Tōkyō, la felicità all’improvviso. Ancora letture per farci compagnia.

All’imbrunire, sotto la Tōkyō Tower. Aprile 2017.

È tardi. Il parcheggio in basso è quasi vuoto. Le luci sono rare, e la Torre Eiffel in miniatura sullo sfondo, equivalente in senso opposto alle giapponeserie del XIX secolo in Europa, non ha ormai che una puntina rossa alla sua sommità.

In questa camera banale, senza legame con il passato e il futuro (e per questa ragione si è più se stessi), nel bel mezzo di una giornata o di una notte qualunque, il miracolo che a un tratto si compie, la grazia che talvolta discende: non un istante di felicità, poiché la felicità nn si misura a istanti, ma l’improvvisa consapevolezza che la felicità ci pervade.

Gli oggetti che compongono la vita, disposta improvvisamente in un altro ordine, volgono verso di noi il loro lato gioioso. Trasporto dello spirito dei sensi (Baudelaire non si è sbagliato), levitazione durante la quale l’anima vaga come su una nube d’oro. Allo stesso modo, in aereo, le straordinarie nubi, sotto ci soffoca la terra, diventano sotto di noi scintillanti ghiacciai bianchi e azzurri. Felicità pura che, in altri momenti, potrebbe essere parimenti pura infelicità. Basterebbe che gli stessi elementi volgessero verso di noi il loro lato cupo. In entrambi i casi, c’è plenitudine, ma quella della felicità è solare.

La Torre Eiffel autentica e la sua copia a Tokyo non sono che uno scenario sotto cui permane il caos. Ma la felicità, se sopraggiunge, dà brevemente un senso alle cose: un briciolo almeno si sente liberato, salvato. Nell’infelicità, per quanto possibile, il coraggio sostituisce il sole.

 

Marguerite Yourcenar

(1903-1987)

Traduzione di Fabrizio Ascari.

Da: Il giro della prigione (Le tour de la prison, 1991), Milano, Bompiani, 1991, pp. 75-76.

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Una bella pagina della Yourcenar, secondo me. A volte la felicità giunge in un lampo di rivelazione, in un luogo che poi rimane nel nostro ricordo. Poi, come è venuta, scompare. Ma qualcosa ci resta dentro. Se non altro, il ricordo della felicità e di quell’attimo.

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