Miyajima, l’ultima volta che l’ho vista con il sole. Agosto 2007.

 

Shima areba

matsu mo ari kaze no

oto suzuki.

 

Ad ogni isola 

i suoi pini – E’ fresco

il suono del vento.

 

Masaoka Shiki

(1869-1902)

 

Traduzione di Mario Riccò e Paolo Lagazzi.

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Un giardino quasi segreto: Isuien. Nara, 3 maggio 2019.

C’è sempre un Giappone lontano e segreto, basta allontanarsi dai sentieri battuti, dalle linee dello shinkansen, dagli itinerari suggeriti dalle riviste patinate, dai tour operator ingordi, dalle guide tutte foto e niente sostanza.

C’è sempre un Giappone di sorprese e di tesori nascosti, basta camminare per strade che si snodano fra i campi, seguendo il battito di un tamburo, il vociare ritmato di un gruppo di persone, in lontananza: è quello allora il momento di affrettare il passo.

C’è sempre un Giappone di gesti gentili e inattesi, basta avere il sorriso aperto, gli occhi spalancati, il dovuto rispetto.

C’è sempre un Giappone in cui è bello viaggiare, basta aver voglia di camminare con lentezza, di mandare al diavolo le tabelle di marcia, di mettersi in ascolto del canto degli uccelli, di ricercare la spoglia di una cicala. Di ascoltare anche chi non ci sta parlando se non con gli occhi.

Il tempo è il nostro privilegio. Il tempo e la solitudine di stradine deserte in cui la sera i ragazzini giocano a baseball, una donna si affretta con una borsa della spesa traboccante e una bicicletta sfugge silenziosamente davanti al nostro sguardo. 

Mentre a due isolati da noi, e lo sappiamo, pullman turistici sono in attesa dei gruppi che si affannano nell’inutile rincorsa di un’improbabile geisha, sempre alla ricerca della cartolina perfetta, del Giappone che rispetti l’immagine che si sono costruiti prima della partenza: il ciliegio, la maiko con l’ombrellino, il Fujisan sullo sfondo.

Accartoccio con sottile piacere questa immagine, mentre seduta davanti a uno stagno, in un piccolo giardino sconosciuto, osservo i pesci respirare.

Attraversando con calma lo stagno… Nara, Isuien, 3 maggio 2019.

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Kyōto: un angolo, allora, nascosto. Agosto 2007.

Shita kukuru

mizu ni aki koso

kayounare

musubu izumi no

te sae suzushiki.

 

L’acqua che scorre tra le rocce

sotto l’ombra degli alberi

racchiude già, sembra, l’autunno:

attingendola alla fonte,

persino le mani s’intridono del fresco.

 

Nakatsukasa

(poetessa vissuta nel periodo Heian, 794-1185)

 

Traduzione di Ikuko Sagiyama.

Da: Fujiwara no Kintō, Wakanrōeishū. Raccolta di poesie giapponesi e cinesi da intonare, a cura di Andrea Maurizi e Ikuko Sagiyama, Milano, Ariele, 2016. Libro primo, poesia n. 166.

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Itō Shinsui (1898-1972), Donna che si trucca, 1928. Stampa a colori su matrice di legno. Collection Elise Wessels – Nihon no hanga, Amsterdam.

 

Quest’anno mi voglio accingere a scrivere liberamente d’un tema che in passato esitavo persino a menzionare, qua sopra. Ho sempre evitato di discutere dei miei rapporti sessuali con Ikuko, per timore che lei di nascosto potesse leggere il mio diario e offendersene. Direi che sa esattamente in quale cassetto dello studio trovarlo. Ma ho deciso di non darmene più pensiero. Certo, nata da un’antica  famiglia tradizionalista di Kyoto e cresciuta in un ambiente feudale, conserva, ancora al giorno d’oggi, molto moralismo antiquato: anzi, quasi se ne fa vanto. Pare improbabile che sia capace di posare gli occhi sugli scritti personali del marito. Ma questo non è del tutto sicuro. Se ora, per la prima volta, il mio diario riguardasse soprattutto la nostra vita sessuale, sarà capace di resistere alla tentazione? Per sua natura è una donna chiusa, che ama i segreti, sta sempre sulle sue, finge di non sapere e non facilmente esprime ciò che ha nel cuore; quel che è peggio, tutto questo a lei pare modestia femminile. Anche se io ho diversi nascondigli per la chiave nel cassetto dove tengo questo diario e di tanto in tanto li cambio, una donna come lei può averli già scoperti tutti. E poi, senza affaticarsi a trovare i nascondigli, è facile procurarsi una copia della chiave… Ho detto che “non voglio darmi pensiero”, ma forse di darmi pensiero ho già smesso da parecchio tempo; forse dentro di me speravo che lo leggesse. E allora, perché chiudere il cassetto e nascondere la chiave?

 

Tanizaki Jun’ichirō, La chiave (Kagi), Milano, Oscar Mondadori, 1971.

Traduzione dal giapponese di Toguchi Satoko.

 

 

Anche riletto a distanza di tempo, questo romanzo di Tanizaki- pubblicato nel 1956 – mantiene inalterato, secondo me, tutta la sua carica trasgressiva e perturbante. Credo sia sempre stato, almeno qui in Italia, un romanzo più discusso  (soprattutto all’epoca della sua trasposizione cinematografica) che non letto davvero. Ed è un peccato. Perché non riprenderlo in mano in una delle tante ristampe disponibili?

 

La mia copia, come si vede dalla data riportata qui sopra, è davvero carica di anni ed è legata alla mia storia personale come un caro ricordo, la dolce memoria dell’estate dell’esame di maturità (1978). L’attesa della sessione d’esame trascorsa in compagnia delle amiche più care, le mie compagne di banco, in un paesino del Friuli. Praticamente una vacanza, per noi che avevamo studiato tutto l’anno e che pure pensavamo di aver bisogno di un ripasso generale da fare insieme al fresco, in montagna. Una notte, una fiera serale in una cittadina vicina, città d’acque e di verde, piccola, ennesima Venezia, ci porta davanti a una libreria aperta. Vedo il libro in vetrina, entro e lo acquisto senza sapere nulla né dell’autore né del romanzo…

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PARAVENTI GIAPPONESI – GALERIA NOBILI
         Via Marsala 4 20121 Milano 

 

è lieta di invitarvi alla presentazione del libro di

Rossella Marangoni 

 

BUDDHISMO

(Editrice Bibliografica)

Domenica 16 Giugno 2019 ore 17.00
 

Un viaggio nell’Asia buddhista

Dialogo a due voci con immagini e musica

Con Rossella Marangoni e Roberta Ceolin

 

Nato in India, il Buddhismo nel corso dei secoli ha saputo adattarsi a culture e ambienti differenti, originando una pluralità di scuole e insegnamenti.  Rossella Marangoni, che all’argomento ha dedicato un volume dal titolo Buddhismo (Editrice Bibliografica), introdurrà il pubblico alla conoscenza del percorso di questa via spirituale, complessa e multiforme, attraverso il continente asiatico. Avvalendosi di immagini e suoni suggestivi del mondo buddhista, l’autrice dialogherà con Roberta Ceolin, studiosa del mondo indiano.

Rossella Marangoni, nipponista milanese, laureata in Lingua e Letteratura Giapponese presso l’Università di Torino, è membro dell’Associazione Italiana di Studi Giapponesi e vicepresidente di AsiaTeatro. Tiene conferenze, corsi e seminari in particolare su  tematiche collegate all’esperienza del sacro in Giappone e alla cultura teatrale ed estetica di periodo Edo (1603-1858). È autrice di Zen, dizionario iconografico, opera tradotta in più lingue, e di numerosi saggi sulla cultura giapponese. Per Editrice Bibliografica ha pubblicato inoltre Buddhismo. Un’introduzione allo Zen è in corso di preparazione per la stessa casa editrice.

Roberta Ceolin, veneziana, appassionata viaggiatrice, collezionista e studiosa delle culture delle popolazioni tribali dell’India. Ha pubblicato vari articoli e organizzato numerose mostre. Ha visitato per i suoi interessi artistici e archeologici molti Paesi dell’Asia. Da oltre trent’anni studia la cultura delle minoranze etniche del subcontinente indiano; a questo scopo ha compiuto molteplici viaggi nelle aree più impervie e remote dell’India, alla ricerca delle popolazioni tribali meno conosciute.

Partecipazione libera; data l’esiguità dei posti a sedere è gradita la prenotazione via mail ainfo@paraventigiapponesi.it

PARAVENTI GIAPPONESI – GALERIA NOBILI
         Via Marsala 4 20121 Milano 
          Lunedì 15.30-19.00; da Martedì/Sabato 11.00-19.00
          Telefono +39026551681
 
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