Hiroshima, una notte del 2013.

Il carro si diresse poi verso il Kokutaiji, attraversò il ponte Sumiyoshi e arrivò a Koi. Fui così in grado di vedere in un unico colpo d’occhio la quasi totalità di ciò che restava del centro. Strade, fiumi e ponti erano in mezzo a quella vuota distesa color argento che giaceva sotto il torrido cielo estivo. E rossi cadaveri rigonfi erano distribuiti in vari punti. Era un inferno nuovo, realizzato con finezza e precisione. Qui ogni traccia di umanità era stata cancellata, a cominciare dall’espressione sul volto dei cadaveri, sostituita con un che di stereotipato, di meccanico. 

Quei corpi, irrigiditi in un istante di doloroso travaglio, erano abitati da una sorta di ammaliante ritmicità. I cavi elettrici sparsi a terra insieme alle infinite macerie erano una trama di spasmi al centro del nulla. Invece, quando vidi i vagoni del treno rovesciati e carbonizzati, e i corpi enormi dei cavalli stramazzati al suolo, ebbi l’impressione di trovarmi in un quadro surrealista. Anche il grande albero di canfora del Kokutaiji era stato sradicato, le pietre tombali disperse ovunque. La biblioteca di Asano, della quale non restava che il recinto esterno, era diventata il centro della raccolta dei corpi. La strada ancora fumava in diversi punti, ed era impregnata dell’odore dei cadaveri. Quando attraversammo il fiume, fui stupito che il ponte fosse ancora in piedi. L’impressione che mi lasciò questa parte della città è più adatta a essere descritta in katakana. Inserisco dunque i versi:

 

Schegge lucenti e

ceneri bianche sono

come un paesaggio sconfinato.

Il ritmo misterioso dei rossi cadaveri di genti consumate dal fuoco.

È successo davvero? È potuto succedere per davvero?

Il mondo di domani strappato via tutto d’un fiato,

accanto ai vagoni rovesciati del treno

il torso gonfio di un cavallo,

l’odore del fumo che si solleva dai fili elettrici.

 

Hara Tamiki

(1905-1951)

 

Traduzione di Gala Maria Follaco.

Da L’ultima estate di Hiroshima, L’ancora del Mediterraneo, Napoli-Roma, 2010, p. 87.

Hiroshima, il giardino Shukkeien il 6 agosto 1945. Targa che ho fotografato nell’agosto 2007.

 

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Fonte: Nipponica 2019

Il Sole di Hiroshima:​

1000 lanterne galleggianti illumineranno Bologna il 6 agosto per ricordare le vittime dell’esplosione atomica di Hiroshima

 

Il ​6 agosto 2019 ​torna a ​Bologna ​Il Sole di Hiroshima​, la ​cerimonia delle lanterne galleggianti ​in ricordo delle vittime della bomba atomica che travolse la città di Hiroshima durante il secondo conflitto mondiale. L’evento, giunto alla IX edizione, è organizzato a ​scopo di beneficenza ​da Nipponica​, festival di cultura giapponese, e si terrà presso il ​parco del Cavaticcio​.

Durante la serata ​chiunque farà una piccola donazione riceverà una lanterna galleggiante ​in carta che potrà personalizzare con una dedica, una preghiera o un disegno. Quando il cielo inizierà a imbrunire comincerà la cerimonia: tutti i partecipanti ​accenderanno la propria lanterna e la poseranno sulle acque del laghetto ​del Cavaticcio, illuminando il parco con la ​tremolante luce di 1.000 candele ​e dando vita a un momento di riflessione e preghiera personale, ma al contempo condiviso, per sostenere la pace e l’armonia.

“​Il Sole di Hiroshima è​ nato per ​avvicinare l’Italia e il Giappone nel segno della solidarietà​” ha dichiarato ​Matteo Casari, Direttore Artistico di Nipponica​, che ha poi proseguito “​per ricordare il dramma della bomba atomica ma anche le difficoltà più recenti che ancora affliggono il Giappone ​a causa dei tragici eventi del 2011: il terremoto, lo tsunami e il disastro di Fukushima”.

La cerimonia delle lanterne galleggianti (tōrōnagashi) è celebrata in ogni anno in Giappone in occasione ​dell’Obon​, la festa dedicata al culto degli antenati durante la quale vengono accesi dei falò per guidare gli spiriti degli avi verso le case dei propri cari. Giunta la sera le lanterne galleggianti vengono accese e affidate alle acque per guidare gli spiriti verso il ritorno alla loro dimensione. A Hiroshima la cerimonia si celebra il 6 agosto proprio in ricordo delle vittime della bomba atomica.

“È un momento per ricordare ma anche per riflettere mettendo al centro l’essere umano e ciò che insieme possiamo fare per il nostro futuro. ​L’intero ricavato della serata sarà devoluto a due associazioni, una giapponese e una bolognese, entrambe attive nella tutela dei bambini​” ha aggiunto Matteo Casari. Una metà dei fondi raccolti andrà all’associazione giapponese ​Watanoha Smile​, che ha operato per il recupero psicologico dei bambini vittime dello tsunami del 2011 aiutandoli a ​realizzare giochi con le macerie ​lasciate dall’onda nel cortile della loro scuola e che tiene viva la memoria dell’accaduto con una mostra di tali creazioni. L’altra metà dei fondi andrà invece all’​Associazione Pollicino​, che affianca i bambini curati al ​Pronto Soccorso pediatrico “Gozzadini” di Bologna​, a supporto di un progetto volto a ridurre la paura e l’angoscia provate dai piccoli pazienti ricoveratirendendo più accogliente la struttura decorando i muri del Pronto soccorso ​con l’intervento artistico del writer Marco Alpi.

Foto: ©Nipponica 2018.

In occasione dell’evento sarà presente ​Tomo Inugai​, artista e ​Presidente dell’Associazione Watanoha Smile​, che ​racconterà la sua esperienza ​durante i drammatici giorni del marzo 2011, la situazione attuale in Giappone e i risultati raggiunti grazie alle donazioni raccolte in Italia. Durante la serata Tomo Inugai organizzerà inoltre ​un laboratorio per bambini ​in cui li guiderà nella creazione di piccoli oggetti partendo da materiali di recupero.

La serata sarà arricchita da ​Red Moon,​ una performance di ​live painting e live music ​in cui l’illustratore croato ​Danijel Zezelj​, le cui opere sono state pubblicate anche dal The New York Times Book Review e da Marvel Comics, ​disegnerà ispirato dalla musica del compositore e produttore Stefano Bechini​, che ha lavorato anche per etichette quali Sony Music, Warner Chappell e Disney Music Group. Il duo darà vita a un atto scenico dinamico di narrazione dal vivo, uno spettacolo costruito intrecciando elementi musicali e pittorici e fondendo il ritmo e il tempo della musica con il volume e lo spazio della pittura.

Infine, grazie alla collaborazione di ​ERT – Emilia Romagna Teatro Fondazione​, all’interno de ​Il Sole di Hiroshima s​ arà ospitato lo spettacolo ​Il coniglio che scoprì la luna​, ​con ​Donatella Allegro ​e ​Nicola Bortolotti ​e ​a cura di Giacomo Pedini​. Ritessendo i fili di una vecchia storia, che narra di sapere e di scelte, di conoscenza e morale, ​una lettura intorno all’intricato e irrisolto legame fra scienza ed etica.Nel ricordo della tragedia di Hiroshima e dell’incidente di Fukushima, fino a quali confini giunge il nostro desiderio di scoperta e la téchne che ne consegue?

L’evento, ​a ingresso libero​, inizierà alle ​17:30 con ​Watanoha Smile: un progetto, infiniti sorrisi -incontro con Tomo Inugai​, cui seguirà alle ​18:30 il laboratorio per bambini sempre a cura di Tomo Inugai​. Dalle ​18:30 inizierà inoltre la distribuzione delle lanterne galleggianti ​(fino ad esaurimento), mentre alle ​19:30 andrà in scena ​Red Moon​. Alle ​20:30 comincerà ​Il coniglio che scoprì la luna​, cui seguirà alle ​21:30 la cerimonia delle lanterne galleggianti​.

A partire dalle 18:30 sarà inoltre possibile ​degustare a prezzo ridotto i piatti giapponesi ​preparati daZUSHi Japanese Restaurant​, da prenotare online (​www.nipponica.it​), e una ​selezione di tè giapponesiin collaborazione con ​Il mondo di Eutepia​, mentre ​Elisa Menini​, fumettista autrice di ​Nippon Folklore (Oblomov Edizioni), imprimerà su borse di tela o magliette una grafica da lei creata per l’occasione. Anche una parte del ricavato di tali attività sarà devoluto ai due progetti di beneficenza supportati dall’evento.

➽ 🏮Chi non potrà essere presente alla cerimonia potrà comunque farlo a distanza, inviando una donazione online (​www.nipponica.it​) e il messaggio da riportare sulla propria lanterna, che durante l’evento messa in acqua insieme alle altre.

Il Sole di Hiroshima ​è ideato e organizzato da Nipponica, con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Consolato Generale del Giappone a Milano, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Bologna e dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. L’evento rientra inoltre nell’ambito diL’Altra Sponda – Bologna Estate 2019​.

Scarica qui il comunicato stampa: cs_Il Sole di Hiroshima

➽ Dove? Bologna, Parco del Cavaticcio

➽ Quando? Il 6 agosto 2019.

➽ A che ora? A partire dalle ore 17.30.

Il Sole di Hiroshima: le lanterne galleggianti. Bologna, edizione 2018.

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Katsumata Shiro, Il trapianto del riso, xilografia, 1953.

Civiltà del riso e della risaia, il Giappone. Cultura del riso. Gesti antichi che ne ritmano la coltivazione.

Rileggendo Le sauvage et l’artefice. Les Japonais devant la nature  del geografo Augustin Berque, un autore che ammiro, ritrovo uno haiku di Kisei (1688–1764) che mi sembra racchiuda perfettamente l’immagine dei giorni del trapianto del riso (taue), che veniva effettuato tradizionalmente ai primi di luglio:

  早乙女や 泥手にはさむ額髪 

Saotome ya

dorote ni hasamu

hitaigami.

 

La mondina

con le dita infangate

si sistema una ciocca sulla fronte.

 

Il tema delle mondine che trapiantano il riso ricorre nella poesia come nell’arte della stampa a matrice di legno come un potente riferimento stagionale per la piena estate. Il lavoro nella risaia per i poeti e gli artisti di periodo Edo definisce il paesaggio, ne è un elemento caratteristico, ne è sublimata la gestualità mentre resta sullo sfondo, non detta, tutta la fatica e la sofferenza di un lavoro nell’acqua, nel fastidio degli insetti, al caldo torrido della piena estate. Erano soprattutto le donne a doverlo eseguire, e lo facevano, almeno nella tradizione iconografica che ci viene tramandata, indossando i pantaloni blu delle contadine (monpe), un obi rosso, un fazzoletto bianco sulla testa, un ampio cappello di paglia (ajirogasa) e, nei giorni di pioggia battente, un mantello di paglia, cantando i canti della risaia, taue uta, al ritmo del tarōji, il maestro delle risaie.

Da un ukiyoe di Utagawa Hiroshige (1797-1858).

Il trapianto del riso è un atto che racchiude tutta la sacralità di una civiltà del riso ed era svolto con particolare solennità, alla presenza di sacerdoti shintō e al suono di tamburi. Si trattava del momento più importante nel ciclo della coltivazione del riso, cruciale per la realizzazione di un buon raccolto: le piantine, fatte crescere altrove, venivano messe a dimora nella risaia inondata. La successione dei gesti, ritmata dal battito dei tamburi e dal canto, si faceva danza sacra affinché il kami della risaia (tanokami), invocato dalla comunità tutta, presenziasse all’evento ricolmando i presenti dell’auspicio di un ricco raccolto.

Illustrazione da un vecchio libro giapponese degli anni Settanta. Otaue matsuri (Festa del trapianto del riso), Chiyoda machi, prefettura di Hiroshima.

Nella poesia haiku la figura della mondina (saotome) ritorna spesso ed è un classico tema stagionale legato all’estate:

Saotome ya

yogorenu mono wa

uta bakari.

Ohara Koson (1877-1945), Il trapianto del riso (part.), 1910 circa.

 

Piantatrici di riso:

non è infangato solo

il loro canto.

Konishi Raizan

(1653-1716)*

 

Eppure c’è un’immagine invernale che si collega idealmente a questi giorni d’estate: è quella curiosa del trapianto del riso nella neve, un’antica tradizione di alcune località delle prefetture di Yamagata e Akita, nella regione del Tōhoku. I contadini mimavano il taue piantando, nelle risaie innevate, dei fasci di paglia di riso. Nei villaggi del “paese delle nevi” questa cerimonia accoglieva la visita del kami dell’anno nuovo (toshi no kami) il quale, vedendo la paglia piantata nelle risaie, avrebbe benedetto la preghiera delle comunità per il buon raccolto.

Illustrazione da un vecchio libro giapponese degli anni Settanta.

Da studiosa non posso provare nostalgia per un passato che non c’è più, per il Giappone romantico e idealizzato di chi, a volte, dimentica la realtà delle condizioni di vita e la realtà delle dinamiche storiche che pure sono documentate dalle fonti e dalle ricerche. Non posso accettare ricostruzioni arbitrarie e selettive del passato. Ma posso continuare ad amare l’arte e la poesia.

Sempre.

Sararetaru

mi o fumikonde

taue kana.

 

Abbandonata –

Nel trapianto del riso

affonda il corpo.

Yosa Buson

(1716-1783)**

 

*Traduzione di Elena Dal Pra.

**Traduzione di Mario Riccò e Paolo Lagazzi.

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Disponibile in libreria e online qui: https://www.editricebibliografica.it/scheda-libro/rossella-marangoni/zen-9788893570572-579288.html

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