Parigi, itinerari giapponesi. 15

Di Albert Kahn e dei giardini giapponesi.

“Sono stato due volte in Giappone: amo particolarmente quel paese ed è per questo che ho voluto posare qui, vicino alla mia dimora, un angolo di terra giapponese. La mia natura ha molte affinità con la sensibilità dei Giapponesi e apprezzo grandemente la calma e la dolcezza del loro modo di vivere. È forse per ritrovare quell’atmosfera che mi è così familiare che ho voluto vivere fra i fiori e gli alberi del Giappone.”

Albert Khan, intervista rilasciata alla rivista France-Japon, 15 agosto 1938.

Un angolo nipponico chez Albert Kahn...


Entrare nel giardino giapponese del Musée Albert Kahn ci dà ogni volta proprio la sensazione di essere in Giappone. Infatti, dei numerosi giardini giapponesi esistenti a Parigi e nella regione parigina, i due giardini giapponesi di questo museo (perché, in realtà, sono due) sono quelli che ricordano maggiormente i giardini del Giappone.

Il più recente è stato progettato dall’architetto paesaggista Fumiaki Takano e realizzato nel 1989 con il contributo di un mecenate giapponese e per iniziativa del Conseil Général des Hauts-de-Seine, il dipartimento che comprende Boulogne e quindi anche questo museo. Il progetto dell’architetto nipponico ha in parte rimaneggiato l’area su cui sorgeva un primo giardino fatto realizzare dallo stesso Kahn fra il 1908 e il 1909 e che riprendeva molti elementi dell’architettura templare che lo avevano colpito durante un primo viaggio nell’arcipelago, fra cui due torii (scomparsi) e un ponte rosso che richiama quello di Nikkō (ancora presente).

Il ponte rosso nel giardino progettato da Fumiaki Takano.
Il giardino contemporaneo vuole essere un omaggio alla vita e all’opera di Kahn attraverso l’uso simbolico dell’acqua e di alcuni elementi che fanno riferimento ai principi del Dao. La complessa allegoria è perfettamente spiegata sul sito del museo alla pagina

http://www.albert-kahn.fr/les-jardins/les-differents-jardins/jardin-japonais-contemporain/

 

Il giardino tradizionale è caratterizzato da un minuscolo villaggio costituito da due case e, su una modesta altura, da un padiglione del té (chashitsu), in posizione isolata  e circondato da un piccolo giardino del té (roji). Il villaggio è stato creato da Kahn su un terreno che aveva acquistato nel 1897. Da una ricognizione effettuata nel 2006 dal dipartimento di architettura dell’Istituto di Tecnologia di Kyōto è emerso che le due case sono state costruite da operai giapponesi prima del 1900 con materiali importati appositamente dal Giappone. Si tratta quindi di autentici edifici giapponesi con un valore storico notevole, visto anche il contesto e per questo restaurati con cura nel 1989 e continuamente tenuti sotto osservazione a causa della fragilità dei materiali (carta e legno, ovviamente).  

Il suono dello shishiodoshi e il silenzio di un buddha...

Non è sopravvissuta, invece, purtroppo, la pagoda a 5 piani che costituiva l’unico edificio religioso del complesso, distrutta nel 1952 da un incendio. La bella notizia è che esiste un progetto per ricostruirla secondo le testimonianze fotografiche presenti nell’archivio del museo. Sarà un’ottima scusa per tornare a visitare questo luogo straordinario!

Neppure il piccolo padiglione del té fatto erigere da Kahn è sopravvissuto alle vicissitudini del giardino ed è stato sostituito da un padiglione più grande, offerto dalla scuola Urasenke di Kyōto nel 1966. Maestri diplomati della scuola Urasenke vi officiano la cerimonia del té ogni martedì e domenica, da aprile a settembre. Si tratta di una delle tante possibilità che  chi va a Parigi, o ci vive, ha di assistere alla chanoyu: cerimonie vengono officiate infatti anche nella chashitsu del Pantheon Bouddhique del Musée Guimet, in avenue Iéna, alla Maison du Japon e nelle sedi delle numerose associazioni franco-giapponesi sparse per la capitale.

E nello stagno, koi colorate danzano fra le ninfee...

Un leone cinese di pietra e numerose lanterne in bronzo e in pietra (alcune dono della famiglia aristocratica Kitashirakawa) punteggiano il giardino, tutto giocato sulla varietà delle essenze che rendono mutevoli i colori con l’alternarsi delle stagioni. E rendono così piacevole passeggiare in questi vialetti, soprattutto quando la stagione più fresca allontana i turisti. E il giardino ritorna ad essere un rifugio segreto, uno scrigno di cui noi soli ci illudiamo di possedere la chiave.

 

In visita al villaggio giapponese...