
Incipit su un incipit…
Maria Teresa Orsi su Kawabata
È stato un tunnel a farmi venire l’idea di esplorare i punti di contatto tra la letteratura e i luoghi che essa evoca. Non in astratto, in generale, alla ricerca di teorie che allarghino gli orizzonti della critica; ma secondo le mie personali passeggiate, per citare Umberto Eco, attraverso i “boschi letterari” giapponesi in cui mi avventuro ormai da molti anni. C’è anche un tunnel in quei boschi: è quello che compare in una delle più celebri pagine della letteratura giapponese del Novecento: “Usciti dalla lunga galleria di confine, si era già nel paese delle nevi”.
Così inizia Il paese delle nevi (Yukiguni) di Kawabata Yasunari, un romanzo la cui stesura è durata parecchi anni e che non è costruito su un intreccio convenzionale, procedendo piuttosto in modo rapsodico e dando voce a sensazioni immediate che non passano attraverso il filtro di un ragionamento logico. Un esempio di letteratura nella sua più alta espressione, dunque, che non richiede, anzi rifiuta riscontri concreti. Quell’incipit così scolpito ed essenziale, introducendo alla raffinata, evocativa prosa di Kawabata, mi era sempre sembrato un perfetto, allusivo richiamo a un mondo simbolico, lontano, ovattato, sfuggente come sfuggono i colori quando a dominare è il bianco bagliore della neve. E in effetti lo scrittore non ha inserito elementi che consentano di identificare un luogo reale con il paese delle nevi. La sua collocazione è quanto meno incerta e a un’analisi filologicamente rigorosa del testo si potrebbe dire che non esiste.
Insomma, non avevo mai pensato quel tunnel come qualcosa di diverso da un geniale artificio letterario, sebbene fosse ragionevole ipotizzare che si trovasse – e si trovi tuttora – vicino a Yuzawa, una cittadina del Nord-ovest del Giappone, ai tempi di Kawabata nota come suggestivo onsen tra le montagne, oggi “promossa” anche a frequentata stazione sciistica. […]
Andando a Yuzawa, speravo soltanto di assaporare l’atmosfera degli onsen isolati dal mondo, prediletti da tanti scrittori e intellettuali proprio perché sono il luogo ideale per un relax fatto di riflessione e di vicinanza alla natura. Era inverno, e dirigendomi verso quello che l’immaginazione mi spingeva a considerare il paese delle nevi mi attraeva l’idea che avrei trovato calde fonti di acqua termale circondate da cumuli di neve. Durante il viaggio da Tokyo, su un comodo treno ad alta velocità, per quanto ci si avvicinasse alla destinazione, il paesaggio era sì invernale, ma brullo: alberi spogli, campi addormentati, un grigio diffuso che i pochi sempreverdi non riusciva a ravvivare. Anche quando le colline circostanti cominciarono a trasformarsi in veri rilievi montuosi, il colpo d’occhio non mutava, curva dopo curva, galleria dopo galleria. Poi l’ennesimo tunnel, mentre l’altoparlante annunciava che eravamo in prossimità della stazione di Yuzawa. E dopo il tunnel un quadro straordinario, inaspettato. La neve era diventata padrona assoluta, sembrava plasmare ogni cosa: un brusco passaggio dall’oscurità a una luce capace – Kawabata aveva davvero ragione – di “tingere di bianco il fondo della notte”.
Maria Teresa Orsi, Fabio Sebastiano Tana, La neve di Yuzawa. Immagini dal Giappone, Torino, Einaudi, 2021, pp. 3 e 4.
