Place du Tertre, Paris 2008

Place du Tertre, Paris 2008

Quasi un divertissement..

 

Paris-Tōkyō è la “mia” città. L’ho creata io, e con fatica, attraverso le estati degli ultimi dieci anni o forse più, fra passeggiate notturne e neon, stradine percorse in cui risuonava solo il rumore dei nostri passi, fra bistrot e kohikan, sulle acque solcate dai bateaux-mouche, fra Ryōgokubashi e il Pont des Arts.

Ho faticato a costruirla, questa città ideale pre e post-moderna – a pressare paglia per i tatami, a intagliare pietre per le facciate di Haussman – che il pensiero di demolirla mi annienterebbe.

È la mia città, Paris-Tōkyō. Nessun altro riuscirebbe a localizzarla su un mappamondo o una cartina stradale. Io sì, fra le brume del Nord e la canicola.

Una città ideale, lo ammetto, ma abitata da donne e uomini che ho ben presenti, nei loro percorsi quotidiani, nelle corse verso il metrò o il treno metropolitano, RER o Yamanote che sia, poco importa, uno spuntino veloce nella brasserie dell’angolo o una soba in piedi, dietro a un noren, poi gli occhi stanchi sul computer e, per la serata, la prospettiva di un aperò fra amici o qualche birra con i colleghi, rimandando il rientro, fermandosi a un combini per un’ultima lattina o un manga, o acquistando qualche grappolo d’uva alla bancarella sotterranea, metro Châtelet.

Relegando il riposo a uno scorcio di notte.

TOKYO SANPO MAP

La piantina di pag. 35.

Ho nostalgia di Paris-Tōkyō, quando ne sono lontana, e se mi tornano alla mente percorsi, palazzi, squarci di verde, angoli in cui si scende dal marciapiede e si ruba lo spazio a rare auto, nulla si confonde nel ricordo. Ogni vetrina, silhouette, neon, cartello stradale, ogni odore o profumo, ogni jingle o suoneria, rimanda a luoghi precisi, a una precisa topografia.

A strade, piazze, slarghi come vene e muscoli di un corpo pulsante e vivo, non un prodotto della mente, non un puzzle dell’intelletto. Impossibile perdere il cammino, se gli occhi sono spalancati e le orecchie disposte all’ascolto.

Certo, per me è davvero facile: questi sono i luoghi della vacanza, del tempo trascorso a inseguire le bellezze del mondo, della dimenticanza di lavori e necessità, del tempo conquistato e ritrovato. Per altri, lo so, sono invece i luoghi di una quotidianità spesso ardua e faticosa, ore rubate da un lavoro ingrato o dallo stress. Ne sono consapevole. E chissà, mentre mi sto ricreando un facile altrove, forse qualcuno invidia la mia, di quotidianità…

 

Ma se esiste, Paris-Tōkyō, allora ritorna nelle mie letture, nelle mie scoperte.

Come il libro del disegnatore francese Florent Chavouet, TOKYO SANPO 東京散歩, un libro tutto da gustare con gli occhi, da assaporare come un calice di vino frizzante, a piccoli sorsi, per un perdersi i particolari, le piccole osservazioni fatte a margine di disegni vivaci e le battute in cui un umorismo trascinante e sornione lascia trasparire la nostalgia di chi non vorrebbe tornare a casa, tante sono le scoperte che il soggiorno a Tōkyō gli riserva.

Non si tratta di una guida, né di un racconto di viaggio, piuttosto un libro di impressioni e meraviglie, concepito da un autore che, nella prefazione, dichiara che “è meglio divertirsi dell’insignificante piuttosto che allontanarsene.”

Perché, scrive Chavouet, catapultato a Tōkyō al seguito della compagna Claire trasferita per lavoro: “Lo spaesamento, a Tōkyō e in Giappone in generale, ha più di quello stato di veglia un peu con che ci fa ammirare un pannello stradale semplicemente perché non è come da noi, o un’etichetta di frutta perché non si capisce cosa c’è scritto sopra.”

Muovendosi attraverso i vari quartieri della città, in compagnia della fidata bicicletta e di un seggiolino pieghevole su cui sostare per disegnare, Chavouet scopre la metropoli dei piccoli quartieri, dei negozietti, dei commissariati di quartiere dalle fantasiose architetture, ne rivela gli angoli nascosti, i particolari forse insignificanti ma utili a decodificare la città.

E il suo libro, spesso francamente spassoso per chi conosce il francese, incanterà anche chi non è in

Il koban di Ikebukuro, pag. 27

Il koban di Ikebukuro, pag. 27

grado di leggerlo, tanto sono eloquenti le immagini. Anzi, il piacere di decriptare il racconto dei tentativi dello stesso Chavouet di decodificare la realtà della metropoli, aggiungerà un pizzico di sapore in più al piacere di sfogliare questo delizioso libro.

 

Florent Chavouet

TOKYO SANPO

 Arles, Editions Philippe Picquier, 2009

La copertina del libro.

La copertina del libro.

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