Fresche acque d’estate a Kawagoe. Agosto 2009.

Kaze fukeba

hasu no ukiha ni

tama koete

suzushiku narinu

higurashi no koe.

 

Quando soffia il vento,

sulle foglie galleggianti di loto

guizzano gocce d’acqua

e l’aria si rinfresca:

cantano le cicale del crepuscolo.

 

Minamoto no Toshiyori

(1055-1129)

 

Dal Kin’yōshū (Raccolta di foglie d’oro, 1127 circa).

Traduzione di Pierantonio Zanotti.

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Tsukioka Yoshitoshi, Le stelle innamorate sulla Via Lattea.

Amanogawa

tōki watari ni

aranedomo

kimi ga funade wa

toshi ni kosovars mate

 

Sul Fiume Celeste,

per quanto le sponde

non siano distanti,

la partenza della tua barca

attendo per un intero anno.

 

Kakinomoto no Hitomaro

(VIII sec.)

 

Traduzione di  Ikuko Sagiyama.

Da: Fujiwara no Kintō, Wakanrōeishū. Raccolta di poesie giapponesi e cinesi da intonare, a cura di Andrea Maurizi e Ikuko Sagiyama, Milano, Ariele, 2016, p. 72.

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Dolce frescura di acque nascoste. Kyōto, estate del 2007.

 

Ricordo di Narahashi, Mishima

 

In una minuscola striscia di giardino avevano scavato la bocca di una fonte.

Qua e là crescevano fusti di zenzero.

Lungo il muretto bianchi fiori di lespedeza           cespugli così rigogliosi!

Veramente un buco in affitto, quasi da vergognarsene.

 

Eppure c’era sempre       quella trasparente

fredda acqua sorgiva. Confetti di rugiada

      celeste      perle di rugiada terrena.

Nessuna tubatura a portare acqua intiepidita, ma in cambio

l’anguria penzolante dalla corda, gocciolava di frescura vermiglia.

 

Sia papà che cantava i suoi versi , sia mamma

che dal buio della cucina sciacquava nella pignatta il riso da bollire,

di quest’acqua     andavano fieri.

 

Anche nel sogno     le alghe si allungavano fluttuanti,

il piccolo alla fine tornerà      a questa nascosta      città d’acqua

il sorriso fluttuante       un invito delle mani.

 

Ōoka Makoto

(1931-2017)

Traduzione di Alessandro Clementi Degli Albizzi. In Poeti giapponesi, a cura di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi Degli Albizzi, Torino, Einaudi, 2020, p. 49.

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Scenografie di nubi nel cielo di inizio settembre.

 

 

Kaika ame uruu shinshū no chi

tōyō kaze suzushi yo ni naran to hossuru ten.

Mentre dai fiori di robinia la pioggia irrora il terreno nei primi giorni d’autunno,

il vento tra le foglie di paulonia rinfresca l’aria sul far della sera.

 

-Bai Juyi

(772-846)

 

Aki kinu to

me in wa sayaka ni

mienedomo

kaze no oto ni zo

odorokarenuru.

Non vedo ancora

chiari segni 

dell’autunno,

ma il fruscio del vento

mi sorprende.

 

-Fujiwara no Toshiyuki

(?-901)

 

Traduzione di Andrea Maurizi (Bai Juyi) e Ikuko Sagiyama (Fujiwara no Toshiyuki).

Fonte: Fujiwara no Kintō, Wakanrōeishū. Raccolta di poesie giapponesi e cinesi da intonare, a cura di Andrea Maurizi e Ikuko Sagiyama, Milano, Edizioni Ariele, 2016, pp. 68 e 69.

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Fresche acque. Kawagoe, agosto 2009.

 

Ricordo di Narahashi, Mishima

 

In una minuscola striscia di giardino avevano scavato la bocca di una fonte.

Qua e là crescevano fusti di zenzero.

Lungo il muretto bianchi fiori di lespedeza                                 cespugli così rigogliosi!

Veramente un buco in affitto, quasi da vergognarsene.

 

Eppure c’era sempre                  quella trasparente

fredda acqua sorgiva. Confetti di rugiada

       celeste            perle di rugiada terrena.

Nessuna tubatura a portare acqua intiepidita, ma in cambio

l’anguria penzolante dalla corda, gocciolava di frescura vermiglia.

 

Sia papà che cantava i suoi versi , sia mamma

che dal buio della cucina sciacquava nella pignatta il riso da bollire,

di quest’acqua           andavano fieri.

 

Anche nel sogno           le alghe si allungavano fluttuanti,

il piccolo alla fine tornerà        a questa nascosta            città d’acqua

il sorriso fluttuante        un invito delle mani.

(2001)

 

Ōoka Makoto

(1931-2017)

 

Traduzione di Alessandro Clementi degli Albizzi.

 

Da: Poeti giapponesi, a cura di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi degli Albizzi,

Torino, Einaudi, 2020, pp. 48-49.

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