La bellezza può essere semplice, depurata, prima di orpelli, in Giappone. Oppure può essere barocca, rutilante di decorazioni, intagli, colori, disegni. Complessa, insomma. Sono le due “anime” dell’estetica giapponese. Solo apparentemente in contrasto. Anche per questo, quando la conosciamo a fondo e ne conosciamo i presupposti storici, l’estetica giapponese ci affascina, ci colpisce, ci cattura.

Come nei dettagli di un carro da parata, così ricco che gli occhi non si stancano di scoprirne i misteri.

Dettaglio di un carro del matsuri. Hida Furukawa, 20 aprile 2019.

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Fiori nell’acqua davanti all’ingresso di un negozio. La primavera fa capolino nel bacile di pietra. Perché la bellezza può essere tranquilla e non magniloquente. Modesto, questo piccolo angolo ci rivela ciò che rende unico il viaggio in Giappone: la bellezza del quotidiano.

Un regalo che portiamo dentro di noi quando torniamo a casa.

Davanti all’ingresso. Kinosaki Onsen, aprile 2017.

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Hida Furukawa ga, natsukashii.

Ho nostalgia di giorni di festa, di viaggi in treno, di cibi e profumi, di paesaggi. Ho nostalgia del Giappone.

E della notte del grande tamburo, la notte dell’okoshidaiko, la notte del 19 aprile.

Ma quest’anno la voce del grande tamburo è spenta. Più vivo, allora, è il ricordo.

Il grande tamburo nella parata notturna del matsuri. Hida Furukawa, 19 aprile 2019.

Per saperne di più su questo affascinante matsuri, vi rimando al mio saggio per Pagine Zen che trovate a questo link:

https://temizen.zenworld.eu/paginezen/approfondimenti/battiti-del-cuore-nel-cuore-della-notte-il-matsuri-di-hida-furukawa

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Era la vigilia della festa, la cittadina fra le montagne era in fermento. Si mettevano in moto gli antichi carri, tirati a lucido, con  le loro karakuri ningyō (automi), i loro intagli, i bassorilievi, i cordoni colorati intrecciati con nodi di buon augurio. I musicisti controllavano gli strumenti. E tutti erano pronti, dopo mesi di preparativi, a vivere pienamente una festa che sarebbe durata due giorni e una notte. Avevamo negli occhi i colori, nelle orecchie i suoni: la festa era in arrivo. Quest’anno il matsuri di Hida Furukawa non si fa. E questa notizia mi riempie di tristezza. Penso alla tristezza degli abitanti della città: la festa è dentro di loro. Penso a loro, agli amici di Hida Furukawa, ai giorni sereni trascorsi insieme. Oggi, l’anno scorso. Care memorie.

In attesa della sfilata. Un carro del matsuri di Hida Furukawa, aprile 2019.

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Il caldo sorriso della dea. Forse, in questa dolorosa primavera, ne abbiamo davvero bisogno. Così ricordo la scorsa primavera l’incontro ravvicinato, l’ennesimo, con Okame, (anche Otafuku ossia “tante fortune”, o Ofuku, “grande fortuna”), nell’atrio in penombra dell’Edo-Tokyo Museum, al centro di un gigantesco rastrello portafortuna (kumade) insieme a tanti altri motivi tradizionali di buon auspicio. Okame è l’onnipresente immagine della contadina paffuta e sorridente, simbolo di prosperità e di fertilità, di buon auspicio, di fortuna e felicità. È facile interpretarla come una trasformazione buffa, sorta di caricatura, della ko-omote, la maschera nō per i personaggi di donna giovane e bella, ma Okame ci sorride e ci incoraggia.

Vorrei così, oggi, per tutti noi, il suo franco, aperto sorriso. Per ricordarci, anche, la nostra umanità.

Il kumade dell’Edo-Tokyo Museum. Tōkyō, maggio 2019.

 

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