Una trina, un ricamo: il mon imperiale appare così sulle porte maestose del Meiji jingū. Le cerniere, le teste dei chiodi, il traforo, ogni piccolo particolare rivela l’attenzione al connubio di bellezza e funzionalità. La bellezza di ogni giorno.

Meiji jingū, Tōkyō, novembre 2015.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedin

Rosso e oro. La campanella all’altare di Inari brillava nella luce del tramonto e lo sguardo si rivolgeva naturalmente verso l’alto, oltre le folle dei turisti rumorosi, oltre il chiacchiericcio della folla, lo scalpiccio sulle rampe delle scalinate, i selfie a impedire ogni movimento.

Ma, oltre la sera, oltre le chiacchiere, la campanella restava al suo posto, incurante, avvolta dal bianco e rosso, i colori della gioia e della vita, avvolta dalla luce.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedin

Rubare gli attimi, cogliere l’eleganza di silhouette che si allontanano di spalle, incuranti degli sguardi altrui. 

Mentre i turisti si affollano cercando di cogliere il gruppo degli sposi con i loro invitati, seduti in file ordinate, elegantissimi.

Ma ciò che amo, io, è guardare di lato, accompagnare con lo sguardo chi si allontana. Inseguirne la bellezza.

Tre stili. Meiji jingū, Tōkyō, aprile 2019.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedin

La notte buia e fredda, ma i ciliegi erano lì, come sempre, nel parco di Ueno, in piena fioritura.

E qualche gruppo sparuto si attardava ancora sotto agli alberi. Chissà quanti avranno attraversato come noi il parco, per rientrare in hotel, e quanti avranno visto la teoria di lanterne baluginare nel folto dell’erba primaverile. Ma certo, viene più spontaneo volgere lo sguardo verso le cime fiorite…

Eppure quelle lanterne, a Ueno, resteranno a lungo nella nostra memoria. Un ricordo di primavera acceso nella notte di questi giorni.

Lanterna con stampa di Hiroshige. Tōkyō, parco di Ueno, aprile 2017.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedin

Era primavera, a Kyōto. I ciliegi allora fiorivano in aprile e il giardino secco del Ryōanji era più vicino che mai, essendoci una piattaforma aggettante sulla superficie di ghiaia. Il restauro della residenza dell’abate ci aveva favorito. I ciliegi sembravano più vicini, anzi, erano più vicini, e così le misteriose pietre.

E quella bellezza! Credevamo che sarebbe durata per sempre, dimenticando la fragilità della nostra natura impermanente.

I ciliegi e il Ryōanji. Kyōto, aprile 2009.

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedin