Sede del corso: 

SPAZIO IPAZIA 

vicolo Cortazza 10, Abbiategrasso (Milano) e online in aula virtuale ZOOM.

 

Il corso vuole essere un’introduzione alla storia del teatro in Giappone  e alla  sua grande tradizione, dalle origini nel mito e nel rito alla fioritura dei generi classici (noh, kabuki, bunraku) fino alle moderne arti del palcoscenico. Un viaggio affascinante alla scoperta di una tradizione vivente fonte di continuo incanto e meraviglia, alla scoperta dell’attore, delle maschere, delle macchine sceniche ma anche delle storie che il teatro giapponese ci racconta. 

Ogni lezione sarà corredata da dispense.

10 lezioni di 2 ore ciascuna, il sabato – dalle 15.30  alle 17.30

Il corso si compone di 2 moduli, costituiti da lezioni monografiche che possono essere scelte liberamente.  

Inizio corso: sabato 26 settembre 2020, ore 15.30.

 

Date: 

Primo modulo: 26 settembre, 3, 10, 17 e 24 ottobre 2020.

Secondo modulo: 7, 14, 21 e 28 novembre, 12 dicembre 2020.

 

 Primo modulo:

Mito, arcaiche rappresentazioni e nascita di una tradizione classica. Dal mito, al rito, alla tradizione classica del noh, della farsa kyōgen, del teatro di figura.

  1. Il mito e le forme più antiche della rappresentazione (kagura, sarugaku, gigaku, bugaku).
  2. La tradizione classica: il noh.
  3. Le storie del noh: fra dramma e poesia.  
  4. La tradizione classica della farsa: il kyōgen
  5. La tradizione classica dei burattini: il bunraku.

Secondo modulo:

Verso la modernità. Un teatro popolare, un teatro totale, e per tutti. Dalla grande tradizione del kabuki, al teatro del XX secolo fino alle storie d’amore e di vendetta che il teatro racconta.

1.Una forma classica di teatro totale: il kabuki (parte prima).

2. Macchine sceniche e corpi in movimento: il kabuki (parte seconda).

     3. Le storie del teatro: storie d’amore e di morte. 

4. Le storie del teatro: storie d’eroi e di vendette.

5.Verso la modernità: teatro-danza, spettacoli di narrazione, musical e… cinema.

Al termine di ogni lezione degustazioni varie.

 

BONUS per gli iscritti al corso completo o a uno dei due moduli.

Ogni iscritto avrà diritto ad accedere a una pagina  riservata appositamente dedicata al corso su questo sito: 

www.rossellamarangoni.it

 

Costi:

Corso complessivo (i 2 moduli, 10 lezioni): 70 €.

Solo 1° modulo (5 lezioni): 40 €.

Solo 2° modulo (5 lezioni): 40 €.

Singola lezione: 10 €.

Scarica qui il programma in pdf: IPAZIA Corso TEATRO Giapponese PROGRAMMA

 

Legenda immagini:

1.Paul Binnie, Heisei yakusha o-kagami: Ennosuke – Kurozuka, 1997

fonte: https://www.scholten-japanese-art.com/printsV.php?printID=529

2.Rielaborazione di una stampa d’attore di Utagawa Toyokuni (1769-1825).

 

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Editrice Bibliografica vi aspetta al corso online:

“L’esperienza del sacro in Giappone: introduzione allo Shintō, la via degli dei”

tenuto da Rossella Marangoni.

Articolato in tre lezioni da 90 minuti, il corso vuole approfondire alcuni aspetti dello Shintoismo, un’affascinante tradizione religiosa, i cui culti d’origine più antica sono ancora ben presenti e vitali nel Giappone contemporaneo.

 

Iscrivetevi sul nostro sito: http://bit.ly/corsomarangoni

 

Il programma

Martedì 22 settembre 2020, 18:00-19:30

Il pensiero religioso giapponese. Cos’è lo Shintō, perché lo Shintō.

Peculiarità dell’esperienza del sacro in Giappone; sincretismo, non esclusività delle fedi, una religiosità “fluttuante”.

Animismo? Panteismo? Politeismo? Facciamo un po’ di chiarezza: definizioni dello Shintō vecchie e nuove.

 

Martedì 29 settembre 2020, 18:00-19:30

Essere shintō, vivere shintō: etica, pratiche, luoghi.

I kami, oggetto di venerazione. Interazione uomo-natura-kami.

I segni della sacralità. Lo shintai, “corpo” del kami.

La purezza e la morale, la contaminazione, la morte.

Vitalismo shintō e culti collettivi.

La visita al tempio.

 

Martedì 6 ottobre 2020, h 18:00-19:30

Il Kojiki, i miti, la creazione del mito, l’utilizzo del mito.

Lo Shintō e la questione del potere.

I miti cosmogonici, l’utilizzo politico dei miti nei clan e nella casa imperiale.

La questione della divinità del sovrano.

I riti, manifestazioni della relazione con il divino.

 

La quota comprende

 

  • tre lezioni da 90 minuti in videoconferenza con la docente;
  • il volume Shintoismo di Rossella Marangoni in ebook;
  • l’accesso alla sezione “Area riservata” del sito www.rossellamarangoni.it dove saranno caricati materiali testuali, audio e video per approfondire i contenuti del corso.

 

Biografia della docente

 

Laureata in Lingua e letteratura giapponese all’Università di Torino, tiene conferenze, corsi e seminari presso alcune istituzioni milanesi, in particolare su tematiche collegate all’esperienza del sacro in Giappone e alla cultura teatrale ed estetica del periodo Edo. Autrice di Zen, dizionario iconografico, opera tradotta in più lingue, e di numerosi saggi sulla cultura giapponese, è membro dell’Associazione Italiana per gli Studi Giapponesi. Per Editrice Bibliografica ha pubblicato anche Zen e Buddhismo nella collana Movimenti, idee e fenomeni.

 

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L’esperienza del sacro in Giappone: 

introduzione allo Shintō, la via degli dei.

 

un corso online di Rossella Marangoni

per Editrice Bibliografica

 

Conoscere lo Shintoismo per conoscere il Giappone. Un breve corso che approfondisce alcuni temi trattati nel volume Shintoismo presentando il mondo religioso giapponese, la spiritualità e l’idea del divino proprie dei culti d’origine più antica ancora ben presenti e vitali nel Giappone contemporaneo.

 

 ☛ 3 incontri di 90 minuti ciascuno, il martedì dalle 18 alle 19.30

Date: 22 e 29 settembre e 6 ottobre.

 

 ☛  Ulteriori informazioni e iscrizioni alla pagina: https://www.editricebibliografica.it/scheda-corsi/rossella-marangoni/lesperienza-del-sacro-in-giappone-introduzione-allo-shintc58d-la-via-degli-dei-15-2020-579421.html

Le iscrizioni sono già aperte. 

 

Programma:

  • 1. Il pensiero religioso giapponese.  Cos’è lo  Shintō, perché lo Shintō.

Contenuti: Peculiarità dell’esperienza del sacro in Giappone; sincretismo, non esclusività delle fedi, una religiosità “fluttuante”. Animismo? Panteismo? Politeismo? Facciamo un po’ di chiarezza: definizioni dello Shintō vecchie e nuove.

  • 2. Essere shintō, vivere shintō: etica, pratiche, luoghi.

Contenuti: I kami, oggetto di venerazione. Interazione uomo-natura-kami. I segni della sacralità. Lo shintai, “corpo” del kami. La purezza e la morale, la contaminazione, la morte. Vitalismo shintō e culti collettivi. La visita al tempio.

  • 3. Il Kojiki, i miti, la creazione del mito, l’utilizzo del mito.

Contenuti: Lo Shintō e la questione del potere. I miti cosmogonici, l’utilizzo politico dei miti nei clan e nella casa imperiale. La questione della divinità del sovrano. I riti, manifestazioni della relazione con il divino. 

 

 ☛ Bonus:

il volume Shintoismo di Rossella Marangoni (Editrice Bibliografica, 2017) in formato ePub e, inoltre, registrazioni e materiali di approfondimento che saranno disponibili su questo stesso sito – www.rossellamarangoni.it – in una pagina appositamente dedicata al corso, nella sezione “Area riservata”.

 ☛  Organizzazione a cura dell’Editrice Bibliografica.

 

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Ritorniamo ad incontrare gli artisti!

Vi invito con piacere a visitare la mostra che si inaugurerà domenica 26 luglio a Fortunago, nel cuore dell’Oltrepò pavese, in uno dei più bei borghi d’Italia:

SALONE DEI CONVEGNI

TEATRO AUDITORIUM “Giovanni Azzaretti”

FORTUNAGO (PAVIA)

DAL 26 LUGLIO AL 13 SETTEMBRE 2020

Inaugurazione domenica 26 luglio 2020, ore 17

 

LA MOSTRA SI PUO’ VISITARE IL SABATO E LA DOMENICA DALLE 15.30 ALLE 19.30
Negli altri giorni la visita è possibile tramite appuntamento telefonando al 340 6454695.

Qui l’intero comunicato stampa: ComunicatoStampa.Fortunagoinarte2020

Per conoscere la rassegna d’arte e il borgo: http://www.fortunagoinarte.it

 

“Entrambi gli artisti nelle loro opere generalmente creano una struttura compositiva che evidenzia una trama. La trama è per eccellenza la metafora visiva che svela una percezione del mondo come complessità, in cui ogni cosa è legata a un’altra: tutto tiene in una visione olistica della realtà. Si restituisce questa lettura, questa percezione dei fenomeni quando la composizione pittorica raggiunge un equilibrio visivo di valore estetico. La diversa percezione si evidenzia nel lavoro dei due artisti soprattutto nella ricerca dell’equilibrio compositivo.

Mauro Bellucci, Senza titolo, 2019, tecnica mista su carta orientale e tela, cm 70×100.

In Bellucci si manifesta in modo esplicito la sua attenzione alle culture orientali, giapponese in modo particolare. La ricerca di un raffinato equilibrio nella composizione tra pieni e vuoti, l’ordine come conquista percettiva non come il frutto di razionalità geometriche. L’equilibrio e l’ordine dei segni, delle stesure delle campiture con un uso minimalista del colore, il nero, la scala dei grigi, il rosso svelano un interesse a rappresentare l’attimo in cui l’equilibrio raggiunto attraverso un metodo percettivo deve essere rappresentato nel suo essere sospeso e pertanto sulla tela fissato una volta per tutte. La sua ricerca spazia dall’accumulazione di segni, una sorta di horror vacui, all’estremo opposto, una riduzione di essi ai minimi termini, alla singola linea o alla singola sfumatura, risentendo grandemente in questo dell’influenza estetica giapponese non solo intesa come pittura sumi-e ma anche ispirata all’essenzialità della struttura poetica dello haiku. A contraddistinguere i suoi lavori è l’uso di un sigillo rosso che, secondo la tradizione della calligrafia estremo-orientale, è inserito all’interno dell’opera e ne diviene parte integrante. Il sigillo di pietra, volutamente non inciso con ideogrammi ma lasciato allo stato grezzo con leggeri interventi di bulino, sostituisce così la tradizionale firma dell’artista e diventa una sorta di non-firma, no-logo, di fatto la sua cifra stilistica”.

 

“Nei lavori di Jelo, la trama diventa invece un territorio in cui tutto vibra, l’equilibrio compositivo è ricercato con ritmi di forme e segni che presentano contorni sfumati, si sovrappongono, vengono immersi in trasparenze e sfumature di colori. L’uso del colore non è minimale ma anzi si va alla ricerca di tinte e toni diversi per ogni opera. La scelta espressiva e linguistica di Jelo infatti si colloca nel campo dell’Astrazione. Perché a suo parere un’opera figurativa, nell’impegno a leggere i contenuti iconogra-fici, rischia di distrarre dal cogliere i reali valori pittorici in essa contenuti; una pittura astratta, invece, porta direttamente ai valori iconologici e comunica con immediatezza emozioni e concetti.

Le sue trame non sono fatte da geometrie nitide, da campiture timbriche. Anzi. La texture viene rimessa in discussione da una vibrazione di luminosità che mette in dubbio la razionalità dell’impianto strutturale in un insieme di segni e di luci e ombre.

Il suo è un segno-gesto che non ha la forza dell’istante che svela, come nell’espressionismo astratto, invece, nella sua ripetitività controllata, appartiene di più ai tempi lunghi della contemplazione lirica.

Sostiene Jelo che a differenza della quantità, la qualità non è misurabile, non esistono protocolli per raggiungerla. La qualità si ottiene nella costante tensione a fare bene, fare a regola d’arte si sarebbe detto una volta” .

Pino Jelo, Memoria (passione), 2020, olio su carta, cm 70×50.

 

 

 

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Anonimo, Cortigiana, kakemono (Dipinto su rotolo verticale), inizio XX sec., Museo delle Culture (MUSEC), Lugano.

 

MUSEC

Museo delle Culture

Villa Malpensata

Lugano

17 luglio 2020 – 21 febbraio 2021

Mostra

KAKEMONO. CINQUE SECOLI DI PITTURA GIAPPONESE

Capolavori dalla collezione Perino

a cura di Matthi Forrer

 

Una mostra che si prospetta davvero importante, questa dedicata alla pittura giapponese su rotolo verticale che verrà inaugurata il prossimo 16 luglio al Musec-Museo delle Culture di Lugano, nella prestigiosa sede di Villa Malpensata, sul lungo lago.

La mostra presenterà un centinaio di kakemono, (lett. “cosa appesa”), che provengono dalla collezione del torinese Claudio Perino e proporrà un percorso attraverso capolavori della pittura giapponese dal XVI al XX secolo.

Cos’è un kakemono? Chiamati anche kakejiku, sono dipinti o calligrafie su seta o carta, montati su rotolo verticale e, in generale, destinati a essere appesi con una rotazione periodica o stagionale, all’interno del tokonoma, la stretta alcova dal pavimento leggermente rialzato utilizzata per disporvi le opere d’arte più preziose di proprietà di una famiglia. Nel tokonoma di un padiglione del tè è di rigore la presenza di un kakemono il cui soggetto sarà sempre in consonanza con la stagione, scelto per esprimere l’animo di colui che ospita, facendo da mediatore fra questi e i suoi ospiti. 

Le opere esposte saranno ordinate secondo un percorso tematico articolato in cinque sezioni: Fiori e uccelli; Figure antropomorfe; Animali; Piante e fiori vari; Paesaggi. I soggetti sono prevalentemente naturalistici (fiori, uccelli e pesci) e mostrano  un’accuratezza di dettagli davvero straordinaria in opere di rara bellezza di artisti come Ōgata Korin (1658-1716), Tani Bunchō (1763-1840), Maruyama Ōkyo (1733-1795), attivo alla corte imperiale e fondatore della scuola pittorica “Maruyama-Shijō”, fra le più prestigiose di epoca Edo, Kishi Ganku (1749-1839), celebre per i suoi dipinti di tigri e Kusumi Morikage (1620-1690) pittore del periodo Edo nelle cui opere si riflette la simpatia per il mondo contadino.

La mostra si apre con i dipinti di fiori e uccelli (kachō-ga) che giocano su un’associazione allegorica tratta dalle poesie haiku, e prosegue con quelli che rappresentano figure antropomorfe, dapprima limitate ad alcune divinità buddhiste, a seguaci o discepoli del Buddha, a ritratti di figure shintoiste, o ancora a personaggi mutuati dalla tradizione cinese. Fu solo nel XVIII e XIX secolo che iniziano a comparire anche le persone comuni.

L’esposizione si chiude con i dipinti di paesaggio che veicolano un concetto idealizzato della natura. In tali opere si trovano spesso riprodotti fiumi, laghi, corsi d’acqua, pozze o ruscelli in primo piano e picchi montuosi sullo sfondo e, in scala minore, ponti, templi, padiglioni, edifici e piccole figure umane. È particolarmente interessante notare come questo genere sia quasi sempre realizzato con il solo inchiostro, con rare note di colore.
 
Il percorso è arricchito da due armature originali di samurai e da alcuni album di fotografie giapponesi di fine Ottocento, dalle copertine in lacca riccamente decorate, provenienti dalle collezioni del MUSEC.

Come ha dichiarato Francesco Paolo Campione, direttore del Museo delle Culture di Lugano: “Kakemono è un progetto che nasce con un’idea precisa: raccontare cinque secoli di storia dell’arte giapponese, accompagnando per mano il pubblico in un viaggio emotivo di forme e soggetti; un viaggio capace di restituire la peculiarità non solo della pittura ma, più ampiamente, della rappresentazione visiva nella civiltà giapponese.
L’esposizione di Villa Malpensata  è un nuovo capitolo nel percorso di studio della creatività e delle tradizioni culturali del Giappone, iniziato quindici anni fa dal MUSEC, con la rassegna dedicata alle foto sottomarine delle pescatrici di Hèkura, realizzate nel 1954 da Fosco Maraini, e proseguita con diversi altri capitoli, come quello sulle stampe erotiche (shunga) e quello sui capolavori della fotografia colorata a mano dell’Ottocento, di cui oggi possediamo una collezione di oltre 16.000 opere, di gran lunga la maggiore esistente al mondo».

È previsto che la mostra approdi al MAO di Torino nella primavera 2021. 

 

Date: 17 luglio 2020 – 21 febbraio 2021.

Orario: 11-18.

Chiuso il martedì.

Biglietti:

adulti: 15 franchi svizzeri (ridotto adulti: 10 franchi s.); ragazzi dai 6 ai 16 anni: 5 franchi svizzeri. Gratuito per i bambini fino a 6 anni.

Catalogo edito da Skira.

 

Museo delle Culture

Riva Antonio Caccia 5, Lugano (CH)

+41 58 866 69 60
info@musec.ch
http://www.musec.ch

 

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