Con rigore scientifico, d’accordo, ma anche con grande rispetto.

Così, solo così ho accettato la sfida che mi ha proposto l’editore: concentrare una presentazione del buddhismo in poco più di cento pagine.

Una piccola introduzione a una delle avventure più straordinarie della storia umana.

 

 

Buddhismo, Milano, Editrice Bibliografica, 2017.

Variamente intesa come religione o filosofia, considerata da taluni religione atea e da altri religione che venera innumerevoli entità divine, religione panasiatica o religione universale, il buddhismo pone a chi lo avvicina una serie di questioni in apparenza ardue da risolvere. Pure il buddhismo, i cui insegnamenti non fanno riferimento a un messaggio rivelato bensì sono il frutto dell’esperienza di un uomo, Siddharta Gautama, il Buddha, mantiene intatta, a distanza di più di duemilacinquecento anni dalla sua origine, nella piana indogangetica del nord dell’India, tutta la sua capacità di interrogare l’uomo contemporaneo sulle grandi questioni esistenziali (la natura del dolore, la causa del dolore, la via per uscire dal dolore) e di proporre una via spirituale che continua ad attirare l’interesse di nuovi fedeli dentro e fuori il continente asiatico.

Questo testo vuole essere una guida sintetica, ma anche chiara e rigorosa, a una religione  che nel corso della suo lungo percorso attraverso un continente, nel corso dei secoli, ha saputo adattarsi a culture e ambienti differenti, dando vita a una pluralità di scuole e insegnamenti spesso molto diversi fra loro. 

La presentazione dei caratteri salienti di questa via spirituale, dalla vita e dall’insegnamento del fondatore, alle correnti e alle pratiche rituali e devozionali si propone di permettere al lettore di penetrare agilmente in una religione la cui natura articolata, complessa e multiforme rivela un sistema di di straordinaria ricchezza e complessità troppo spesso vittima di malintesi o di mode.

 

☛ Il libro è disponibile sia in edizione cartacea che in ebook.

Questo il link alla pagina della casa editrice: http://www.editricebibliografica.it/scheda-libro/rossella-marangoni/buddhismo-9788870759211-409546.html

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Il Fuji. Così vicino! Primavera 2009.

花をのみ待つらん人に山里の雪間の草の春を見せばや。

Hana o nomimatsuran hito ni yamazato no yukima no kusa no haru o misebaya.

 

A coloro che aspettano i fiori,

vorrei mostrare le erbe primaverili che si intravedono

sotto la neve in montagna.

                                       Fujiwara no Ietaka (1158-1237)

 

Composto in occasione del Roppyakuban uta’awase 六百番歌合 (Gara poetica in seicento turni), tenutosi nel 1193-94 e sottoposto al giudizio di un unico arbitro, Fujiwara no Shunzei (o Toshinari, 1114-1204).

Questo waka è, secondo me, uno splendido esempio del concetto di yūgen che, teorizzato proprio da Shunzei, informò tutta quella gara poetica.

♦︎♦︎♦︎

Difficile definire un concetto estetico così sfuggente come quello di yūgen, che cambiò, inevitabilmente, nel corso del tempo, con il mutare dei gusti e della società. In breve può essere definito come un concetto estetico tendente ad attribuire alle cose un’apparenza di mistero, di eleganza, di fascino e di tristezza contenuta. Formalizzato proprio dal poeta Fujiwara no Shunzei, fu coltivato da poeti e scrittori fino al XVI sec. Nella poesia waka, lo yūgen vuole che i sentimenti più profondi non siano espressi, ma solo suggeriti per mezzo di allusioni. Forse una delle definizioni più efficaci è quella di Kamo no Chōmei (1155-1216) nel Mumyōshō (Note senza titolo, 1211) :

Quando si sente parlare del cosiddetto yūgen, non si capisce ben che cosa significa. Siccome io stesso non ho approfondito questo argomento, non penso di poterlo definire in modo chiaro e netto. Mi risulta, comunque, che gli intenditori autorevoli in materia si siano riferiti a certi sentimenti non espressi con parole o ad una certa atmosfera suggerita da una visione poco consistente. Faccio un esempio: il cielo serale d’autunno non ha colori ed è dominato dal silenzio. Guardandolo, succede che i nostri occhi si riempiano di lacrime senza motivo e non possiamo spiegarcene il perché, né sappiamo dire dov’è lo yūgen. Chi non se ne intende pensa che in un cielo siffatto non ci sia un bel niente da gustare, ed ammira soltanto fiori di ciliegio e foglie colorate d’autunno che si presentano realmente alla vista. (…) Un altro esempio: quando si guardano montagne autunnali attraverso gli squarci lasciati dal diradarsi delle nebbie, ciò che si vede è indistinto, ma attraente ed allora ci si lascia rapire dalle fantasie, domandandosi fin dove si estendano quei colori autunnali ed ammirando lo splendore di quella veduta immaginata. Le immagini che la mente si crea in tal modo, possiamo allora dirle superiori al paesaggio reale colto dalla vista in tutta la sua nitidezza.

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Utagawa Kuniyoshi (1797-1861). Dalla serie Hyakunin isshu no uchi (1840-42). 1. L’imperatore Tenji.

 

秋の田の 
かりほの庵の 
苫をあらみ 

わが衣手は 
露にぬれつつ

Aki no ta no 
Kariho no iho no 
Toma o arami.

Waga koromode wa 
Tsuyu ni nuretsutsu.

Tenji tennō

(626-671)

 

Son così sconnesse le stuoie Sulla risaia Le fessure nel tetto di giunchi
della capanna, della capanna temporanea la capanna è instabile del riparo di fortuna
della risaia d’autunno le stuoie rade eretto tra le risaie in autunno
che sulle mie maniche e dentro le mie maniche fan sì che le maniche delle mie vesti
la rugiada penetra, penetra. entra la rugiada entra. si aspergano senza sosta di rugiada.
Traduzione di Marcello Muccioli. Traduzione di Nicoletta Spadavecchia.

Traduzione di Andrea Maurizi.

Le traduzioni sono tratte da:

Marcello Muccioli (a cura di), La centuria poetica, Milano, SE, 2010 (prima edizione: Firenze, Sansoni, 1950).

Nicoletta Spadavecchia, Michelangelo Coviello (a cura di), Fujiwara Teika. Tanka. Antologia della poesia classica giapponese, Milano, Corpo 10, 1990.

Andrea Maurizi, Poesie di cento poeti in Virginia Sica, Francesca Tabarelli de Fatis (a cura di), Lo spirito giovane della calligrafia classica. Personale di Kataoka Shikō, Trento, Go Book, 2006.

🌾🌾🌾

L’immagine che ho scelto per illustrare il waka n°1 è di Utagawa Kuniyoshi, artista del tardo periodo Edo la cui sensibilità è, inevitabilmente, molto diversa da quella che ha dato origine al componimento che commenta.

E in questa immagine, ecco cosa vedo.

 

Il lavoro dei contadini nella risaia, fra cui spicca la figura flessuosa di una fanciulla che sembra guardare lontano, come distratta d’improvviso da qualcosa o qualcuno che non possiamo vedere, è quello del raccolto. Le spighe di riso si piegano sotto i falcetti dei lavoratori chini e intenti alla loro occupazione. Le fascine vengono strette dalle corde, si accumulano e qualcuno, al limite della risaia, se le carica a bilanciere sulle spalle. L’indaco delle casacche degli uomini e il blu intenso dei kimono delle donne, il bianco-azzurro degli hachimaki di cotone a raccogliere le gocce di sudore sulla fronte, spiccano fra il giallo-verde delle messi e  il colore uniforme della terra.

L’imperatore poeta è distante, sullo sfondo, nel suo padiglione che guarda il mare. Lo sguardo rivolto alla distesa azzurra, sotto un cielo che sfuma dal blu intenso al rosa dell’alba, il gruppo di cortigiani sembra lontano, molto lontano. Una visione di quiete e di agi che nulla a che vedere con la scena che avviene in primo piano e che sembra interessare maggiormente Kuniyoshi: la vita palpitante dei contadini e la celebrazione del raccolto d’autunno.

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Tipi di tè bancha. Da una vecchia rivista della NHK.

Ochazuke

Riso al tè

 

Preparazione: 35 minuti.

 

1 ciotola di riso bianco cotto per persona . wasabi grattugiato . alga nori . umeboshi . tè verde (anche del tipo bancha o konbucha) . piccolissimi osenbei salati del tipo oiri e alcuni gambi di mitsuba (se possibile)

 

Abbrustolire l’alga nori passandola leggermente su una fiamma dal lato lucido, poi tagliarla a filino o spezzettarla con le mani.

Preparare il riso cotto in ciotole un poco più grandi di quelle solite, porvi nel centro 1 umeboshi, 1 pizzico di wasabi, 1 abbondante mucchietto di alga nori e, se si hanno a disposizione, 1 cucchiaio di  piccolissimi osenbei e i gambi di mitsuba (con le foglie) tagliati a pezzetti di 3 cm; poi versarvi sopra il tè. Coprire e servire ben caldo.

Ricetta dell’ochazuke. Da un vecchio ricettario della NHK.

 

Varianti

 

  • 1 pizzico di tsukuda ni è molto adatto a insaporire una ciotola di ochazuke.
  • Ebi chazuke. Gamberi spennellati di salsa di soia, cotti alla griglia e disposti sul riso con wasabi e nori.
  • Sake chazuke. Salmone fresco, tagliato a fette sottili, con nori e 1 pizzico di katsuobushi insaporito con poca salsa di soia.
  • Salmone salato o affumicato con wasabi e nori.
  • Tai chazuke. 200 g di fettine sottilissime di orata, branzino o altri pesce a carne bianca marinate in 2 cucchiai di salsa di soia e 1 cucchiaio di mirin mescolati con 2 cucchiai di semi di sesamo spezzettati, poste sopra al riso, con wasabi e alga nori a filini.

Curiosità. nella sua forma più semplice, l’ochazuke consiste in tè (verde) versato su una tazza di riso bianco bollito, decorato con sottili fettine di alga nori abbrustolita e qualche boccone di pesce o di verdure in salamoia. Insomma, una specie di minestra al tè.

Caro al cuore dei giapponesi, l’ochazuke può essere considerato rappresentativo della vita famigliare tradizionale. Forse proprio per questo motivo il regista Ozu Yasujirō (1903-1963) lo citò nel titolo di un suo film del 1952: Ochazuke no aji (Il sapore del riso al tè verde), la storia delle incomprensioni di una coppia e di un incontro galante mancato per combinare un matrimonio sullo sfondo della Tōkyō del dopoguerra.

🍚🍜🍚🍜🍚🍜🍚

Anche questa deliziosa ricetta casalinga giapponese è stata scelta per noi da Graziana Canova Tura ed è tratta dal suo prezioso manuale:

 

Il Giappone in cucina

nuova edizione riveduta e aggiornata

Milano, Ponte alle Grazie, 2015.

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