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	<title>Japonismes - Rossella Marangoni</title>
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	<title>Japonismes - Rossella Marangoni</title>
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Un Giappone ricreato.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 19:51:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  A Taeko Orrendo Giappone! Dall’aeroporto fino all’arrivo in centro città, quante bruttezze che lasciano di sasso…quelle, grigie e ocra, di costruzioni senza carattere, dalla melanconia triviale; quelle, rutilanti, delle insegne commerciali o dei distributori di bevande sui marciapiedi. Non appena arrivati, lasciate questo paese per entrare in… “Nipponia”. Prendete un treno regionale lento che,&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-un-giappone-ricreato/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Un Giappone ricreato.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14707" aria-describedby="caption-attachment-14707" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/hida.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-large wp-image-14707" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/hida-600x450.jpeg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/hida-600x450.jpeg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/hida-200x150.jpeg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/hida-400x300.jpeg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/hida-768x576.jpeg 768w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14707" class="wp-caption-text">Viste dal treno, risaie in un villaggio del Giappone centrale. Aprile 2019.</figcaption></figure>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;"><em>A Taeko</em></p>
<p style="text-align: justify;">Orrendo Giappone! Dall’aeroporto fino all’arrivo in centro città, quante bruttezze che lasciano di sasso…quelle, grigie e ocra, di costruzioni senza carattere, dalla melanconia triviale; quelle, rutilanti, delle insegne commerciali o dei distributori di bevande sui marciapiedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Non appena arrivati, lasciate questo paese per entrare in… “Nipponia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendete un treno regionale lento che, con il suo ritmo e l’ordine naturale che imprime alle vostre sensazioni fa già campagna: sedili di velluto, volti vivaci di vecchi e di scolari che salgono e scendono, profumi sbiaditi di birra ghiacciata e di cuori tranquilli. Accolta in questa pienezza discreta, ad essa incorporata, la vostra carne, in un dolce sfregamento di assiali, arriverà a destinazione, la stazione di “Nessuna parte” dove errerete stordito, con la grazia di uno struzzo titubante su un parquet da sala da ballo, per scoprire una composizione dell’universo unica, più sapientemente innervata di una foglia di camelia. E vi servirà del tempo prima di distinguere gli esseri dalle cose, circondati dal tempo e dai costumi, avvolti nella loro connivenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Schiene curve, palpebre dagli occhi luminosi e teneri, denti in oro o cuciti nella stoffa del viso, anime tutte d’un pezzo, scoraggianti di qualità, ancorate a un busto nodoso, braccia di betulla tremante. Dei vecchi, osservate la misura del corpo, la moderazione e la rudezza degli usi e tutti i panni del paesaggio che vi circonda si scioglieranno: le mille varietà di <i>soba</i> dai colori di nuvola o di cenere, il pallido sapore della rapa bollita o del <i>sake</i> crudo, la perfezione di ogni oggetto uscito da queste mani minuziose, il taglio così netto tracciato nella vita dal passaggio di questi esseri.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul cammino sinuoso del ritorno, ubriacatevi della calda atmosfera del crepuscolo e dei gruppi di neonati paffuti e di bambini sognatori vestiti come degli eschimesi, il viso altrettanto espressivo di una biglia di legno, lo sguardo intenso, immobile.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrettanto meticolosa ma più furtiva, voi scorgerete la Nipponia anche in seno alla città, nel suo cuore generoso: nella coesione sociale, nella lentezza e nella finitezza dei gesti, nella goffaggine dei modi o nella timidezza velata di sfrontatezza e nel conformismo che affiorano sotto l’eccentricità di un abito; o, semplicemente, in uno sguardo furtivo, nella freschezza della sera che una famiglia assapora fuori della porta di casa durante una festa di quartiere…</p>
<p style="text-align: justify;">Osservate bene le soglie delle porte, poiché ciascuno, qui, è sulla soglia di se stesso, dal freno che impone alle sue emozioni, queste prendono il loro slancio nella stanza in fondo, dove si ama e dove si odia, infinitamente, a pugni chiusi.</p>
<p style="text-align: justify;">La Nipponia è, così, questo cammino, estenuato e calmo, fino al fondo di se stessi, come quella coppia di amiche che sgranocchiano con imbarazzo un dolcetto e portano una mano alla bocca ridacchiando; la loro conversazione è svagata ma è feroce, in loro, la gioia d’essere vive, o la tristezza di amare. Tutte le scene del repertorio umano diventano qui spettacolo estremi, dall’energia altrettanto pura che se voi tentaste di stipare il cielo in un ditale.</p>
<p style="text-align: justify;">Viaggiare in Nipponia, è anche visitare le stagioni che, in questo paese di attenzioni, sanno come ricevervi: all’inizio della primavera, inginocchiatevi sotto il cielo ricamato di fiori che ricoprono i gruppi gioiosi di gitanti; vinti, abbattuti dall’estate, lasciate che il sole vi accarezzi il cuore come i corvi lucenti e grassi raschiano i sacchi trasparenti della spazzatura; ricevete l’abbraccio dell’autunno, dagli stracci sontuosi e, in un attimo d’inverno, acconsentite a diventare l’ospite di un fiocco di neve appesantito dalla notte.</p>
<p style="text-align: justify;">***</p>
<p style="text-align: justify;">Luoghi di Nipponia: un treno, una izakaya, ogni stagione al suo passaggio, un amico, uno sconosciuto, il rumore della città all’avvicinarsi del mezzogiorno, un quartiere popolare una sera di gran caldo, una stazione termale, un giardino pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: right;">Yves Letournel</p>
<p style="text-align: right;"><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: right;">Diplomatico francese, nel triennio 2001-2003 responsabile dell’Institut Français di Yokohama.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Da:  “Voyage en Japonie” in  <em>100 regards inédits sur le Japon</em>,</p>
<p style="text-align: right;">Paris, Association Jipango, 2004, p. 97.</p>
<p style="text-align: right;">La traduzione è mia.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f682.png" alt="🚂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f682.png" alt="🚂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f682.png" alt="🚂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Fuori dai sentieri battuti, il Giappone può fare un certo effetto, suscitare un lirismo di maniera, ispirare pensieri in libertà, a volte incongrui. Ma anche queste sono testimonianze: perché dovremmo ignorarle? Il giapponismo ha molti volti. Come il Giappone, del resto.</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-un-giappone-ricreato/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Un Giappone ricreato.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Una lettera dal Giappone Meiji.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 15:45:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al fratello minore Frédéric Yokohama, 8 settembre 1976 &#160; Mio Frédéric, ti scrivo dal paese dei sogni &#8211; quando ti avrò detto che ciò che ne conoscevamo attraverso le immagini era ben lontano dalla realtà!!! È un incanto perpetuo &#8211; il nudo in tutto il suo splendore, il costume altrettanto bello che l&#8217;antico con in più&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-una-lettera-dal-giappone-meiji/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Una lettera dal Giappone Meiji.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14686" aria-describedby="caption-attachment-14686" style="width: 432px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Portrait-Hyakutaro-tireur-pousse-pousse-1876-Felix-Regamey-compagnon-voyage-demile-Guimet_0_729_1085.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-14686" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Portrait-Hyakutaro-tireur-pousse-pousse-1876-Felix-Regamey-compagnon-voyage-demile-Guimet_0_729_1085-538x800.jpg" alt="" width="432" height="643" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Portrait-Hyakutaro-tireur-pousse-pousse-1876-Felix-Regamey-compagnon-voyage-demile-Guimet_0_729_1085-538x800.jpg 538w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Portrait-Hyakutaro-tireur-pousse-pousse-1876-Felix-Regamey-compagnon-voyage-demile-Guimet_0_729_1085-134x200.jpg 134w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Portrait-Hyakutaro-tireur-pousse-pousse-1876-Felix-Regamey-compagnon-voyage-demile-Guimet_0_729_1085-400x595.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Portrait-Hyakutaro-tireur-pousse-pousse-1876-Felix-Regamey-compagnon-voyage-demile-Guimet_0_729_1085.jpg 729w" sizes="(max-width: 432px) 100vw, 432px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14686" class="wp-caption-text">Félix Régamey, Ritratto di Hyakutarō, 1876.</figcaption></figure>
<p><em>Al fratello minore Frédéric</em></p>
<p>Yokohama, 8 settembre 1976</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mio Frédéric,</p>
<p style="text-align: justify;">ti scrivo dal paese dei sogni &#8211; quando ti avrò detto che ciò che ne conoscevamo attraverso le immagini era ben lontano dalla realtà!!! È un incanto perpetuo &#8211; il nudo in tutto il suo splendore, il costume altrettanto bello che l&#8217;antico con in più la varietà del taglio e del colore. Un paesaggio meraviglioso. Infine: tutto. Così non ho abbastanza forze per il lavoro di assimilazione che devo fare. Non aspettarti delle lettere: non ho il tempo di scrivere. Più tardi si vedrà dai miei lavori che non perdo il mio tempo e tu mi perdonerai il mio silenzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mio dolore è di essere senza notizie. Quando me ne arriveranno? Ti scrivo su carta giapponese, la busta è giapponese. Abbiamo appena fatto su sedie trasportate da corridori [sic] un&#8217;escursione di due giorni nei dintorni. Dormendo nelle locande ma con un cuoco che ci precedeva e preparava delle cene come da Brabant e un interprete di scarsa utilità. Noi eravamo quattro, con l&#8217;aggiunta di questi due personaggi accessori, i dodici portatori corridori &#8211; uno che trascina e l&#8217;altro che spinge, sempre correndo &#8211; questo in tutto faceva una carovana di diciotto persone più due cani. Altrettanto allegri, dopo aver corso per due giorni, che alla partenza, questi uomini sono straordinari, vestiti di un largo cappello e di una cintura, in mutandoni e a piedi nudi, qualche volta con tatuaggi che gli occupano tutto il dorso, vere opere d&#8217;arte di colori diversi che si ha il tempo di contemplare a piacere. Fa un po&#8217; caldo, ma che importa! E la locanda con le piccole cameriere che accolgono i viaggiatori con delle prosternazioni e delle parole di benvenuto come un cinguettio di uccelli. Entrati, ci si tolgono le scarpe, ci si leva fino all&#8217;ultimo calzino, le fanciulle vi lavano piedi. Le stesse fanciulle ci passano una grande palandrana (sic) di stoffa leggera di cui si infilano le larghe maniche con il loro aiuto. A questa unica veste si aggiungono i sandali di paglia&#8230; L&#8217;età dell&#8217;oro, né più né meno. Il nostro cuoco giapponese si è superato, le ragazze si interrompono di servire (gli è stato insegnato che è a sinistra che i piatti devono essere presentati) per farci vento.</p>
<p style="text-align: justify;">Nient&#8217;altro da chieder loro, del resto, e malgrado la fatica, l&#8217;emozione di un primo inizio così fantastico unito alla durezza della stuoia che vi è stata assegnata come letto, con la semplice aggiunta di una spessa coperta doppia, non vi permettono di ottenere il sonno facilmente. Una larga zanzariera ci risparmia le punture degli insetti ma le cicale fanno un frastuono infernale. Potrei continuare così a lungo, se ne avessi voglia. Non mi resta che ottenere una committente dal Mikado &#8211; perché no?</p>
<p style="text-align: justify;">Itinerario per inviare lettere: Post Office &#8211; Ottobre a Shangai, Cina; Novembre alla Punta di Galle, India; Dicembre 1 a Calcutta, 2 Bombay; Gennaio al Cairo, Egitto. Fare lo sforzo di inviarmi almeno una parola a ognuno di questi luoghi sarebbe meritorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ti abbraccio, e che dispiacere di non averti con me.</p>
<p style="text-align: justify;">Régamey &#8211; Sayo Nara! (che vuol dire arrivederci in giapponese o qualcosa che gli si avvicina)</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Japon &#8211; splendide &#8211; Santé &#8211; excellente &#8211; Travail &#8211; énorme &#8211; Guimet &#8211; charmant</p>
<p style="text-align: justify;">Giappone &#8211; splendido &#8211; salute &#8211; eccellente &#8211; lavoro &#8211; enorme &#8211; Guimet &#8211; affascinante</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: right;">Félix Régamey</p>
<p style="text-align: right;">(1844-1907)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Da: Keiko Omoto, Francis Macouin, <em>Quand le Japon  s&#8217;ouvrit au monde,</em> Paris, Gallimard,  1990, pp.  130-131.</p>
<p style="text-align: right;">La traduzione è mia.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30a.png" alt="🌊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30a.png" alt="🌊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30a.png" alt="🌊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<figure id="attachment_14687" aria-describedby="caption-attachment-14687" style="width: 316px" class="wp-caption alignright"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-18-alle-11.49.33.png"><img decoding="async" class=" wp-image-14687" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-18-alle-11.49.33.png" alt="" width="316" height="481" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-18-alle-11.49.33.png 397w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-18-alle-11.49.33-131x200.png 131w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-18-alle-11.49.33-394x600.png 394w" sizes="(max-width: 316px) 100vw, 316px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14687" class="wp-caption-text">Guimet, seduto, e Régamey, in piedi, durante il loro viaggio del 1876. Foto d&#8217;epoca. Il personaggio in piedi alla destra di Régamey è il cuoco di cui parla nella lettera. Si notino i <em>geta</em> di Guimet e i più femminili <em>zōri</em> di Régamey indossati con gli abiti europei.</figcaption></figure>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><em>Félix Régamey, pittore francese, e rampollo di una famiglia di artisti, è una figura interessante di artista e viaggiatore e fu, per certi versi, un protagonista anomalo del giapponismo francese, avendo conosciuto il Giappone direttamente e non solo sognato, immaginato e ricreato. Fu scelto infatti da Émile Guimet, imprenditore lionese e studioso di religioni, come accompagnatore e illustratore ufficiale per il suo viaggio in Giappone, nel 1876, di studio delle religioni &#8220;orientali&#8221;, da cui riportò una quantità notevole di manufatti (oggetti rituali, statue buddhiste, ecc.) che andò a costituire il nucleo del museo che prese il suo nome, fondato prima a Lione, e poi a Parigi. Régamey tornò di nuovo in Giappone nel 1899. Nel frattempo animò le stagioni parigine cercando di far conoscere il paese che amava tanto, sia attraverso il suo lavoro di pittore, illustratore e docente di belle arti, che attraverso la sua attività di scrittore e polemista. Celebre, in tal senso, la disputa con Pierre Loti: per rispondere al suo </em>Madame Chrysanthème <em>(1885), Régamey diede alle stampe nel 1894 il suo </em>Le Cahier rose de Madame Chrysanthème<em> in cui il pittore dava voce, sotto forma di diario, alla fanciulla giapponese sposata &#8220;temporaneamente&#8221; dallo scrittore e avventuriero Loti.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-una-lettera-dal-giappone-meiji/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Una lettera dal Giappone Meiji.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Sprofondare nella natura.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2020 18:10:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Inizio il mio soggiorno in Giappone con un’escursione a piedi attraverso Yamato, la provincia del paese a cui sono legati i suoi ricordi più antichi e sacri. È il periodo dei pellegrinaggi ai santuari buddhisti, e tutte le strade e le foreste sono affollate, come se metà Giappone fosse in gita di piacere. Per&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-sprofondare-nella-natura/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Sprofondare nella natura.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14648" aria-describedby="caption-attachment-14648" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-12-alle-19.47.11.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-14648" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-12-alle-19.47.11-600x392.png" alt="" width="600" height="392" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-12-alle-19.47.11-600x392.png 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-12-alle-19.47.11-200x131.png 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-12-alle-19.47.11-400x262.png 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-12-alle-19.47.11-768x502.png 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Schermata-2020-06-12-alle-19.47.11.png 1003w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14648" class="wp-caption-text">Il villaggio di Hakone nel 1910. Foto d&#8217;epoca.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Inizio il mio soggiorno in Giappone con un’escursione a piedi attraverso Yamato, la provincia del paese a cui sono legati i suoi ricordi più antichi e sacri. È il periodo dei pellegrinaggi ai santuari buddhisti, e tutte le strade e le foreste sono affollate, come se metà Giappone fosse in gita di piacere. Per quanto è possibile condivido la vita dei miei compagni di viaggio, cerco di pensare e di sentire come loro e di percepire con i loro sensi.</p>
<p style="text-align: justify;">La natura giapponese è senz’altro la più duttile di tutte, dato che vi prolifera un numero enorme di tipi di conifere e la boscaglia possiede le forme più meravigliosamente varie; nessuna volontà umana potrebbe comporre in modo più artistico le sfumature ottenute spontaneamente dalla suddivisione dei colori e delle forme alle differenti altitudini. Perché mai stupirsi quindi se il giapponese è dotato di una grande sensibilità per le forme naturali? È chiaro infatti che una natura riccamente articolata risulta stimolante nello stesso senso in cui colui che la buona sorte ha fatto crescere circondato da tesori artistici &#8211; e che può dunque considerarli non come uno splendore estraneo, ma come il proprio ambiente naturale &#8211; pur avendo di per sé doti soltanto mediocri possiede ugualmente un gusto e un occhio che i discendenti assai più artisticamente dotati di paesi barbari acquistano solo eccezionalmente. A latitudini in cui i contrasti di luci e di colore sono così forti da nascondere le gradazioni più sottili, nemmeno il popolo visivamente più dotato può fare altrettanti progressi nella pittura di paesaggio di quanti ne farebbe in regioni caratterizzate da condizioni di rifrazione della luce più favorevoli. Non a caso il paesaggismo occidentale è sorto e si è massimamente sviluppato in Olanda, non in Italia. Ora, è il Giappone stesso a indurre l’occhio a concepire proprio quelle relazioni formali e cromatiche che sono caratteristiche dell’arte giapponese, nel senso che ogni sua specifica sfumatura vi è già data. Una volta che tale natura è stata colta e compresa, lo spirito artistico continua infatti involontariamente a creare nel suo senso; ed è appunto questo continuare a comporre nello spirito e nel senso della natura che fin dai tempi antichi è stato attuato dagli artisti dell’Estremo Oriente con una sensibilità che a noi è rimasta ignota. È come se in essi l’anelito alla bellezza proprio della natura avesse preso coscienza di sé e l’uomo fosse l’organo particolare tramite il quale essa raggiunge la sua perfezione ultima: qui<span class="Apple-converted-space">  </span>egli è per così dire il responsabile dell’armonia più assoluta. Ma da dove trae questo meraviglioso potere? Esso gli viene fornito dal metodo con cui l’orientale impara a vedere. I pittori cinesi e giapponesi sono <em>yogin</em>, cioè non contemplano la natura dall’esterno, ma vi si sprofondano come il mistico si profonda in Dio, uscendo così dalla dimensione umana e divenendo tutt’uno con lo spirito delle cose. Non v’è dubbio che l’uomo non è solo uomo, ma, con parti diverse della sua essenza, è al tempo stesso animale, pianta, roccia e mare, solo che ne diviene cosciente soltanto di rado ed è capace di sentire solo come uomo. Ma se egli impara a divenire tutt’uno con ciò che vive al di fuori di lui come un alcunché di apparentemente estraneo, allora può produrlo anche traendolo dal proprio stesso interno. È per questo che i paesaggi orientali contengono in tutto e per tutto la vita del paesaggio reale, e che il giapponese, come per gioco, riesce comunque a utilizzare in modo artistico la natura come tale. L’assoluta perfezione delle composizioni floreali giapponesi è dovuta al fatto che è lo spirito intimo dei fiori in quanto tale a intrecciare il mazzo; in Giappone perfino le foreste amministrate secondo una rigorosa tecnica forestale non sono così brutte come quelle tedesche, poiché qui l’uomo, anziché imporre la sua opinione agli alberi, li favorisce in ciò che preferirebbero fare se fossero lasciati a se stessi. [. . .]</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso sto percorrendo vallate fuori mano, in cui l’uomo bianco non penetra quasi mai, e per gli abitanti dei villaggi rappresento un inesauribile motivo di divertimento. Essi sono più cordiali e premurosi che mai, solo che a causa della mia altezza, che ai loro occhi appare sovrumana, si mettono a ridere qualsiasi cosa faccia. Stamani, mentre salivo lungo un ripido sentiero, mi sono sentito spingere e quando mi sono girato ho scoperto due ragazzine graziosissime in preda alle risa: avevano voluto verificare quanto fossi pesante. C’è pur sempre qualcosa di meraviglioso nell’ignoranza contadina.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo so bene se penso alla mia patria. Quando mi reco nei miei remoti possedimenti di campagna provo ancora una sorta di profondo rispetto constatando quanto, nelle cerchie di persone più ristrette, appaia significativo anche il fatto più quotidiano, e fino a che punto la prospettiva più angusta accresca il senso di ciò che non rientra nella quotidianità. [. . .]</p>
<p style="text-align: justify;">La popolazione della provincia giapponese mi è più simpatica di ogni altra che ho conosciuto e possiede tutte quelle doti di dolcezza, delicatezza, assennatezza, sensibilità e piacevolezza che da quando ho letto Lafcadio Hearn mi hanno fatto apparire così amabile il piccolo uomo di queste latitudini. Gli abitanti di queste contrade sono amabili e la loro gentilezza viene senza dubbio dal cuore, dato che non ho percepito alcuna traccia di avidità e di impostura. Forse essi mi mostrano i loro lati migliori perché, su consiglio della mia guida &#8211; un giovane poeta di Kyōto &#8211; mi comporto con loro come con i contadini dalla mentalità patriarcale della mia patria, cioè da signore feudale. Nelle valli remote di Yamato il Medioevo non è ancora finito e l’epoca di Meiji sembra appena all’inizio. Qui il contadino si aspetta ancora che i suo signore dimostri superiorità, magnanimità, distacco, insomma quella consapevolezza di una supremazia talmente assoluta da consentire appunto la massima famigliarità nei rapporti umani. Qui la gente vuole ancora poter guardare dal basso in alto. Con quale piacere sono tornato ad assumere un ruolo che nel mondo attuale si ha sempre meno occasione di recitare! Il risultato pratico è stato che ovunque ho incontrato persone che mi offrivano i loro servigi e mi facevano favori senza pretendere nulla in cambio.</p>
<p style="text-align: justify;">(1911)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Hermann Graf von Keyserling</p>
<p style="text-align: right;">(1880-1946)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Giovanni Gurisatti.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <i>Diario di viaggio di un filosofo</i>, Vicenza, Neri Pozza, 1998, pp. 145-149.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f343.png" alt="🍃" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f333.png" alt="🌳" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f343.png" alt="🍃" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Keyserling, aristocratico tedesco proveniente dal Baltico, fu naturalista e filosofo. Particolarmente interessato ad approfondire la conoscenza delle culture extraeuropee e della spiritualità asiatica, nel 1911 compì un viaggio attorno al mondo che lo portò in India, Cina, Giappone e nelle Americhe e da cui ricavò un diario di viaggio che, pubblicato nel 1919, divenne uno dei best-seller dell&#8217;epoca. Nelle pagine sul Giappone e nel brano che ho scelto qui, traspare inevitabilmente, oltre alle abituali osservazioni sulla presunta &#8220;specificità&#8221; del carattere dei giapponesi, un paternalismo da signorotto di campagna su cui comunque sembra egli stesso il primo a voler scherzare: &#8220;Con quale piacere sono tornato ad assumere un ruolo che nel mondo attuale si ha sempre meno occasione di recitare!&#8221;.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-sprofondare-nella-natura/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Sprofondare nella natura.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Lévi-Strauss nelle strade di Tōkyō.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2020 19:15:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  In occasione della mia prima visita in Giappone, nel 1977, i miei amici, anche quelli giapponesi, mi avevano messo in guardia. Soprattutto che io non giudicassi il Giappone da Tokyo: città sovrappopolata, anarchica, priva di bellezza, schiacciata dal suo gigantismo, interamente ricostruita dopo i bombardamenti del 1945, attraversata in ogni direzione da autostrade sopraelevate&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-levi-strauss-nelle-strade-di-tokyo/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Lévi-Strauss nelle strade di Tōkyō.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14626" aria-describedby="caption-attachment-14626" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_0717-2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14626 size-large" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_0717-2-600x450.jpg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_0717-2-600x450.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_0717-2-200x150.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_0717-2-400x300.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_0717-2-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14626" class="wp-caption-text">Lungo la strada, dalle parti di Taitō-ku. Tōkyō, agosto 2007.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">In occasione della mia prima visita in Giappone, nel 1977, i miei amici, anche quelli giapponesi, mi avevano messo in guardia. Soprattutto che io non giudicassi il Giappone da Tokyo: città sovrappopolata, anarchica, priva di bellezza, schiacciata dal suo gigantismo, interamente ricostruita dopo i bombardamenti del 1945, attraversata in ogni direzione da autostrade sopraelevate che si incrociano, nel tumulto, a livelli differenti…</p>
<p style="text-align: justify;">Le mie passeggiate mi diedero tutta un’altra impressione. La città, brulicante di vita, mi parve respirare la giovinezza. I colori chiari e vari degli edifici mantenevano l’allegria. La libertà con la quale erano collocate le case e gli altri edifici mi sembrava un piacevole diversivo dalle vie europee in cui le case, allineate e saldate le une alle altre, chiudevano il passante fra muraglie di pietra. A Tokyo le costruzioni, staccate dalle loro vicine, orientate in maniera diversa, fornivano gradevoli contrasti di prospettiva. Anche nel cuore della metropoli, proponevano al passante degli angoli più tranquilli, dei piccoli rifugi…</p>
<p style="text-align: justify;">Soprattutto, mi sono accorto che bastava lasciare le grandi arterie e inoltrarsi nelle vie traverse perché tutto cambiasse. Ben presto ci si perdeva nel dedalo di viuzze in cui le case basse, disposte senz’ordine, restituivano un’atmosfera di provincia. Il giardinetto che le fiancheggiava poteva essere minuscolo: la scelta e la sistemazione delle piante non mancava per questo di dare testimonianza del gusto e dell’ingegnosità degli abitanti delle vicinanze. Queste case private circondate di vegetazione alloggiavano forse persone della classe media: io riflettevo che a Parigi avrebbero rappresentato un lusso accessibile solo ai più ricchi. Percorrendo Tokyo ero meno urtato dalla brutalità dei quartieri degli affari che affascinato dal veder coesistere questi contrasti urbani. Ammiravo e invidiavo questa facoltà ancora concessa agli abitanti di una delle più grandi città del mondo, se non la più grande, di poter praticare degli stili di vita così differenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Claude Lévi-Strauss</p>
<p style="text-align: right;">(1908-2009)</p>
<p style="text-align: right;">“Aux habitants de Tokyo” in <i>Le goût de Tokyo</i>, Paris, Mercure de France, 2008, pp. 115-116.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30a.png" alt="🌊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30a.png" alt="🌊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30a.png" alt="🌊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Quello di Claude Lévi-Strauss fu prima di tutto un Giappone immaginato, fantasticato: quello scoperto in seguito al regalo fattogli dal padre pittore e collezionista di </em>ukiyoe<em>, di una stampa giapponese quando aveva solo 5 o 6 anni. Da allora, ad ogni successo scolastico, il padre prese a regalargli una stampa della sua collezione fino a che iniziò egli stesso, ragazzo, a fare economie per potersene acquistare qualcuna. L&#8217;antropologo, questo Giappone sognato sin dall&#8217;infanzia, lo visitò solo quando ebbe 70 anni, lui che aveva viaggiato e studiato culture per tutta la vita. E forse qualcosa di quel sogno, nel suo incontro con la realtà nipponica, rimase attaccato alla sua visione&#8230; Gli scritti di Lévi-Strauss sul Giappone sono raccolti nel volume dal titolo </em><span id="productTitle" class="a-size-extra-large">L&#8217;altra faccia della luna, pubblicato da Bompiani nel 2015.</span></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-levi-strauss-nelle-strade-di-tokyo/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Lévi-Strauss nelle strade di Tōkyō.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. L&#8217;impero degli oggetti.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2020 08:35:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; A cinque minuti di strada dalla mia nuova casa, verso oriente, c’era un tempio, dove presi l’abitudine di andare nelle mattinate di nebbia, quando il grigiore m’invadeva e la mente stentava a concentrarsi. Me ne stavo seduto, davanti alle alture, fitte di alberi, che si levavano verso il cielo, ad assaporare i vasti silenzi,&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-limpero-degli-oggetti/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. L&#8217;impero degli oggetti.</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-limpero-degli-oggetti/">Japonismes. Letture per farci compagnia. L’impero degli oggetti.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14574" aria-describedby="caption-attachment-14574" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-14574" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-600x450.jpeg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-600x450.jpeg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-200x150.jpeg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-400x300.jpeg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/100_1666-768x576.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14574" class="wp-caption-text">Negozi a Ninenzaka. Kyōto, agosto 2007.</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">A cinque minuti di strada dalla mia nuova casa, verso oriente, c’era un tempio, dove presi l’abitudine di andare nelle mattinate di nebbia, quando il grigiore m’invadeva e la mente stentava a concentrarsi. Me ne stavo seduto, davanti alle alture, fitte di alberi, che si levavano verso il cielo, ad assaporare i vasti silenzi, un gong risonante alle mie spalle, e a cogliere i dettagli: un vecchio monaco sfregava e sfregava per ripulire un sentiero, una ragazza, tanto chiara quanto il laghetto davanti a lei, sedeva sulla piattaforma del tempio, un altro Jizō di pietra, circondato dalle offerte di madri addolorate, un Buddha seduto che emanava una sensazione di pace così forte da trasformarla in saggezza. Tra i templi di Kyoto situati sulle colline orientali ce n’è uno che sembra proprio fuori del mondo; lo si raggiunge dopo una fuga di scale che si inerpicano tra i pini, lontano dalla frenesia e dal rumore quotidiano della città. Eppure non si riusciva a dimenticare il mondo circostante: dal basso proveniva, attutito, il rumore, rimbombante e sconsolato, di un camion della nettezza urbana che eseguiva il suo melanconico rituale.</p>
<p style="text-align: justify;">A cinque minuti di strada da casa mia, verso occidente, c’erano delle sale di <i>pachinko</i>, i negozi di generi di conforto, e centri commerciali più moderni di quelli americani. Quando camminavo per le vie dei negozi, mi pareva di vagare in un mondo fantastico, fatto su misura per appagare i desideri dei bambini, acquietati da canzoni in versione <i>Muzak</i> e rassicuranti ninnananne. Sulla soglia del negozio locale di video da cui mi servivo, si udiva una voce metallica che diceva “Salve!” quando si entrava e “Grazie e arrivederci!” quando si usciva; il supermercato della zona, dopo avere trasmesso per tutto il giorno i messaggi delle offerte speciali, la sera all’ora di chiusura ammansiva i clienti con una lamentosa e insopportabile riedizione di <i>Auld Lang Syne</i>. Gli sbalorditivi <i>depatōs</i> [sic] &#8211; scatole compatte inserite in quel vero e proprio pacco dono che è questo paese moderno &#8211; non soltanto esagerano in modo vistoso in accessori, schermi, centri alimentari che si susseguono nei seminterrati, ma mettono anche a disposizione venti o più ristoranti nelle terrazze dell’ultimo piano e, sempre sulle terrazze, sale di divertimenti, non semplici sale giochi, ma interi luna-park, disordinatamente agglomerati nei cieli, che offrono la vista sulle colline e i templi da un lato, e dall’altro sconcertanti file di robot, montagne russe, pesci rossi in vaschette, procioni meccanici, e tunnel dell’orrore.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta pare che il Giappone sia una sorta di tintinnante casa della bambole, con elementi presi da tutto il mondo e ricostituiti per commercializzare sogni stranieri. Nel mio quartiere per esempio c’era il ristorante Ergo Bibamus, il panificio Notre Quotidien Pain a soli due isolati dal Our Daily Bread, e La Casa Felice, quasi tutti pieni di giapponesine della Kyoto Valley Girls in giacchetta da ginnastica con la scritta <i>Style vivant: nous nous aimons et nous vivons</i> che tendevano, presumo, a fare <i>arubaito</i> (lavoro part-time) per pagarsi le <em>vacances</em>. Poco lontano c’erano il Café-Bar Selfish, il Café Post Coitus, e la cafeteria Ringo, con le pareti ricoperte di manifesti dei Beatles, video non-stop delle ultimissime novità musicali menù disegnati come il L.P. <i>The White Album</i>, e persino una pubblicità che sollecitava la sottoscrizione alla squadra di calcio Ringo Star American. Tuttavia ogni volta che entravo in uno di questi luoghi, ispirati a soggetti di importazione, fosse esso il ristorante Shalom (con tutte le insegne in ebraico e in inglese), o il Moghul (propagandato da una ossequiosa figurina subcontinentale col turbante), oppure la cafeteria Mozart (specializzata nella Sacher), ebbene ovunque ero ricevuto da una squadra di giapponesine impeccabilmente educate, situate su entrambi i lati del bancone che svolgevano il loro ruolo in modo irreprensibile in una cornice di arredamento <i>esotico</i>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle strade cosmopolite, inoltre, pareva che ogni desiderio o bisogno fosse già stato preso in considerazione e ogni cliente veniva trattato come un Vip (nell’accezione del sistema per cui ai clienti viene concesso un suffisso onorifico in genere riservato agli dei o ai potenti). In uno dei miei giri intensivi in città trovai squisite paste francesi, <i>givrés</i> all’arancia, cassette di Lata Mangeshkar, che è raro trovare fuori dai confini dell’India, l’intero catalogo di New &amp; Lingwood, il merciaio della mia fanciullezza. Un’intera schiera di inservienti in livrea, bottoni d’oro tutti luccicanti, mi correva, letteralmente, incontro per servirmi ogni volta che mi capitava di precipitarmi, con i miei jeans sgualciti, in un lussuoso albergo per usare la toilette. Mi è sorto qualche volta il dubbio che i ricchi a New York possano, per via delle blatte nel lavandino e dell’immondizia fuori della porta, sentirsi defraudati, invece qui anche i poveri si sentono miliardari: infatti qualsiasi acquisto viene confezionato come se fosse un tesoro inestimabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Quel Giappone che stava colonizzando il futuro con ingegnose comodità, era già, naturalmente, un dato acquisito; eppure mi meravigliavo sempre quando vedevo le cameriere organizzare le ordinazioni con il computer; le catenelle alle uscite del Kentucky Fried Chicken, le macchine specializzate nel lavaggio delle scarpe da ginnastica o nell’asciugatura dei maglioni nella lavanderia a gettoni di cui ero cliente. Il tutto non si risolveva nel fatto che i giapponesi avevano inventato le schede telefoniche per evitare il disagio dei gettoni telefonici, ma nell’essere riusciti a traslare l’invenzione in arte: le carte magnetiche erano decorate con vedute di giardini zen, oppure delle montagne Hokusai,<span class="Apple-converted-space">  </span>[sic] oppure del Golden Gate Bridge, oppure con i protagonisti dei cartoni animati, oppure con le foto dei campioni di <i>sumō</i>, o degli idoli degli adolescenti o anche, lo appresi in seguito, con l’immagine della persona amata o dei propri cari. Chiunque può accedere a queste comodità comprandole per la strada dalle macchinette o nei negozi, rivestite da un involucro speciale perché non si smagnetizzino. Il mondo perfetto, infiocchettato nella confezione regalo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Pico Iyer</p>
<p style="text-align: right;">(n. 1957)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Melania Gagliazzo e Amedeo Poggi.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <i>Il monaco e la signora. Una stagione a Kyoto </i>(<i>The Lady and the Monk, </i>1991),</p>
<p style="text-align: right;">Milano, Feltrinelli, 1994, pp. 41-44.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f381.png" alt="🎁" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f381.png" alt="🎁" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f381.png" alt="🎁" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><em>L&#8217;intellettuale e scrittore angloindiano Pico Iyer vive dal 1992 a Nara con la moglie giapponese. La sua attuale visione del Giappone, dopo tanti anni di residenza, sarà senz&#8217;altro più complessa e sfumata, ma quando vi arrivò nel 1991, come emerge da ciò che racconta in questo libro che è tante cose diverse (un libro di viaggio, un romanzo, un saggio) fu molto probabilmente anche lui esposto al virus del giapponismo, alla meraviglia e all&#8217;innamoramento. Non si spiega altrimenti l&#8217;uso di certe espressioni (tipico il ricorrente &#8220;giapponesine&#8221;) e certe considerazioni che, lette ora, possono lasciare il lettore avvertito davvero perplesso. E divertito.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-limpero-degli-oggetti/">Japonismes. Letture per farci compagnia. L’impero degli oggetti.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Tōkyō, la felicità all&#8217;improvviso. Ancora letture per farci compagnia.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2020 19:20:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È tardi. Il parcheggio in basso è quasi vuoto. Le luci sono rare, e la Torre Eiffel in miniatura sullo sfondo, equivalente in senso opposto alle giapponeserie del XIX secolo in Europa, non ha ormai che una puntina rossa alla sua sommità. In questa camera banale, senza legame con il passato e il futuro (e&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/tokyo-la-felicita-allimprovviso-ancora-letture-per-farci-compagnia/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Tōkyō, la felicità all&#8217;improvviso. Ancora letture per farci compagnia.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14562" aria-describedby="caption-attachment-14562" style="width: 409px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/P_20170502_171524.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14562" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/P_20170502_171524-450x800.jpg" alt="" width="409" height="727" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/P_20170502_171524-450x800.jpg 450w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/P_20170502_171524-113x200.jpg 113w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/P_20170502_171524-338x600.jpg 338w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/P_20170502_171524-768x1365.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 409px) 100vw, 409px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14562" class="wp-caption-text">All&#8217;imbrunire, sotto la Tōkyō Tower. Aprile 2017.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">È tardi. Il parcheggio in basso è quasi vuoto. Le luci sono rare, e la Torre Eiffel in miniatura sullo sfondo, equivalente in senso opposto alle giapponeserie del XIX secolo in Europa, non ha ormai che una puntina rossa alla sua sommità.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa camera banale, senza legame con il passato e il futuro (e per questa ragione si è più se stessi), nel bel mezzo di una giornata o di una notte qualunque, il miracolo che a un tratto si compie, la grazia che talvolta discende: non un istante di felicità, poiché la felicità nn si misura a istanti, ma l’improvvisa consapevolezza che la felicità ci pervade.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli oggetti che compongono la vita, disposta improvvisamente in un altro ordine, volgono verso di noi il loro lato gioioso. Trasporto dello spirito dei sensi (Baudelaire non si è sbagliato), levitazione durante la quale l’anima vaga come su una nube d’oro. Allo stesso modo, in aereo, le straordinarie nubi, sotto ci soffoca la terra, diventano sotto di noi scintillanti ghiacciai bianchi e azzurri. Felicità pura che, in altri momenti, potrebbe essere parimenti pura infelicità. Basterebbe che gli stessi elementi volgessero verso di noi il loro lato cupo. In entrambi i casi, c’è plenitudine, ma quella della felicità è solare.</p>
<p style="text-align: justify;">La Torre Eiffel autentica e la sua copia a Tokyo non sono che uno scenario sotto cui permane il caos. Ma la felicità, se sopraggiunge, dà brevemente un senso alle cose: un briciolo almeno si sente liberato, salvato. Nell’infelicità, per quanto possibile, il coraggio sostituisce il sole.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: right;">Marguerite Yourcenar</p>
<p style="text-align: right;">(1903-1987)</p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Fabrizio Ascari.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>Il giro della prigione</em> (<em>Le tour de la prison</em>, 1991), Milano, Bompiani, 1991, pp. 75-76.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fc.png" alt="🗼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fc.png" alt="🗼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f5fc.png" alt="🗼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una bella pagina della Yourcenar, secondo me. A volte la felicità giunge in un lampo di rivelazione, in un luogo che poi rimane nel nostro ricordo. Poi, come è venuta, scompare. Ma qualcosa ci resta dentro. Se non altro, il ricordo della felicità e di quell&#8217;attimo.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/tokyo-la-felicita-allimprovviso-ancora-letture-per-farci-compagnia/">Tōkyō, la felicità all’improvviso. Ancora letture per farci compagnia.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Kōbe sospesa.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2020 20:03:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>  Tra tutte le grandi città del Giappone da me visitate, quella che ho preferito da subito è Kobe, dove sono stato solo di passaggio, rispetto a Kyoto o a Tokyo dove ho vissuto e che gli occidentali per di più prediligono perché sono le due grandi città gemelle di un Giappone la cui natura,&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-kobe-sospesa/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Kōbe sospesa.</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-kobe-sospesa/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Kōbe sospesa.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14549" aria-describedby="caption-attachment-14549" style="width: 523px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kobe-porto.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14549" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kobe-porto-600x450.jpg" alt="" width="523" height="392" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kobe-porto-600x450.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kobe-porto-200x150.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kobe-porto-400x300.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/06/Kobe-porto-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 523px) 100vw, 523px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14549" class="wp-caption-text">Stretching in riva al mare. Kōbe, parco Meriken, aprile 2013.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Tra tutte le grandi città del Giappone da me visitate, quella che ho preferito da subito è Kobe, dove sono stato solo di passaggio, rispetto a Kyoto o a Tokyo dove ho vissuto e che gli occidentali per di più prediligono perché sono le due grandi città gemelle di un Giappone la cui natura, secondo le guide turistiche, è duplice, divisa fra tradizione e modernità. Si tratta di un luogo comune. Non dico che sia senza significato: la storia intera del paese prova il contrario. I luoghi comuni dicono spesso la verità, malgrado tutto. Dicono la verità ma mai qualcosa di più. Ed è quel di più la sola cosa che conta. Kyoto oppure Tokyo: sono due immagini. Il che significa: due miraggi. Io, inspiegabilmente, ho saputo sui due piedi che la mia preferenza sarebbe andata a Kobe. E se la mia preferenza è stata immediata (stabilita al primo colpo d’occhio sulla città, cedo addirittura prima che in me si sia determinato il desiderio di andarci),  mi ci è voluto un po’ per capirne il significato. […]</p>
<p style="text-align: justify;">Venendo da Kyoto in macchina, si arriva a Kobe da un’autostrada aerea, la via rapida Hanshin. È come un’interminabile passerella lanciata sopra la città. La carreggiata si stacca dal suolo e raggiunge un’altezza che probabilmente non supera i dieci, quindici metri, ma che agli automobilisti dà l’impressione di essersi letteralmente alzati in volo. Quando il traffico è scorrevole, si ha davvero la sensazione di galleggiare e filar via nel cielo, perché si passa al livello dei grattacieli, tra le terrazze e i piani alti, lasciandosi sotto la strada, gli edifici più bassi, i pedoni e i negozi. La città giapponese viene spesso descritta come un collage architettonico delirante, disordinato, all’interno del quale, per l’estrema densità della vita, gli stili più disparati si trovano gomito a gomito, si accavallano. Non uno dei grandi centri urbani del Giappone desta un’impressione paragonabile a quella che ci si fa di Kobe dalla Hanshin Expressway. La bellezza dello spettacolo sta nell’incongruità e nella magnificenza del collage; è come se tutte le risorse dell’architettura più avveniristica fossero state dispiegate nello spazio tranquillamente, senza badare in alcun modo che il risultato sia conforme o meno alle norme urbanistiche. La si direbbe un città impossibile che galleggia sospesa in mezzo al nulla, costruita contro tutte le regole della natura e dell’arte, pezzi di meraviglia magnificamente spaiati in aria che stanno insieme come per miracolo; una città così nuova da sembrare emersa in una notte dal niente per poi svanire nel reticolo dei suoi stessi riflessi, simile a un’illusione. Se non altro, questa è la prima impressione che ne ho avuto quando, dopo aver attraversato in auto il cielo della città ed essere sceso da uno degli scivoli, una delle uscite laterali che conducono ai vari quartieri, sono arrivato alla baia: la grande e straordinaria apertura della rada e, quel primo giorno, l’azzurro senza nuvole del cielo sdraiato all’orizzonte sull’azzurro senza schiuma del mare, la punta rosso-oro e acciaio i alcuni edifici dai lunghi e strani profili di vetro e metallo, il ventre delle grandi navi sull’acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, avevo l’impressione di essere entrato in una specie di sogno. “Fantasmagorico” è il solo aggettivo che si possa usare per esprimere il tranquillo stupore che si prova di fronte a uno spettacolo del genere, la calma celeste di vedere il mondo organizzarsi a quel modo sotto il sole, come nulla fosse. Tutto qui. Eppure, da subito mi è stato chiaro che nella mia prima impressione di Kobe c’era qualcosa di più della seduzione esercitata dalla bellezza di una città di cui avevo scoperto il panorama dalla prospettiva mobile aerea di un’autostrada che corre nel vuoto. Qualcosa di più anche del vecchio sentimento &#8211; che pure quel giorno provavo come non mai &#8211; di non essere in nessun posto, restituito al vagabondare infantile di un sogno, come spesso era capitato che mi sentissi e come mi era successo ancora, qualche settimana prima, sulle colline di Kyoto. No, sapevo che Kobe significava qualcosa di più. E anche se avevo dimenticato che cosa, e il significato che il nome di quella città aveva per gli altri, non ero arrivato a cancellare del tutto in me la sensazione di tenue vuoto che quell’oblio scavava nella mia mente: la consapevolezza che qualcosa mi sfuggiva, come un nome che sta sulla punta della lingua a non viene, un’evidenza che ostinatamente si sottrae: la certezza, insomma, di aver dimenticato qualcosa di essenziale che tuttavia determina inconsciamente ogni percezione del momento presente. Che cosa significava Kobe, lo avevo dimenticato. Eppure il mio stupore nasceva da questo: come la città del mio sogno infantile, anche questa, dove non ero mai stato, la riconoscevo. E andando verso di lei, lo sapevo, tornavo verso il luogo della mia vera vita, miracolosamente ritrovato dall’altra parte del tempo e dello spazio.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Philippe Forest</p>
<p style="text-align: right;">(n. 1962)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di<span class="Apple-converted-space"> Gabriella Bosco</span>.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>Sarinagara</em>, Padova, Alet, 2004, pp. 252-255.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2693.png" alt="⚓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2693.png" alt="⚓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2693.png" alt="⚓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In Giappone per un periodo dedicato alla scrittura di un libro, Forest scopre una città che credeva di aver sognato da bambino ma, anche, una città il cui nome è legato al momento più tragico della sua vita: la morte per cancro della figlioletta di quattro anni. Nei giorni del terremoto di Kōbe lo scrittore francese e la moglie avevano avuto conferma della diagnosi senza speranza della malattia della piccola. La partenza per il Giappone, dopo la morte della bimba, si era allora imposta come la fuga verso un luogo che non conosceva il loro dolore, un luogo dove trovare consolazione in una sorta di oblio, o dove cercare di ritrovare la forza di sopravvivere.  </em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-kobe-sospesa/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Kōbe sospesa.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Claudel al Ryōanji.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 May 2020 13:02:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al pittore Seiho Takeuchi Uno dei principi della setta Zen è che le grandi Verità sono ineffabili. Non possono essere insegnate, si comunicano all’anima per una specie di contagio. Un ragionamento sarà sempre neutralizzato da un altro ragionamento, ma il tumulto in fondo al nostro cuore non potrà resistere a lungo contro il silenzio, né&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-claudel-al-ryoanji/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Claudel al Ryōanji.</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14516" aria-describedby="caption-attachment-14516" style="width: 464px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14516" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-600x800.jpg" alt="" width="464" height="619" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-600x800.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-150x200.jpg 150w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-400x533.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987-768x1024.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/100_2987.jpg 1932w" sizes="auto, (max-width: 464px) 100vw, 464px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14516" class="wp-caption-text">Pietre e muschio al Ryōanji. Kyōto, aprile 2009.</figcaption></figure>
<p style="text-align: right;">Al pittore Seiho Takeuchi</p>
<p style="text-align: justify;">Uno dei principi della setta Zen è che le grandi Verità sono ineffabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possono essere insegnate, si comunicano all’anima per una specie di contagio. Un ragionamento sarà sempre neutralizzato da un altro ragionamento, ma il tumulto in fondo al nostro cuore non potrà resistere a lungo contro il silenzio, né l’acqua contro il riflesso. Ci consigliano di ascoltare e se viene prospettato ai nostri occhi un punto di vista che ci insegni a non cambiare posizione per un minuto, sarà stata seminata in noi l’idea di immobilità. Il male è uno stato di isolamento e di violenza; non riusciremo a restarci più di quanto il <i>la</i> non si prolunghi sui violini quando l’elemento piacevole a poco a poco gli venga sottratto dal flauto.</p>
<p style="text-align: justify;">E quel mattino di gennaio a Kyoto, mentre andavo a visitare, nel recinto del vecchio giardino solitario di Ryuanji [sic], quel “paesaggio” semplice fatto di 15 pietre e di sabbia, che si ritiene rappresentare non so quale favola infantile di pantere e di tigri (la tigre sarebbe suggerita piuttosto dal disegno regolare che fanno i denti del rastrello, quelle increspature del mare quando il vento lo fa sembrare un giardino coltivato intorno a tre isolotti che sono come la firma e il sigillo e lo stemma scolpito dell’artista sulla superficie della pagina) io so bene che qui c’è stata soltanto un’astuzia dell’eremita defunto ad attirarmi per quella strada cosparsa di rami morti; l’insidia alla mia sinistra era quella dello stagno così puro che non saprebbe sfuggirgli neanche il più piccolo ramoscello degli alberi spogliati dall’inverno né il colloquio col niente di quei trofei lacerati di porpora bruna che è diventata la chioma suprema della foresta inclinata verso quel contemplatore mortificato fra i suoi argini penitenti. Anch’io per quel poco che il mio piede ha sostato sul ponte di pietra, il cui livello fa chiudere idealmente il cerchio sotto di me, sento che mi è stata trafugata un’<i>impressione </i>dal ghiaccio di questo inverno incorruttibile e che mi sono fatto prendere un pegno. Mi circondano alberi sepolti nel muschio come se il mondo intorno a me fosse condannato alla caducità ed entro nell’eternità attraverso il portico della vecchiaia. Davanti a me c’è soltanto la foresta e i primi gradini di una scala che sale, e quel tempio tarlato sotto i rami più che al riposo è il richiamo alla fine improvvisa, opacità del supremo testimonio seduto qui per l’addio e vinto dalla decrepitezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta l’arte degli antichi pittori giapponesi (che quasi sempre erano dei religiosi) si spiega se si comprende che il mondo visibile era per loro un’allusione perpetua alla Saggezza, come quel grande albero laggiù che dice no per noi al male con una lentezza inesprimibile. Allusione e non illusione. E se noi leggiamo nei Libri Sacri che la Sapienza è appostata ad attenderci anche nei posti inverosimili come gli angoli delle strade e i quadrivi delle scuole e dei tribunali, quanto di più naturale incontrarla al sorgere del sole, vicino a quell’aratro mezzo affondato nel solco, sotto quell’albero tremante di freddo nella corazza di neve e di vetro? Anche nelle parti più materiali della nostra natura c’è qualcosa che si amalgama interiormente con la verità come sulle lastre coreane la polvere d’oro col nero animale. Come quella vista presenta al nostro sguardo diretto soltanto una superficie opaca e confusa e aspetta che si siamo voltati per dissolvere dietro di noi il suo segreto e colpirci al fianco col suo dardo più acuto, così l’artista offrendoci un fiore, una barca, un uccello, si riferisce a un mondo più sospeso che assente congiunto a quello che passa e che non potrebbe essere abitato da nessun altro. Come chi va a caccia con le trappole indica un nascondiglio con un certo segno fatto sopra un albero col suo coltello. Niente ci attrae come quella zampa di martin pescatore disegnata con la punta più fine del pennello e quel tratto affilato e sottile!</p>
<p style="text-align: justify;">E ora guardate quel rotolo abbagliante che si svolge davanti a noi! È il mare fra le isole. O moralisti, a che pro tante spiegazioni e teorie e minacce, quando sappiamo che la lordura in noi è inconciliabile con lo zaffiro? Che il colore e il profumo liberano i nostri sensi invece di renderli schiavi? È soltanto un’anima purificata che saprà comprendere l’odore della rosa.</p>
<p style="text-align: justify;">(gennaio 1925)</p>
<p style="text-align: right;">Paul Claudel</p>
<p style="text-align: right;">(1868 -1955)</p>
<p style="text-align: right;">Traduzione di Maria Antonietta Di Paco Triglia.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>L&#8217;uccello nero del Sol Levante</em> (<em>L&#8217;Oiseau noir dans le soleil levant</em>, 1965), Rimini, Il Cerchio,  1996, pp. 57-58.</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f38c.png" alt="🎌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f1eb-1f1f7.png" alt="🇫🇷" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f38c.png" alt="🎌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Figura complessa di poeta e diplomatico dalla spiccata connotazione cattolica (dopo la celebre &#8220;conversione&#8221; religiosa avvenuta nella cattedrale di Nȏtre-Dame, a Parigi, il giorno di Natale del 1886), Claudel era un profondo conoscitore dell&#8217;Asia, essendo stato console francese in Cina per 15 anni e poi, finalmente, ambasciatore di Francia nell&#8217;agognato Giappone, dal 1921 al 1927. Quest&#8217;ultima esperienza influenzò non poco l&#8217;opera del Claudel drammaturgo (con l&#8217;introduzione nei suoi testi teatrali di alcuni elementi del teatro </em>nō<em> e del </em>kabuki<em>) e l&#8217;opera del Claudel poeta, ponendosi all&#8217;origine, in particolare, della raccolta </em>Cent phrases pour éventails<em>, costituita da 172 componimenti poetici calligrafati dallo stesso Claudel, ciascuno dei quali è accompagnato da due </em>kanji<em> tracciati dal pittore giapponese Arishima Ikuma, una raccolta che fa suo il dialogo costante tra segno e parola scritta proprio della  tradizione nipponica. Consiglierei, a chi volesse approfondire il rapporto privilegiato fra il poeta e il Giappone la lettura del libro di Michel Wasserman,  </em>D’or et de neige. Paul Claudel et le Japon<em>, Paris, Gallimard, 2008.</em></p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-claudel-al-ryoanji/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Claudel al Ryōanji.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Il giapponismo di uno studioso&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2020 10:27:30 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14488" aria-describedby="caption-attachment-14488" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Ikkei-A-Steam-Engine-on-the-Railroad-at-Takanawa-1872.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-14488" src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Ikkei-A-Steam-Engine-on-the-Railroad-at-Takanawa-1872-600x305.jpg" alt="" width="600" height="305" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Ikkei-A-Steam-Engine-on-the-Railroad-at-Takanawa-1872-600x305.jpg 600w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Ikkei-A-Steam-Engine-on-the-Railroad-at-Takanawa-1872-200x102.jpg 200w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Ikkei-A-Steam-Engine-on-the-Railroad-at-Takanawa-1872-400x203.jpg 400w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Ikkei-A-Steam-Engine-on-the-Railroad-at-Takanawa-1872-768x390.jpg 768w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Ikkei-A-Steam-Engine-on-the-Railroad-at-Takanawa-1872.jpg 2000w" sizes="auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14488" class="wp-caption-text">Ikkei, Una locomotiva a vapore lungo la ferrovia a Takanawa, 1872.</figcaption></figure>
<p style="text-align: justify;">Come cominciare e da dove? Dal lato personale o dal dato storico? Dalla storia o da chi la scrive? Da Townsend Harris, ritto davanti a tempio di Gyokuzenji nel villaggio di pescatori di Kakisaki, nel tardo pomeriggio di giovedì 4 settembre 1856? O dall’autore di questo libro, appoggiato al parapetto del <i>Philippine Mail </i>nel porto di Yokohama durante la piovosa mattina del 16 settembre 1974? Harris, gli occhi rivolti alla baia di Shimoda circondata da colline a punta simili a mammelle (e infatti così si chiamano in giapponese), osserva la fregata San Jacinto ammainare la bandiera in segno di saluto e poi dirigersi verso il mare aperto tra sbuffi di fumo. L’autore contempla un mondo nebbioso di docks grigi, camion, elevatori a forca e gru gigantesche, e lamenta tra sé e sé la rapida distruzione della veduta, simile a un depliant turistico eppure così bella, del monte Fuji, un cono ricoperto di neve contro il cielo azzurro, incorniciato da rami scintillanti di fiori di ciliegio. Harris entra nel tempio, la sua nuova casa, e apre il diario sul quale, solo pochi giorni prima, aveva annotato trionfante: <i>sarò il primo emissario di una potenza civile a risiedere in Giappone</i>. Adesso il suo stato d’animo è più sobrio: <i>Pensieri cupi &#8211; inquietanti presagi di cambiamento &#8211; Questo è sicuramente il principio della fine. Domanda: sarà davvero per il bene del Giappone</i>?</p>
<p style="text-align: justify;">Incontrerò queste parole soltanto verso la fine del 1975, al mio ritorno in patria dopo un anno di insegnamento presso due università giapponesi. La lettura del diario di Harris rientrava in un progetto più vasto. Dal giorno stesso in cui avevo rimesso piede negli Stati Uniti, ero stato afferrato da un senso di scontentezza, di disagio, di spaesamento. Casa mia non sembrava più la stessa dopo il mio soggiorno in Asia. Era una sensazione diversa rispetto a quando, anni addietro, ero tornato dall’Europa. In Giappone mi era accaduto qualcosa di misterioso, e io, nel tentativo di venirne a capo e di scoprire perché il mio sguardo e la mia mente fossero evidentemente cambiati e mi sentissi estraneo alla mia stessa cultura, mi ero rivolto (da bravo professore universitario) alla mia propria disciplina, la storia, e avevo incominciato a studiare le testimonianze scritte di altri americani che avevano soggiornato in Giappone prima di me. Harris sembrava particolarmente importante, perché era stato il primo americano a risiedere in Giappone legalmente. Coloro che lo avevano preceduto (alcuni naufraghi, un gruppo di marinai che aveva disertato da una baleniera e Ranald Macdonald, il meticcio chinook che nel 1848 si era spinto fino all’isola di Hokkaido nella convinzione che gli indiani d’America provenissero dal Giappone) non potevano essere considerati propriamente residenti: erano stati fatti prigionieri dalle autorità, deportati a Nagasaki e colà detenuti in attesa di essere rimpatriati su qualche nave olandese di passaggio a Deshima, l’unica concessione commerciale occidentale esistente in Giappone durante i duecentocinquanta anni di autoimposto isolamento. […]</p>
<p style="text-align: justify;">Leggere gli articoli, i libri, le agende, i diari e le lettere di questi uomini e queste donne fu per me come penetrare in un Giappone in cui, mentre il paesaggio fisico, e in particolare quello delle aree urbane, era ormai irriconoscibile, il paesaggio umano (gli atteggiamenti e i modelli di comportamento sociali, religiosi ed estetici della gente) era sorprendentemente simile a quello della mia stessa esperienza. Le scoperte, le meraviglie, le gioie, le difficoltà, le bellezze e gli equivoci che avevo sperimentato io come insegnante e come viaggiatore erano state vissute in maniera molto simile un secolo prima dai miei predecessori. Nonostante il loro pervicace senso di superiorità culturale, molti di quei primi viaggiatori si erano posti, anche se di solito in maniera meno consapevole, i medesimi interrogativi che assillavano Harris: le nostre capacità, i nostri valori, le nostre idee sono davvero utili per questa antichissima cultura? Introducendo idee e pratiche moderne, non finiremo col distruggere qualcosa di molto prezioso? Invece, la domanda speculare, quella che a me interessava di più, il problema non già dell’influenza che noi esercitiamo su un’altra cultura ma di quella che essa esercita su di noi, non sembrava rientrare nella loro consapevolezza. O almeno, nessuno di essi l’aveva mai espresso in parole. […]</p>
<p style="text-align: justify;">Questo libro, dunque: dove ha inizio? In molti luoghi e momenti diversi: con l’autore che, seduto alla scrivania davanti ai moduli versi delle borse di studio Fulbright, decide di scrivere “Giappone” invece di “Italia”, nello spazio contrassegnato “paese richiesto”. A Kyōto, nella storica locanda Tawaraya, con le sue vasche da bagno in legno, i corridoi bui, le cameriere in kimono, le squisite decorazioni floreali che paiono appartenere alla coreografia di un film di Kurosawa. Nel giardino roccioso del Ryoanji, dove ogni tentativo di contemplazione è interrotto da una voce stridula diffusa senza sosta dagli altoparlanti, la quale ti spiega verbosamente come quel giardino sia ineffabile. Durante il delizioso pranzo preparato e servito con grande delicatezza da tre giganteschi lottatori di <i>sumo</i> timidi come fanciulle. Durante le visite a decine (no, a centinaia, a migliaia) di templi, santuari, castelli, cimiteri, villaggi di vasai e <i>sushi restaurant</i> (dove, benché si veda benissimo che stai apprezzando quel che hai nel piatto, trovi sempre qualcuno che domanda: “A lei piace il pesce crudo?”). Durante una rappresentazione di teatro <em>nō,</em> quando la noia per il ritmo lentissimo si trasforma all’improvviso in amore ardente per tutto ciò che è giapponese.</p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: right;">Robert A. Rosenstone</p>
<p style="text-align: right;">(Montreal, 1936)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Traduzione dall&#8217;americano di Adriana Bottini.</p>
<p style="text-align: right;">Da: <em>Lo specchio e il santuario. Storie di americani nel Giappone Meiji  </em></p>
<p style="text-align: right;">(<em>Mirror in the Shrine</em>, 1988), Milano, Feltrinelli, 2001, pp.  17-20.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4d6.png" alt="📖" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4da.png" alt="📚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f4d6.png" alt="📖" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il giapponismo, l&#8217;esotismo, sì, possono colpire tutti, anche lo storico più serio. Facile cadere nella sua trappola. Ti avvince prima ancora che tu non te ne renda conto. Questa pagina, del professore emerito di storia all&#8217;Università della California Robert Rosenstone, ne è un tipico esempio. Il suo resta comunque un libro molto ben documentato, ed estremamente piacevole anche per il pubblico meno esperto, su tre personaggi esemplari di espatriati nel Giappone di epoca Meiji: il naturalismo Edward Morse, lo scrittore e giornalista Lafcadio Hearn e il missionario William Elliot Griffis.</p><p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-il-giapponismo-di-uno-studioso/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Il giapponismo di uno studioso…</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Japonismes. Letture per farci compagnia. Un italiano nella notte.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2020 15:43:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Le notti giapponesi Tokio, 5 luglio 1904 Non credo che Luigi Illica, librettista dell’Iris, sia mai venuto in Giappone. So che il geniale maestro, autore della musica, non conosce questo paese nemmeno per approssimazione. Se però mi accade di passeggiare di notte per le vie di Tokio o di Yokohama, non posso fare a&#8230; <a class="more-link" href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-un-italiano-nella-notte/">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Japonismes. Letture per farci compagnia. Un italiano nella notte.</span></a></p>
<p>The post <a href="https://www.rossellamarangoni.it/japonismes-letture-per-farci-compagnia-un-italiano-nella-notte/">Japonismes. Letture per farci compagnia. Un italiano nella notte.</a> first appeared on <a href="https://www.rossellamarangoni.it">Rossella Marangoni</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure id="attachment_14474" aria-describedby="caption-attachment-14474" style="width: 441px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Hanazono.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14474 " src="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Hanazono-524x800.jpg" alt="" width="441" height="673" srcset="https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Hanazono.jpg 524w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Hanazono-131x200.jpg 131w, https://www.rossellamarangoni.it/wop/uploads/2020/05/Hanazono-393x600.jpg 393w" sizes="auto, (max-width: 441px) 100vw, 441px" /></a><figcaption id="caption-attachment-14474" class="wp-caption-text">Autore sconosciuto, <em>Festa notturna a Hanazono</em>, 1910 circa.</figcaption></figure>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Le notti giapponesi</strong></p>
<p style="text-align: right;">Tokio, 5 luglio 1904</p>
<p style="text-align: justify;">Non credo che Luigi Illica, librettista dell’Iris, sia mai venuto in Giappone. So che il geniale maestro, autore della musica, non conosce questo paese nemmeno per approssimazione. Se però mi accade di passeggiare di notte per le vie di Tokio o di Yokohama, non posso fare a meno di rivedere davanti agli occhi le pagine ispirate del secondo atto dell’opera.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello scintillio di lumi, quel tremolare di lanterne multicolori, quella folla che si addensa vicino alle case per spiarne l’interno. Tutte queste vicende che vediamo nell’opera di Mascagni sono esattamente e singolarmente conformi alla realtà. Le notti giapponesi rassomigliano poco alle notti dei paesi europei perché in Giappone fino a sera inoltrata tutta la popolazione è per strada. Sono queste le ore destinate non solo al divertimento chiassoso ma anche agli acquisti indispensabili per vivere. Questo accade sia nelle città che nei paesetti meno popolati. Fiaccole, lanterne di carta dappertutto in gruppi luminosi ed isolate. Attorno al punto luminoso sta accoccolata l’intera famiglia che, messe in vetrina le stoviglie di creta, di latta o di legno, aspetta con rassegnata calma gli acquirenti. Passeggiare di notte per quelle strade è impresa difficile e si può correre il rischio di fracassare o schiacciare il patrimonio del commerciante.</p>
<p style="text-align: justify;">Pochi giorni fa sono andato in bicicletta da Tokio a Yokohama. Erano le tre del pomeriggio ed ho fatto il percorso senza troppa difficoltà sebbene fra le due città, i villaggi si succedano senza interruzione. Ritornando a notte inoltrata ho impiegato il triplo del tempo perché in ogni villaggio ero costretto a smontare dalla bicicletta e camminare tra la folla con il pericolo, più di una volta, di massacrare la merce esposta o essere schiacciato dalla folla.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cori invisibili</strong></p>
<p style="text-align: justify;">A mezzanotte il clamore si attenua, le grida dei venditori non si odono più, i lumi si spengono, la merce rientra in casa. Passa un’altra ora e le voci umane cedono il posto alle voci più suggestive della natura. Scintillano nel puro cielo le stelle e subentra un indistinto e quasi impercettibile bisbiglio di gente che si desta. Sono le foglie degli alberi che la brezza della notte muove, agita e dopo intervengono le voci degli animaletti, ora acute e stridule, ora sommesse e impercettibili. Sembra di sentire una folla di piccoli esseri che ride in lontananza ma ride con dolcezza fino a quando il rumore diventa quasi chiassoso per il canto notturno delle cicale e per il gracidare delle rane nelle infinite risaie.</p>
<p style="text-align: justify;">Le cicale in Giappone non cantano come da noi e non esagero affermando che il loro canto ha una singolare armonia, ha qualche cosa di musicale, si potrebbe dire un invisibile coro umano che obbedisca ad un immaginario fantastico direttore d’orchestra. È un inno esaltante che interrompe gradevolmente la tacita e solenne maestà della notte. Allo stormire delle foglie, al sussurro dei campi di riso su cui passa rabbrividendo la brezza che viene dal mare, si accompagnano e si sposano profumi che sono trasportati dal vento attraverso l’aria ad ondate successive. Sono i profumi dei campi su cui crescono a perdita d’occhio gli iris, i poetici fiori variopinti meravigliosamente fusi in tutte le gradazioni del verde, del lilla, del rosa e del bianco. Non avevo mai visto prima la varietà di iris color rosa. Sono di un rosa intenso che ricorda il colore della carne viva. Negli sterminati campi dove abbonda la lussureggiante vegetazione, l’occhio di chi guarda si perde come davanti ad un immenso mare fantasticamente colorato e senza confini.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora l’immaginazione vola e vola al di là e sente acuto il desiderio di penetrare i lontani orizzonti, di tuffarsi ed immergersi in quell’oceano di colori.</p>
<p style="text-align: justify;">Le voci notturne della natura sono di tanto in tanto interrotte dal malinconico fischio del cieco, che ha un suono lugubre, quasi tragico. E il guardiano del fuoco che batte l’una contro l’altra due piccole piastre metalliche per far sapere alla gente che egli non dorme. Si ode anche il corno di vetro della diligenza che sta passando ed è diretta a paesi dell’interno dove la ferrovia non giunge ancora. Suoni, voci e canti d’animali si fondono in un concerto non accordato ma non dissonante che turba e commuove. Il pensiero va alla patria lontana, alle care consuetudini bruscamente interrotte, alla famiglia, agli amici. Senza alcun sentimento d’essere venuti fin qui, ci si stupisce di non provare la necessità di correre al porto più vicino e di imbarcarsi sul primo piroscafo in partenza. Ma non si può facilmente liberarsi dall’irresistibile fascino di questo singolare paese che fino a pochi anni fa era chiuso in uno stato medioevale e viveva tra consuetudini lontanissime da quelle europee.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi invece egli ha conquistato un posto d’onore fra le nazioni più progredite e combatte eroicamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino a pochi anni fa il Giappone, privo di navi corazzate e di incrociatori, doveva subire la prepotenza dei più forti. Oggi, una flotta formidabile tiene a bada le squadre russe ed è dominatrice dei mari, invita a battaglie navali il nemico che riesce quasi sempre a sfuggirgli e stringe l’assedio dalle parti di mare e di terra quel Port Arthur che considera suo come legittima conquista di guerra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Salvatore Positano de Vincentiis</p>
<p style="text-align: right;">(1878-1918?)</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: right;">Da: <i>Il Giappone alle porte del secolo. </i></p>
<p style="text-align: right;"><i>Reportage da due navi italiane alla guerra russo-giapponese</i>,</p>
<p style="text-align: right;">a cura di Fiammetta Positano De Vincentiis, prefazione di Fosco Maraini, Viaggi &amp; avventure, Milano, 1990, pp. 43-45.</p>
<p style="text-align: right;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2693.png" alt="⚓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2693.png" alt="⚓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2693.png" alt="⚓" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: justify;">Ingegnere navale, gran viaggiatore, acuto osservatore, Salvatore Positano de Vincentiis ebbe la ventura di arrivare in Giappone allo scoppio della guerra russo-giapponese (1904-1905) per accompagnare due incrociatori corazzati fabbricati dall&#8217;Ansaldo di Genova che l&#8217;Italia, paese neutrale, aveva venduto all&#8217;Argentina e da questa rivenduti al Giappone. L&#8217;ingegnere rimase poi sette anni in Giappone come addetto commerciale dell&#8217;Ambasciata di Italia a Tōkyō. Le lettere di Positano durante la guerra russo-giapponese vennero pubblicate come corrispondenze prima dal <em>Corriere della Sera</em> e, successivamente, dal <em>Giornale d&#8217;Italia</em> e furono poi raccolte in un&#8217;unica narrazione &#8220;a diario&#8221;, dalla figlia Fiammetta Positano De Vincentiis dopo un&#8217;accurato lavoro di ricerca durato vent&#8217;anni. In queste pagine Positano, oltre a offrire ai suoi lettori molte informazioni sullo scenario bellico (un tema che appassionava il pubblico europeo dell&#8217;epoca), ci danno un&#8217;idea affatto scontata della vita quotidiana giapponese vista da un osservatore sensibile e curioso, come si evince dalla pagina che vi propongo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una nuova edizione del reportage di Positano De Vincentiis è stata pubblicata nel 2005 dalla casa editrice De Ferrari di Genova con il titolo di <em>Incrociatori per il Sol Levante,</em> sempre a cura della figlia Fiammetta Positano De Vincentiis.</p>
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