Colori d’autunno in vetrina. Nara, autunno 2015.

Fagottini di funghi

Shiitake no fukume ni

 

Preparazione: 30 minuti.

Cottura: 10 minuti.

 

6 funghi shiitake secchi . 1 porro . 2 cucchiai di zucchero . 2 cucchiai di salsa di soia

Le dosi sono per 4 persone.

 

Far rinvenire i funghi shiitake in poca acqua tiepida. Tenere l’acqua di ammollo. Tagliare a fettine le cappelle dei funghi, ai quali sarà stato tolto il gambo. Lavare il porro, tagliarlo a pezzi lunghi 10-12 cm (anche la parte verde), farlo scottare in acqua bollente, passarlo sotto l’acqua fredda e tagliarlo a strisce per il lungo.

Annodare una striscia di porro attorno a 3 fettine di fungo, quindi ripetere l’operazione fino a esaurire gli ingredienti. Disporre i fagottini in un piccolo tegame, versarvi poca acqua dell’ammollo che basti a coprirli, unire lo zucchero e la salsa di soia e cuocerli a fuoco dolce finché avranno assorbito il sugo. Servire 3 fagottini a persona, su piccoli piatti quadrati o vassoietti.

Funghi shiitake in tsukemono. Da un vecchio ricettario della prefettura di Tochigi.

 

🍚🍜🍚🍜🍚🍜🍚 

Anche questa stuzzicante ricetta casalinga giapponese è stata scelta per noi da Graziana Canova Tura ed è tratta dal suo prezioso manuale:

 

Il Giappone in cucina

nuova edizione riveduta e aggiornata

Milano, Ponte alle Grazie, 2015.

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Miyajima sotto la pioggia d’autunno. Viaggio del 2015.

 

Ottobre: il freddo inverno è vicino.

Mi alzo presto e scendo dalla collina.

Erbe e piante sono già appassite;

il mormorio del ruscello è cessato.

Guardo i monti a settentrione,

con pini e querce sempre verdi.

Al tempo in cui cadono le foglie,

solo essi resistono al freddo.

Ma cosa sono io davanti a loro

pur cantando la loro bellezza?

 

Daigū Ryōkan

(1758-1831)

 

Traduzione di Luigi Soletta.

Da Poesie di Ryōkan, monaco dello Zen, a cura di Luigi Soletta, Milano, La Vita Felice, 1994

 

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Utagawa Kuniyoshi, Ono no Komachi, dalla serie Hyakunin isshu no uchi, 1849.

花の色は 
うつりにけりな 
いたづらに 
わが身世にふる 
ながめせしまに

 

Hana no iro wa 
Utsuri ni keri na 
Itazura ni 
Waga mi yo ni furu 
Nagame seshi ma ni 

 

Ono no Komachi

(825 circa-900)

Kokinwakashū, II, 113.

Fonte del testo giapponese:

Japanese Text Initiative della University of Virginia Library.

 

Di questo celeberrimo waka esistono numerose traduzioni, a testimonianza dell’importanza della figura di Ono no Komachi nella storia della letteratura giapponese, del suo grande talento poetico e del fascino leggendario di una donna che continuò ad ispirare per secoli artisti e autori di teatro.

Ho scelto qui alcune traduzioni che possono dar conto della varietà delle interpretazioni degli acclamati versi della poetessa. Aggiungo le note che, in alcuni casi, accompagnano le traduzioni.

 

I colori dei fiori

Sono, ahimé, sbiaditi,

mentre io, invano

assorta nei pensieri, vedevo passare

i giorni di pioggia ostinata.

Trad di Ikuko Sagiyama.

Commento di Sagiyama:

L’identità della poetessa, annoverata da Ki no Tsurayuki tra i “sei geni poetici” (rokkasen), è tuttora avvolta nel mistero. Questo è uno dei suoi componimenti più celebri e presenta una notevole complessità strutturale che ha dato adito a svariate interpretazioni. Il ricorso all’uso di due kakekotoba, furu (“trascorrere di tempo” e “piovere”) e nagame (“immersione nei pensieri” e “lunga pioggia”), la posizione centrale dell’avverbio “invano” (idazura ni) che, come cardine, può riferirsi anche ai versi precedenti., il velato paragone tra l’appassire dei fiori e lo sfiorire della donna: la sovrapposizione di tutte queste “trovate” tecniche crea una fusione tra le immagini tratte dalla natura e i sentimenti, risolvendosi in un lirismo di struggente allusività. (Kokin Waka Shū, ed Ariele, p. 122).

*

Il colore dei fiori

s’è mutato invano,

mentre a fatica attraversavo il mondo.

Trad. di Mario Teti (in Poesia classica giapponese, Guanda, 1967, p. 66).

*

Il colore dei fiori,

ahimè, è svanito!

mentre senza scopo

io, pensosa, ho passato la vita,

lo sguardo fisso alla pioggia notturna.

Trad. di Marcello Muccioli (in La letteratura giapponese, Sansoni Accademia, 1969, p. 82).

Nota: In questi versi famosissimi con un abile e delicato gioco di doppi sensi imperniati sui vocaboli  furu  e “cadere (della pioggia)” e “passare” (la vita, il tempo); e  nagame, “lunga pioggia e “contemplazione”, ella sostanzialmente dice: “io ho passato vanamente la vita (yo) in contemplazione (nagame) di me stessa: ma a che pro? Vana è stata la mia bellezza, caduca come il colore dei fiori che avvizzisce al cadere (furu) di una lunga pioggia (nagame)”. L’espressione “il colore dei fiori” è metafora per: bellezza.

*

Il colore dei fiori è svanito, mentre senza scopo ho passato la vita fissando la pioggia notturna.

Trad. di Adriana Boscaro (in Katō Shūichi, Storia della letteratura giapponese. Vol. 1, Marsilio,1987, p. 125). 

Nota: Ono no Komachi, famosa per la sua bellezza, era anche nota per l’alterigia con la quale trattava i suoi spasimanti che spesso lasciava languire fuori della sua porta, sotto la pioggia. Nello waka qui riportato c’è un complesso e allusivo richiamo a questo suo atteggiamento.

*

Svanito è già 

il colore dai fiori

e senza scopo

il mio corpo dal mondo

come pioggia è passato.

Trad. di Nicoletta Spadavecchia e Michelangelo Coviello (in Fuiwara Teika, Tanka, Corpo 10, 1990, p. 9).

*

In fragile pallore

ormai è la bellezza

dei fiori –

e intanto, lo sguardo

assorto, penso alla

fuga dei miei giorni

mentre la pioggia

scende senza fine.

Trad. di Irene Iarocci (in L’eterno nel tempo, Guanda, 1993, p. 70).

Nota: Questo celebre waka di Ono no Komachi fino al tempo di Fujiwara no Toshinari passò quasi inosservato; fu il grande poeta e critico Fujiwara no Teika a individuarne la profonda, umanissima percezione dell’associazione – in chiave metaforica – tra il tempo e la fralezza del bello in natura da un lato, e la fuga del tempo e dell’età verde della poetessa dall’altro. Ritmica e impietosa, la pioggia sembra simboleggiare la tristezza, la melanconia di chi riconosce nell’età matura quanto sia simile alla sua vita l’immagine del fiore non più vivido.

*

Così presto è svanito

il colore dei fiori.

Lo sguardo nel vuoto,

vedo passare i giorni

e questa pioggia cadere senza fine.

Trad. di Mario Riccò e Paolo Lagazzi (in Il muschio e la rugiada, Rizzoli, 1996, p. 59).

*

I colori dei fiori

sono purtroppo svaniti

mentre io invano

mi soffermavo a riflettere

sul corso della mia vita.

Trad. di Andrea Maurizi (in Lo spirito giovane della calligrafia classica, GoBook, 2006, p. 45).

🍁🍁🍁

L’immagine che ho scelto per illustrare il waka n°9 è di Utagawa Kuniyoshi (1797-1861), artista del tardo periodo Edo la cui sensibilità è, inevitabilmente, molto diversa da quella che ha dato origine al componimento poetico di Ono no Komachi.

E in questa immagine, ecco cosa vedo.

 

La stampa è tutta giocata sulle linee diagonali in cui Kuniyoshi suddivide la scena e illustra quasi alla lettera il componimento poetico.

Le linee diagonali sono rappresentate in alto dalla striscia verde dell’orlo del prato, subito sotto dalla massa colorata data dagli strati di kimono con cui è abbigliata la poetessa e, sull’orlo inferiore, dalla campitura gialla del terreno punteggiato di petali di ciliegio rosa. 

La parte superiore della scena è occupata dalla chioma ondeggiante di un ciliegio in piena fioritura, piegato verso destra. L’albero sembra opporsi alle raffiche di vento che soffia nella direzione opposta, spargendone i petali tutt’intorno.

La poetessa è mollemente appoggiata con il braccio destro a un tavolino basso laccato di nero. La sua lunga chioma corvina è sciolta sulle spalle secondo l’usanza di periodo Heian ed è decorata da un kanzashi di fiori azzurri, mentre la serie di strati di kimono con cui è abbigliata richiama nella decorazione più lo stile di Edo che quello delle vesti hitoe indossate dalle dame della corte imperiale del IX secolo. Nella massa di vesti spicca il rosso intenso di una delle vesti sottostanti che si stacca cromaticamente dallo sfondo che sfuma, dal basso all’alto, dal giallo carico al giallo tenue. 

La scena è come sospesa, dominata dal muto dialogo fra la poetessa assorta nei suoi pensieri, i fiori che si disperdono in mille petali e il vento che spazza il cielo grigio con pennellate dinamiche. Unico movimento nella quiete senza tempo di un giorno di primavera.

 

❀ Di Ono no Komachi ho scritto diffusamente qui: 

http://www.rossellamarangoni.it/onna-donne-giapponesi-passioni-giapponesi-2-ono-no-komachi.html

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Yarimizu d’autunno. Nara, autunno 2015.

千山葉一すぢの流れかな。

Le foglie rosse

di mille montagne –

 quest’unico ruscello!

Masaoka Shiki

(1867-1902)

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UNO SGUARDO verso il SOL LEVANTE

Festival di arti e cultura giapponese,  

a cura dell’ associazione di cultura giapponese Yamato  in collaborazione con il Collegio Mellerio Rosmini scral

sarà il primo evento di cultura giapponese nella città di Domodossola.

Il territorio dove si terrà il festival attrae da sempre visitatori italiani e stranieri, per la naturale vocazione turistica e commerciale. In particolare il Collegio Mellerio Rosmini in quanto istituto alberghiero da anni realizza corsi di cucina italiana per studenti giapponesi. Inoltre ospita corsi di lingua e di pittura ad inchiostro giapponese. 

Nasce così un evento che possa presentare ad un pubblico sempre più ampio alcune delle più rappresentative espressioni dell’arte e della tradizione giapponese.  

Il 29/30 settembre e 1 ottobre 2017 il festival: UNO SGUARDO VERSO IL SOL LEVANTE, verrà ospitato nei locali dello storico Collegio Mellerio Rosmini aprendo al pubblico l’ottocentesca biblioteca, il chiostro ed i saloni adibiti ad aule. 

L’evento sarà ad ingresso gratuito. 

Orari apertura mostre:

(10.00 – 13.00/15.00 -18.00)

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