Hida Furukawa ga, natsukashii.

Ho nostalgia di giorni di festa, di viaggi in treno, di cibi e profumi, di paesaggi. Ho nostalgia del Giappone.

E della notte del grande tamburo, la notte dell’okoshidaiko, la notte del 19 aprile.

Ma quest’anno la voce del grande tamburo è spenta. Più vivo, allora, è il ricordo.

Il grande tamburo nella parata notturna del matsuri. Hida Furukawa, 19 aprile 2019.

Per saperne di più su questo affascinante matsuri, vi rimando al mio saggio per Pagine Zen che trovate a questo link:

https://temizen.zenworld.eu/paginezen/approfondimenti/battiti-del-cuore-nel-cuore-della-notte-il-matsuri-di-hida-furukawa

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Era la vigilia della festa, la cittadina fra le montagne era in fermento. Si mettevano in moto gli antichi carri, tirati a lucido, con  le loro karakuri ningyō (automi), i loro intagli, i bassorilievi, i cordoni colorati intrecciati con nodi di buon augurio. I musicisti controllavano gli strumenti. E tutti erano pronti, dopo mesi di preparativi, a vivere pienamente una festa che sarebbe durata due giorni e una notte. Avevamo negli occhi i colori, nelle orecchie i suoni: la festa era in arrivo. Quest’anno il matsuri di Hida Furukawa non si fa. E questa notizia mi riempie di tristezza. Penso alla tristezza degli abitanti della città: la festa è dentro di loro. Penso a loro, agli amici di Hida Furukawa, ai giorni sereni trascorsi insieme. Oggi, l’anno scorso. Care memorie.

In attesa della sfilata. Un carro del matsuri di Hida Furukawa, aprile 2019.

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Il caldo sorriso della dea. Forse, in questa dolorosa primavera, ne abbiamo davvero bisogno. Così ricordo la scorsa primavera l’incontro ravvicinato, l’ennesimo, con Okame, (anche Otafuku ossia “tante fortune”, o Ofuku, “grande fortuna”), nell’atrio in penombra dell’Edo-Tokyo Museum, al centro di un gigantesco rastrello portafortuna (kumade) insieme a tanti altri motivi tradizionali di buon auspicio. Okame è l’onnipresente immagine della contadina paffuta e sorridente, simbolo di prosperità e di fertilità, di buon auspicio, di fortuna e felicità. È facile interpretarla come una trasformazione buffa, sorta di caricatura, della ko-omote, la maschera nō per i personaggi di donna giovane e bella, ma Okame ci sorride e ci incoraggia.

Vorrei così, oggi, per tutti noi, il suo franco, aperto sorriso. Per ricordarci, anche, la nostra umanità.

Il kumade dell’Edo-Tokyo Museum. Tōkyō, maggio 2019.

 

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Una lontana, caldissima estate. Una piccola città che abbiamo visitato da soli, allora sonnolenta e come immersa in una realtà del passato. Ma era bello, davvero bello passeggiare per le antiche vie, costeggiando i canali spumeggianti di vita: le carpe, a Hida Furukawa, hanno la loro casa. Non sapevamo, allora, che saremmo ritornati più volte e avremmo costruito qui amicizie e ricordi. Care memorie.

La casa delle carpe. Hida Furukawa, agosto 2002.

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Il verde fresco di un salice e le statue di animali beneauguranti sul tetto di una delle sette antiche onsen di Kinosaki, la Sato no yu: la freschezza e la novità della vegetazione a primavera e i simboli antichi di benessere in un luogo di cura nelle cui acque benefiche i giapponesi venivano a curarsi già milletrecento anni fa. Un luogo che sembra sospeso nel tempo, in cui il rumore degli zoccoli di chi passeggia in yukata è il suono prevalente. E dove è piacevole prendersi una pausa, passeggiare svagati, la mente in pace.

Il salice e il tetto della Sato no yu. Kinosaki Onsen, aprile 2017.

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