Scenografie di nubi nel cielo di inizio settembre.

 

 

Kaika ame uruu shinshū no chi

tōyō kaze suzushi yo ni naran to hossuru ten.

Mentre dai fiori di robinia la pioggia irrora il terreno nei primi giorni d’autunno,

il vento tra le foglie di paulonia rinfresca l’aria sul far della sera.

 

-Bai Juyi

(772-846)

 

Aki kinu to

me in wa sayaka ni

mienedomo

kaze no oto ni zo

odorokarenuru.

Non vedo ancora

chiari segni 

dell’autunno,

ma il fruscio del vento

mi sorprende.

 

-Fujiwara no Toshiyuki

(?-901)

 

Traduzione di Andrea Maurizi (Bai Juyi) e Ikuko Sagiyama (Fujiwara no Toshiyuki).

Fonte: Fujiwara no Kintō, Wakanrōeishū. Raccolta di poesie giapponesi e cinesi da intonare, a cura di Andrea Maurizi e Ikuko Sagiyama, Milano, Edizioni Ariele, 2016, pp. 68 e 69.

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Fresche acque. Kawagoe, agosto 2009.

 

Ricordo di Narahashi, Mishima

 

In una minuscola striscia di giardino avevano scavato la bocca di una fonte.

Qua e là crescevano fusti di zenzero.

Lungo il muretto bianchi fiori di lespedeza                                 cespugli così rigogliosi!

Veramente un buco in affitto, quasi da vergognarsene.

 

Eppure c’era sempre                  quella trasparente

fredda acqua sorgiva. Confetti di rugiada

       celeste            perle di rugiada terrena.

Nessuna tubatura a portare acqua intiepidita, ma in cambio

l’anguria penzolante dalla corda, gocciolava di frescura vermiglia.

 

Sia papà che cantava i suoi versi , sia mamma

che dal buio della cucina sciacquava nella pignatta il riso da bollire,

di quest’acqua           andavano fieri.

 

Anche nel sogno           le alghe si allungavano fluttuanti,

il piccolo alla fine tornerà        a questa nascosta            città d’acqua

il sorriso fluttuante        un invito delle mani.

(2001)

 

Ōoka Makoto

(1931-2017)

 

Traduzione di Alessandro Clementi degli Albizzi.

 

Da: Poeti giapponesi, a cura di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi degli Albizzi,

Torino, Einaudi, 2020, pp. 48-49.

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Jizō nella foresta. Yamadera, agosto 2013.

 

Appassita,

bagnata

bellezza

dell’erba –

al mattino.

 

Se è solo,

verde

meravigliosamente

verde

è il filo d’erba.

 

Qual meraviglia

essere compagno

di me stesso –

erbe campestri.

 

Taneda Santōka

(1882-1940)

 

Traduzione di Ierene Iarocci.

Da: L’eterno nel tempo. Antologia della poesia giapponese dalle origini al ‘900, a cura di Irene Iarocci, Parma, Guanda, 1993, p. 219.

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Da una stampa di Tsukioka Kōgyo (1869-1927), Yamauba, dalla serie Noh Gaku Hyaku Ban (Cento drammi non), 1903 circa.

 

Il sentiero delle bestie

 

Per un sentiero d’estate

incontrai la strega dei monti

un vecchio scampolo avvolto in testa

ai fianchi pendevano brandelli di tessuto

e una rudimentale mannaia

nel passarle accanto

quella lama

clin,

risuonò

con il suo pesante scintillio

 

un dente all’angolo della bocca aperta

 

nella montagna estiva

che traboccava di verde

una piccola oscurità nella bocca della strega

tutti i suoni della montagna

venivano risucchiati nell’ordine, uno per uno

 

come un fumo astuto

senza svelare il tuo nome

tenuta a distanza dalla gente

e tu lo sapevi bene

strega che scendevi la montagna

 

un giorno d’estate di ormai trent’anni fa

 

quella strega

chi poteva essere se non io?

 

il sentiero delle bestie

“viviamo nascosti” rimbalzò l’eco di una voce

nemmeno una mosca

avrebbe saputo raggiungere

quella schiena solitaria

(1999)

 

Koike Masayo

(n. 1959)

 

Traduzione di Alessandro Clementi degli Albizzi.

 

Da: Poeti giapponesi, a cura di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi degli Albizzi,

Torino, Einaudi, 2020, pp. 245-247.

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Verso Yamagata. Agosto 2013.

 

Au mo yoshi

awanu mo okashi

wakabasame.

 

Incontrarsi è bello,

non incontrarsi è brutto.

Pioggia sulle foglie nuove.

 

Sugita Hisajo

(1890-1946)

 

 

Traduzione di Irene Iarocci.

Fonte per la traduzione: Il grande libro degli haiku, a cura di Irene Iarocci, Roma, Castelvecchi, 2005, p. 999.

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