Quanti ponti rossi, in Giappone! A volte nascosti nella vegetazione di un boschetto scavalcano un piccolo corso d’acqua e rappresentano, comparendo all’improvviso davanti ai vostri occhi impreparati, un incongruo lampo di colore. A volte collegano isola a isola, come nel paesaggio meraviglioso della baia di Matsushima, a volte scavalcano il fossato di un castello, come a Matsumoto. Ogni volta che ce li troviamo davanti, comunque, ci colpiscono come un regalo inatteso. A volte rappresentano la felicità donata dall’acqua, come nel delizioso film del maestro Imamura, Acqua tiepida al ponte rosso (Akai hashi no shita no nurui mizu, 2001). Che magari sarebbe piacevole rivedere…

Il ponte nel giardino del tempio buddhista Shinsenen, Kyōto, aprile 2019.

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Mi colpiva, quel verde fresco e nuovo degli aceri, contrasto luminoso contro il grigio delle tegole, e il legno scuro, e la corteccia sugli edifici. Le decorazioni d’oro, ricami in cui prevaleva il crisantemo imperiale, dialogavano con i crisantemi che ornavano le tegole, in un infinito gioco di rimandi che ci ricordava il luogo dove ci trovavamo. Ma su tutto era la primavera a trionfare, una primavera senza pioggia, in cui il sole già anticipava i colori dell’estate.

Palazzo Imperiale, Kyōto, aprile 2009.

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Dopo tutto, non c’erano allora così tanti turisti, a Takayama. Passeggiavamo per il mercato del mattino in tutta tranquillità, sostando davanti alla bancarelle per assaggiare una specialità, per scambiare quattro chiacchiere con le venditrici provenienti dalle campagne attorno. I ciliegi erano al massimo del rigoglio e il ponte rosso su cui immancabilmente sostavano i fotografi dilettanti in gita, costituiva un gradevole contrappunto cromatico. La primavera ci regalava i suoi giorni migliori.

Ciliegi a Takayama. Aprile 2009.

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Quasi una cartolina da Kyōto, lo so e l’immagine appare stereotipata, scontata. Succede che le cose scappino di mano, la prima volta che si arriva a Kyōto in primavera. Ogni chioma fiorita sembra un regalo, un dono inatteso che si rivela lì, solo per noi, davanti ai nostri occhi, proprio in quel momento. E tutto si trasforma in scenografia di primavera, nel fantasmagorico teatro kabuki della nostra mente…

Dalle parti di Ninenzaka. Kyōto, aprile 2009.

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Annidato nei boschi di Toganō, sopra Kyōto, il Kōsanji è uno scrigno di tesori isolato e silenzioso. Qui meditava il venerabile Myōe all’inizio del XIII secolo, qui si trova la più antica piantagione del tè in Giappone, qui si conservano i rotoli del celeberrimo Chōjū-jinbutsu-giga, un emakimono monocromo forse del XII secolo, con storie di animali visti come caricature degli umani. Eppure ciò che rimane di una visita al Kōsanji è la semplice bellezza del suoi edifici, la tranquillità che si sente ammirando, dalla veranda, il panorama delle colline in cui il verde fresco degli alberi racconta la dolcezza di una primavera.

Kōsanji e le colline. Kyōto, aprile 2017.

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