Verso il Ginkakuji. Higashiyama, Kyōto, agosto 2013.

 

L’acqua sorgiva del monte Asaka

è tanto pura che vi si riflettono perfino le ombre,

ma non è profonda:

profondi sono invece

i miei sentimenti per voi.

 

Si racconta che quando il principe Kazuraki si recò in missione nella provincia di Michinoku i funzionari locali lo accolsero con estrema negligenza. Il principe non ne fu per niente soddisfatto, e il suo volto palesava bene l’ira che provava. Non si godeva nemmeno il ricevimento organizzato in suo onore. Allora, una dama che era stata al servizio del sovrano e che era dotata di grande raffinatezza, sollevò nella mano sinistra una coppa, vi versò dell’acqua con la mano destra, diede un colpetto al ginocchio del principe e recitò questa poesia. Il malumore del pricipe si dissipò subito e si trascorse la giornata a bere in allegria.

(Anonimo, composta prima del 736 d.C.)

 

Traduzione di Maria Chiara Migliore.

 

Fonte per la traduzione:  Man’yōshū (Raccolta delle diecimila foglie), Libro XVI: Poesie che hanno una storia e poesie varie, a cura di Maria Chiara Migliore, Roma, Carocci, 2019, p. 55.

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Il fresco dell’acqua sotto il ponte. Palazzo Imperiale, Kyōto, agosto 2013.

 

Fushite wa shinto no rinsui no shō o miru

yuku yuku koshū no dōryō  no shi o ginzu.

Disteso ammiro i monti e i ruscelli appena dipinti sul paravento,

camminando intono poesie di antiche raccolte dedicate alla frescura estiva.

 

Sugawara no Michizane

(845-903)

 

Ike susamajiku shite wa mizu sanfuku non natsu nashi

matsu takaku shite wa kaze issei no aki ari.

Accanto all’acqua fresca dello stagno traccia non c’è della calura estiva:

tra i rami più alti dei pini spira un vento fresco come quello d’autunno.

 

Minamoto no Fusaakira

(? – 939)

 

Traduzione di Andrea Maurizi.

Fonte: Fujiwara no Kintō, Wakanrōeishū. Raccolta di poesie giapponesi e cinesi da intonare, a cura di Andrea Maurizi e Ikuko Sagiyama, Milano, Edizioni Ariele, 2016, p. 54.

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Miyajima nella sera. Agosto 2007.

 

Natsuyama ya yama mo sora naru yuakari

Monti d’estate –

e anche i monti sono cielo

nella luce della sera.

 

Tōkibi ya hodoro to karuru hi no nioi

Un campo di granturco

foglie secche che pendono

nell’odore di sole.

 

Matsugake ni kake harabaeru atsusa kana

All’ombra dei pini

una gallina accovacciata –

Oggi fa caldo.

 

 

Akutagawa Ryūnosuke

(1892-1927)

 

Traduzione di Lorenzo Marinucci.

Da: Akutagawa Ryūnosuke, Haiku e scritti scelti, Milano, La Vita Felice, 2013, pp. 29, 47 e 63.

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Danzando lungo il Sumidagawa nella notte d’estate. Tōkyō, agosto 2013.

 

 

Ase no shatsu

yoru mo omotaku

tai karushi

Biancheria sudata.

Anche la notte pesa,

ma il corpo è leggero.

 

Utsukushiki

me to au tsugi no

rai matsu kan

Aspettando il prossimo tuono,

incontro per caso

bellissimi occhi.

 

Sanjutsu no

shōnen shinobi

nakeri natsu

Alle prese con l’aritmetica

un ragazzo di nascosto

piange: estate.

 

Saitō Sanki

(1900-1962)

 

Fonti:

Traduzione di Irene Iarocci per i primi due haiku in: Il grande libro degli haiku, Roma, Castelvecchi, 2005, p. 1431 e 1437.

Traduzione di Pierantonio Zanotti per il terzo haiku in: Introduzione alla storia della poesia giapponese. Dall’Ottocento al Duemila, Venezia, Marsilio, 2012, p. 127.

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Al banco del pesce. Mercato di Nishiki, Kyōto, agosto 2013.

 

Vongole

 

Mi sono svegliata nel cuore della notte.

Le vongole che avevo comprato quella sera

in un angolo della cucina

erano vive, con le bocche aperte.

“Quando farà giorno

vi papperò tutte

quante siete”.

Ho fatto una risata

da strega.

Dopo di che

non ho fatto che dormire tutta la notte

con la bocca leggermente aperta.

 

Ishigaki Rin

(1920-2004)

 

Traduzione di Pierantonio Zanotti

Fonte per la traduzione di “Vongole” (Shijimi, da Hyōsatsu nado):

Pierantonio Zanotti, Introduzione alla storia della poesia giapponese. Dall’Ottocento al Duemila, Venezia, Marsilio, 2012, p. 134.

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