura divina, soggetti degni di veri e propri ritratti e non solo descritti come puro elemento decorativo. Attraverso le molteplici gradazioni dell’inchiostro la natura diventa poesia ed è raccontata con tutta la sua grazia. Nella tavolozza ad olio il paesaggio diventa protagonista con il racconto delle stagioni, attraverso una pennellata sensibile e lieve ed un gioco di velature. Viene così rivelata l’essenza dell’artista, la parte legata all’occidente dove ha scelto di vivere e la parte orientale, quella dell’anima.

 

Il maestro Shozo Koike 

Nato a Okaya (Nagano) in Giappone, vive in Italia dai primi anni novanta del secolo scorso. Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti “Taiheiyo” di Tokyo e un percorso lavorativo e artistico in terra nipponica, il desiderio di approfondire le conoscenze artistiche lo porta in Italia a studiare restauro. A Firenze si diploma in restauro dei dipinti e negli stessi anni segue il corso di disegno all’Accademia di Belle Arti. Dopo un lungo periodo fiorentino, si trasferisce in Piemonte a Casale Monferrato. La passione per l’arte occidentale lo ha portato a vivere in Europa ma l’essenza della propria anima orientale lo ha riavvicinato alla tecnica giapponese di pittura a inchiostro sumi-e. La pittura a inchiostro e la condivisione della cultura giapponese lo portano in varie città d’Italia dove tiene workshop e corsi. L’attività artistica prosegue con mostre personali e collettive dal 1981 in Giappone e in Italia.

 

La Galliavola Arte Orientale

corso di Porta Vittoria, 17

Milano

www.lagalliavola.com

 

☛ Per informazioni:

tel. 02 76007706

info@lagalliavola.com

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IKEBANA

La via dei fiori

IVREA, MUSEO CIVICO P.A. GARDA

 

19, 20 e 21 ottobre 2018

Colui che si dedica con amore e serietà all’arte dell’Ikebana intraprende, secondo la cultura Giapponese, la via spirituale dei fiori, detta Kadō.

L’arte orientale continua ad essere di casa al Museo Garda che ospiterà, dal 19 al 21 ottobre p.v. “Ikebana – la via dei fiori”, la mostra di portata internazionale, realizzata con il contributo della Fondazione CRT e della Fondazione Guelpa, con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone in Italia e della Regione Piemonte.

Artisti della scuola Wafu Kai di Ivrea guidata da Ingrid Galvagni Tosei, le scuole  Ohara di Milano, Kagei Adachi di Zurigo, Sogetsu di Roma, Firenze, Venezia e Merano, e Ichiyo di Ginevra, insieme per la prima volta in Italia, esporranno le loro ikebana al museo civico P.A. Garda.

Ospite d’onore della mostra sarà Geneviève Kokera Ausenda, Grand Master Ohara, che, per tutta la sua vita con grande passione e impegno, ha contribuito a diffondere l’arte dell’ikebana.

Un valore aggiunto di rilievo sarà offerto dalle immagini di Nicola Galvagni, fotoreporter italiano che vive e lavora a Parigi.

L’ikebana, l’arte giapponese di disporre i fiori, s’identifica con la rappresentazione simbolica della natura, del suo ciclo vegetativo e dell’alternarsi delle stagioni. La parola Ikebana significa “rendere visibile la vita dei fiori“. Gli elementi principali che compongono un ikebana sono tre: l’acqua, i vegetali ed i recipienti che  possono essere di diversa natura: ceramica, vetro, raku, legno e materiali plastici e  metallici e rappresentano un elemento molto importante, tant’è che alcuni artisti nell’arte dell’ikebana sono anche ceramisti o collezionisti di vasi di pregevole fattura.

Le origini dell’ikebana si fanno risalire al VI-VII secolo d.C. Se ne ha memoria dall’epoca di Ono no Imoko, un ambasciatore che fu inviato presso la corte imperiale cinese e che, impressionato dalla bellezza dei giardini e delle offerte floreali nei templi, al suo rientro in patria si ritirò sulle colline di Kyoto e divenne monaco, trasformando la spontanea e semplice offerta floreale al Buddha in una vera e propria forma d’arte.

Nella seconda metà del XV secolo fu il monaco Senkei Ikenobo a cogliere, con ancora superiore sensibilità artistica, gli insegnamenti del suo illustre predecessore. La sua fama era tale che richiamava nel suo tempio di Kyoto pellegrini da tutto il Giappone. Decise così di fondare una propria scuola sull’arte della composizione floreale che, in origine, era praticata esclusivamente da monaci e da nobili e, solo in un secondo momento, si diffuse trasversalmente in tutti i ceti con il nome di ikebana. 

In una fase successiva si svilupparono in Giappone molte altre scuole ognuna con il proprio stile.

Wafu Kai 

La scuola Wafu fu fondata nel 1896 da Wafu Teshigahara. Nel 1946 il direttore della scuola (iemoto), figlio primogenito del fondatore, ha introdotto uno nuovo stile di ikebana. Artista instancabile, ha presentato le sue opere in tutto il mondo, volendo trasmettere tramite l’ikebana un messaggio di pace e comprensione tra i popoli. La sua personale visione dell’arte dell’ikebana, riassunta nel motto “arrange flowers that you like – suitably – in a container that you like” , si diffuse in Giappone, Stati Uniti e Sud America.  Dal 1992, l’attuale iemoto segue le orme dei suoi due predecessori. 

Ohara 

La scuola Ohara, fondata da Unshin Ohara alla fine del XIX secolo ma ufficialmente solo nel 1912, enfatizza le caratteristiche stagionali, i processi di crescita naturale e la bellezza degli ambienti naturali. Si tratta di un indirizzo che ha sviluppato, in particolare, lo stile definito moribana per rappresentare attraverso le composizioni floreali un’idea di  paesaggio con connotazioni letterarie e pittoriche e definiti Bunjin e Rimpa.

Kagei Adachi 

Choka Adachi, fondatore della scuola Kagei Adachi nel 1912, aveva come scopo liberare l’ikebana dalle forme e dagli stili tradizionali. I criteri da lui propugnati erano enfatizzare l’asimmetria, l’acqua in quanto elemento vitale delle piante, doveva essere visibile come parte della composizione. 

Sogetsu 

La Scuola Sogetsu (letteralmente “Erba e Luna”) venne fondata nel 1927 da Sofu Teshigahara, artista interessato al mondo moderno e fortemente influenzato dall’apertura delle frontiere del Giappone. Egli “tolse” l’ikebana dalla sua posizione abituale: il tokonoma. Utilizzando nuovi materiali e tecniche innovative affermò che: l’ikebana può essere fatto da tutti in ogni momento, in qualsiasi luogo con qualsiasi materiale. 

Ichiyō

La scuola Ichiyō, fondata nel 1937 da Meikof Kasuya e sua sorella Ichiyō, ha cercato di adattare l’ikebana al modo di vivere contemporaneo pur mantenendo tradizioni e insegnamenti del passato. Nel 1983, Akihiro Kasuya divenne il terzo iemoto della scuola e introdusse performance teatrali, realizzando ikebana in cui predomina equilibrio e tecnica della tensione. 

INFO

tel. 0125 410512

e-mail musei@comune.ivrea.to.it

www.museogardaivrea.it

Inaugurazione venerdì 19 ottobre dalle 17,00 alle 19,00 

Giorni apertura dell’esposizione : 

sabato 20 ottobre: dalle 15.00 alle 19.00

domenica 21 ottobre: dalle 15,00 alle 17,00 

Ingresso Museo e Mostre: intero € 5,00   Ridotto € 4,00

Il Museo Civico P.A. Garda aderisce all’Abbonamento Torino Musei Piemonte.

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Kitagawa Utamaro (1754-1806), Hanamurasaki di Tamaya (part.), dalla serie  Seirō Nana Komachi (Le sette Komachi del quartiere del piacere), 1790.

 

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MUSEC – Museo delle Culture

Villa Malpensata – Riva Antonio Caccia, 5

LUGANO

GIOIE FRA I CAPELLI. LA COLLEZIONE ANTONINI

8 settembre – 25 novembre 2018

«Gioie fra i capelli. La Collezione Antonini» è un affascinante e inconsueto viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta dei pettini ornamentali. Oggetti d’uso e insieme tesori d’arte. Manufatti realizzati inizialmente per rispondere a esigenze funzionali, ma che ben presto si sono imposti per la loro valenza decorativa. Sino a ispirare grandi artisti e soprattutto il mondo della moda.

La Collezione Antonini donata al Museo delle Culture di Lugano nel 2016, è costituita da 1184 pettini ornamentali. Nello specifico è composta da 679 pettini di produzione europea, 252 provenienti dal continente americano e 233 provenienti dall’Asia; l’ Africa è rappresentata da 16 esemplari molto raffinati, l’Oceania da quattro pettini ornamentali.

La mostra è aperta dall’8 settembre al 25 novembre 2018, al terzo piano del MUSEC, ed è accompagnata da una serie di eventi e conferenze.

La storia del pettine rivela come questo oggetto, tanto familiare da passare spesso inosservato, sia ben più di un semplice ornamento per i capelli. I pettini si rivelano di volta in volta quali segni di bellezza, nobiltà, valore, rango sociale, potere economico, nonché maestria artigianale, gusto e creatività artistica. E questo per tutte le culture del mondo.

A Villa Malpensata sono esposti circa 700 pettini fra i 1.184 donati al MUSEC dai coniugi Gabriella e Giorgio Antonini. La mostra è completata da un corredo iconografico che aiuta il visitatore a contestualizzare il pettine ornamentale.

Nel bookshop è in vendita il catalogo che – oltre a essere una «guida» completa degli ornamenti da testa presenti in collezione – è anche, di fatto, il primo volume a carattere scientifico in italiano sulla storia del pettine ornamentale.

Orari di apertura da sabato 8 settembre

Tutti i giorni 14.00 – 18.00. Martedì chiuso.

Tariffe d’ingresso:

Intero: 5.- CHF

Sostenitore: offerta libera a partire da 10.- CHF

Gratuito: 0-16 anni, ICOM, AMS, Passaporto Musei Svizzeri, Raiffeisen

Per informazioni:

Tel. +41 (0)58 866 6960
e-mail: press@musec.ch

 

A corredo dell’esposizione sono previste conferenze e dimostrazioni di acconciature.

Qui ne trovate l’elenco accompagnato da una serie di letture di approfondimento:

GIOIE FRA I CAPELLI. Approfondimenti e conferenze

 

Inoltre…

Kitagawa Utamaro (1753?-1806), Yamauba Combing Her Hair and Kintoki, ca. 1801, polychrome woodblock print; ink and color on paper (part.). The Metropolitan Museum of Art, New York. Gift of Estate of Samuel Isham, 1914. (Dal sito del museo).

 

Nell’ambito dell’esposizione Gioie fra i capelli. La collezione Antonini:

mercoledì 19 settembre, alle ore 18

Leggiadre visioni: pettini e acconciature giapponesi tra storia e mondanità.

conferenza di Rossella Marangoni

La conferenza prende spunto dal piccolo corpus di kushi (pettini), kanzashi (accessori ornamentali) e kōgai (barrette per capelli) esposto in mostra per rintracciare, in un percorso storico, l’importanza dell’acconciatura e del pettine nella cultura giapponese, partendo dal simbolismo dei capelli e dei pettini nella religione popolare per arrivare agli spilloni delle cortigiane di periodo Edo e oltre, sino alla rilevante presenza degli accessori per capelli nelle occasioni formali che punteggiano la vita della donna giapponese contemporanea.

 

☛ Sala conferenze di Villa Malpensata (terzo piano).

☛ L’ingresso è gratuito sino ad esaurimento dei posti.

 

Set giapponese di legno laccato oro dell’inizio del periodo Meiji (1868-1912).
© 2018 MUSEC Lugano, Collezione Antonini.

 

 

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ROMA

Museo delle Civiltà – museo preistorico etnografico “Luigi Pigorini”

Salone delle Scienze

 

Geisha – l’arte, la persona

26 luglio – 30 ottobre 2018

 

Eventi collegati:

  • 19 luglio 2018, alle 19:00 – Anteprima della mostra e incontro con Maria Teresa Magliozzi, esperta di fumetto e animazione giapponese: Lo shoujo manga e i suoi legami con l’arte classica giapponese
  • 25 luglio 2018, alle 18:30 – Inaugurazione della mostra con la curatrice Loretta Paderni e i fotografi Fabrizio e Federico Bonifazi

Il mondo femminile attraverso gli oggetti raccolti in Giappone dallo scultore palermitano Vincenzo Ragusa tra il 1876 e il 1882.

I materiali esposti, accompagnati dalle immagini delle cortigiane ritratte da Suzuki Harunobu nei volumi della serie “Ehon seirō bijin awase” (Libro illustrato a paragone delle bellezze delle Case Verdi), raccontano l’ukiyo, il mondo fluttuante della cultura e della società di Edo, il suo culto per la bellezza unito alla consapevolezza dell’effimera realtà della natura umana.

Le giovani donne mostrano con grazia eterea come si prendevano cura del proprio corpo, il trucco del viso, le elaborate acconciature dei capelli, l’abbigliamento e gli accessori del vestiario che le rendevano così affascinanti agli occhi dei clienti.

Rivelano la dedizione al perfezionamento delle arti indispensabili per la loro attività di intrattenitrici nei banchetti: la musica, la danza, la composizione floreale (ikebana), la conoscenza della poesia e della calligrafia, strumenti di una seduzione più sottile ma altrettanto necessaria per la conquista della notorietà.

I momenti di ozio e di svago, i passatempi preferiti, il fumo, la lettura, la compagnia degli animali domestici, i giochi, completano il quadro di un mondo celato agli sguardi indiscreti dal sottile ma invalicabile schermo dei silenziosi pannelli scorrevoli.

Il mondo femminile delle geisha rivive anche nelle foto di Fabrizio e Federico Bonifazi (Compagnia della foto), che accompagnano il percorso espositivo tra tradizione e modernità. Quasi tutto ciò che circonda la figura della geisha è cambiato nel corso degli anni, ma la tradizione rimane salda alle regole di un tempo: abbigliamento, acconciatura, trucco, musica, danza e canto. 

Con il contributo di EUROMA 2.

 

Orari:  Martedì-Domenica 8:00-19:00

Biglietti: intero 10,00 €, ridotto 5,00 €

Per informazioni:  museocivilta.beniculturali.it 

 

MUSEO DELLE CIVILTA’

Piazza Guglielmo Marconi 14 – 00144 Roma Eur

Tel. +39 06 549521 
mu-civ@beniculturali.it 

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