L’ingresso è libero. Siete tutti invitati.

Vi aspettiamo!

 

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CARC – Dipartimento di Scienze della Mediazione Linguistica e di Studi Interculturali & Scuola di Scienze della Mediazione Linguistica (Università degli Studi di Milano) – Istituto Giapponese di Cultura – AISTUGIA – AsiaTeatro – CRT Milano – MIBACT – Comune di Milano – Agenzia del Giappone per gli Affari Culturali

Siamo tutti invitati!

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Un giorno ho ricevuto una lettera da Hollywood.  Dei produttori desideravano girare un film sulla vita di mio marito, Sugihara Chiune, e mi chiedevano di voler loro raccontare in dettaglio i fatti di quella famosa estate del 1940, in Lituania.

Ho deciso allora di sistemare i quaderni che mi aveva lasciato e di risalire indietro, nella mia memoria.

 

In quel giorno indimenticabile della fine del mese di luglio del 1940, in quel paese situato sul mar Baltico, un po’ prima delle 6 del mattino, ho sentito improvvisamente alzarsi delle voci. Presto quelle voci sono state sostituite da un clamore immenso davanti all’entrata del consolato che dava su un viale. Non riuscivo a cogliere il senso di quelle parole.  Subito ho guardato fuori con discrezione, attraverso uno spiraglio fra le tende.  E là fuori ho visto un gruppo di vecchi, di giovani, uomini, donne, bambini, di tutti i tipi e vestiti per la maggior parte di stracci. Si tenevano in piedi contro la cancellata in ferro, gridando a pieni polmoni, implorando, gli sguardi puntati sulla porta del consolato. Erano circa un centinaio.

 

La lettura di quelle righe fece rivivere nel mio spirito le immagini  di quella mattina. (…)

Proseguii la mia lettura:

La brutalità dell’armata nazista che aveva invaso l’ovest della Polonia nel settembre 1939, nei confronti degli abitanti dei territori occupati, si intensificava di giorno in giorno. La sua crudeltà in particolare verso gli Ebrei era spaventosa a vedersi. Nessuno di coloro che fossero riusciti un giorno a fuggire il pericolo poteva prevedere ciò che gli sarebbe accaduto il giorno dopo. Gli Ebrei avevano dunque iniziato a fuggire a piccoli gruppi a partire dalla fine dell’anno, fuga che assomigliava all’inizio di una emigrazione verso il Nord.

Dopo aver superato le prove peggiori, la maggior parte di questi emigranti era arrivata a Kaunas, la capitale della Lituania, che dava sul lontano mar Baltico, dove io occupavo allora la funzione di console.

 

Ed è così che mio marito fu condotto a compiere un’azione che il Ministero degli Affari Esteri giapponese avrebbe chiamato “l’affaire della Lituania” e che tutti dimenticarono dopo la Seconda Guerra Mondiale. Anche nella nostra famiglia non ne parlammo più. Non perché volessimo dimenticarlo, ma semplicemente perché pensavamo che ciò che avevamo fatto era normale.

Sugihara Yukiko

Tradotto dal volume Visas pour 6000 vies, Arles, Editions Philippe Picquier, 2002.

 

Disubbidendo agli ordini del governo di Tokyo, Sugihara Chiune (1900-1986), console giapponese in Lituania, nell’estate del 1940 rilasciò migliaia di visti di transito per gli Ebrei che fuggivano dall’Europa Orientale sotto l’occupazione nazista allo scopo di permettere loro, attraversando la Siberia e via Giappone, di raggiungere gli Stati Uniti o altri paesi amici. Al ritorno in patria Sugihara fu radiato dal corpo consolare.  Egli è inserito, unico asiatico, nella lista dei “Giusti fra le Nazioni” (Yad Vashem).

Per andare in profondità: sugihara.html

 

 

 

 

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In questo nuovo anno voglio ricordare le donne giapponesi. Un profilo alla settimana. Dedicato a noi.

Torii Kiyonaga (1752-1815), La poetessa Ise.

 

Considerata uno dei sanjūrokkasen (i trentasei geni poetici del Giappone), Ise fu una dama della corte imperiale di Heian vissuta nel X secolo (date presunte 877-940), figlia di Fujiwara no Tsugukage, Governatore della provincia di Ise dall’885 all’890 e favorita dell’imperatore Uda (867-931). Il nome con cui conosciamo questa poetessa è mutuato proprio da quello della provincia di cui il padre fu governatore, prassi diffusa all’epoca.

Poetessa di grande talento riconosciuta e apprezzata, ebbe numerosi waka (ben ventidue) contenuti nel Kokinwakashū, la prima antologia poetica imperiale compilata su ordine dell’imperatore Daigo da Ki no Tsurayuki (872?-945?), Ki no Tomonori (845?-907?), Ōshikōchi no Mitsune (859?-925?) e Mibu no Tadamine (c.860-c.920), i più autorevoli poeti di waka dell’epoca.

Uno dei suoi componimenti poetici più celebri è questo, incluso nel Kokinwakashū (XV, 791):

 

Fuyugare no

nobe to wa ga mi o

omoiseba

moete mo haru o

matamashi mono o.

 

Potessi considerare

la mia persona un campo

desolato d’inverno,

attenderei la primavera,

pur ardendo di brama. 

 

Composto durante il periodo in cui soffriva la pena d’amore, vedendo il fuoco bruciare le sterpi mentre si recava in un luogo.*

 

L’ammirazione generale nutrita nei confronti del genio poetico di Ise fece sì che venisse inclusa anche nella celeberrima raccolta Hyakunin isshū (Cento poesie  di cento poeti), l’antologia poetica privata la cui selezione è tradizionalmente attribuita a Fujiwara no Teika (1162-1241). Questa raccolta rappresenta una delle opere più amate della poesia giapponese, alla base del gioco di carte utagaruta, molto in voga nel periodo Edo, nel quale ogni waka era suddiviso in due parti ciascuna delle quali calligrafata su una carta. Scopo del gioco era riunire il più in fretta possibile le due metà della poesia scegliendo dal mazzo le carte corrette.

Questo è il waka di Ise incluso nella celebre raccolta Hyakunin isshū e originariamente inserito nell’antologia imperiale Shinkokinwakashū:

Naniwagata

mijikaki ashi no

fushi no ma mo

awade kono yo o

sugushite yo to ya.

 

Come vivrò

senza poterti incontrare

neppure per un istante

breve quanto i nodi dei giunchi

della baia di Naniwa?**

 

Di Ise restano le poesie, della vita di Ise restano poche tracce: neppure il nome, appunto.

 

* Traduzione di Sagiyama Ikuko. Da:  Kokin waka shū (Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne) , Milano, Ariele, 2000, p. 482

** Traduzione di Andrea Maurizi. Da:  Lo spirito giovane della calligrafia classica. Personale di Kataoka Shikō, Trento, GoBook, 2006, p. 47.

 

 

 

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 IROYA 

“Il colore del Giappone – Textile Emotions”

 

HC Art Factory
Via P. da Palestrina 13 – Milano

(MM1 Loreto – uscita piazza Argentina)
20-28 Novembre 2013
Orario: 9.15-13, 
14-18.

20, 23 e 24 novembre aperto fino alle 20.00.

Inaugurazione
Mercoledì 20 Novembre 2013
Orario: 9.15-20

 

Coordinatrice: Mitsuyo Shiotsu.

 

Nell’ambientazione  di uno splendido giardino ricreato da Crespi Bonsai, avrà luogo l’esposizione di accessori di moda e d’arredo dal sapore vintage e di essenza orientale, realizzati con stoffe d’antichi kimono ad opera di sensibili e raffinate artigiane giapponesi.

Per l’occasione saranno esposti, e indossati, Kimono Vintage ad opera della signorina Mamiko Ikeda, e Kimono in Bingata, tessuto tradizionale di Okinawa, ad opera della Signora Sugiko Chinen.

 

Per informazioni: http://coloregiapponese.jimdo.com/

Qui si può scaricare il volantino:  Il Colore del Giappone Poster

 

 

 

 

 

 

 

 

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