Nagamachi Chikuseki (1747 – 1806), Uva e vespa.

 

Doko kara?

 

Doko kara? to kaze ga tazuneru.

Budō no fusa wa yureru dake

doko kara? nan’te, kotaerare nai.

 

Kizuita toki wa, koko ni ita.

Moshika shitara kiri no naka

iwa no naka kamo shirenai ga,

 

moshika shitara sora no hate.

Kotaerare nai, doko kara? nan’te.

Demo doko kara to, toi dasu budō.

 

Nemure nai hi ea tsuzuki

fusa wa higoto ni omosa o mashita

hotondo namida no katachi ni mieta.

 

Itsu demo toi wa machigaeru

demo toinasai doko kara to.

Furisosogu tōi mono

 

sore ga yubi da to kizuku made

machigaeta mamade toitsunore.

Sore ga deai to kizuku made.

 

Hikari no yubi ni sawararete

yutaka ni ureru budō no mi desu

fatto nemureru budō no mi desu.

 

Da dove?

 

Da dove? chiede il vento.

Si scuote solo il grappolo d’uva,

perché non sa rispondere: da dove?

 

Quando s’è reso conto, era già qui.

Potrebbe esser venuto dalla nebbia,

forse dalla roccia,

 

oppure forse dal cielo senza fine.

Non può rispondere alla domanda: da dove?

Però comincia a chiedere: da dove?

 

In seguito a giorni d’insonnia

il grappolo è cresciuto di peso,

e ha cominciato a formarsi come gocce di lacrime.

 

Chiunque potrebbe sbagliarsi nel porre la domanda,

ma occorre domandarsi: da dove arriva

l’essere lontano che irradia la terra?

 

Finché t’accorgerai che quello è un dito,

chiedilo con intensità pur sbagliando.

Finché t’accorgerai che è un incontro…

 

Toccato dalle dita di luce

il maturare abbondante è frutto d’uva,

il dormire alla fine è frutto d’uva.

 

 

Takano Kikuo

(1927-2006)

 

Da: Secchio senza fondo (Poesie 1952-1998), a cura di Paolo Lagazzi e Matsumoto Yasuko, Fondazione Piazzolla, Roma, pp. 172-173.

 

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Scenografie di nubi nel cielo di inizio settembre.

 

 

Kaika ame uruu shinshū no chi

tōyō kaze suzushi yo ni naran to hossuru ten.

Mentre dai fiori di robinia la pioggia irrora il terreno nei primi giorni d’autunno,

il vento tra le foglie di paulonia rinfresca l’aria sul far della sera.

 

-Bai Juyi

(772-846)

 

Aki kinu to

me in wa sayaka ni

mienedomo

kaze no oto ni zo

odorokarenuru.

Non vedo ancora

chiari segni 

dell’autunno,

ma il fruscio del vento

mi sorprende.

 

-Fujiwara no Toshiyuki

(?-901)

 

Traduzione di Andrea Maurizi (Bai Juyi) e Ikuko Sagiyama (Fujiwara no Toshiyuki).

Fonte: Fujiwara no Kintō, Wakanrōeishū. Raccolta di poesie giapponesi e cinesi da intonare, a cura di Andrea Maurizi e Ikuko Sagiyama, Milano, Edizioni Ariele, 2016, pp. 68 e 69.

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Jizō nella foresta. Yamadera, agosto 2013.

 

Appassita,

bagnata

bellezza

dell’erba –

al mattino.

 

Se è solo,

verde

meravigliosamente

verde

è il filo d’erba.

 

Qual meraviglia

essere compagno

di me stesso –

erbe campestri.

 

Taneda Santōka

(1882-1940)

 

Traduzione di Ierene Iarocci.

Da: L’eterno nel tempo. Antologia della poesia giapponese dalle origini al ‘900, a cura di Irene Iarocci, Parma, Guanda, 1993, p. 219.

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Da una stampa di Tsukioka Kōgyo (1869-1927), Yamauba, dalla serie Noh Gaku Hyaku Ban (Cento drammi non), 1903 circa.

 

Il sentiero delle bestie

 

Per un sentiero d’estate

incontrai la strega dei monti

un vecchio scampolo avvolto in testa

ai fianchi pendevano brandelli di tessuto

e una rudimentale mannaia

nel passarle accanto

quella lama

clin,

risuonò

con il suo pesante scintillio

 

un dente all’angolo della bocca aperta

 

nella montagna estiva

che traboccava di verde

una piccola oscurità nella bocca della strega

tutti i suoni della montagna

venivano risucchiati nell’ordine, uno per uno

 

come un fumo astuto

senza svelare il tuo nome

tenuta a distanza dalla gente

e tu lo sapevi bene

strega che scendevi la montagna

 

un giorno d’estate di ormai trent’anni fa

 

quella strega

chi poteva essere se non io?

 

il sentiero delle bestie

“viviamo nascosti” rimbalzò l’eco di una voce

nemmeno una mosca

avrebbe saputo raggiungere

quella schiena solitaria

(1999)

 

Koike Masayo

(n. 1959)

 

Traduzione di Alessandro Clementi degli Albizzi.

 

Da: Poeti giapponesi, a cura di Maria Teresa Orsi e Alessandro Clementi degli Albizzi,

Torino, Einaudi, 2020, pp. 245-247.

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Verso Yamagata. Agosto 2013.

 

Au mo yoshi

awanu mo okashi

wakabasame.

 

Incontrarsi è bello,

non incontrarsi è brutto.

Pioggia sulle foglie nuove.

 

Sugita Hisajo

(1890-1946)

 

 

Traduzione di Irene Iarocci.

Fonte per la traduzione: Il grande libro degli haiku, a cura di Irene Iarocci, Roma, Castelvecchi, 2005, p. 999.

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