Preparando il libro sullo Zen, avevamo girato il Giappone scattando immagini nei templi delle varie scuole e in alcuni luoghi significativi collegati alle arti e all’estetica zen.  Alcune foto sono finite nel libro. Ne sceglierò qualcuna e la presenterò qui, con la relativa didascalia. Ricordo per me di viaggi straordinari, di studi entusiasmanti e… di un libro.

Devozione in un tempio a Hiraizumi (prefettura di Iwate, regione del Tōhoku), estate 2001. (Archivio Marangoni-Garavaglia)

Quest’immagine di preghiera e omaggio davanti a un edificio templare evidenzia l’assiduità con cui i laici frequentano i templi zen delle varie scuole. Nella presenza dei laici, a volte per una semplice visita di omaggio, a volte per praticare zazen, è l’incontro del sangha, la comunità dei monaci, con la devozione popolare.

Le varie scuole zen, infatti, mantengono un rapporto proficuo con forme della religiosità popolare che tendono a esplicitarsi con modalità ricorrenti nell’ambito del buddhismo giapponese, indipendentemente dall’appartenenza all’una o all’altra scuola.

 

Vedi a pag. 221 del 

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Isole e ancora isole, davanti ai nostri occhi, sul Mare Interno. Onomichi, agosto 2009.

Quando il caldo ci toglie tutte le energie e abbiamo panorami e incontri e luoghi negli occhi un po’ stanchi dal viaggio, ci fermiamo qui, in questo piccolo porto sul Setonaikai. Una cittadina di pescatori, di templi, di scrittori, di cinema. Grandi e piccoli templi sulla collina dominano Onomichi  e le isole boscose del Mare Interno. Paesaggi amati dal cinema giapponese che spesso li ha scelti come fondale per le proprie storie. Uno su tutti: Tōkyō monogatari di Ozu, paesaggi del 1953…

Uno stretto sentiero fra gli edifici sacri è punteggiato di pietre in cui sono incisi haiku e waka, un percorso poetico che attraversa lo spirito e placa lo sguardo.

Nessuna spiaggia, ma reti di pescatori e piccole barche ormeggiate, e un traghetto su cui si lanciano senza quasi fermarsi le bici degli studenti nella divisa estiva. Piccoli ristoranti si illuminano, nella sera estiva e i loro menu calligrafati sono un sfida cui ci si abbandona con piacere.

Qui riposiamo il tempo di riprendere le forze e salire sullo shinkansen, pronti per nuovi paesaggi, per nuove scoperte.

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Preparando il libro sullo Zen, avevamo girato il Giappone scattando immagini nei templi delle varie scuole e in alcuni luoghi significativi collegati alle arti e all’estetica zen.  Alcune foto sono finite nel libro. Ne sceglierò qualcuna e la presenterò qui, con la relativa didascalia. Ricordo per me di viaggi straordinari, di studi entusiasmanti e… di un libro.

Kikugetsutei (Padiglione della luna riflessa nella mano) nel parco Ritsurin, a Takamatsu. Agosto 2002. (Archivio Marangoni-Garavaglia)

Pur risalendo al primo periodo Edo (1603-1868), cioè a un’epoca tarda rispetto a quella in cui visse Sen no Rikyū (1522-1591), il massimo propugnatore dell’estetica wabi, questa immagine sembra alludere alla rustica semplicità teorizzata dal maestro e riassunta nel concetto estetico di wabi.

Nell’ampio tsukubai di forma irregolare collocato accanto al padiglione del tè detto “della luna riflessa nella mano” si specchia il verde della lussureggiante vegetazione del celebre parco di Takamatsu, il Ritsurin, esaltata dalla luminosità di un giorno di pioggia estiva.

Il termine tsukubai deriva dal verbo tsukubau, accovacciarsi: l’atto di purificazione richiesto dalla cerimonia del tè richiede di lavarsi le mani e risciacquarsi la bocca compiendo un gesto umile come quello di chinarsi verso l’acqua di un bacino di pietra posto in basso davanti alla veranda.

 

Vedi alla pag. 301 del 

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Tokyo. Asakusa nella sera. 3 aprile 2013.

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Una vetrina di notte, al Palais Royal. Paris 2012.

 

Mura-boshini

usugumo wataru

shoshuu kana.

 

L’inizio dell’autunno –

Un velo di nubi attraversa

miriadi di stelle.

 

Iida Dakotsu

(1885-1962)

 

Traduzione di Mario Riccò e Paolo Lagazzi.

 

 

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