Nihon no natsu: icone dell’estate in Giappone. 1

 

Davanti a un bar, un'estate, verso Kiyomizu...

 

Ryō: Cercare il fresco, godersi il fresco.

 

Il settimo mese è molto caldo, e anche di notte si lasciano aperte porte e finestre per far circolare l’aria. Può capitare a volte, quando risplende la luna, di svegliarsi improvvisamente e di uscire all’aperto affascinate dal luminoso spettacolo. È bello anche quando la notte è immersa nell’oscurità assoluta, o quando la luna continua a splendere anche al sorgere del sole. Si stende una fresca stuoia di paglia sul legno inondato di luce del bordo della terrazza e si sospinge all’interno il paravento. Così ci si sottrae a sguardi temuti e indiscreti.”*

Così dama Sei Shōnagon alla fine del X secolo raccontava l’estate giapponese e i sistemi che da sempre i Giapponesi hanno escogitato per ricercare il fresco.

Ryō涼è il termine che definisce questi piccoli rimedi tradizionali contro il caldo, a volte davvero solo psicologici, ma ancora utilizzati con piacere a dispetto dell’ingombrante ma necessaria presenza di strumenti certo più efficaci, anche se meno poetici: ventilatori e condizionatori.

Si tratta quindi, qui, di strategie culturali, che conferiscono all’estate in Giappone quelle caratteristiche che  la rendono unica. Se ne accorge anche il turista straniero, se non troppo distratto.

Sono questi, i piccoli rimedi contro il caldo che vorrei presentarvi, a poco a poco: i ventagli (uchiwa), le campanelle (furin),  gli yukata, le tende di bambù (sudare), i tenugui, i parasole, insomma quello che mi verrà in mente e che ricorderò, chiudendo gli occhi. Le piccole grandi cose che aiutano a godersi il fresco, 涼をとる, ryō o toru.

 

Sì, calda e umida com’è, l’estate giapponese ha un’atmosfera davvero speciale da vivere. Le temperature elevate, il canto insistente degli insetti, i colori brillanti e vividi e poi i fuochi d’artificio, i matsuri con le sfilate di folle danzanti, la musica dei tamburi nella notte, le lanterne, le lattine di tè freddo dispensate dagli immancabili distributori ma soprattutto il caffè ghiacciato gustato in ogni caffetteria, bevanda prediletta della stagione, e le feste con i baracchini di mele caramellate e la pesca dei pesciolini rossi, le ragazze in yukata per l’uscita serale di gruppo, il mugicha offerto nelle case, il suono di furin svolazzanti: tutti ricordi evocatori – ricordi anche miei -delle estati in Giappone.

 

 

 

 

 


*  Sei Shōnagon, Note del guanciale (Makura no sōshi), trad. di Lydia Origlia, Milano, SE.